Inchiostro elettronico, scrittura e libro digitali, a che punto siamo

"Ecco perché non ha funzionato, c'è scritto Made in Japan". "E che vuol dire Doc? Tutta la roba migliore viene fatta in Giappone". "Incredibile"

“Incredibile, un affaretto così piccolo rappresenta un problema così grande… Ecco perché non ha funzionato, c’è scritto Made in Japan”. “E che vuol dire Doc? Tutta la roba migliore è fatta in Giappone”. “Incredibile”

Se capitate da queste parti perché avete acquistato un lettore di libri digitali sentitevi obsoleti, non lo sapete che gli ereader scompariranno? Sì, qui in Italia queste notizie ci arrivano perlopiù di riporto ma pare che non si vendano più ereader – leggi: Kindle – come una volta (Andrew Trotman, “Kindle sales have ‘disappeared’, says UK’s largest book retailer”, The Telegraph, 6 gennaio 2015) e che la crescita dei libri elettronici nel mercato USA nel 2014 abbia rallentato fino a stabilizzarsi su un terzo circa del totale mentre nel nostro paese tale quota sia ancora stabilmente sotto il 5% (Sabina Minardi, “Libri, la resistenza dei lettori forti”, L’Espresso, 14 febbraio 2015). Come afferma Edoardo Brugnatelli (Mondadori): “L’ebook reader è uno strano mostro destinato a svanire”, un commento a margine dell’evento “Editoria, innovazione digitale e nuove forme di scouting”, 21 febbraio 2015, clicccate qui per leggere lo storify a cura di Libromania.

Insieme alla brutta notizia Brugnatelli però ci consola, il lettore che ha fra le mani un ereader in questo scorcio di XXI secolo non è solo un lettore “forte” – secondo le statistiche colui che legge più di dieci libri l’anno – ma un lettore “forte fortissimo” (dichiarazione raccolta durante la Social Media Week di Milano, 25 febbraio 2015). Una bestia rara nel nostro paese. Se vi hanno regalato un Kindle, un Kobo o un Tolino questo natale prendetelo come un attestato di stima. Il discorso di Brugnatelli è pragmatico del resto, chi lavora in editoria deve occuparsi anche dei lettori digitali che approcciano la lettura via tablet/smartphone – mezzi più diffusi che consentono di interagire con il libro in modi più vari di quelli possibili con un ereader. Anche Fabrizio Venerandi, editore e tipografo digitale, in un suo post fotografa un dato di fatto, a prescindere dal supporto gli ebook sono in mezzo a noi, sebbene in Italia questo sia vero solo per l’avanguardia della curiosa e ridotta comunità che si identifica nella definizione di lettore o lettrice.

Non lo so se tra dieci anni guarderò ai miei ereader come negli anni Novanta allegro fruitore di CD guardavo ai giradischi ma so che a inizio 2015 Vodafone (e 3) ha portato nei negozi italiani un dispositivo ibrido molto interessante. Uno smartphone dal doppio schermo, uno LCD e uno e-ink, sì proprio quello del vostro lettore digitale. Federica Dardi ha scritto una recensione completa dello Yotaphone 2 cui vi rimando per foto e riflessioni. 750 euro sono molti per un telefonino del genere ma già ci stiamo avvicinando a uno dei futuri possibili per i lettori di oggi, sempre in mobilità, connessi e liberi dalla retroilluminazione – non si può aggiungere allo sforzo della lettura anche l’affaticamento dell’occhio bombardato dalla luce dei display attuali. Perché già oggi non ci sono in commercio altri smartphone di questo tipo? Perché l’inchiostro elettronico è monopolio di una sola azienda, l’E-Ink Holdings. Difficile avere schermi a basso costo quando a produrli è soltano un attore del mercato.

In attesa degli smart ereader o phonreader che sono sicuro non dispiacerebbero né a Brugnatelli né a Venerandi l’equivoco di fondo di chi si arrocca in difesa della lettura tradizionale su carta, del fatto che gli studenti preferiscano ancora il caro vecchio prodotto cartaceo altrimenti non ricordano bene cosa leggono (sic! un articolo fra i tanti, Alice Vigna, “La lettura digitale ci cambierà? Meno attenzione e memoria”, Corriere della Sera, 12 febbraio 2015), è dimenticare come la scrittura sia già diventata una sequenza di zero e uno. I libri nascono digitali e si stampano analogici. I programmi di impaginazione hanno soppiantato gli addetti alla fotocomposizione da decenni e l’industria editoriale vive il paradosso di essere già digitale a monte quando per campare “deve” essere cartacea a valle. È una contraddizione destinata a esplodere come accaduto per il giornalismo. Tra le tante reazioni possibili: fare sempre meglio quel che si è sempre fatto (il libro di carta) oppure, nascendo editori oggi, fare al meglio il proprio libro digitale, non così per provare.

Torniamo all’inchiostro elettronico. Può darsi che sia una tecnologia destinata a scomparire tuttavia, se è dalle piccole cose che possiamo intravedere i grandi cambiamenti, prestiamo ad esempio attenzione al “micro”: le etichette dei prezzi nei supermercati (in Italia cercate nei SISA) potrebbero passare dalla carta all’inchistro e-ink (anche a due colori rosso e nero) nel breve termine. Non perché la grande distribuzione organizzata sia attenta al consumo di carta quanto perché cambiare da remoto tutti i prezzi di uno scaffale con un clik consentirebbe di liberare da questo compito un addetto espressamente adibito a quello scopo. Abbiamo ancora bisogno di leggere quanto costano banane e barattoli ma ciò che troviamo “stampato” nel nostro mondo analogico si sta allontanando velocemente dalla stampa tradizionale. Non so se mi sono affezionato troppo ai dispositivi a inchiostro elettronico per vederli condannati così presto all’obsolescenza ma di sicuro so che la lettura oggi ha bisogno di una buona ed economica carta elettronica.

Immagine | Ritorno al futuro – Parte III (1990)

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Antoine Laurain, La donna dal taccuino rosso, il gatto si rifiutava di dire alcunché

La donna dal taccuino rosso di Antoine Laurain

La donna dal taccuino rosso di Antoine Laurain

La donna dal taccuino rosso di Antoine Laurain
Traduzione di Margherita Botto
Einaudi Editore, 2015, 170 pp., 17 € (cartaceo), 9,99 € (ebook)

«Il gatto socchiuse i suoi occhi d’oro e fissò la padrona. Laure pensò alla dea egizia Bastet: Belfagor aveva assunto esattamente la stessa posa».

Grazie alla gentilezza dell’editore ho potuto leggere un giorno prima dell’uscita in libreria La donna dal taccuino rosso di Antoine Laurain, incuriosito più che altro dalla bella copertina dove una donna con un vestito rosso a pois (se leggete la storia rimpiagerete che non sia invece bianco) guarda attraverso una vetrina (?). Non conoscevo l’autore che in Italia fin’ora ha visto uscire tre libri – i primi due sono “Il cappello di Mitterrand”, Atmosphere libri, 2013 (in ebook a meno di due euro) e “Undicesimo: fuma. Storia efferata di delitti e sigarette” Vallecchi, 2009 – su cinque della sua produzione letteraria. Chissà che Einaudi non riesca a dare più visibilità a uno scrittore che si è rivelato una piacevole sorpresa, almeno per me. “La donna dal taccuino rosso” appartiene alla categoria delle storie deliziose, i cinici sono avvisati.

La trama è in apparenza semplice, a una donna viene rubata una borsa, un uomo la ritrova e si mette in testa di cercare la sua proprietaria basandosi solo sugli “indizi” contenuti in essa. In mezzo c’è Parigi e non è certo poco. Alla larga tutti quelli che non ne possono più di arrondissement, di appartamenti in stabili ottocenteschi, di bistrot dai camerieri gentili e persone affascinanti, di librerie in ogni via… benvenuti tutti gli altri. Dato che scriviamo all’inizio del XXI secolo, questa storia fosse stata raccontata da altri media non avrebbe potuto essere un film, troppo breve, né un cortometraggio, troppo lungo. Una miniserie in quattro puntate probabilmente, dove il regista – mi arrogo questo ruolo, concedetemelo – avrebbe omesso appena le ultime due pagine del libro. E qui mi fermo.

Una storia dove uno degli elementi funzionali della trama è nientepopodimeno che un premio Nobel per la letteratura, Patrick Modiano, tuttavia non può essere un intreccio banale, buttato giù di corsa da un ex giornalista francese la cui biografia su wikipedia.fr recita così: Antoine Laurain est un écrivain français né à Paris. Un rigo e basta, giuro. In realtà “La donna dal taccuino rosso” è una piccola miniera di citazioni di altri libri, di strizzatine d’occhio all’attualità, di velata e divertita critica a determinate classi sociali, non si esaurisce vale a dire nel cliché o nell’equazione “ragazzo cerca ragazza incomprensione ragazza cerca ragazzo”. La storia scorre veloce, si legge in un giorno o poco più, rimane poi la voglia di rileggerla con più calma per riprendere particolari sfuggiti in un primo momento.

Anche i gatti che appaiono nel corso della vicenda, in particolare Belfagor, ricoprono un ruolo non decorativo ma strutturale. Non vivremmo tutti meglio se fossimo almeno in parte come loro? pare che suggerisca l’autore sin dalle prime pagine. A un certo punto mi sono ritrovato a sovrapporre il protagonista maschile al gatto della donna dal taccuino rosso. Chissà, nascerà da una simile fantasia l’idea che ha dato vita a questa storia? A ogni modo solo un uomo molto curioso avrebbe potuto rintracciare la proprietaria della borsa perduta e non è affatto detto che un gatto avrebbe avuto tutta questa voglia di rintracciare un proprio simile. Qui finiscono le analogie tra i gatti e gli umani protagonisti di questa vicenda, che rientrano invece nella categoria di quelli che alla solitudine non voglio darla vinta, se li aiuta poi il destino…

“La donna dal taccuino rosso” l’avrete capito è una storia lieve come l’acqua di una fonte d’alta quota, tuttavia è anche ricca di “proprietà” nascoste e come minimo incuriosisce il lettore più pigro, mi piace pensare, lasciando cadere in lui il seme di saperne di più sulle donne, sugli uomini, sui gatti, sulle librerie, su Modiano, su Parigi, sulle dorature… per citare solo alcuni degli spunti che non casualmente (non c’è nulla di casuale in questa storia di Laurain) questo scrittore francese ha disseminato per tutta la vicenda. E ora sono talmente preso bene, come direbbe la figlia del protagonista, Chloé, se fosse italiana e non francese, che corro subito a comprare l’ebook di “Il cappello di Mitterrand”, una storia diversa da quella appena pubblicata da Einaudi, di cui in Rete si dice un gran bene.

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Case editrici digitali: Lettere Animate Editore, da Martina Franca ebook di narrativa italiana per una editoria senza fronzoli

"L'Home Page vetrina della casa editrice Lettere Animate"

“L’Home Page vetrina della casa editrice Lettere Animate”

Complice Twitter sono venuto a sapere dell’esistenza di una casa editrice pugliese di libri digitali, Lettere Animate Editore; che cosa pubblica questa giovanissima realtà della provincia di Taranto? Fantascienza, fantasy, thriller, erotismo (romanzi) e racconti brevi, sono davvero aperti a buona parte dei desiderata degli aspiranti scrittori di oggi. Ricevono, selezionano, curano e pubblicano in digitale gli autori su cui scommettono premettendo: “Noi non abbiamo la pretesa di lanciare prodotti perfetti, noi vogliamo lanciare prodotti visibili”. Di sicuro li trovate dappertutto, da Amazon, Apple, laFeltrinelli, Kobo fino a Ultima Books, Bookrepublic ecc. Proprio questo approccio esplicitamente commerciale all’oggetto libro (o alla commodity ebook se volete) mi ha incuriosito e mi ha spinto a contattare Roberto Incagnoli, il direttore editoriale di Lettere Animate.

A gennaio 2015 festeggerete tre anni di attività, avete già quasi una cinquantina di testi pubblicati in formato cartaceo mentre gli ebook se non andiamo errati sono quasi 300… la sensazione è che l’editoria digitale corra veloce rispetto a quella tradizionale, non siete per intederci un editore che in dieci anni pubblica poco più di cento libri o che abbia paura di abitudini di lettura “nuove”, nate insieme al XXI secolo (tablet, smartphone ecc.), è così?

RI: Tre anni sono tanti nell’editoria di oggi, già esserci arrivati è un grande successo. Noi abbiamo uno standard di pubblicazione che in questi tre anni abbiamo adattato al mercato e alle esigenze di budget e di business plan. Siamo partiti pubblicando in cartaceo, per poi fare le doppie versioni (cartaceo+ebook) per poi dedicarci solo al digitale per una questione meramente distributiva. Da gennaio molti dei nostri titoli digitali saranno anche in “print-on-demand”. Cerchiamo di adattarci al tempo in cui si vuole fare commercio, al tipo di commercio più idoneo per dare visibilità a noi e ai nostri autori. Crediamo nel digitale e crediamo in una fruizione libera dei contenuti. Molte volte dico ai nostri autori che l’unico modo di emergere per uno “sconosciuto” è il free download per poi creare, sopra i numeri dell’ebook gratuito, il prodotto commerciale.

Un primo bilancio? Perdonami ma è una domanda d’obbligo per tutte le case editrici appena nate e, permetti, per 4/5 digitali come la vostra, che contatto. Siete una realtà piccola (tre persone, tu, Daniela e Mary) che riesce a stare in piedi soprattutto con le vedite degli ebook – ancora risicate nel nostro paese se guardiamo invece agli USA – oppure il vostro modello di business ha necessità, come per altri editori medi-piccoli, di altre entrate? Se sì quali?

RI: Riguardo al bilancio di cui mi chiedi, ti riassumo i numeri dell’ultimo anno (2014) in cui abbiamo virato decisamente al digitale facendo scaricare (sia a pagamento che gratuitamente) circa 40.000 ebook. Può sembrare un numero alto (economicamente) ma non lo è, perché tra IVA, distribuzione e tasse varie non rimane moltissimo e quello che noi facciamo è re-investire totalmente gli introiti della casa editrice. Il discorso altri lavori è un discorso che può essere applicato a molti ambiti lavorativi. Io sono un consulente, ho lavorato per molti anni in vari settori sia da privato sia come dipendente, sarebbe alquanto sciocco “rifiutare” lavori esterni di consulenza, però il mio e il nostro laovoro rimane focalizzato su Lettere Animate.

Leggendo il tuo blog personale (robincagnoli.tumblr.com) Roberto e navigando nel sito della vostra casa editrice è forte la sensazione che, pur volendo appartenere al mondo editoriale italiano a pieno titolo, sentiate forte l’esigenza di differenziarvi da quello che è esistito finora, ci sbagliamo? Una curiosità, che rapporti avete con altre realtà simili alla vostra? Pensiamo a editori come goWare, Lite Editions e Nobook che a giugno 2014 hanno organizzato a Milano una colazione in cui si sono riunite presentando i loro autori.

RI: Non abbiamo la presunzione di dire “stiamo innovando” abbiamo l’onestà intelettuale di dire “facciamo o cerchiamo di fare delle cose diverse” che non sempre è un bene. Abbiamo un modo di lavorare sicuramente differente da quello dell’editoria tradizionale (piccola o grande che sia) non ce la sentiamo di giudicare l’operato altrui (anche se spesso veniamo giudicati con strana cruenza), di solito l’unione fa la forza ma crea anche delle rivalità professionali sulle linee da seguire. Noi non avremmo nessun problema a confrontarci con altre realtà per creare una tavola rotonda e imboccare una direzione utile per tutti, spesso però vedo idee discutibili e modi di comportarsi altrettanto discutibili. Però se altre realtà digitali volessero parlarci sarebbe utile. Ho anche espresso la volontà di avere un confronto pubblico (per esempio in un hangout di Google) a più editori. Vedremo se ci sarà qualcuno che lo vorrà organizzare.

Avete la vostra sede a Martina Franca in provincia di Taranto. Ai tempi dell’editoria 1.0 sareste stati principalmente un “editore del territorio” lontani come siete sia dalle canoniche città del libro – Milano, Roma, Torino… – sia dal vostro stesso capoluogo di regione. Cosa significa fondare una casa editrice digitale oggi? Forse aprirsi all’Italia intera nel vostro caso? Oppure avete comunque un occhio di riguardo per la Puglia?

RI: Il territorio per me non è mai stato un problema, è il territorio che è un problema per il territorio stesso. Le difficoltà ci sono specialmente perché abbiamo in mente di aprire una “accademy” dedicata agli scrittori (e agli artisti in generale) e il nostro territorio è troppo isolato per poter accogliere idee di questo genere. Aprire una casa editrice digitale oggi è facile, è facile dire in rete “siamo dei geni del marketing” condividendo qualche post simpatico, è facile avere visibilità ma è molto difficile gettare solide fondamenta. Bisogna avere delle conoscenze di base e queste conoscenze devono essere studiate. Sicuramente la Rete aiuta a non avere confini, dall’altro lato non si ha però una conoscenza netta del territorio in cui ci si trova. Nel 2015 apriremo una collana dedicata alla Puglia e alle sue tradizioni anche se in questi tre anni la Puglia, e in particolare Martina Franca, ha ignorato completamente il nostro lavoro di valorizzazione. Questa rimane la criticità principale di chi vive in realtà chiuse come la nostra.

Puntate solo su autori in cui credete e siete trasparenti con loro per quanto riguarda i contratti e tutto quel che riguarda il libro/ebook una volta che è stato immesso nel mercato. Lettere Animate Editore, oltre a essere una una casa editrice di vetro, è un’azienda che rivendica pure una vocazione generalista pubblicando storie appartenenti a tanti generi diversi senza per questo inquadrarli in collane. Non vi sentite a volte troppo sbilanciati verso l’autore, privi di una vostra identità? O nell’era Amazon questo è normale?

RI: Questa è una questione commerciale, probabilmente tornado indietro faremmo alcune scelte diverse (non parlo né di libri né di autori) per quanto rigaurda alcune impostazioni aziendali, però cerchiamo di prendere un bacino d’utenza vasto e vario. Noi non facciamo “cultura”, facciamo commercio, la cultura è qualcosa di troppo alto per avere l’obiettivo di poterla anche solo creare, un’azienda, senza troppi finti moralismi, deve fare commercio, deve incassare e provare a ingrandirsi. Per questo non abbiamo limiti sul contenuto dei nostri prodotti.

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Violetta Bellocchio, Il corpo non dimentica, attenti se pensate che niente possa minacciarvi

Il corpo non dimentica di Violetta Bellocchio

Il corpo non dimentica di Violetta Bellocchio

Il corpo non dimentica di Violetta Bellocchio
Mondadori, 2014 (edizione digitale), 9,99 € (ebook), 17 € (libro)

«Noi accettiamo di diventare dipendenti da qualcosa perché la dipendenza è vita allo stato più puro: la dipendenza è sangue e ossa e seme e acqua, denti e sudore, pelle, fuoco; la dipendenza ci fa stare in ginocchio davanti a qualcosa che non capiamo».

C’è una spina al contrario sulla copertina di questo ebook, una spina che invece di protendersi verso l’esterno a protezione dello stelo, lo punge. Una spina che non risponde più all’esigenza di difendere la pianta ma la ferisce, o meglio, riconoscendo alla rosa una propria volontà siamo di fronte a un essere vivente che scientemente si fa del male. In natura a quanto pare c’è solo l’uomo che consapevolmente tenta di distruggersi (non parlo di lasciarsi morire, quello lo fanno anche gli animali). Bellocchio ci racconta proprio di questo, di quando rinunciamo a stare al di qua dalla linea gialla, perché dall’altra parte si è troppo vicini ai binari e il treno che passa potrebbe risucchiarci sotto, maciullandoci.

Fatevi un favore e leggete questo ebook, se non intendete comprarlo perché non vi piace la copertina – io l’ho capita solo dopo aver letto la storia narrata da Bellocchio – prendetelo in biblioteca; potreste anche non aver piacere di avere in casa o sul proprio ereader un racconto così. Così come? Materico, come quando a passeggio per strada eviti una macchia di vomito sul marciapiede. Ci siamo capiti? Non è un libro innocuo “Il corpo non dimentica”. Non è semplice stare ad ascoltare una donna che ti spiega come un bicchiere d’alcol, con tanti saluti alla tradizione italiana del vino in tavola, possa influenzare fino quasi ad annientare l’esistenza di una persona, come una bottiglia in una giornata possa essere “poco”.

Se dopo le due righe che ho messo insieme sopra state pensando: “Dai su, sbronzarsi ogni tanto come può essere un problema?” leggete questo ebook. Se siete tra gli approfittatori di sfortunate amiche che alzano un po’ il gomito leggete per la prima volta una che vi conosce: “Ci sono altri ragazzi, sempre, che gravitano intorno a me, perché loro questo fanno: gravitano intorno a quelle come me. È la natura”. Se vi è venuta in mente almeno una persona che secondo voi beve troppo scorrete ascoltate Bellocchio quando vi chiede perché non siete intervenuti, perché avete lasciare quella vita andare in nero come scrive lei: “Quanto vi facciamo piangere, per trenta secondi, quante risate vi abbiamo fatto fare”.

Non è la storia di una redenzione “Il copro non dimentica”, assomiglia molto di più alla narrazione di una presa di coscienza. Poteva scomparire Bellocchio, apparire fra qualche anno troppo giovane con nome, cognome, parenti e colleghi dolentissimi nelle pagine dedicate ai necrologi del Corriere – una delle tante morti legate all’alcol che ignoriamo – però, in un mondo che rincorre la felicità, ha trovato nella rabbia, in una forma di rabbia “buona”, la motivazione giusta per smettere. Per continuare a smettere se mi permettete l’espressione, perché come spiega bene Bellocchio, pensate davvero che se siete stati alcolisti potete tornare a non esserlo? No signore.

E poi, soprattutto, l’autrice a mio giudizio mette in risalto quel che perdiamo se siamo dipendenti da qualcosa: il tempo. Se siamo fortunati e siamo assogettati a qualcosa che almeno non danneggia il nostro corpo sprechiamo comunque una parte della nostra vita, quando abbiamo una dipendenza. Ore, giorni, anni che nessuno ci ridarà mai. I libri non ti cambiano la vita ma le testimonianze come quelle di Bellocchio ti rendono più consapevole di quel che ti circonda. E se quel che ti sta attorno sono tante persone che bruciano di una fiamma invisibile magari questo ebook vi aiuterà a scorgerne il bagliore, poi dovrete decidere voi che fare. Buona lettura.

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Kindle Paperwhite, Kobo Aura, Tolino Shine, tra gli ereader a meno di cento euro o poco più

Natale 2014: le feste natalizie degli ebook ereader?

Natale 2014: sotto l’albero anche il Kobo Aura scende sotto i cento euro

A dicembre 2014, ancora prima dell’Immacolata, di Santa Lucia e del Santo Natale c’è un po’ di movimento in Italia nel mercato degli ebook reader. A meno di contromosse di Amazon [che infattti sono arrivate, andate in fondo al post, ndLuca], che lascia in vendita il suo Kindle Paperwhite a 129 euro, gli ereader di fascia media della concorrenza – Kobo Aura (Mondadori/laFeltrinelli) e Tolino Shine (IBS) – costano trenta euro in meno: 99 euro. In realtà è solo Kobo a giocare al ribasso, scontando appunto di trenta euro il suo Aura fino a fine mese, dato che il prezzo del “nuovo” Tolino Shine di IBS non cambia, è da listino inferiore ai cento euro.

Ho già dedicato un post ai lettori digitali di fascia alta – Kindle Voyage (non ancora disponibile in Italia), Kobo Aura H2O, Kindle Vision 2 – ma se intendete spendere meno di 130 euro per darvi alla lettura digitale non avete che da scegliere quest’anno. Potete affidarvi al vostro fornitore online italiano di libri preferito, Internet Bookshop (IBS), affiancato da questo autunno dagli ereader di Deutsche Telekom, oppure a Kobo e alla sua integrazione, ancora un po’ farraginosa, con gli store Mondadori e laFeltrinelli. Spendendo un po’ di più c’è sempre Amazon col suo Paperwhite.

Forse la maggioranza di chi intende comprare un ereader quest’inverno non lo sa ma due di questi lettori su tre condividono lo stesso schermo, un eInk®Pearl da 6 pollici (15,2 cm di diagonale) con risoluzione 1024 x 758 pixel, parlo di Kobo e Tolino. Kindle Paperwhite per 129 euro può contare su uno schermo più recente e più performante, l’eInk®Carta; vi rimando a un post di Simone Bonesini su ebookreaderitalia.com se volete capire quali sono i suoi punti forza. Si parla di leggere meglio quindi impiegate qualche minuto per schiarirvi bene le idee.

Tutti e tre hanno un sistema di illuminazione integrata che non affatica la vista illuminando lo schermo (e non voi come capia con telefonini e tablet); due pesano poco meno di due etti (Kobo e Tolino), Kindle un po’ di più (206 g); Kobo è il più contenuto per dimensioni e spessore ma siamo lì, gli altri sono più grandi di appena 15 mm; la batteria vi stupirete di quanto dura se non avete mai usato un dispositivo eInk; Kobo (2GB) e Tolino (1GB) possono espandere la propria memoria interna via scheda micro SD fino a 32 GB mentre Amazon vi promette il Cloud se avete problemi di spazio.

Che cos’altro? Forse la differenza sostanziale è che Kobo e Tolino si aprono a store/librerie on-line diversi da quello di Kindle, non sono un sistema chiuso talmente efficiente che non c’è motivo di cercare un ebook fuori da Amazon. Anzi, di recente ha pure lanciato Kindle Unlimited, un servizio che ti consente di leggere quanti ebook vuoi a 9,99 euro al mese. A oggi se avete Kobo e Tolino potete invece prendere un ebook in prestito gratuitamente attraverso il sistema MLOL adottato da molte biblioteche pubbliche italiane, se avete Kindle no. Ne sapete abbastanza per diventare un lettore digitale? ;)

Aggiornamento venerdì 5 dicembre 2014: che vi avevo detto? A meno di reazioni da parte dei ragazzi di Seattle… E infatti fino a giovedì 18 dicembre Amazon ha ribassato il prezzo del Kindle Paperwhite di trenta euro. Sarà un caso. Riassumendo: costerà per due settimane 99 euro, giusto il tempo di comprarlo e metterlo sotto l’albero o decidere di regalarlo a qualcuno per queste feste natalizie.

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Cristiano Cavina, Romagna mia! Perché qui non si raccontano delle storie: qua ti dicono dei fatti

Romagna mia! di Cristiano Cavina

Romagna mia! di Cristiano Cavina

Romagna mia! di Cristiano Cavina
Laterza, maggio 2013 (digitale), 5,49 € (ebook), 10,20 € (libro)

«Ma anche ammettendo che la Romagna non sia mai esistita, facendo come chi la considera il bagno a mare dell’Emilia, non si può negare che esistano i romagnoli».

Ho preso in prestito questo ebook di Cristiano Cavina perché è l’unico che ho trovato via MLOL, il servizio di prestito di ebook di cui vi ho già parlato; Cavina è uno scrittore nato a Faenza nella tarda primavera del ’74  che ha scritto sette libri per Marcos y Marcos, l’ultimo è uscito quest’anno nel 2014: “La pizza per autodidatti”. Io vorrei leggere in ebook questi sette libri ma non posso. Quello che ho preso in biblioteca l’ha pubblicato un’altra casa editrice, l’Editori Laterza; come in tutti gli altri ci trovi scritte cose che conosce bene, la sua storia, il suo territorio, la sua Romagna (con tanto di cartina!).

Dicevo che in ebook (a parte cinque titoli, fra cui uno – “Il Babbo Natale di Viale Neri arriva prima. Racconti di Natale” – che ha un racconto di Cavina, per paradosso) non troverete nessun titolo della Marcos y Marcos, perché questa casa editrice “in assoluta controtendenza, non lancia i suoi titoli in formato elettronico” Così Claudia Tarolo, editor e co-editore: “Marcos y Marcos pubblica pochi testi molto selezionati di narrativa e poesia, li offre stampati su bella carta con copertine colorate, e li vende in libreria“. (Su agoravox.it trovate tutta l’intervista a firma di Paolo Calabrò). Stop. Chiaro, no?

Risultato, i libri di Cavina devo sperare che il libraio di turno li abbia… perché in digitale per ora nulla da fare. Peccato perché “Romagna mia!” è struggente; dovreste leggerlo per capire in che modo le vecchiette di quand’era piccolo Cavina siano passate dal latino del prete che diceva la messa a una loro versione italiana romagnolizzata – “tantum ergo sacramento, venererum ceruii” / “Canta il merlo sul furme-e-ntooo e e fa ri-incicciur” – come a metà Ottocento nei campi di cotone del delta del Mississipi i canti tribali africani antichi, così li definisce lui, piano piano diventarono blues un giorno dopo l’altro.

A me i libri di Cavina ricordano la poetica dei Monty Python; certo sorridi, ma capisci che dietro all’assurdo che diventa comico c’è, in realtà, nient’altro che la nostra naturale condizione umana; quella che fa scrivere a Cavina, “niente se ne va mai davvero; tutto gira e prima o poi torna indietro da te”. Come il giocatore di maraffa che scappa in Argentina a metà di una partita e una volta tornato trent’anni dopo, inevitabilmente, incontra al bar chi ancora di quella partita si ricorda e glielo rinfaccia. Come i vecchi della sua terra, “che appena si staccano un centimetro dal campo si spengono; appassiscono proprio”.

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Startup editoriali digitali: Bookolico, dalla vendita allo streaming degli ebook anche in Italia

9,90 euro al mese per leggere tutti i libri digitali che ti piacciono? Bookolico

9,90 euro al mese per leggere tutti i libri digitali che ti piacciono? Bookolico

Libri digitali in abbonamento? Sembra che questa fine 2014 abbia messo il pedale sull’acceleratore per quel che riguarda l’alterità dell’ebook rispetto al libro tradizionale. Non solo il libro digitale non ha più un supporto fisico ma forse il suo modello di fruizione si sposa meglio con una tariffa d’accesso fissa rispetto a un prezzo di copertina un tanto a titolo. Bookolico propone proprio questo, a poco meno di dieci euro al mese ti faccio leggere tutte le storie che vuoi. Grazie alla loro disponibilità ho fatto una chiacchierata con Marco Cardillo – come prima di me hanno fatto i ragazzi di Way to ePub – per capire meglio la loro offerta. 

Complice il lancio di Kindle Unlimited in Italia questo autunno, Bookolico sta guadagnando molta visibilità; tuttavia oltre a essere una start-up impegnata nell’editoria digitale almeno dal 2012, e questo l’abbiamo capito, siete prima di tutto delle persone. Quanti siete, chi siete e quali esperienze avete? Come si è costruita la squadra che sta dietro alla vostra piattaforma?

Il team di Bookolico è composto da quattro ragazzi, tutti under-30. Le nostre competenze sono molto eterogenee, e probabilmente questo è uno dei nostri punti di forza. Abbiamo creato Bookolico una volta conclusa l’università: Giuseppe, da cui tutto è partito all’inizio del 2012, è laureato in Ingegneria Gestionale; Davide in Ingegneria Informatica; Gianluca in Economia e direzione delle imprese; infine, ci sono io, Marco, laureato in Psicologia dell’Organizzazione. Insomma, quattro percorsi formativi e professionali diversi, che si sono integrati in Bookolico.

La vostra mission dichiarata è nientemeno che la creazione di un nuovo modello editoriale, parole vostre. Quali rapporti avete con altre realtà italiane – pensiamo a Bookstreams per rimanere nel vostro ambito – o straniere magari che stanno percorrendo la vostra stessa strada? Quali sono le vostre previsioni di crescita per il vostro modello di business?

La nostra mission è, in effetti, molto ambiziosa. Ma per creare una startup digitale, in Italia, nel mondo dell’editoria… devi necessariamente essere ambizioso. Il nuovo modello editoriale che proponiamo consiste nel passaggio dall’economia della vendita, all’economia dello streaming. In altre parole, le persone, anziché comprare il prodotto, lo usano in streaming, pagando un abbonamento. Questo non cambia soltanto le abitudini del lettore; ma cambia, forse ancora di più, le abitudini dell’editore, che inizia a guadagnare i propri soldi in un modo completamente nuovo rispetto al passato, e a cogliere opportunità che non avrebbe mai immaginato prima. In Italia ci sono altre realtà simili alla nostra, ma con differenze sostanziali. Tu ricordi Bookstreams, ma va citato anche il progetto LEA di Laterza e, ovviamente, Kindle Unlimited di Amazon. Tutti servizi interessanti, ognuno con le proprie peculiarità. Nel mondo, invece, ci piace molto l’americana Oyster, così come la spagnola 24Symbols. Noi, comunque, crediamo di avere alcuni vantaggi rispetto agli altri servizi; speriamo di convincere di questo editori e lettori!

Rileggendo un po’ la vostra storia ci è parso di capire che un punto di svolta per voi sia stato il passaggio da piattaforma per ebook scritti da selfpublisher a piattaforma per ebook curati da editori. Cosa vi ha portato a questa scelta? Cosa pensate di Kindle Unlimited che offre entrambi questi ebook con momentaneamente netta prevalenza degli ebook autopubblicati?

Abbiamo scelto di cambiare strada perché l’esperienza con il selfpublishing ci ha permesso di conoscere da vicino l’industria editoriale, i suoi problemi e le sue prospettive future. Così abbiamo iniziato a coltivare il grande sogno di creare una piattaforma per la lettura di ebook in streaming, tramite abbonamento. Insomma, una sorta di Spotify per i libri. Il progetto, quindi, nasce dall’analisi del mercato e dei suoi trend; ma è arricchito dalla nostra visione e ambizione, senza le quali non saremmo qui. Il selfpublishing, comunque, è uno degli aspetti più interessanti dell’editoria contemporanea, e non è assolutamente escluso che riprenderemo a trattarlo, un giorno. Se Kindle Unlimited, così come Oyster e altri, offrono anche titoli autopubblicati, è fondamentalmente per incrementare la quantità di titoli in catalogo. La grande sfida per tutti i servizi di streaming di ebook, infatti, è quella di mettere insieme un catalogo grande ed eterogeneo, coinvolgendo sia le case editrici più famose, sia quelle piccole e indipendenti. 

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Siete prossimi al lancio ufficiale della vostra piattaforma, come sta andando la fase di sperimentazione? Cosa avete imparato dagli utenti che l’hanno sperimentata finora? Bookolico ha una parte social di condivisione delle letture che ci ricorda quelle sperimentate da Amazon e Kobo tra gli altri, che peso ha all’interno del vostro progetto? Quanto l’hanno sfruttata i beta tester del servizio?

Siamo molto soddisfatti dei risultati del test. Il nostro scopo era ricevere feedback sia dai lettori sia dagli editori. I lettori hanno apprezzato questa nuova modalità di lettura, in particolare la possibilità di navigare facilmente tra un libro e l’altro, senza limiti di tempo e senza fare alcun download. Inoltre il test si è rivelato utilissimo per tutte le segnalazioni che abbiamo raccolto, le critiche costruttive e i suggerimenti. La nostra parte social è ancora ad uno stadio embrionale, come del resto tutta l’app; devo dire, però, che ai lettori piace molto la possibilità di votare e commentare i libri, creare la propria libreria e sbirciare quella degli altri utenti. D’altronde, servizi come aNobii e Goodreads dimostrano che il social network per i libri funziona. Quello che Bookolico aggiunge, è la possibilità di leggere anche i libri. Agli editori, invece, abbiamo chiesto di testare l’applicazione per toccare con mano la sostenibilità economica del nostro modello. Proprio in questi giorni stiamo distribuendo gli incassi del mese di ottobre… adesso aspettiamo i feedback degli editori a riguardo.

Raffreddiamo un po’ gli entusiasmi di chi come me avrebbe voluto provare subito la vostra piattaforma; “solo” chi ha un iPad può diventare un utente Bookolico: state già lavorando per espandervi in ambienti Android? Anche se leader, Apple sta perdendo terreno in questo mercato. Infine, rispetto agli ebook reader come vi ponete? Rientrano nel vostro progetto?

La nostra intenzione è rendere Bookolico un’app multi-device. Apple rappresenta solo il punto di partenza, ma, man mano che cresceremo, vogliamo perfezionare l’app (c’è ancora tantissimo lavoro da fare) e portarla al più presto sui tablet Android, sugli smartphone e su desktop. Per gli ereader è un po’ più complicato, dato che generalmente non sono così sofisticati tecnologicamente da supportare una vera e propria app. Ma di sicuro li teniamo in considerazione. Anzi, posso anticiparti che Bookolico è piaciuta molto a una società produttrice di ereader; stiamo cercando di capire come possiamo collaborare insieme. 

A Kindle Unlimited ha aderito una minoranza degli editori storici italiani (Giunti, Newton Compton e Fazi); scorrendo la vostra “vetrina” vediamo sigle editoriali che della proposta in streaming di Amazon per ora non si vedono come Feltrinelli, Hoepli…  come sta andando la vostra campagna di reclutamento? A pieno regime in quanti saranno presenti sulla vostra piattaforma e con quali titoli? 

Gli editori che hanno firmato il nostro contratto sono circa una trentina. Alcuni di loro in realtà stanno solo testando il servizio fino alla fine di novembre. Valuteranno in seguito se aderire o meno. Siamo fiduciosi su molti di loro… speriamo bene! Pensiamo che il numero degli editori aumenterà sensibilmente una volta che saremo online, quindi il catalogo attuale è soltanto un punto di partenza. Per quanto riguarda la scelta dei libri da inserire sulla nostra piattaforma, lasciamo decidere gli editori. Generalmente, comunque, gli editori aderiscono con il loro intero catalogo di ebook.

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