Daniel Polansky, The Builders, Non è lo stesso trucco. E non è lo stesso traditore

The Builders di Daniel Polansky

The Builders di Daniel Polansky
Traduzione di Davide Mana
Acheron Books, 2017, cartaceo 15 € (16,69 € sul sito); 174 pagine

«”E naturalmente resta la questione in sospeso di chi ci abbia tradito”. “Me lo chiedo anch’io,” disse il Capitano, la sua espressione più terribile del solito».

“The Builders” di Daniel Polansky arriva nel 2017 in edizione italiana tradotto da Davide Mana per la collana Zenobia da lui stesso curata e impreziosito da un’illustrazione di copertina di Alberto Besi. Acheron Books prima o poi renderà disponibile anche l’ebook per adesso accontentiamoci del cartaceo che potete acquistare direttamente sul sito come ho fatto io. Polansky, Polansky dove ho già sentito questo nome… registi a parte Daniel Polansky era già apparso sugli scaffali delle librerie del Belpaese per i tipi di Fanucci nel 2011 con “Il guardiano della città perduta”, traduzione di Giuliana Antioco del primo volume della trilogia di Low Town: “The straight razor cure”.

Come spesso capita con i lanci di nuovi e “giovani” autori di belle speranze – lo statunitense Polansky è nato nel 1984 – se non ti fai notare però sei solo uno dei tanti, nonostante il magico prezzo di copertina di 9,99 euro scelto da Fanucci per il primo libro di Low Town. Il secondo e il terzo volume non infatti sono mai stati tradotti e pubblicati, probabilmente per uno scarso riscontro di pubblico. Sei anni in campo editoriale sono tuttavia un’era geologica fa e Acheron Books raccoglie la sfida ricordando ai disattenti lettori italiani che Polansky, alla pari dei suoi personaggi, è vivo e lotta insieme a noi. “The Builders” è infatti un romanzo breve molto recente, finalista al Premio Hugo 2016.

Esercizio di stile, divertissement, scherzo macabro (come lo stesso Polansky lo definisce), “The Builders” è una versione con animali antropomorfi (?) di un topos classico: il raduno degli eroi con annessa ultima epica impresa. Il Capitano è un topo molto combattivo deciso a vendicarsi di una sconfitta e di un tradimento, per farlo dovrà affidarsi alla sua vecchia compagnia: l’ermellino Bonsoir, l’opossum Boudica, la salamandra Cinabro, il tasso Orzo, la talpa Gertrude, il gufo Elf. Avete contato bene, non è un caso che siano in sette, omaggio palese e voluto a Kurosawa, Sturges ecc. La bravura di Polansky si nota subito nell’abilità con la quale nel respiro corto del romanzo breve (o brevissimo come in questo caso) caratterizza i protagonisti mentre li presenta per poi passare alla descrizione degli antagonisti e alla messa in scena della battaglia finale.

Come ci hanno insegnato tante rappresentazioni di questo tema letterario, non ha tanta importanza per cosa o per quali parti si combatta ma per quale motivo. Il Capitano è stato bravo a trovare spiriti affini al suo che trovano nella guerra e nella distruzione – “Noi non costruiamo” – il loro fine esistenziale e la storia ruota intorno a questo concetto. Il grande assente di “The Builders” è infatti la società, quelli che non combattono: non ci sono contadini o cittadini da salvare come ne “I magnifici sette”, forse per via del limitato numero di pagine che Polansky si è concesso per raccontare la sua storia, forse perché non gli interessava dare ai suoi guerrieri altra motivazione che l’ebbrezza della lotta.

Avrete compreso come “The Builders”, se amate il genere e le ambientazioni western simil fine Ottocento, siamo dalle parti di una Terra alternativa naturalmente, sia una piccola gemma rosso sangue da aggiungere al proprio tesoro di letture. Plauso a Davide Mana che ci restituisce la scrittura di Polansky con pochissime incertezze. L’invito ai titolari di Achron Books è quello di rendere disponibile al più presto questa storia in formato digitale, magari a un prezzo invitante. In caso dopo “The Builders” vi venisse voglia di passeggiare per le strade di Rigus, la città de “Il guardiano della città perduta”, l’ebook si trova in tutte le librerie elettroniche a 6,99 euro (nel momento in cui scriviamo, estate 2017). E il cartaceo Fanucci? Nei remainders da un pezzo…

 

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Kobo Aura H2O Edition 2 come va

In cerca di un ereader resistente all’acqua?

Ricordate? A fine 2014 Kobo aveva portato nei negozi italiani un ereader resistente all’acqua, il Kobo Aura H2O. Condivideva la scocca con il top di gamma dell’azienda nippo-canadese, il Kobo Aura HD (attualmente non più in comemrcio) ed era IP67, ovverosia impermeabile per un massimo di 30 minuti a un metro di profondità, se si aveva avuto l’accortezza di aver inserito la protezione per il connettore. Ora è stata rilasciata la seconda edizione del Kobo Aura H2O che ha ottenuto la certificazione IPX8: se amate leggere le vostre storie sott’acqua l’ereader può resistere fino a 60 minuti in due metri d’acqua, senza che dobbiate ricordarvi di nulla.

Sono davvero grato a Edelman, l’agenzia che cura la comunicazione di Kobo in Italia, di avermi contattato per chiedermi se volevo provarne uno come già accaduto per altri ereader… peccato che debba restituirlo! Se non avessi già un Kobo Aura HD, me lo sarei comprato. Dopo dieci giorni posso dirvi la mia sul Kobo Aura H2O Edition 2 🙂 Se poi la mia breve recensione vi avrà convinto lo trovate già disponibile sul sito it.kobobooks.com oltre che nei negozi d’elettronica di catena e nelle librerie Mondadori e Feltrinelli.

Quanto grande è? Nulla di nuovo sotto il sole se già conoscete il modello precedente o l’Aura HD: avrete tra le mani un dispositivo da 6,8″, quindi dalle parti di un classico formato tascabile, il suo schermo Carta eInk ha una risoluzione da 265 dpi, 1440 x 1080 pixel (WXGA+) di conseguenza non possiamo dire che vi siano stati dei miglioramenti da questo punto di vista. Purtroppo pare che la tecnologia degli schermi ad inchiostro elettronico sia rimasta ferma in questi ultimi anni. Se volete dei caratteri riprodotti meglio, a 300 dpi, il consiglio è quello di acquistare un Kobo Aura ONE che ha uno schermo da 7,8″ (1872 x 1404 pixel).

Il Kobo Aura H2O – nella prima foto l’esterno della confezione, molto elegante; nella seconda l’interno dove troverete l’ereader, le istruzioni e il cavo USB per connetterlo a un computer o tramite un trasformatore, non in dotazione, a una presa – è un lettore leggero, poco più di due etti (207 g), ed ergonomico grazie al retro zigrinato cui i polpastrelli delle dita aderiscono bene. Come gran parte dei lettori di questo sito sanno una cover protettiva vanificherà purtroppo la piacevolezza della presa; anche la sleepcover ufficiale lascia scoperto solo il pulsante di accensione/standby. Abituato come sono alla levetta del Kobo Aura HD, posta sul lato corto in alto, ho trovato un po’ scomodo il tasto messo sul retro ma immagino sia questione di prenderci la mano.


L’accensione è molto veloce, si passa in un secondo dallo stand-by alla pagina del romanzo che avevate lasciato in lettura. Buona anche la velocità con la quale si salta da una voce all’altra del menù, l’ho trovata molto soddisfacente, lo stesso posso dire per quella delle operazioni possibili sul testo: ricerca del significato di una parola e l’attivazione delle funzioni evidenziatore e aggiungi nota. Notate bene, ho confrontato i tempi di risposta del Kobo Aura H2O Edition 2 (processore 1Ghz Freescale SoloLite iMx6) con quelli del mio vecchio Kobo Aura HD (processore 1GHz Freescale i.MX507). E un po’ di voglia di cambiarlo m’è venuta…


Soprattutto mi è decisamente piaciuta la ComfortLight PRO già presente sul Kobo Aura ONE. In pratica l’ereader dispone di una regolazione automatica dell’illuminazione delle schermo. Se al mattinno la predominante è una luce fredda e azzurra man mano che il giorno cede spazio alla sera e poi alla notte passa a una luce sempre più calda e arancione. Nel mio caso non l’ho trovata una sparata pubblicitaria, come può sembrare a chi non l’ha mai provata, ma – leggendo perlopiù dopo le 21 – una modalità effettivamente più rilassante per la lettura notturna rispetto a quanto precedentemente osservato con l’illuminazione del Kobo Glo e del Kobo Aura HD che è sempre “blu”.

Nell’immagine sopra la schermata dell’Aura H2O Edition 2 acceso su una pagina de I guardiani di Maurizio de Giovanni; c’è sopra ancora la pellicola protettiva ma credo si possa capire l’alto livello di nitidezza dello schermo Carta eInk. La batteria non ho potuto testarla a dovere in soli dieci giorni ma disattivando l’antenna wi-fi (ricordo che l’Aura H2O Edition 2 non ha altro modo per connettersi alla rete, non alloggia SIM) l’autonomia dichiarata è di “diverse settimane” (sic!); rispetto al Kobo Aura H2O precedente è stata raddoppiata la capienza della memoria interna che passa da 4GB  a 8GB.

Vale la pena spendere 179,99 euro (ovvero sessanta euro in più di un Kobo Aura, ma cinquanta in meno di un Kobo Aura ONE)? Se non possedete ancora un lettore digitale – e se non preferite un lettore Kindle o Tolino per citare le altre due principali alternative in Italia – il Kobo Aura H2O Edition 2 ha dalla sua parte la ComfortLight PRO che i suoi predecessori non hanno, però dall’altra non ha lo schermo a 300 dpi del Kobo Aura ONE. Valutate poi se gli 8 GB di memoria integrata sono sufficienti per le vostre esigenze, il Kobo Aura H2O Edition 2 non può accogliere nessuna scheda Micro SD a differenza del Kobo Aura H2O prima edizione.

Immagine | Justice League (2017)

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Kent Haruf, Le nostre anime di notte, ho deciso di non badare a quello che pensa la gente

Le nostre anime di notte di Kent Haruf

Le nostre anime di notte di Kent Haruf
Traduzione di Fabio Cremonesi
NN Editore, 2017, 8,99 € ebook (17 € cartaceo)

«”Ti ho già detto che non voglio più vivere in quel modo – per gli altri, per quello che pensano, che credono. Non è così che si vive. Non per me, almeno”».

Ambientato nel 2014, lo stesso anno che ha visto scomparire il suo autore, Le nostre anime di notte mi ha portato – insieme a tanti lettori italiani ultimamente, i libri di Kent Haruf sono diventati quel che possiamo definire il caso editoriale del 2017 – in una cittadina americana di provincia, Holt (Colorado). Un piccolo centro dove è impossibile sfuggire al controllo sociale della comunità che lo anima sia una volta – “A quei tempi era insolito che un uomo facesse l’infermiere. La gente non sapeva cosa pensare” – sia ai giorni nostri. Un luogo insomma dove le storie di ciascuno sono le storie di tutti, come quella dei due vedovi Addie e Louis che decidendo di condividere la loro vecchiaia insieme e finiscono sulla bocca di tutti, appunto. Siete persone riservate o ossessive riguardo ai giudizi che gli altri possono dare di voi? “Le nostre anime di notte” non sarà per voi una lettura gradevole.

Il modo in cui Kent Haruf scrive di Holt è semplice, brevi descrizioni di gesti elementari si alternano a lunghi dialoghi. Tutto è sotto la luce del sole in Colorado e la prima cosa che pensi è: “Anch’io saprei scrivere così di… (sostituite ai puntini il nome della vostra città)”. È un giudizio affrettato, fidatevi. Provate a scrivere così e vedrete. Vi accorgereste che la sincerità necessaria per descrivere la vita dei vostri protagonisti come fa Haruf è quasi insopportabile. Mentre leggevo “Le nostre anime di notte” pensavo anche alla scrittura di Alan Ball o Mark Frost e David Lynch ora che va tanto di moda saccheggiare la letteratura per farne buone serie TV. Intanto il libro di Haruf mentre ci fa conoscere Addie e Louis ci parla di mezzo secolo di vita americana vissuto in un luogo dove vi rimaneva chi non ne sarebbe stato protagonista ma solo spettatore. Holt è in fondo anche uno qualsiasi dei nostri bastardi posti.

Torniamo un secondo ai lettori che non sopportano di essere giudicati, siete ancora qui? Molto bene. C’è una scena rivelatrice poco prima della metà de “Le nostre anime di notte” quando Addie e Louis decidono di pranzare in centro per mettere alla prova i benpensanti. Holt è piccola e su Main Street si allineano “la banca, il negozio di scarpe, la gioielleria e il grande magazzino, […] tutte le facciate posticce degli edifici”; facciate finte come la cortesia che usiamo quando siamo in scena per gli altri. Al termine del pranzo Haruf in poche righe riesce a far comprendere al suo lettore che, grazie al Cielo, perfino a Holt non siamo più negli anni Cinquanta ma nel XXI secolo. Alleluja. Il che non vuol dire che per vivere in Colorado non sia necessario farsi un po’ la pelle dura per non soffrire delle cattiverie delle malelingue…

A Holt addirittura si può ritrovare un proprio centro dopo un evento traumatico come la separazione dei propri genitori. O meglio, recuperare un certo grado di serenità, almeno per lo spazio di una estate, se si incontrano le persone giuste come capita al nipote di Addie, Jamie, che entra nella vita quotidiana della anziana coppia di punto in bianco. Tra i campi di granturco e grano, durante un campeggio sulla strada per le Montagne Rocciose e la fiera annuale della contea, il mondo di Holt dà il meglio di sé aiutando il bambino a capire cosa sta accadendo fra i suoi e insegnandogli a prendersi cura di sé e degli altri, oltre che a essere autonomo, mica poco. Allo stesso tempo a Holt nessuno dimentica quel che hai fatto o non hai fatto e i suoi abitanti possono scontare giudizi su eventi accaduti quarant’anni prima.

Quanto il cuore di Holt sia duro e meschino Haruf infatti non mancherà di ricordarcelo più avanti nel prosieguo della storia. È il primo Haruf che leggo, di conseguenza ne ho davanti almeno tre già tradotti in italiano da NN Editore: la Trilogia della Pianura – Canto della pianura, Crepuscolo e Benedizione – ambientata durante il secondo Novecento. La leggerò? Io sono un lettore sentimentale, dovrò pensarci sopra visto che “Le nostre anime di notte” mi ha già reso antipatico il conformismo spietato di questa città immaginaria.

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Michael Tamblyn, presidente e CEO di Kobo sul concorso “6 romanzi in cerca di autore”, il self-publishing, Shelfie, Kobo Plus e Tolino

Giovedì 20 aprile 2017 ho avuto modo di intervistare il presidente e CEO di Kobo Michael Tamblyn a margine della cerimonia di premiazione dei vincitori del concorso “6 romanzi in cerca di autore”. Grazie ancora per l’intervista Mr Tamblyn.

Luca Albani: Siete rimasti soddisfatti dalla risposta del pubblico italiano al concorso “6 romanzi in cerca d’autore”? Avete intenzione di replicare ogni anno competizioni di questo tipo? Anche in Francia ne avete organizzato uno – “A la découverte des talents de demain” –, quali differenze ha trovato tra le scrittrici e gli scrittori italiani e quelli francesi?

Michael Tamblyn: Siamo davvero contenti del successo riscontrato dal concorso italiano “6 romanzi in cerca di autore” dato che ha registrato più di 700 partecipanti e questo sin dal primo anno. L’interesse suscitato è stato così forte che vorremmo farne un concorso annuale e ci stiamo adoperando insieme ai nostri due partner italiani Mondadori e Passione Scrittore per fare una seconda edizione il prossimo anno. Anche il concorso francese è stato un successo.

Una differenza interessante che abbiamo notato tra i due concorsi è che i libri degli autori italiani riflettono la cultura locale, parlo in special modo dei sei vincitori. La danza del puparo ad esempio evoca la tradizione del teatro dei burattini della Sicilia di un tempo; Il frullo del beccaccino si svolge tra le rovine degli antichi templi della magica campagna siciliana. I manoscritti francesi erano invece ambientati in tutto il mondo, dalla costa orientale degli Stati Uniti alla isola polinesiana di Tahiti.

Entrambi i concorsi sono in linea col nostro impegno di far emergere nuovi scrittori. In Canada abbiamo un Emerging Writers Prize annuale in cui diamo ad autori di fiction, non-fiction e di opere di genere non solo un premio in denaro [10.000 dollari per ognuno dei tre vincitori nelle rispettive categorie, ndr] ma anche un anno di supporto per il merchandising e il marketing per aiutarli a far decollare le loro carriere.

Focalizziamo la nostra attenzione sugli scrittori debuttanti perché emergere con un nuovo libro è difficile in un mondo di vendite online in cui fattori come lo storico delle vendite e i tassi medi di click incidono direttamente sulla visibilità di un titolo. Ci auguriamo che questi premi attirono l’attenzione del pubblico sui nuovi lavori.

LA: Recentemente lei ha definito il self-publishing come “la materia oscura dell’universo editoriale” (The Bookseller); crede che Kobo sia più attrezzata delle case editrici tradizionali nel rilevare e perché no, far emergere, questa marea montante di autori indipendenti? Già incide per il 20% sulle vendite del Kobo Store, quanto crede potrà ancora crescere?

MT: Abbiamo già visto una crescita delle vendite [di questi titoli, ndr] già in questo primo scorcio di 2017, quindi crediamo di sì. E sebbene finora rappresenti circa il 10% delle vendite su scala globale, in alcuni mercati è più del 20%. Non cerchiamo di copiare il lavoro di un editore quanto piuttosto di offrire, tramite il nostro programma di self-publishing Kobo Writing Life, agli autori indipendenti un ecosistema distributivo e un canale di vendite in cui riescano ad arrivare ai loro clienti direttamente. Il self-publishing in alcuni casi permette agli autori di condividere storie con amanti della lettura che potrebbero non rientrare nelle categorie e nei compiti di un editore tradizionale. Allo stesso modo, pensiamo a fenomeni come Cinquanta sfumature di grigio, l’autopubblicazione cattura l’attenzione dell’editoria tradizionale tanto da aiutarli a diventare dei bestseller internazionali.

Abbiamo scoperto che i lettori hanno un desiderio concreto di leggere ebook autopubblicati, o, detto in un’altra maniera, non fanno distinzioni se la storia li affascina tra un lavoro autopubblicato e uno pubblicato tradizionalmente da una casa editrice. Senza alcun dubbio ci aspettiamo che il fenomeno del  self-publishing continuerà a espandersi.

LA: Se, come ha dichiarato l’anno scorso alla CNBC, il lettore di Kobo non salta da un’applicazione all’altra (Teleread) ma si concentra su una sola piattaforma per leggere possiamo aspettarci che Kobo continuerà a supportare gli ereader a inchiostro elettronico nel prossimo futuro? Non verranno soppiantati definitivamente dagli smartphone secondo lei?

MT: Tutto quel che facciamo lo facciamo per il lettore, e proprio parlando con migliaia di nostri clienti abbiamo scoperto che una grande percentuale di persone sono in cerca di un’esperienza di lettura immersiva priva di distrazioni – esattamente quella che ereader a inchiostro elettronico come il nuovo Kobo Aura H2O offre, ad esempio. Progettiamo questo tipo di dispositivi per gli appassionati di lettura più estremi cercando di dare loro la migliore esperienza possibile, pensate ai patiti di musica che allo stesso modo scartano gli auricolari economici scegliendo le cuffie migliori per ascoltare al meglio i propri artisti. Tutto ciò premesso, tanti nostri clienti amano leggere su dispositivi che già posseggono e continueremo a offrire le app gratuite più complete che riusciremo a offrire per gli smartphone e i tablet più diffusi.

LA: Kobo ha poche settimane fa acquisito Shelfie (The Verge): quest’applicazione com’è noto promuove l’incontro tra il libro cartaceo e il suo equivalente elettronico ed era riuscita nel 2015 a stringere accordi con circa 1200 editori di lingua anglosassone e a promuovere sperimentazioni nelle librerie, porterete avanti Shelfie così com’è allargandola ad altri mercati?

MT: Grazie all’acquisizione di Shelfie vogliamo trovare modi nuovi e innovativi per avvicinare i libri a stampa a quelli in digitale, vogliamo agevolare i lettori che amano il cartaceo a provare la lettura digitale. L’integrazione di Shelfie con Kobo migliorerà i consigli di lettura dedicati ai nostri clienti e, allo stesso tempo, renderà ancora più facile l’approccio alla lettura digitale ai lettori alle prese per la prima volta con gli ebook. Come? Gli raccomanderemo i titoli che potrebbero piacergli in base ai libri che già posseggono nelle loro librerie casalinghe. Forniremo al pubblico maggiori informazioni su quel che intendiamo fare nei prossimi mesi.

LA: Infine, a partire da fine gennaio 2017 Kobo è diventato il nuovo partner tecnologico dell’alleanza Tolino mentre a febbraio avete lanciato Kobo Plus – un abbonamento all-you-can-read a una certa selezione titoli – nei Paesi Bassi e in Belgio. Ritiene che in Europa vi sia ancora la possibilità di erodere quote di mercato ai vostri diretti concorrenti?

MT: Sì sicuramente. Nuovi servizi come Kobo Plus rappresentano opportunità grandiose per raggiungere quei lettori che vogliono tanta scelta a un ottimo prezzo. Siamo sempre in cerca di modi per raggiungere i lettori più sfegatati offrendo loro modalità di fruizione della lettura che siano adatte a ogni momento della loro giornata e sempre più convenienti.

La nostra partnership esclusiva con Tolino significa che Kobo possiede la piattaforma che ora serve una porzione significativa del mercato tedesco degli ebook. Il nostro partner principale è la Tolino Alliance, un’allenza tra le tre più grandi librerie di catena della Germania, con altri partner in sei paesi – Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio e Italia – che approvvigionano 22 marchi di vendita al dettaglio. Se a questo aggiungiamo la partnership vincente di Kobo in Francia, Spagna e Portogallo con FNAC; nei Paesi Bassi e in Belgio con BOL.com; e in Italia sia con Feltrinelli sia con Mondadori è evidente come Kobo abbia più possibilità che mai di rendere la vita migliore ai lettori europei.

 

 

 

 

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Mohsin Hamid, Exit West, le notizie parlavano di guerra e migranti e nativisti

Exit West di Mohsin Hamid

Exit West di Mohsin Hamid
Traduzione di Norman Gobetti
Einaudi Editore, 2017, 9,99 € ebook (17,50 € cartaceo)
n.b. Lettura su copia gratuita inviata dall’editore

«[…] e ora si stavano aprendo tutte quelle porte da chissà dove, e arrivava ogni sorta di strana gente […], e quando usciva l’anziana signora aveva la sensazione di essere emigrata anche lei, che tutti emigriamo anche se restiamo nella stessa casa per tutta la vita, perché non possiamo evitarlo. Siamo tutti migranti attraverso il tempo».

In copertina quelli dell’Einaudi, per l’edizione italiana di Exit West di Mohsin Hamid, hanno messo una foto di due stanze separate da una porta aperta, gli ambienti sono parzialmente riempiti dalla sabbia del deserto. Evocata forse non a caso dall’autore stesso all’interno del suo romanzo, la fotografia è stata scattata in Namibia, nella città fantasma di Kolmanskop. Un insediamento che i minatori tedeschi abitarono a inizio Novecento per poi abbandonarlo una volta esaurite le miniere di diamanti. È anche un esempio delle migrazioni che sono accettate dagli occidentali, quelle verso gli altri paesi, mentre è tutto un altro discorso quando si tratta di accogliere entro i propri confini le migliaia e migliaia di migranti che si vedono sbarcare ogni giorno sugli schermi televisivi europei.

È interessante come alcuni recensori abbiano attribuito a Exit West l’etichetta di romanzo distopico quando a mio parere si tratta esattamente dell’opposto. Finalmente un romanzo utopico. Cosa accadrebbe se da un giorno all’altro una porta comune, una di quelle che tutti abbiamo in casa, si aprisse non sulla prossima stanza ma su quella di un altro continente? Un passaggio non certo facile, molto simile a una seconda nascita, che si può fare anche al contrario per tornare da dove si è venuti e tutte le volte che si vuole. Forse dopo un primo periodo di stupore, e anche di paura, ci accorgeremmo che così tante porte aperte verso l’altro consentirebbero all’umanità di riconciliarsi in una sola comunità, non più divisa dal colore della pelle e dall’appartenenza religiosa.

Spesso chi non vuole “subire” i flussi migratori si barrica dietro alla perentoria affermazione: “Qui non c’è più spazio”. Exit West dimostra come vi sia sempre spazio per l’altro e di come tale concetto sia del tutto relativo. Tutte le città del mondo ad esempio sono piene di spazi (o di case) vuoti che si potrebbero mettere a disposizione per coloro che per libera scelta o costretti sono in cammino. Come nel brano riportato all’inizio siamo tutti migranti attraverso il tempo, siamo tutti destinati a passare altrove. Anche la stessa distinzione tra migranti e nativi fino a quanti anni indietro nel tempo vale? Chi sono gli abitanti originali della California?

Mohsin Hamid è abile a trasformare la sua storia per gradi, trasportandoci nello stesso tempo da un luogo a un altro, esattamente come capita ai migranti: da una città (asiatica?) dilaniata da una non ben precisata guerra civile si passa a un luogo diventato simbolo dell’attuale fenomeno migratorio in atto, Mykonos. Dalle isole Cicladi arriviamo a Londra e poi da lì sulla costa ovest degli Stati Uniti. In attesa che la realtà virtuale si sviluppi abbastanza da farci vivere ciò che prova un’altra persona, un romanzo come Exit West è tra le poche possibilità che abbiamo oggi di comprendere, almeno per sommi capi, che cosa sta succedendo in questo inizio di XXI secolo, perché così tante persone stiano lasciando le loro case per cercare un nuovo futuro lontanissimo da dove sono nate.

Ma allora ci troviamo di fronte a un romanzo buonista? Chiamando i difensori dello status quo “nativisti” Hamid smonta il meccanismo sotteso a ogni tipo di razzismo legato a un’appartenenza territoriale. Se riconosciamo che siamo tutti ospiti dello stesso pianeta e che siamo tutti uguali per quale motivo dovremmo combatterci? O siete fra quelli che credono che l’Occidente sia l’ultima e più perfetta forma di società della Storia? Saeed e Nadia – la coppia protagonista di Exit West, raffigurazione plastica del pensiero religioso e del pensiero laico – assistono all’uscita di scena (exit) dell’Occidente senza dimenticare di raccoglierne l’eredità più importante, la democrazia. Auguriamoci che sia davvero così per le generazioni che verranno a sostituirci.

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Kobo’s Michael Tamblyn on the Italian competition “6 novels in Search of an Author”, self-publishing, Shelfie, Kobo Plus and Tolino

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On Thursday, April 20, 2017 I had a chance to interview Kobo’s CEO, Michael Tamblyn on the sidelines of the “6 novels in Search of an Author” awards ceremony. Thanks for agreeing to this interview, Mr Tamblyn.

Luca Albani: Did you like the Italian response to the competition “6 novels in Search of an Author”? Are you going to replicate the competition every year? In France you have organized – “A la découverte des talents de demain” – did you notice differences between Italian and French writers?

Michael Tamblyn: We were extremely pleased with the success of the Italian competition “6 novels in Search of an Author” as it brought us more than 700 entries – and this, in the first year. The interest was so strong that we would like to make this an annual competition and are working with our Italian partners Mondadori and Passione Scrittore on a second edition for next year. Our French competition was very successful as well.

Between the two competitions, one interesting difference we noted was in the reflection of local culture in the books from the Italian authors, and especially the six winners. For example, La danza del puparo evokes traditional puppet theater from ancient Sicily; Il frullo del beccaccino takes place among ruins of old temples in the magical Sicilian countryside. Meanwhile, the French manuscripts were set all over the world, from the American East Coast to the Polynesian Island of Tahiti.

Both competitions are in keeping with our commitment to emerging writers. In Canada, we have an annual Emerging Writers Prize where we give debut fiction, non-fiction and genre authors not only a monetary prize but a year of merchandising and marketing support to help kick start their careers.

We focus on debut writers because breaking through with a new book can be difficult in the world of online sales, where factors such as sales history and click-through rates directly affect its discoverability. We hope these prizes help focus attention on new works.

LA: You recently described the self-publishing as “dark matter of the editorial universe” (The Bookseller). They already acount for 10% of the Kobo Store unit sales, do you believe that this figure can still grow?

MT: We are already seeing sales growth in 2017, so yes. And while it represents 10% of sales globally, in some markets it’s more than 20%. We don’t try to replicate the work of a publisher, but rather, through our self-publishing service Kobo Writing Life, offer independent authors a distribution ecosystem and a sales channel where they can reach customers directly. In some cases, self-publishing enables authors to share stories with booklovers that may not fit a traditional publisher’s mandate or categories. As well, in the case of books such as Fifty Shades of Grey, self-published titles capture the attention of traditional publishers, who help catapult them to bestselling international phenomena.

We’ve discovered readers have a real appetite for self-published books, or, put another way, don’t distinguish between self-published and traditionally published work if the story appeals to them. We fully expect self-publishing to continue to expand.

LA: As stated last year to CNBC, the Kobo reader does not jump between applications (Teleread) but focuses on a single platform to read. Can we expect that Kobo will continue to support E Ink E-reader in the future?

MT: Everything we do is for the reader, and through speaking with thousands of our customers, we have found that a large percentage of people look for a distraction-free reading experience – and E Ink eReaders like the new Kobo Aura H2O offer just that. We create these types of devices for the avid booklover looking for the best reading experience, very much like the music lover who chooses to listen on quality headphones as opposed to cheap earbuds in search of the best possible music experience. That said, many of our customers love to read on devices they already own, and we continue to offer best-in-class free reading apps available for the most popular tablets and smartphones.

LA: Kobo has acquired a few weeks ago Shelfie (The Verge): this application promotes the meeting between the printed book and its electronic equivalent, and in 2015 was able to enter into agreements with about 1,200 English-speaking publishers and to promote experimentation in bookstores. Will you bring Shelfie forward as it is, expanding it to other markets?

MT: With the acquisition of Shelfie, we want to find new and innovative ways to bridge the print/digital divide and make it easier for print readers to try digital. The integration will enhance book recommendations for our customers, as well as make it even easier for readers who are new to eBooks to get started by recommending titles they might like based on what they already have on their bookshelves at home. We will have more information to share in the coming months.

LA: By the end of January 2017 Kobo became the new technology partner of Tolino and in February you have launched Kobo Plus – an all-you-can-read subscription with a stock selection – in Netherlands and Belgium. Do you think that there is still the possibility to gain market share from your competitors in Europe?

MT: Yes, most definitely. New services such as Kobo Plus offer great opportunities to reach readers who want lots of choice at a great price and we are always looking for ways to reach booklovers and to offer them services allow them to fit reading into more parts of their day, and to make reading ever more convenient.

Our Tolino partnership alone means that Kobo owns the platform that now serves a substantial portion of the German eBook market. Our primary partner is the Tolino Alliance, an alliance of the three largest bookstore chains in Germany, with other partners in six countries, including: Germany, Austria, Switzerland, the Netherlands, Belgium and Italy, serving 22 retail brands. Add that to the very successful partnerships run by Kobo in France, Spain and Portugal with FNAC; in Netherlands and Belgium with BOL.com; and in Italy with both Feltrinelli and Mondadori and you can see how there are more opportunities than ever for Kobo to make the reading lives of Europeans better.

 

 

 

 

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Se i lettori in Italia bisogna andarseli a cercare ha senso avere un Salone a Torino e una Fiera a Milano

I numeri del primo Salone del Libro di Torino 1988

Quest’anno sarà ricordato dai pochi che se ne interessano come quello del trentennale del Salone del Libro di Torino e quello della prima edizione di Tempo di Libri a Milano. Quanti visitatori si aspettava Torino nel 1988? Cinquantamila, furono centomila. Quanti se ne aspettava la prima fiera dell’editoria milanese nel 2017? Settanta/ottantamila per dichiararsi soddisfatti, sono stati sessantamila. Secondo me ha ragione la responsabile del programma di Milano Valerio che sul Libraio si domanda “La mia curiosità di oggi, è che cosa vogliamo vedere in questi numeri?” (“Tempo di Libri: il bilancio di Chiara Valerio, che guarda al futuro della manifestazione”, 24/04/2017).

In pochi ricordano come nel 1987 furono appena quattro editori, l’Einaudi, l’Utet, la Sei e la Boringhieri, a voler organizzare il primo salone nel capoluogo piemontese (un approfondimento lo trovate sul sito di RaiNews); l’imprenditore Guido Accornero raccolse l’idea del libraio Angelo Pezzani e pur tra i malumori di Milano e lo scetticismo di Bologna – “Vincente non è lavorare sul generico ma sullo specifico”, così dichiarava al Corriere nel luglio 1987 la project manager della Fiera del Libro per ragazzi Francesca Ferrari – il salone l’anno dopo si fece. Erano anni del resto in cui con le parole di Carlo Sartori, direttore relazioni esterne di Mondadori “se la capitale del libro è Milano, Torino lo è però dei saloni”.

Se però, come è probabile, ben pochi torinesi – sindaco Appendino a parte – hanno preso il treno per partecipare a Tempo di Libri e se a Torino quando dichiaravano 300.000 visitatori solo il 37% (circa 100.000 persone) veniva da fuori regione (fonte: La dimensione economica del Salone Internazionale del Libro di Torino, dicembre 2009) allora Tempo di Libri ha fatto emergere a Milano 60.000 persone interessate alla lettura e all’oggetto libro.

Un numero di milanesi certamente inferiore alle attese ha raggiunto i padiglioni della Fiera – la metà dei residenti delle zone 14 e 15 del capoluogo lombardo accorpate, ma equivalente agli abitanti di Benevento o Matera –, che pur tuttavia, sempre secondo le rilevazioni dello studio che vi ho citato (appena il 13,7% del pubblico del Salone che arrivava dalla Lombardia si fermava più di un giorno, sovrastimiamo a 20.000 i limboardi che vanno al Salone?), difficilmente andrà al Lingotto quest’anno.

L’edizione 2016 di Torino si è fermata a 126.406 biglietti staccati, sotto la Mole c’è chi festeggia perché Milano non ha messo in ombra il Salone steccando per numero di visitatori la sua prima edizione (dato finale: 60.796 biglietti)… ma sono consapevoli a Torino che fuori dal Piemonte c’è chi non ha mai sentito parlare dopo ventinove edizioni di un Salone del Libro? Già trent’anni fa c’era chi parlava della necessità di una fiera itinerante per l’Italia, ora ce n’è un’altra a Milano che ha aggiunto pubblico invece che sottrarlo, esattamente come a Roma dove nel corso di quindici anni sono riusciti a consolidare uno zoccolo duro di 50.000 persone disposto a spingersi all’EUR per partecipare a Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria.

Possiamo vedere nei numeri di Tempo di Libri una sconfitta ma non sarebbe che la sconfitta di un progetto culturale e credete davvero ci sia bisogno di vedere morire il dibattito delle idee in Italia? Facciamo a chi sta dalla parte del lettore per una volta e auguriamoci che gli editori e l’amministrazione comunale milanese decidano di replicare l’anno prossimo organizzando Tempo di Libri 2018. Aumenteranno anche i numeri del Salone di Torino.

Immagine | Corriere dalla Sera, 23 maggio 1988

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In occasione della Giornata Mondiale del Libro perché cara Rai trasmetti uno spot “triste”?

Premessa, pagavo il canone prima che lo mettessero in bolletta e sono grato alla Rai per tutte le belle trasmissioni che produce e che continuo a vedere o ascoltare. Lavoro anche nell’industria editoriale italiana e dovrei essere contento che la Rai abbia deciso di girare uno spot per la Giornata Mondiale del Libro (domenica 23 aprile 2017). Ideato e realizzato dalla direzione Creativa Rai in collaborazione con il Centro di Produzione Rai di Torino questo promo – che ho appena vista su Rai Due, perdonate se scrivo sull’onda emotiva – è ben fatto ma secondo me ha un difetto evidente. È triste. C’è bisogno di accompagnare nel nostro paese il concetto di lettura alla tristezza? Penso di no.

Uno dei fotogrammi finali dello spot Rai per la Giornata Mondiale del Libro 2017, allegro vero?

Se come recita il comunicato stampa “leggere […] è un’esperienza viva, un incontro fantastico in cui si diventa co-protagonisti” mi ha messo invece maliconia vedere il Piccolo Principe, Don Chisciotte e Sancho Panza, il mostro di Frankenstein e Cosimo Piovasco di Rondò (il barone rampante) sperduti nel nostro tempo e nei nostri ambienti (una piazza con una altalena, una stazione di rifornimento, un caffè chissà per quale motivo molto diner statunitense e un parco) in attesa di una lettrice o di un lettore. Un libro è un incredibile incontro dice la voce calda del doppiatore e mi è venuto da pensare: “Certo, pare dirlo per chi non ha una famiglia, o non ha amici, oppure una connessione a Internet”.

Come ho detto lo spot è ben realizzato e molto bello da vedere e ha vinto anche il premio internazionale PromaxBDA Europe Awards 2017 (categoria Best social responsability), forse però manca il bersaglio se intendeva rivolgersi, cito sempre il comunicato stampa “in particolare al pubblico dei giovani e ai cosiddetti ‘young adults’”. Vi si è rivolto in particolare con il taglio, passatemi il termine, che aveva la scuola di quando la frequentavo io, quello delle letture obbligatorie, quello dei libri imprescindibili. Non diventa malinconico il personaggio di un romanzo se non lo leggi, semplicemente se ne sta tra le sue pagine ad aspettare il lettore giusto. Paziente come Morla della Storia Infinita.


Ed è anche forse miope, rispetto ai dati che possediamo, dire che dobbiamo “stimolare interesse rispetto al valore emotivo dei grandi classici della letteratura” (qui il testo Rai completo). Perché non è corretto affermare che gli adolescenti “leggono sempre meno” quando se i giovani si sono messi a leggere – in controtendenza rispetto agli adulti di questo Paese, sono loro i grandi assenti altro che i giovanissimi – l’hanno fatto per via di J.K. Rowling, Stephenie Meyer, Suzanne Collins, Rick Riordan e Jeff Kinney, solo per citare una manciata di autori contemporanei. Vi è capitato di vedere in televisione questo spot? Vi rigiro in apertura il link del video caricato da quelli de La Notizia Quotidiana su You Tube. Davvero vorrei il vostro parere nei commenti. Aiutiamo la Rai a elaborare per l’anno prossimo uno spot divertente per invitare tutti alla lettura.

Immagini e video | Rai

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Vanni Santoni, La stanza profonda, hai un passaggio segreto in casa e non ce lo dici?

La stanza profonda di Vanni Santoni

La stanza profonda di Vanni Santoni
Editori Laterza, marzo 2017, 9,99 € ebook; 14 € libro cartaceo

«Chi fu […] a parlare di escapismo? Era il suo opposto. Chiudersi e produrre senso proprio perché fuori ce n’era sempre meno. La realtà si misura forse dal numero di fruitori? Non ne basta forse uno, non basta un solo osservatore per far uscire le cose dallo stato di latenza?».

Vanni Santoni col suo ultimo romanzo pubblicato da Laterza ci convoca uno a uno nella sua personale versione della Locanda dell’Ultima Dimora. “La stanza profonda” – alla pari della locanda suddetta – è uno dei luoghi dove tutto inizia e rinizia sempre. È una delle migliaia di stanze dove si sono riuniti, si riuniscono e si riuniranno i giocatori di ruolo; in particolare questa storia è ambientata in quel di Valdarno, un territorio che pare, se non circondato, pervaso dal Nulla di Michael Ende, lontano dai grandi centri urbani, addirittura spoglio nel XXI secolo di quel tessuto sociale, di quelle professioni e di quei mestieri che sembravano ancorarlo alla realtà. E allora perché non continuare a giocare?

“La stanza profonda” è la storia di una generazione il cui immaginario incredibilmente, contro ogni previsione, è diventato mainstream (lascio a voi decidere se sia stata cosa buona – ne parla Vanni Santoni ai tipi di fanpage.it in questo video –, è di questa opinione Mauro Longo, oppure no, vedi ad esempio Davide Mana); è la fotografia di chi nato negli anni Settanta e Ottanta ha votato il proprio tempo a immaginare e a vivere storie tra gruppi di pari e ora si rivede sul piccolo schermo in Mike, Lucas, Will e Dustin di Stranger Things che giocano a Dungeons & Dragons nel 1983 (quando gli attori che li interpretano sono nati dopo il 2000). Se i Goonies hanno vinto c’è però una ragione per cui un seguito non è mai stato girato, perché forse sarebbe troppo malinconico.

Il master senza nome che racconta la storia sua e dei suoi giocatori – i più fedeli: il Bollo, il Paride, Andre, Leia, Tiziano e il Silli – sa che il tempo sfilaccia le relazioni e allontana le persone ma in fondo, oggi come trent’anni prima, vuole solo una cosa, e cito: “Gente con cui giocare di ruolo”. “La stanza profonda” è il romanzo breve di questa ossessione sebbene a essere ottimisti potrebbe celare già dalle prime pagine la sua fine ideale. A Elia, il figlio della nuova compagna del Bollo che è andato a casa del master per recuperare dei giochi da tavolo da vendere, il master regala d’impulso i manuali di Dungeons & Dragons. Vogliamo interpretarlo come un passaggio di testimone? A me piace pensarla così.

A parte una brevissima virata e controsterzata nel fantastico, “La stanza profonda” è una storia realistica – perfino iperrealistica quando riporta, quasi per dovere di cronaca, veri brani di giornale a testimonianza della demonizzazione subita dai giochi di ruolo durante gli anni Novanta – che sarà apprezzata e compresa appieno da chi è stato o è un giocatore. Ha il merito di spiegare cosa sono i GdR a chi non li ha mai vissuti, di raccontare a chi non c’era cos’era la provincia italiana alla fine del boom e com’è diventata ora. E forse ha avuto ragione Santoni (1978) a rimanere aderente alla realtà invece di romanzarla alla Ernest Cline (1972) che con Armada ha voluto omaggiare la generazione dei videogiochi arcade.

“La stanza pronfonda” è anche un Bignami della storia del gioco di ruolo così come l’abbiamo recepito in Italia, ricorrono tutti i nomi più importanti e significativi dei giochi che hanno raggiunto la nostra penisola e che sono nati anche da noi – giustamente più volte si cita il nome di Kata Kumbas, alzi la mano chi non si ricorda la sua copertina con un inquietante figuro in maschera simil-veneziana. A voler proprio fare un appunto a Santoni, mi perdonerà, manca fra le decine da lui citati Star Wars Roleplaying Game, in fondo siamo fuori tempo massimo, oltre l’epoca d’oro dei GdR, si parla del 2000 (2002), ma è solo il lamento di un master che non ha più giocatori da far saltare a bordo di un’astronave…

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Tempo di Libri 2017 In Fiera a Milano gli appuntamenti della editoria digitale

Tempo di Libri svela il suo programma, la nuova fiera dell’editoria italiana di Milano per cinque giorni delizierà milanesi e forestieri con una serrata parata di eventi, anche coincidenti è naturale, sviscerando tutto un alfabeto dedicato al libro e al mondo che gli sta attorno. In questo post proverò a riassumere gli appuntamenti dedicati alla editoria digitale, all’ebook, insomma, al libro elettronico, ci siamo capiti. Li trovate anche sul sito di Tempo di Libri sotto la voce Digitale cliccando qui ma proveremo a darvi una nostra personale selezione (questo avviso è dedicato a tutti coloro che magari prenderanno spunto da questo post…). Pronti? Via.

MARTEDÌ 19 APRILE

Al di là del confine. Come sono andati i principali mercati del libro e dell’e-book nel 2016
Orario 10.30  – Sala Bodoni – PAD. 2 – Fiera
Tra gli incontri professionali un appuntamento da non mancare sui numeri del libro elettronico nei Paesi monitorati da Nielsen (USA, UK, Irlanda, Italia, India, Brasile, Australia, Nuova Zelanda) con Riccardo Cavallero, Monica Manzotti, Giovanni Peresson e Stefano Salis.

Generi e contenuti VR: il documentario interattivo a 360 gradi
Orario 11.30  – Sala Courier – PAD. 2 – Fiera
Personalmente credo che la realtà virtuale dovrà essere uno dei temi dell’editoria che verrà, sembra essere della stessa opinione anche Gualtiero Carraro di CarraroLab.

Tempo di innovazione, in biblioteca
Orario 11.30  – Future Library (ho tentato di capire dov’è senza fortuna…) – Fiera
I bibliotecari dialogano di digitale con i visitatori durante questa fascia oraria per tutti e cinque i giorni di Tempo di Libri presso la Future Library.

iBuk: i dati e metadati che servono
Orario 15.30 – Spazio Giornale della Libreria – PAD. 2 – Fiera
Un database aggiornato è fondamentale per gli editori di oggi, spiegano perché Simonetta Pillon (IE Informazioni Editoriali) e Mauro Zerbini (Editrice Bibliografica).

Sei anni dopo: il mercato degli ebook in Italia. È tempo di un primo consuntivo?
Orario 16.30 – Sala Optima – PAD. 4 – Fiera
Gli ebook pur crescendo pur rappresentao ancora solo il 5% del mercato trade in Italia, come mai? Ne parlano Alessandro Campi, Cristina Mussinelli e Renato Salvetti.

MERCOLEDÌ 20 APRILE

Le parole nella rete: i giovani scrittori e il web
Orario 19.30 – Fondazione Pini, Circolo dei lettori, Corso Garibaldi 2 – Fuori Fiera
È cambiata la scrittura degli scrittori di oggi a contatto con le forme di scrittura di Internet? Provano a rispondere Violetta Bellocchio, Giuseppe Antonelli, Vincenzo Latronico e Daniele Rielli.

GIOVEDÌ 21 APRILE

Transmedia storytelling. Dai mondi narrativi ai mondi audiovisivi
Orario 14.30 – Sala Bodoni – PAD. 2 – Fiera
I mondi narrativi non sono più soltanto di carta stampata da tempo ma oggi sono oggetto di veri e propri progetti transmediali e interattivi, ne discutono Max Giovagnoli e Cristina Mussinelli.

Wattpad e dintorni – come esordire grazie al web
Orario 16.30 – Laboratorio Elephant – PAD. 4 – Fiera
ESORDISCO! Un panel di incontri con autori esordienti presentati da Flavia Cocchi (Leggereditore), Irene Grazzini e Alessandro Gatti (Fanucci)

VENERDÌ 22 APRILE

Chi sono gli autori indie italiani?
Orario 14.30 – Sala Bodoni – PAD. 2 – Fiera
I risultati della prima indagine svolta da Self Publishing Quality 2016 (SELFPQ16) e Extravergine d’autore sul profilo professionale e autoriale degli autori indie italiani.

SABATO 23 APRILE

Biblioteche scolastiche e prestito digitale: soluzione o problema?
Orario 10.30 – Sala Arial – PAD. 4 – Fiera
Le tecnologie digitali possono risolvere alcuni dei problemi delle biblioteche scolastiche italiane? Ne parlano Giulio Blasi, Nicola Cavalli e Roberto Gulli.

Il prestito digitale degli ebook come lo vorremmo. Bibliotecari e editori a confronto
Orario 14.30 – Sala Arial – PAD. 4 – Fiera
Come normare il prestito digitale in biblioteca? Con Piero Attanasio, Rosa Maiello e Stefano Parise.

Liberi nei commenti di segnalare qualche altro appuntamento che magari ho colpevolmente trascurato. Come potete notare, se vi interessate di editoria digitale, gli incontri più succulenti si concentrano martedì 19 aprile. Tuttavia anche durante la settimana gli organizzatori hanno distribuito eventi molto interessanti, in particolare in coda dove vi consiglio di partecipare per approfondire il tema del prestito digitale degli ebook.

Immagine | Tempo di Libri 2017

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