Archivi del mese: aprile 2013

Kobo Aura HD, un ebook reader in edizione limitata per lettori forti e per farsi notare

Non starò a raccontarvi che Kobo ha presentato un nuovo lettore, il Kobo Aura HD, un dispositivo che sorpassa per dotazioni tecniche il già recente Kobo Glo commercializzato appena sei mesi fa (inverno 2012). Potete leggere la notizia su numerosi siti non solo esteri ma anche italiani da  www.ebookreaderitalia.com alla versione on-line di Panorama che titola “Ecco la Ferrari degli ereader”. Sono altri i temi che vorrei sottoporvi sperando di avere presto la possibilità di provarne uno di persona.

Partiamo innanzitutto dalla presentazione del prodotto che i dirigenti di Kobo hanno voluto inscenare alla London Book Fair britannica (Londra, 15-17 aprile 2013), l’evento più importante insieme alla Frankfurter Buchmesse tedesca (Francoforte, 9-12 ottobre 2013) per chi lavora in campo editoriale nel nostro continente. Il segnale è chiaro sia per gli inglesi – che Kobo sanno cos’è perché viene venduto nei negozi della catena di librerie WHsmith – sia per gli altri europei: Kobo c’è, Kindle non è sinonimo di ereader.

Ma sapete com’è, è una guerra. Ho trovato al proposito un post austriaco (?), di cui non riesco a risalire all’autore, non benevolo nei confronti del Kobo Aura HD – e non è nemmeno uscito! – che definisce il nuovo ereader una “inadequate edition” (se avete voglia di leggerla la trovate cliccando qui) basandosi sulle specifiche. Per darvi un’idea: certo, ha lo schermo più grande 6,8 pollici (ma non così tanto più grande del 6 pollici standard), certo ha lo schermo illuminato (ma ormai ce l’hanno tutti), è più pesante del Glo e del Paperwhite ecc.

Insomma, un parere alquanto critico rispetto a segnalazioni entusiastiche come quelle dell’edizione australiana di www.gizmodo.com.au che pone l’accento sulla “pazzesca” risoluzione del display WXGA+: 1440 x 1080 per 265 dpi. Uno scetticismo sulle chance che Kobo ha di ritagliarsi il suo posto tra i protagonisti della lettura su inchiostro elettronico che traspare dai commenti al post di Nate Hoffelder su www.the-digital-reader.com. Eppure, come sottolinea Hoffelder, Amazon dovrà rispondere (e si aspetta che lo farà) a questa fuoriserie degli ereader sfoderata dai canadesi.

Eh già, perché sebbene una volta comprato un reader difficilmente lo si cambia tipo cellulare (azzardo, una volta ogni due anni?) tuttavia in questo momento, in un mercato globale, Kobo propone ai lettori forti, quelli che la pagina vogliono vederla “stampata” sullo schermo come su un libro inchiostrato alla perfezione, il meglio con il Kobo Aura HD – a un prezzo di appena trenta euro superiore a un Sony PRS-T2 ad esempio (169,99 euro contro 139) o di quaranta se prendiamo gli ex primi della classe Kindle Paperwhite e Kobo Glo (ora venduti a 129 euro).

Dimenticavo… perché parliamo di una edizione limitata per il Kobo Aura HD? Siamo alle supposizioni. 1) Probabilmente perché la produzione di schermi dalla diagonale così particolare (6,8 pollici) non è stata abbondante; 2) Senza dubbio perché in Kobo non sanno in che modo verrà accolto questo prodotto e di come (e se) reagirà la concorrenza – potrebbe inoltre cannibalizzare le vendite del Glo – nel breve periodo; 3) Se teniamo presente il Kobo Arc da 7 pollici che costa solo trenta euro in più l’Aura deve davvero scovare una nicchia di lettori entusiasti che lo preferisca ai tablet – anche i Fire di casa Amazon…

Ducati-Kobo

Ma insomma vale la pena acquistare un ereader del genere? Alcuni come l’anomimo austriaco citato sopra hanno dei dubbi; Alistair Charlton dell’Internationa Business Times dopo averlo provato afferma che “[…] una risoluzione migliorata nel campo degli ebook reader è meno attraente [che nel mondo degli smartphone e dei tablet], specialmente se arriva da un marchio [Kobo] che temo non sia così riconoscibile come Amazon” (fonte: www.ibtimes.co.uk). Ah, se parliamo di visibilità Kobo è sponsor Ducati per questa stagione di MotoGP, servirà a farlo conoscere ai lettori? Aspettatevi un post con la mia prova ^___^

Video 1 | Introducing Kobo Aura HD
Video 2  | Designing Kobo Aura HD
Immagine | www.ducati.it

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Il risveglio digitale di Anne Rice, tra James ed ebook la trilogia di Roquelaure si chiude dopo quindici anni

La trilogia di Anne Rice trent'anni dopo, trasformazioni editoriali nell'epoca delle Sfumature

La trilogia di Anne Rice (1983-2013), trasformazioni editoriali nell’epoca delle Sfumature

A volte le newsletter offrono spunti per scrivere post inattesi. Ho ricevuto oggi quella di IBS e mi è caduto l’occhio su una Trilogia dei sensi edita da Longanesi nella sezione ebook novità di cui sono disponibili già due titoli, “Risveglio” e “Abbandono” (“Estasi” arriverà a breve, il 18 aprile). Ho letto la trama e mi si è accesa una lampadina. Non so se ricordate ma nel 1995 e nel 1997 Sperling & Kupfer pubblicò due libri (su tre) di Anne Rice scritti sotto pseudonimo – A.N. Roquelaure – “La bella addormentata” e “Il risveglio della bella addormentata”, il terzo non vide mai la luce.

Quindici anni fa è probabile che questa trilogia scritta dall’autrice di “Intervista col vampiro” fosse troppo audace per i suoi fan italiani – abituato ai suoi immortali assetati di sangue di sicuro la storia di Bella (Beauty nell’originale), Tristano e Laurent lo era per un quindicenne come me! – e di ben tre lustri in anticipo su storie a tinte meno forti come “Cinquanta sfumature” della James. In Longanesi avranno pensato che fosse giunto il momento di recuperare i primi due titoli, il traduttore – Francesco Saba Sardi – pare lo stesso, e di dare compimento alla travagliata storia editoriale di questi tre volumi erotici.

Storia ancora più singolare se pensate che Anne Rice diede alle stampe la sua Trilogia dei sensi tra il 1983 e il 1985 quindi ciò che viene offerto alla lettrice italiana del XXI secolo da GEMS (Gruppo editoriale Mauri Spagnol) è la rivisitazione fantastica in chiave sadomasochistica – ma in stile anni Ottanta – della bella addormentata delle favole… offerta come tributo a despoti dediti all’appagamento dei sensi. Nulla viene risparmiato al trio di protagonisti che, è proprio il caso di dirlo, esplorano sia in campo eterosessuale sia omosessuale tutte le tematiche legate al sesso in un’ambientazione del resto dove è difficile pensare di fare altro (stile castello di “Histoire d’O” per capirsi).

La trilogia pornografia della Rice è anzi di fatto una “reazione” americana al libro di Pauline Réage del 1954 (potete leggere tale affermazione in un’intervista dell’anno scorso all’autrice su www.examiner.com). Negli USA i libri della Rice sono stati rilanciati nel 1999 e poi ancora nel 2012. “La regina delle tenebre torna (?) con una serie di romanzi sconvolgenti a un prezzo più che conturbante” recita lo slogan pubblicitario italiano, il prezzo del volume cartaceo è infatti in linea con le Sfumature, 14,90 euro, mentre l’ebook a 9,99 euro si rivela più caro dell’economica trilogia della James a 6,99 euro a volume.

Come è da prassi, così come in altri paesi (vedi Francia dove non a caso strizzano l’occhio a de Sade), i titoli della serie – “The Claiming of Sleeping Beauty”, “Beauty’s Punishment” e “Beauty’s Release” – sono stati interpretati per il nostro mercato e per quanto riguarda noi abbreviati: “Risveglio”, “Abbandono” e “Estasi” distinguono i tre volumi senza più fare riferimento alla fiaba (labile già nell’originale peraltro) della trilogia anni Ottanta. In questo modo a mio parere corrono il rischio di essere scambiati per YA cosa che assolutamente non sono, confido nell’esperienza dei nostri librai per una giusta collacazione dei volumi cartacei a scaffale ^___^

Le copertine italiane a una veloce ricognizione sugli altri store internazionali sono una creazione originale di Longanesi, campeggiano su sfondo nero rispettivamente un lucchetto, uno specchio, una piuma mentre i titoli sono in rosso o in viola; non è più necessario lo pseudonimo e A.N. Roquelaure viene archiviato in favore di Anne Rice (in un corpo carattere notevolmente piccolo in confronto a quello usato sulle copertine TEA dedicate ai vampiri del suo periodo d’oro, anni Novanta del XX secolo) mentre è chiaro dal numero e dalla dicitura “la trilogia dei Sensi” che si è di fronte a tre storie.

A volte le analisi più semplici sono quelle che si rivelano corrette, avrebbe mai avuto la storia di Bella, inventata dalla Rice trent’anni fa, una sua conclusione in Italia (leggi: il terzo libro tradotto e pubblicato) senza il successo planetario della coppia Anastasia e Grey di E.L. James e l’avvento delle pubblicazioni digitali? Ne dubito molto.  Com’è risaputo i due fenomeni citati prima sono legati dato che si teorizza lo sdoganamento del genere erotico di questi anni anche all’effetto occultamento dato dai libri elettronici – senza una copertina rivleatrice sarebbe meno imbarazzante leggere storie a luci rosse in metropolitana – oltre al fatto che comprandoli on-line non c’è nessun cassiere a sindacare sul tuo acquisto.

Segnalo infine una interessante ricerca apparsa a marzo su DBW a firma di Aaron Stanton “Is Fifty Shades of Grey Literally Making Romance Sexier?” che dati alla mano vuole rispondere a un quesito gustoso: Cinquanta sfumature è un “romance” o una “erotica novel”? L’ipotesi di Stanton è che la trilogia della James appartenga al genere erotico pur essendo molto più “leggero” dei libri erotici classici e che in futuro, se gli editori tenteranno di stare dietro al fenomeno Sfumature, avremo “a sexier, more ‘erotica-like’ version of romance”. E a conferma di questo in libreria intanto esce la Rice con la sua storia erotica che difficilmente potrà essere apprezzata da lettrici e lettori che della James avevano prediletto l’intreccio più che gli amplessi. Contento di sbagliarmi eh?

Immagine | La trilogia dei Sensi (Longanesi)

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Out of Print di Vivienne Roumani, un documentario sul destino della parola scritta

Dovessi mai andare al Tribeca Film Festival di New York vorrei andarci quest’anno (il 25 aprile per l’esattezza). L’account Twitter di Einaudi ha segnalato outofprintthemovie.com tra i link da tenere d’occhio nella giornata di oggi (proseguite al prossimo paragrafo per capire perché); un martedì 2 aprile ricco di suggestioni di chi vive di libri e per i libri, dove su “Repubblica” Massimo Vincenzi ha pubblicato il suo articolo “Al mercato dell’ebook usato” ampliando i temi di una notizia già apparsa anche su questo blog qualche giorno fa (trovate il post relativo cliccando qui).

“Out of Print” della regista Vivienne Roumani diventerà con tutta probabilità anche in Italia a partire da fine mese un utile strumento per comprendere come il digitale sta cambiando il nostro modo di raccontare storie. Alla proiezione di New York seguirà un incontro tra l’autrice, Tony Marx della New York Public Library, Jane Friedman della Open Road Integrated Media e la divulgatrice scientifica Annie Murphy Paul, il moderatore? Ken Auletta del “New Yorker’s”, autore di “Effetto Google. La fine del mondo come lo conosciamo” apparso anche da noi (fonte: Hollywoodnews).

Se infatti una differenza c’è in questo mondo iperconnesso tra ciò che accade negli Stati Uniti e quello che capita qui in Italia – mi limito ai processi in atto nell’industria editoriale – è che il cambiamento di tale industria, qualunque esso sia, sta avvenendo. Adesso. E spesso per comprenderlo non bisogna tanto studiare teorie oppure osservare tabelle e tabelle di freddi numeri e linee che salgono e che scendono. Come mi ha insegnato un recente ebook di Jeremy Greenfield,  Finding the Future of Digital Book Publishing, basta ascoltare le persone che quel futuro lo stanno vivendo sulla propria pelle. Speriamo di vedere presto questo documentario anche da noi.

Video | OUT OF PRINT trailer from fungible on Vimeo

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