Vanni Santoni HG, Terra Ignota: le figlie del rito, quando le dee sognano inzia un’altra era

Terra ignota: le figlie del rito di Vanni Santoni HG

Terra Ignota: le figlie del rito di Vanni Santoni HG

Terra Ignota: Le figlie del rito di Vanni Santoni HG
Mondadori, 2014, 4,99 €

«Si sarebbe poi detto, in altri luoghi e mondi dove filtrò l’eco di quell’era e di quel mondo, che in quel periodo errabondo Ailis del Villaggio Alto compì molte grandi gesta».

Sapete già che Vanni Santoni lo conosco di persona quindi siete di fronte a una recensione trasparente, ho ricevuto l’ebook gratuitamente e l’autore mi sta simpatico, siete avvertiti ;) Dopo “Terra Ignota: il risveglio”, ne ho scritto in questo post se volete rinfrescarvi la memoria, il progetto fantasy del poliedrico scrittore di Montevarchi prosegue con “Terra Ignota: le figlie del rito”, un secondo capitolo cui Mondadori ha regalato una copertina spettacolare se tenete conto di queste cose: cinque giganteschi serpenti che imparerete a conoscere bene leggendo questo romanzo.

“Terra Ignota: le figlie del rito” vi avviso subito è una corsa verso il Ragnarök, in barba ai miei consigli – in quel di Lucca Comics 2013 gli consigliai di fare di Terra Ignota una miniserie, magari a fumetti – Santoni invece di rallentare la prosa mette la quinta, o addirittura la sesta, evolvendo i personaggi principali della storia fino al livello di vere e proprie divinità. Allontanandoci un secondo dalla letteratura fantasy se avete mai letto Drangoball Z forse capirete cosa intendo: Ailis, Brigid, Lorlei e Morigan (le protagoniste) diventano nel corso della storia sempre più forti, tanto da decidere il destino di questa terra del Sogno.

Anche in questo episodio Ailis viene coninvolta in una “cerca”, forse quella più importante di tutte, quella di cercare e comprendere chi veramente è, mentre tutti intorno a lei sono forse fin troppo consapevoli (specie le sue sorelle, le figlie del rito) di quel che sono e di che cosa vogliono; in questo senso Ailis è anche il personaggio meno umano (e contemporanemente il più umano…) di Terra Ignota. A un certo punto se lo chiede anche lei, “Non siamo più… persone?” “Non lo siamo mai state” le risponde Brigid. E in un certo senso è vero dato che Ailis è l’incarnazione della figura dell’eroe così come lo cantiamo da millenni.

Parlavo di un precipitare degli eventi; non è solo un’impressione mia, viene anche esplicitato nel corso della lettura. Quando Ailis incontra il cavaliere Kai, ecco come le si rivolge: “Il fatto è che il mondo come lo conosciamo sta finendo, e se già prima le potenze si chiamavano, si attraevano, adesso tutto precipita: come in fondo a un setaccio o a un imbuto, tutto ciò che conta si aggrega e si ritrova”. Questo è vero per tutte le saghe fantasy – duravano anche più di cinque libri ricordate? – ma di sicuro in questo secondo volume la risoluzione degli eventi viene accelerata.

Come avete intuito “Terra Ignota: le figlie del rito” mi è piaciuto ma è volato via troppo velocemente. Qualcuno dirà che non è giusto, che di carne al fuoco ce n’è tantissima (ed è vero), che è per colpa del digitale che i miei occhi non hanno voluto soffermarsi sui personaggi, sulle descrizioni di terre favolose e arcane, che ci sono decine di citazioni disseminate da Santoni che simili all’etere avvolgono tutto questo libro al pari del precedente, che se l’avessi letto su carta lo avrei gustato di più, che va bene così, che è lecito chiudere un mondo in questo modo… Solo che a essere lettori di fantasy si diventa avidi di storie ^___^

Fatta salva la premessa (speriamo che Santoni non voglia chiudere qui questa sua parentesi fantasy, che qualche editore lo convinca a versare ancora sangue su queste terre del Sogno!) “Terra Ignota: le figlie del rito” ha in realtà come protagonisti gli uomini, non tanto le quattro (?) dee di cui vi ho scritto. Se si esamina la catena di eventi messi in moto dall’autore è l’umanità che sembra concorrere alla sua distruzione (?), prima per la brama di potere di H.H., poi per quella di un altro personaggio che purtroppo non posso rivelarvi senza rovinarvi il piacere di scoprirlo da voi.

In conclusione, Terra Ignota (entrambi i volumi) è un caleidoscopio che ci mostra in poco più di ottocento pagine come si possa creare un mondo fantastico “italiano” rispettando tutte le regole del genere; lo consiglio, leggete questo ciclo in due volumi prima di una saga di un autore USA sconosciuto qualsiasi e discutiamone qui fra i commenti se volete. Ripropone tra le altre cose un quesito caro al fantasy e alla fantascienza, se voi foste un dio, come vi comportereste nei confronti degli uoomini?

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Francesco M. Cataluccio, Che fine faranno i libri? Per guardare lucidamente avanti

Che fine faranno i libri? di Francesco M. Cataluccio

Che fine faranno i libri?
di Francesco M. Cataluccio

Che fine faranno i libri? di Francesco M. Cataluccio
nottetempo, 2010, 2,99 €

«Nemmeno il lettore piú bulimico riuscirebbe a star dietro alla produzione libraria odierna. La prospettiva di analisi va capovolta: ci sono troppi libri interessanti e troppi pochi lettori (e anche questi non hanno tempo a sufficienza per leggere tutto). Cosí accade che ogni libro venda poco e gli editori, e gli autori, finiscano col guadagnarci molto meno rispetto alle potenzialità dell’argomento. Ma la ricchezza e la varietà dell’offerta sono una delle poche caratteristiche positive della nostra cultura. Tentare di limitarle o regolamentarle sarebbe, oltre che impossibile, assolutamente sbagliato.».

Premessa (un’altra), non avrei mai comprato un titolo “gransasso” – questo il nome della collana – nottetempo di carta, non mi piacciono i minilibri, ma non vedo perché, per il costo di tre caffè, non debba regalarmi questo brevissimo testo di Francesco M. Cataluccio in digitale. Non conoscevo l’autore prima di ieri mattina quando ho letto un suo pezzo (“Lavorare per vivere”) sul Post che rispecchia il mio pensiero su troppi argomenti per non farmelo subito risultare simpatico; che bello scoprire poi che per vent’anni aveva bazzicato l’editoria e che aveva scritto nel 2010 alcune riflessioni sulle trasformazioni in atto in questo campo!

Non sapevo ad esempio che già cinque anni fa un editore come Roberto Civita, proprietario del Grupo Abril, il più grande conglomerato mediatico dell’America Latina, avesse compreso come “il dialogo non è più con i lettori, ma con i lettori che dialogano tra loro, e questo cambia la dinamica dell’impresa”. Cataluccio cita questa frase per parlare dei giornalisti e dei giornali del XXI secolo, che sempre di più devono mettere a disposizione nel racconto dell’informazione gli stessi strumenti utilizzati dai loro lettori: video, suoni ecc. ma un discorso analogo può essere fatto per gli editori tradizionali che non possono più campare solo sui lettori del libro stampato.

Cataluccio descrive all’inizio del suo breve saggio un lettore digitale, o meglio, il Kindle che si poteva acquistare all’epoca: costoso, ancora con uno schermo poco risoluto e privo di illuminazione. Anche cinque anni fa non senza ironia diceva: “Ho qui accanto a me il ‘nemico’ [del libro]“. Tuttavia centrava il punto riconoscendo nell’ereader non un avversario della lettura ma viceversa un potente apparato di lettura profetizzando che il libro smaterializzato, “divenendo meno certa la natura dell’autore, [farà sì che si] rafforzerà e assumerà maggiore importanza la figura dell’editore”.

In attesa che questa previsione si avveri (o gli editori si sveglino) è stata Amazon tuttavia a diventare in questo lustro più forte degli editori tradizionali, più influente persino di Apple, che del mercato del libro digitale, forse anche a causa della dipartita di Jobs, ha perso da tempo la bussola. Cataluccio del resto non poteva immaginare che Cupertino con il suo iPad appena presentato nel 2010 non avrebbe influito più di tanto nella diffusione del libro elettronico, a prender per buone le dichiarazioni di un suo dirigente Apple aveva appena un quinto del mercato degli ebook negli USA a metà 2013.

È utile rileggere oggi Che fine faranno i libri?, un testo ignaro dell’attuale battaglia tra Amazon (che detiene il potente apparato di lettura di cui sopra) e gli editori del pianeta tutti, confrontandolo magari con testi più recenti – uno su tutti Come finisce il libro di Alessandro Gazoia – che vedono un destino più incerto per il libro digitale. “Di fronte a una rivoluzione radicale, che renderà i libri immateriali e per certi aspetti incerti, non più chiusi e definitivi, [stiamo badando] a salvare l’idea del libro”? Questa affermazione dell’autore che ho girato in interrogativo non ha per ora risposta.

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Il costo di un ereader, intorno al prezzo giusto di un lettore digitale

"La Coca Cola, 85 cents?" "Cinquanta" "Ora sì"

“Una Coca Cola… 85 cents?” “Cinquanta cents” “Ora sì”

Possono esistere ereader di fascia alta e di fascia bassa? Un lettore digitale, quanto dovrebbe costare al consumatore? In fondo utilizzano una tecnologia, la carta digitale E Ink, che chi scrive tutti i giorni di questi argomenti in Rete definisce di nicchia se non addirittura obsoleta. Amazon in questi giorni è riuscita a scatenare senza volere negli USA un vivavce dibattito intorno al prezzo del Kindle Voyage. Pagare fino a 289 dollari un Kindle non è lesivo nei confronti dei diritti dei consumatori?

Segnalo i seguenti articoli per chi volesse approfondire (Engadget, Techtimes, VentureBeat e New York Times, di quest’ultimo soffermatevi sui commenti) ma ce ne sono molti altri; pur riconoscendo a Amazon di avere introdotto quest’autunno sul mercato un lettore digitale superlativo i dubbi sul prezzo traspaiono nelle recensioni e fioccano le profezie sul flop di vendite del Voyage che quelli di Seattle dovranno affrontare.

È lampante che Amazon debba affrontare adesso un bel cortocircuito; negli ultimi anni aveva abituato i clienti USA a ereader economici ben sotto i 100 dollari (Kindle) o molto buoni (Kindle Paperwhite) intorno a 139 dollari, come si permette adesso di pretendere 150 dollari in più per un “Paperwhite con uno schermo migliore”? Sì, d’accordo, ha anche un sistema di cambio pagina innovativo e un’illuminazione più efficace ma suvvia…

Amazon in realtà che sta facendo? Semplicemente non lascia scoperta una categoria di prodotti (gli ereader di fascia alta) che alla concorrenza (vedi Kobo Aura HD) ha dato soddisfazioni inaspettate e va in cerca di chi un ereader non l’ha ancora comprato – e fuori dagli USA forse non si rendono conto che sono ancora in tanti a non averne uno – oppure di chi dopo cinque anni magari vuole cambiarlo e può permetterselo. È vero che un lettore digitale “non invecchia” ma se posso avere un ereader migliore…

Dimentichiamo forse troppo in fretta che un’azienda privata è libera di immettere sul mercato un prodotto al prezzo che stabilisce senza dar retta ai consumatori, chi si ricorda che il primo Kindle costava 400 dollari nel 2007? Certo sorgono alcuni interessanti interrogativi. Gli ereader di fascia alta incontreranno i favori dei lettori oppure no? I pochi lettori forti rimasti si terranno stretto il loro Kindle Paperwhite snobbando il Voyage? Lo scopriremo nei prossimi tre mesi.

Immagine | Un giorno di ordinaria follia (1993)

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Kindle Voyage, Kobo Aura H2O o Tolino Vision 2 da regalare o regalarsi?

Resistente ad acqua e polvere, schermo ad alta risoluzione, gli ereader fine 2014

Resistenti ad acqua e polvere, schermi ad alta risoluzione (sopra il Kobo Aura H2O), gli ereader fine 2014

Un ereader per Natale? Pare che nonostante la disaffezione degli italiani per la lettura (non lo dico io, lo afferma l’AIE, l’Associazione Italiana Editori nel loro ultimo rapporto, per un approfondimento vi consiglio “Editoria libraria: Signori si cambia, o si muore” di Fausto Lupetti su affaritaliani.it) Amazon, Kobo e a sopresa anche IBS vogliano incentivare i lettori rimasti a passare al digitale.

Come? Mettendo loro a disposizione non lettori digitali economici ma al contrario “cari”, sempre una spesa contenuta se paragonata a quella per acuistare uno smartphone ultimo modello. Una lettura migliore passa del resto da uno schermo migliore, così come un buon libro deve essere stampato bene per non rimanere distratti durante la lettura da una lettera sbavata o da una piega della carta, almeno, questo vale per me!

Vi ho già scritto del Kobo Aura H2O a fine agosto, ricordate? Schermo E Ink Carta da 6,8 pollici – risoluzione di 1430×1080 pixel con 265 DPI –, certificato IP67 (ovvero impermeabile fino a 30 minuti a un metro di profondità con il ripara porta USB chiuso), 4GB di memoria e luce integrata, prezzo di listino 179 euro. Intanto anche Amazon ha stupito gli scettici, chi già prendeva in giro Kobo per il prezzo esagerato del suo ultimo ereader, presentando un mese fa insieme al nuovo Kindle Touch, il Voyage già in prevendita in Germania a 189 euro, prenotazioni alle stelle e disponibilità pressocché esaurita.

Che cosa ha di tanto speciale il Kindle Voyage? Ha lo stesso schermo del Kobo Aura H20 ma la sua diagonale da 6 pollici fa sì che abbia una risoluzione migliore (300 DPI) come spiega il sempre preciso Simone Bonesini su ebookreaderitalia.it: 4Gb di memoria, un sensore che come su tablet e smartphone regola automaticamente l’intensità della luce integrata dello schermo e un nuovo sistema di cambio pagina che utilizza la cornice del dispositivo – non è più necessario picchiettare sullo schermo per procedere nella lettura, un’altra caratteristica interessante per i lettori veloci. Non è certificato IP67 quindi attenti all’acqua.

Alla Fiera del libro di Francoforte un terzo concorrente è poi sceso inaspettatamente in campo nella disfida degli ereader di natale 2014, il Tolino Vision 2 (qui un bel post con videorecensione uscito su notebookitalia.it); ricordate? A marzo 2013 un’alleanza di editori e librai aveva dato vita a un ereader tedesco intenzionato a dare filo da torcere a Kindle in Europa, il Tolino Shine. In un anno e mezzo Tolino non sarà stato forse il “Kindle killer” che i tedeschi auspicavano ma di sicuro ci sta provando espandendosi anche in altri mercati come quello italiano in partnership con IBS.

Il Tolino Vision 2 è un ereader resistente ad acqua e polvere con uno schermo da 6 pollici E Ink Carta – migliorando l’offerta attuale di IBS che aveva i suoi lettori Leggo “fermi” al E Ink Pearl – 1024×758 pixel (165 DPI), 2GB di memoria espandibili tramite microSD e come il Voyage un sistema di cambio pagina slegato dallo schermo. Date le dotazioni inferiori a Aura H2O e Voyage avrà anche un costo più basso tra i 129 e i 149 euro***. Se non avete ancora acquistato un ereader o intendete passare quello che già possedete al fidanzato/a, alla mamma o al papà ecc. avete l’imbarazzo della scelta quest’inverno.

*** Aggiornamento: Prezzo confermato del Tolino Vision 2 in Italia via IBS: 149 euro. Trovate la scheda con presentazione e caratteristiche su www.ibs.it/ebook/tolino/ IBS venderà anche il Tolino Shine a 99 euro.

Immagine | Kobo Aura H2O

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Leggere ebook in spiaggia: il Kobo Aura H20 resistente ad acqua e polvere

Mi è caduto un ebook nella vasca: il Kobo Aura H20

Mi è caduto un ebook nella vasca: il Kobo Aura H20

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando è stato annunciato ma finalmente per tutti i lettori digitali idrofobi è arrivato il comunicato ufficiale, il Kobo Aura H20 – uno dei primi ereader impermeabili – esiste ed è qui per restare, almeno per essere un bestseller in vista dell’estate 2015 (a meno di contromosse da parte di Amazon). Uscirà nei negozi a inizio ottobre e ricalca le orme di quel gran pezzo di hardware del Kobo Aura HD che già mi sta regalando grandi soddisfazioni, a proposito, davvero non avete ancora letto la mia recensione? Cliccate qui.

A leggere le caratteristiche tecniche il Kobo Aura H20 non si differenzia molto dal Kobo Aura HD (il top di gamma dell’azienda nippocanadese), è solo un po’ più spesso e pesante, forse proprio in virtù di quel design necessario a fargli ottenere il certificato IP67, vale a dire che l’ereader è stato testato per essere impermeabile fino a 30 minuti in un 1 metro di acqua… sempre che abbiate chiuso l’alloggiamento per la porta USB! Ha lo stesso ottimo schermo da 6,8 pollici, stesso sistema di illuminazione e stesso processore – qui magari potevano osare un po’ di più quelli di Kobo dato che il Kobo Aura H20 costerà 180 euro.

In attesa di metterci le mani sopra, che dire? Spendiamo senza batter ciglio cifre da capogiro per un telefonino e poi nonostante ci riteniamo grandi lettori facciamo i tirchi quando si tratta di comprare un ebook reader, proprio non vi capisco. Iniziassi ora il mio percorso di lettore digitale avrei pochi dubbi, Kobo Aura H20. Sì, lo so benissimo che Amazon per assistenza e assortimento batte Kobo… ma che volete farci, mi piace essere alternativo. Attenzione però, non è ancora “il” lettore definitivo perché lo schermo rimane di vetro e quindi fragile, io vi ho avvisato ;)

Immagine | it.kobo.com

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Laura Imai Messina, Tokyo Orizzontale, fa caldo questa notte e l’eclisse si avvicina

Tokyo orizzontale di Laura Imai Messina

Tokyo Orizzontale di Laura Imai Messina

Tokyo Orizzontale di Laura Imai Messina
Piemme, 2014, 9,99 €

«La tortura il pensiero di un altro incontro fallito, di un altro contatto smarrito tra le vie di Tokyo e che ha la certezza non recupererà mai più. Perché è una donna intelligente e sa che si ritrovano solo le cose che sono state nostre e non quelle che ci hanno sfiorato.».

In apparenza “Tokyo Orizzontale” ha sei personaggi principali; in apparenza, perché fin dal titolo e dalla terza riga di questo romanzo sale prepotente alla ribalta il settimo, la città stessa. Sembra quasi che sia la megalopoli nipponica in persona, prendendo a prestito la voce di una italiana in Giappone, a scegliere di raccontare tre giorni della vita di Sara, Hiroshi, Carmen, Jun, Masako e Hideo (ingiustamente trascurati dai paratesti editoriali – sui tra l’altro cercate il mio P.S. in fondo a questo post – che accompagnano il testo di Messina); anzi, pare sia quasi il suo cuore – Shibuya – a regalarci sei battiti della sua esistenza centenaria. Tokyo è una città giovanissima dal cuore altrettanto giovane dove l’autrice ci ricorda spesso che tutto cambia, letteralmente la Tokyo del 2009 in cui questa storia è ambientata non esiste più.

Poco meno di tredici milioni di abitanti cinque anni fa, oggi forse quindici, anche solo pensare che sia possibile raccontare una storia ambientata a Tokyo dipingendo sei personaggi appena ha dello sfrontato. Per questo “abbiamo bisogno” degli scrittori, perché sono abbastanza folli da imbarcarsi in imprese impossibili. Come fai a far spiccare tre donne a Tokyo su tutte le altre? Come riesci a rendere “reali”, usando solo le parole, tre uomini fra tutti i salaryman che si uccidono di lavoro a Tokyo e per Tokyo? Su Twitter ho scambiato due parole con l’autrice dicendole che mi aveva colpito soprattutto quanto giapponesi fossero i suoi personaggi giapponesi, adesso che ho più di 140 caratteri posso spiegarle meglio questo concetto (e questo pregio di “Tokyo Orizzontale” a mio giudizio) che mi rendo conto può apparire banale.

Come ve li immaginate i personaggi dei romanzi che leggete di solito? Nella mia testa parlano tutti con il mio accento – che mi illudo sia italiano standard quando probabilmente è milanese – ricordo ancora lo shock cognitivo che ho subito quando dopo aver visto il film di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” ho capito che Alex e Aidi parlavano e pensavano con l’accento bolognese. Chiusa parentesi Brizzi. In “Tokyo Orizzontale”, non so come spiegarvelo meglio, i personaggi lo capisci che parlano in giapponese (a volte in inglese); Hiroshi, Jun, Masako e Hideo ho compreso da subito quanto mi siano estranei (e quanto sia più vicino a Sara e Carmen) leggendo i loro pensieri e osservando le loro azioni. Ovvio, per quello che posso immaginare la vita di un giovane giapponese vista dall’Italia, naturalmente.

Chissà perché. Forse perché il sottoscritto, come l’autrice, è fra i nati negli anni Ottanta e se conosco, o credo di conoscere, una cultura diversa dalla mia – lasciamo da parte quella USA – è proprio quella nipponica. Negli anni ho assorbito, e non credo di essere stato il solo, tantissima cultura pop giapponese attraverso il filtro dei cartoni animati, dei manga, dei videogiochi, dei film e degli spettacoli di Beat Takeshi o i romanzi tradotti di una manciata di scrittori come Yoshimoto Banana e Murakami Haruki: la Tokyo di Laura Imai Messina è già nella mia testa prima che sulla pagina.

Accanto alle vicende che coinvolgono i protagonisti – quando gli “eppure sarebbe stato bello” di Sara si scioglieranno in un indicativo? riuscirà Carmelita a chiedere al Perfetto Sconosciuto come si chiama? a chi Hiroshi confesserà il suo dolore? cosa vuole veramente Jun? per quanto tempo ancora si autoingannerà Masako? Hideo ha davvero rinunciato alla sua vera passione? – scorrono quelle dei tokyoti che un narratore onnisciente si preoccupa di evidenziare di volta in volta, il destino di un ragazzo appena sceso dal treno, quello di una donna che attraversa veloce la strada e così via.

“Tokyo Orizzontale” è un’opera prima bella e imperfetta, bella perché mi ha fatto viaggiare per 9700 chilometri con la fantasia, perché mi ha portato a tifare per la protagonista, perché il suo congegno narrativo anche se in apparenza complesso il giusto è preciso quanto la rete di trasporti della capitale giapponese; imperfetta perché a volte mi ha detto troppo quando avrebbe dovuto tacere, per qualche sbavatura nel linguaggio figlia forse di troppi anni di lontananza dall’Italia (ma esistono gli editor per questo), perché l’avrei chiuso a “cuore.” ma è colpa mia che [attenzione: spoiler] i finali alla めぞん一刻 non mi piacciono.

P.S. Che è successo cara Piemme? Perché avete scelto una copertina che ammicca alla valanga di titoli softcore che ci ha sommerso negli ultimi anni – il cosiddetto effetto Cinquanta sfumature – per un romanzo dove il sesso è sì presente ma di sicuro non centrale? Se l’ebook si salva riportando solo il testo dell’aletta, il libro presenta la parola sesso nello strillo di copertina, in quarta e appunto in aletta. Era davvero necessario?

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The Very Inspiring Blogger Award

TVIB

Ringrazio Alessandra (non seguite ancora il suo blog? Folli, ecco l’indirizzo: http://unalettricedotcom.wordpress.com/) per avermi conferito una nomination per partecipare al The Very Inspiring Blogger Award di quest’anno.

Le regole del premio sono:

1. Ringraziare la/il blogger che vi ha nominato.

2. Elencare le regole e visualizzare il logo del premio.

3. Condividere 7 fatti su di voi.

4. Nominare 15 blogger e notificargli la nomination.

Sette fatti su di me da quando ho visto Now You See Me non è che sia così tranquillo a rivelarli in Rete a cuor leggero ma tant’è, il gioco è questo. Quando una maga in qualche fiera mi leggerà la mano non mi stupirò che sappia tutti gli affari miei (probabilmente ha solo una buona connessione Internet). Ok, il logo l’ho messo in apertura, via che si parte.

  1. Quest’anno sono stato per la prima volta in buona compagnia sotto l’Argentario (mia massima puntata a sud sul lato tirrenico del Paese), fino a Napoli addirittura. A gennaio, con un tempo da far invidia a Porto (freddo e pioggia a catinelle). Cosa dire, mi è piaciuta; sì certo, il centro cade a pezzi, sotto il famigerato arco della Galleria Umberto I protagonista purtroppo delle cronache di questi giorni sono passato anch’io – come ogni bravo turista o passante napoletano che voglia andare in via Toledo – ma è una città che ha energie da vendere, arriverà anche il suo rinascimento. Stupenda la metropolitana (più bella di quella di Milano e mi dispiace ammettero), ottimo il cibo, ospitale la gente. Mi fermo qui. Prendete un treno e andate a visitarla.
  2. Qualche giorno fa sono entrato dentro un contenitore della carta (non è importante dirvi perché), quelli con le quattro rotelle sotto e il coperchio bianco sopra, avete presente? In particolare sono entrato dentro quello fuori dal mio luogo di lavoro che raccoglie la nostra carta (lavorando per una casa editrice ne buttiamo via molta, gli uffici paper free sono lontani dal realizzarsi se con le parole ci dovete avere a che fare per otto ore al dì). Al di là di un déjà vu à la Bastian – avete mai visto il film La Storia Infinita? – posso dirvi che è un’esperienza costruttiva. Siete dentro un oggetto che non è stato concepito per accogliere persone, in fondo è una grossa scatola con le ruote, ma ha il potere comunque di rimettervi un po’ al vostro posto, insegna a essere umili.
  3. In occasione dei Mondiali (lo faccio dal 1998) tento sempre di vedere quante più partite possibili; diciamo che quest’anno l’esclusiva di Sky mi ha un po’ rovinato la festa. Non posso dire di essere un appassionato di calcio durante i campionati nazionali ma ritengo comunque la Coppa del Mondo un’ottima occasione per comprendere il variegato mondo in cui viviamo senza dover viaggiare. Il calcio (ma lo stesso può dirsi di altre discipline sportive) è uno specchio dove emergono verità che abbiamo dimenticato: gli olandesi non sono così pacifici come ce li immaginiamo; gli spagnoli assomigliano agli italiani molto di più di quello che crediamo; i greci sono oggi un popolo che in Europa non abbiamo ancora capito davvero e così via.
  4. Sono diventato il felice possessore di una radio DAB, di che? Una radio DAB riceve i segnali radio in modalità digitale via etere invece che nella tradizionale modulazione di frequenza. Basta disturbi, o si sente o non si sente. Non preoccupatevi, non è previsto nessuno spegnimento dei trasmettitori radio su cui fate affidamento (non è previsto nulla di simile a quello che è successo per la TV), tuttavia era da un po’ che oltre a essere un lettore digitale ci tenevo a essere anche un ascoltatore radio digitale ^__^ Sono appassionato di Radio 24 e le sue trasmissioni, è un sollievo poterla ascoltare con un suono limpido in un’area (quella della Bassa veronese) dove il segnale FM ha qualche problema, credo sia in conflitto con altre emittenti.
  5. Ho partecipato l’anno scorso per la prima volta insieme alla mia ragazza alla Camignada poi Siè Refuge (cliccate qui per saperne di più). È una corsa in montagna che dal lago di Misurina porta i partecipanti fino ad Auronzo di Cadore passando appunto per sei rifugi. Trenta chilometri (in realtà sono un po’ di più) di sofferenza immersi in un paesaggio da favola, le Dolomiti. L’anno scorso ne sono uscito martoriato, l’obbiettivo questa volta è evitare di infortunarsi e migliorare il nostro tempo tanto da non doverla più ripetere. Il problema è che la corsa in montagna non ha nulla a che vedere con la corsa in pianura quindi gli allenamenti di quest’inverno e inizio primavera potrebbero non essere valsi chissà a che. Ho ancora due settimane poi per scegliere le scarpe giuste.
  6. Amo Milano da buon novatese, ovvero non è “la mia città” ma da abitante dell’hinterland la ritengo mia alla pari di chi nel capoluogo lombardo ci è nato o ci abita. Sono un po’ di anni che per lavoro mi sono allontanato e mi dispiace. Sono rammaricato di non tastare il polso tutti i giorni a una città che sta cambiando – e non credo in peggio – dopo che per troppo tempo era rimasta immobile. Milano ed Expo 2015 sono un’opportunità per il Paese intero e la sensazione “da fuori” è che la città stia rimanendo troppo sola mentre tutta imbozzolata sta mutando forma per dotarsi di ali tanto forti da aiutare l’Italia a riprendere il volo. So che i cittadini sono stanchi di tutti i disagi che una metropoli disseminata di cantieri può causare ma abbiate pazienza.
  7. Finiamo con una fatto che sono curioso di scoprire se condivido con qualcuno. Attenzione, dovete appartenere anche a un genere molto specifico di persone, quello che “in inverno si va dai nonni che sono lontani 350 km da casa vostra e ci andate in auto”. Ebbene sì, dovete saperlo tutti, sono uno di quelli che da piccolo contava gli alberi di Natale. Come fare passare a voi e alle vostre sorelle o fratelli un lungo e noioso viaggio in macchina, di sera tardi per giunta? I miei si erano inventati il gioco di cui sopra, nulla di più facile associare alle luci degli alberi natalizi una sfida a chi ne avvista e accumula di più, i bimbi si distraggono e insieme ripassano anche le tabelline, che bellezza. Ora dell’arrivo non era neppure importante essere stati troppo precisi ;)

Ora è giunto il momento di “nominare” quindici blogger come il regolamento vuole, in rigoroso ordine sparso:

1.   http://leggoergosum.wordpress.com/ (Marco Dominici, fonte di riflessioni preziosa sull’editoria di oggi)

2.   http://giupasserini.wordpress.com/ (Giulio Passerini, autore di “Nemici di penna”)

3.   http://triportreat.it/ (Cabiria Magni, travel blogger curiosa e intelligente)

4.   http://sognandoemma.wordpress.com/ (Marta Traverso, che chissà, forse ha finito le sue prove tecniche di sogni)

5.   http://librimetro.wordpress.com/ (tutta la squadra ma in modo speciale Mara Marzocchi e Francesco Tommasini)

6.   http://www.disma.biz/ (Disma Pestalozza, ex collega blogger che scrive troppo poco sul suo coso)

7.   http://www.butta.org/ (Mattia Butta, credo che odi catene del genere ma saprà lui)

8.   http://www.giambellinotolstoi.it/ (Luca De Vito, perché orrei che continuasse a raccontare qui la sua Milano)

9.   http://ilfattostorico.com/ (un intrigante Quotidiano di Storia e Archeologia on-line)

10. http://gerundiopresente.wordpress.com/ (non ricordo in che occasione l’ho scoperto ma vale per recensioni di film e libri di genere)

11. http://mariaceciliaaverame.wordpress.com/ (Maria Cecilia Averame che seguo su Twitter e dovrei seguire più spesso sul suo blog)

12. http://nondisolatraduzione.wordpress.com/ (Chiara Manfrinato, forza, qualche altro bel post? ^___^)

13. http://www.metroricerche.it/blog/ (Giovanni Luca Minici, appassionato di metropolitane, una delle mie paia d’occhi nella Milano che cambia)

14. http://www.libreriacontrovento.it/blog/ (Filomena Grimaldi, non ha più un blog suo suo ma quello della sua nuova libreria, la”Controvento” di Telese Terme, volete mettere?)

15. http://www.cartolinedamacondo.it/ (Federico Bona, sta ancora usando inchiostro elettronico simpatico ma sono in attesa almeno dei migliori libri che ha letto in questi sei mesi)

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14 luglio 2014 · 15:59