Archivi del mese: marzo 2013

ebook e mercato del libro digitale usato, Amazon e Apple ci credono

Vediamo se in questa scatola c'è un ebook, un fumetto digitale usato…

Vediamo se in questa scatola c’è un ebook, un fumetto digitale usato…

Se gli ebook nel Regno Unito ieri sono entrati nel paniere ONS (ovvero l’ISTAT britannico, grazie @TomBolini per la segnalazione) allora non dovremmo stupirci che dopo Amazon anche Apple pensi al digitale “di seconda mano”. La notizia dei libri usati digitali risale all’8 febbraio; tra chi ne ha scritto a caldo (quando sembrava che solo Bezos avesse dato di matto e non che la cosa fosse così seria da richiamare pure le attenzioni di quelli di Cupertino) vi segnalo in rigoroso ordine alfabetico Booksblog, Editoriacrossmediale, PianetaeBook, Repubblica.

Al solito occorre un ribaltamento di prospettiva – nel caso dei lettori italiani un salto nel futuro – per arrivare a comprendere come società quotate in borsa possano prendere in considerazione quella che per molti può sembrare una follia: Amazon già consente, non in Italia, tra utenti Kindle di “prestarsi” ebook e allora perché non dare ai propri clienti la possibilità di rivendere a terzi la licenza che hanno acquistato per leggere un determinato ebook? Voilà, ecco inventato il libro digitale usato. Anche Apple pare intenzionata a fare altrettanto (fonti: Slate, Mashable, Paidcontent)

L’idea di Amazon sembra risalga addirittura al 2009… ah, se pensate che stia scrivendo di asini che volano lasciate perdere la lettura, ora ci spingiamo oltre, arriviamo a come si presenterà il “mercatino dell’usato”. Su Amazon il bene digitale una volta rimesso in circolo (eh già, sul vostro ereader mica ce l’avrete più) lo trovereste di nuovo in vendita sul sito, né più né meno come un libro fisico. Apple invece consentirebbe, rispettate certe condizioni, una volta trovato un accordo, anche il passaggio del titolo da un dispositivo – iPhone, iPad ecc. – all’altro (fonti: blog.chron, WallStcheatsheet).

Negli Stati Uniti se sono fermi al dibattito teorico circa gli ebook usati già dall’anno scorso si discute se sia lecito rivendere propri brani digitali e anche il videogame scaricato da Internet potrà diventare un bene di seconda mano – così vorrebbe una nota catena di negozi famosa anche in Italia, leggete a proposito: GameStop looking into reselling digital content  oppure On the used and pirate markets for digital goods. Uomini come Brad Wardel della Stardock ritengono inevitabile l’idea di licenze digitali trasferibili, il file di un gioco sarà scambiato in futuro per vie legali (fonte: Gamasutra).

Dicevamo, il mercato musicale precursore delle trasformazioni che avverranno nelle nostre abitudini di consumatori? A febbraio 2011 nasce la startup ReDigi che permette di rivendere i propri brani musicali usati comprati su iTunes (a ogni transazione l’azienda assicura che parte del denaro coinvolto nella compravendita viene rigirato agli artisti e alle etichette), Eh sì. Ebbene, ha avuto abbastanza successo da venire citata in giudizio dalla Capitol Records (EMI) per violazione di copyright (fonte: DBW e l’articolo Resale revolution for digital books and music su Financial Review).

Possiamo salutare l’alba dei beni digitali usati (musica, libri, giochi, film…) come un vantaggio per il consumatore finale? Dovremmo spendere di meno e guadagnarci qualcosa! Quel che è certo è che sia ReDigi, sia Amazon, sia Apple hanno in mente tre diversi “closed marketplace”, perché è ovvio che un ebook usato comprato su una certa piattaforma sarà legato a essa. Anzi, c’è già chi dice che il libro digitale di seconda mano, il cosiddetto ebook usato, altro non sarebbe che il cavallo di troia dei fautori dei mercati chiusi tesi a privare il lettore del proprio diritto di leggere ovunque ciò che hanno acquistato.

Immagine | Homer Simpson alla fiera del baratto di Springfield (episodio 9F21)

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Jeremy Greenfield, Finding The Future of Digital Book Publishing, un ottimo ferro del mestiere

Finding The Future of Digital Book Publishing di Jeremy Grenfield

Finding The Future of Digital Book Publishing di Jeremy Greenfield

Finding The Future of Digital Book Publishing di Jeremy Greenfield
Betterway Books, febbraio 2013, 6,04 €
Reading Life: 5.4 ore di lettura, 27 minuti ogni sessione, 553 pagine girate.

«In the media business, the products we produce are a manifestation of our personalities […]. The industry is changing so quickly that one has to be a voracious consumer of information just to keep up».

Jeremy Greenfield è il responsabile dei contenuti (editorial director) del sito DigitalBookWorld.com (DBW); se volete tenervi aggiornati sull’editoria digitale non dovrebbe mancare tra le vostre fonti preferite di informazione. Ora Greenfield ci offre uno strumento molto pratico per dipengersi un quadro di cosa sta succedendo negli USA, un agile ma denso ebook chiamato Finding The Future of Digital Book Publishing reperibile su qualsiasi libreria on-line a sei euro o poco meno.  Fidatevi, diciannove interviste ad altrettanti protagonisti del “ebook business” che sta sconvolgendo l’editoria tradizionale.

In genere non sottolineo i libri, con gli ebook ho iniziato a farlo, tanto non si rovinano, e a un certo punto della mia lettura della raccolta di interviste di Greenfield mi sono accorto che stavo prendendo appunti sul mio Kobo come non avevo mai fatto. Finding The Future è un telescopio puntato verso la Luna dell’editoria digitale, che non è appunto qui sulla Terra, in Italia, ma sulla Luna (gli USA). Ancora una volta “sono gli scenari futuri, le utopie che diventano realtà, le pagine dedicate alle previsioni del futuro” come ha scritto Marcello Zane a proposito dell’avvento dei PC in Italia negli anni Ottanta che tornano e ci affascinano.

Ogni intervistato ha modo di parlare di sé – possiamo conoscere i suoi studi e la sua carriera, più volte Greenfield ci avvisa che tra il tempo dell’intervista e quello della pubblicazione hanno cambiato mansione o azienda – e soprattutto vengono invitati a rispondere su come reclutano il proprio personale, su quali prezzi ragionano circa i beni digitali che producono, sui diversi formati, sul marketing, sulla distribuzione, sulla “discoverability” dei libri elettronici, su cosa si aspettano che accadrà nel loro settore in futuro e anche su quali storie stanno leggendo e su quale supporto (molto interessante quest’ultimo punto, tanto da essere richiamato in appendice).

“L’editoria libraria ha un vantaggio molto specifico quando passa dalla carta al digitale; a differenza dei giornali e delle riviste i lettori pagano e hanno sempre pagato per usufuire dei suoi contenuti” (David Nussbaum); “Parlando di marketing, dobbiamo venire a patti con un mondo dove ci sono meno opportunità di scoprire nuovi titoli attraverso negozi fisici, dobbiamo così migliorarci nel marketing” (Chantal Restivo-Alessi); “Alla fine nascerà un’industria editoriale più forte, più sveglia e più resistente, questa è sempre una buona cosa” (Michael Tamblyn); “Ogni editore deve mettersi lì e capire come avvicinare il proprio lettore” (Rick Joyce).

Sono solo quattro citazioni dei protagonisti dell’editoria digitale d’oltre oceano interpellati da Greenfield – trovate l’elenco puntuale degli intervistati cliccando qui – e se nemmenno una di loro vi ha scaldato il cuore o fatto suonare un campanello significa che probabilmente non lavorate in questo settore oppure non siete ottimisti. Senza paura questa ventina di persone si aspetta per il 2015 di avere il 40% delle proprie entrate dal digitale, vi sembra poco? Finding The Future è una fotografia di chi sta cavalcando la cresta dell’onda digitale ora, se in Europa staremo a guardare  o prenderemo anche noi la nostra tavola per unirci ai surfisti statunitensi è difficile capirlo.

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Tolino Shine, i tedeschi lanciano un loro ereader e scommettono sulla autarchia

„Ich hab gesagt, runter von meinem Rasen!“

„Ich hab gesagt, runter von meinem Rasen!“

Il futuro degli ebook non lo conosce nessuno, c’è perfino chi afferma che tra pochi anni saranno superati, eppure ieri, non si comprende bene se l’annuncio sia stato fatto di venerdì per farlo digerire nel weekend oppure in coincidenza con l’inizio del mese, dalla Germania è arrivata una notizia accolta con il sorriso oltre oceano: “Americani? Levatevi dal nostro prato!”. Dal 7 marzo i tedeschi lanciano la loro sfida a Kindle e agli altri ereader stranieri commercializzando il Tolino Shine (www.tolino.de).

Macchina alla pari con la concorrenza a leggerne le caratteristiche tecniche (riporto dal comunicato stampa): sette settimane di autonomia, wi-fi, schermo E Ink ® HD, stessa risoluzione e dimensioni – 6 pollici di diagonale, 1024 × 758 pixel – del Kindle Paperwhite e del Kobo Glo e ovviamente la luce integrata, possibilità di archiviare più di 2000 ebook… sì, già ma quanto ci costa? 99 euro. Non male eh? Aggressivi anche sul prezzo. Tuttavia il punto da sottolineare è un altro.

Il mercato tedesco – lasciate stare che è probabilmente troppo tardi per battere Amazon e soci sul fronte hardware – è forse l’unico in Europa per dimensioni dove si poteva tentare un esperimento del genere (rinfrescatevi la memoria leggendo questo post di Cecilia Martini su tropicodellibro.it, risale a metà luglio 2012), trovare vale a dire una via autarchica per un proprio dispositivo di lettura; in Germania è riuscito quello che in Italia non è accaduto, si sono messi insieme i principali editori, più le catene di librerie e Telecom.

TolinoShine

Se infatti le catene di librerie italiane (non conto il Cybook Odissey Feltrinelli Edition) non hanno di fatto avvallato nessun ereader in particolare e tre soggetti – IBS con Leggo, Telecom con Biblet e Mondadori con Kobo – hanno scelto negli anni di percorrere strade separate, in Germania invece le catene Thalia, Weltbild e Hugendubel (1500 punti vendita non bruscolini) hanno stipulato un accordo con il maggior gruppo editoriale tedesco ed europeo Bertelsmann e Deutsche Telekom per dare al lettore un ereader nazionale.

Un lettore di libri digitale che arriva sul mercato competitivo almeno quanto i suoi avversari e soprattutto “aperto”, come a mio parere giustamente rimarca Laura Hazard Owen su gigaom.com (qui trovate il suo post); se il lettore tedesco acquisterà il Tolino Shine potrà accedere a 300.000 titoli in lingua, il doppio di quelli offerti da Amazon, e comprare dove vorrà i propri ebook dato che il dispositivo legge file .epub, PDF e .txt. Tolino non ha il 3G? Deutsche Telekom offre l’accesso gratuito a 11,000 hotspot wi-fi oltre a possibilità di archiviare ebook (25 GB) nella sua nuvola.

Ringrazio Sebastian Posth, che conto di ascoltare di persona a If Book Then 2013, per la suggestione dell’immagine di apertura, spero di non avere male interpretato un suo tweet – “Gran Tolino” – ieri sera a poche ore dalla conferenza stampa che ha dato il volo alla scommessa tedesca. Impossibile dire adesso se l’ereader Tolino Shine riuscirà a imporsi in Germania come primo lettore di libri digitali del Paese (si aspettano di venderne più di un milione di unità da qui a fine anno) ma di certo è positivo che anche l’Europa tenti una sua via all’interno di un mercato in continuo cambiamento.

Aggiornamento 02/03/2013: Il convitato di pietra di Tolino pare sia per adesso il selfpublishing, Matthias Matting del sito selfpublisherbibel.de ha subito verificato la possibilità per gli scrittori di lingua tedesca sulle modalità per  pubblicarsi (o distribuirsi) da sé legate a questo nuovo ereader. Non lo si esclude per il futuro ma per ora appaiono nulle – in modo curioso tale posizione riflette il mancato lancio in Italia del programma di selfpublishing Kobo Writing Life via Mondadori più volte dato per imminente.

Immagini | Dall’alto: Gran Torino (2008), www.tolino.de, You Tube

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