Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero, inseguendo un caratteraccio tra Milano e New York

Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti

Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti
Minimum fax, settembre 2012, 7,99 €
Reading Life: 3.1 ore di lettura, 26 minuti ogni sessione, 1081 pagine girate.

«”Ci sono ancora tante storie che non so”. “Oh be’. Pietro, inventale. Non sono mica le sacre scritture. Ti do il permesso, usa la fantasia.”».

Vi ho mostrato come comprarlo direttamente dal Kobo Touch in questo post e ora che l’ho finito posso anche recensirlo, non segnalarlo perché questo libro merita. Intanto dura troppo poco 🙂 Tre ore volate tra ieri e oggi; soprattutto, dato che si tratta di racconti legati tra loro, il Touch mi segnalava la durata parziale delle singole parti e alla fine di Brooklyn Sailor Blues mi sono detto: “Nooo, e adesso? Davvero non potrò sapere più nulla di Sofia?”. Per fortuna quei diavoli di Minimum fax hanno riservato una sorpresa ai lettori dei loro ebook, chi ha presente i film dei “Pirati dei Caraibi” sa cosa voglio dire…

Premessa, importante, da Paolo, per i casi strani della vita, andavo a ripetizioni di matematica, poi l’ho perso di vista per anni e sono stato contento di saperlo scrittore, ho letto con piacere il suo “Manuale per ragazze di successo” del 2004, la Milano che lui racconta è la mia Milano, c’erano e ci sono tutte le premesse perché mi ritrovi in quello che ha da dire. E poi c’è la scrittura, precisa come le equazioni che tentava con pazienza di insegnarmi, talmente precisa che alla fine ti sembra semplice e scorri sulla pagina avvinto dalla storia di Sofia e della sua famiglia, delle sue peregrinazioni tra Milano e NY.

Intanto, nonostante siano appunto racconti indipendenti fra loro (addirittura i ringraziamenti finali sono personalizzati per ciascuno), “Sofia si veste sempre di nero” l’ho inteso come un romanzo breve né più né meno. Il centro della vicenda è chiaro, è la protagonista, tutto intorno padri, madri, zie, amici – raramente semplici comparse, anche le città, c’è pure un pizzico di Roma sono “personaggi” – come in un film corale americano, cosa farà Sofia? Dove porterà scompiglio questa volta? Quale sarà il destino di sua madre, suo padre e le attrici e l’amico d’infanzia li rivedremo ancora?

Se volete entrare nelle storie di Sofia sappiate che entrerete nella storia di una famiglia, sia quella tradizionale sia quella formata dagli amici, che in questi anni è diventata importante per quelli della mia generazione; sappiate che percorrerete le strade di una Milano pre-grattacieli, della periferia meneghina settentrionale nel momento in cui le fabbriche smisero di produrre e divennero luoghi da occupare (e poi ancora essere abbattute per far posto a nuovi condomini), di villaggi recintati dopo la tangenziale dove su un albero puoi costruire un casetta ma forse sei più prigioniero che mai.

Qual è la cifra di Paolo? Una scrittura non fine a se stessa dicevo, non un’esibizione di bravura, bella eh? ma in genere sterile o autoreferenziale. Caspita, qui è diverso, c’è una storia finalmente, c’è uno scrittore che si mette da parte o se compare è discreto, e lascia che Sofia diventi così vera da dire, “ma io la vorrei incontrare domani e anche sua zia Marta”, e grazie per avermi fatto entrare all’Alfa di Arese, grazie per avermi portato a New York e se Paolo afferma che “quello che scrivo non mi sembra mai abbastanza bello e non mi sembra mai giusto come lo vorrei” almeno per questo lettore, per me, lo è.

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2 risposte a “Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero, inseguendo un caratteraccio tra Milano e New York

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