Archivi del mese: maggio 2013

Michael Chabon, Mappe e leggende. E, naturalmente, racconto ancora bugie

Mappe e leggende di Michael Chabon

Mappe e leggende di Michael Chabon

Mappe e leggende. Avventure ai confini della letteratura di Michael Chabon
Traduzione di Francesco Graziosi
Indiana Editore, gennaio 2013, 17,50 €, 256 pagine, letto in formato cartaceo;
otto volumi del catalogo Indiana sono disponibili in formato elettronico ma non questo

«Nessun genio letterario che si rispetti, neppure un occasionale reo confesso come Graham Greene, si descriverebbe in primo luogo come “intrattenitore”. […] Eppure l’intrattenimento – così come io lo definisco, piacere compreso – rimane l’unico modo sicuro che abbiamo per superare, o almeno illuderci di aver superato, l’abisso di coscienza che ci separa gli uni dagli altri».

Indiana Editore è una casa editrice recente, fondata nel 2011, che ha all’attivo tre collane e pochi (finora quattordici) ma originali titoli; dovesse chiudere domani avrebbe avuto il merito di avere dato alle stampe, nella traduzione di Francesco Graziosi, un volume importante Maps and Legends: Reading and Writing Along The Borderlands di Michael Chabon. Se il nome di questo autore vi dice qualcosa complimenti, possedete di sicuro un libro Rizzoli o Edizioni BD (alcuni dei quali potrebbe essere fuori catalogo), o avete visto Wonder Boys di Curtis Hanson. Uscito negli USA nel 2008 Mappe e leggende raccoglie sedici saggi scritti nell’arco di dieci anni che come proclama la quarta “offrono per la prima volta lo Chabon lettore e interprete” della produzione mainstream anglosassone.

Avete presente un dado a sedici facce? Probabilmente sì se avete mai giocato a un gioco di ruolo. Mappe e leggende alla pari di un dado simile offre sedici spaccati sull’universo dell’intrattenimento letterario ognuno dei quali approfondisce tematiche come la fan fiction – riferita al personaggio di Sherlock Holmes –; la narrativa di intrattenimento e di genere; il potere che le tutte le mappe e il pantheon di divinità e storie legate ai miti nordici hanno di accendere l’immaginazione; il fumetto (Howard Chaykin, Ben Katchor e Will Eisner) con una riflessione su come l’industria editoriale debba tornare a fare fumetti per i bambini, ora che questo mezzo espressivo ha “guadagnato rispetto e validità artistica”; recensioni della saga “Queste oscure materie” di Philip Pullman, di “Sulla strada” di Cormac McCarthy e dei racconti del brivido di Montague Rhodes James… storditi? Siamo a 11/16 del volume e l’autore è davvero bravo a sviscerare in poche pagine questi argomenti.

Il resto di Mappe e leggende è incentrato invece sulla produzione letteraria di Chabon e sui processi creativi che ci stanno dietro, potremmo dire che è come sbirciare nel laboratorio dello scrittore mentre ci narra come sono nate le sue storie e tutt’intorno è un delirio di appunti, disegni, resoconti di incontri casuali con persone od oggetti, tradizioni – ebraiche nel caso di Chabon –, vicissitudini familiari ecc. Il paragone insistito che l’autore fa tra se stesso e il mazik o il trickster (il “briccone”, colui il quale portando lo scompiglio nel mondo crea le storie) può anche stuccare dopo un po’ così come l’idea di letteratura come inganno che tuttavia tenta “sempre, senza altre speranze o ambizioni maggiori, di dire la verità”, una verità; di trasmettere tutto ciò che sa sulla Vita (sic). Di sicuro appartengo a quella categoria di lettori che ai romanzi “crede”  – Chabon invece dà per scontato un contratto tra scrittore e lettore dove è messo nero su bianco che il trucco c’è anche se non sapremo mai quale.

Cosa non ho trovato e mi sarebbe piaciuto trovare: un’introduzione critica alla raccolta che spiegasse chi è Michael Chabon (1963) senza doverlo cercare in Internet, una bibliografia aggiornata, come sono state accolte le sue opere in patria e all’estero, specie in Italia; una nota al piede all’inzio di ogni testo utile a inquadrare temporalmente la stesura dei testi – in special modo quelli biografici o pseudotali. È il primo libro di Indiana Editore che acquisto – non sarà l’ultimo – quindi non conosco ancora bene come lavorano (forse pretendo troppo!), chissà che in una prossima edizione mi accontentino con un trentaduesimo in più dove trovino il loro giusto spazio anche queste informazioni.

Nonostante qualche perplessità quindi è un piacere avere a disposizione questi saggi in lingua italiana, sono d’accordo con Luigi Mascheroni de “il Giornale” che su Twitter lo definisce il libro più bello di inizio anno (cliccate qui per leggere la sua recensione), se non il più bello di sicuro è un’ottima cassetta degli attrezzi – o una potente torcia recuperando la metafora usata da Jacopo Cirillo nel suo pezzo su Finzioni – per lettori e scrittori come giustamente sottolinea Marta Perego su Chooze.it. Il timore è che passi sotto silenzio come l’iniziativa eccentrica di una piccola casa editrice, facciamo che non sia così, conoscete anche voi accaniti bibliomani e penne comprese o imcomprese? Fatevi e fategli un dono, regalategli una copia di Mappe e leggende.

2 commenti

Archiviato in libri recensioni

Riccardo Luna, Cambiamo tutto! Sogni di un tecno utopista o esempi pratici per cambiare questo paese?

Cambiamo tutto! di Riccardo Luna

Cambiamo tutto! di Riccardo Luna

Cambiamo tutto! La rivoluzione degli innovatori di Riccardo Luna
Editori Laterza, marzo 2013, 5,99 €
Reading Life: 18 minuti ogni sessione, 2.1 ore di lettura, 328 pagine girate

«Ovvero, come cambia la Scienza al tempo di Internet? Come cambia, se facciamo incontrare gli scienziati con i valori guida della cultura digitale: la trasparenza, la partecipazione e la collaborazione? Come cambia se portiamo in laboratorio quella voglia a volte irrazionale di provarci comunque che è tipica degli startupper, quella predisposizione al fai-da-te che abbiamo scoperto negli artigiani digitali? È evidente,: cambia tutto».

Solo a scorrere l’indice di Cambiamo tutto! – Startupper, Maker, Dreamer, Civic hacker, Biopunk, iSchool – di Riccardo Luna, ex direttore di “Wired”,  giornalista di “la Repubblica”, tra i promotori della candidatura di Internet al premio Nobel per la Pace si intuisce perché, come dice pure il sottotitolo, quelli che vogliono cambiare il mondo non aspettano, lo fanno e soprattutto adottano un immaginario e una lingua che si allontanano dalla “provincia Italia” e abbracciano il mondo, il mondo interconnesso in cui viviamo, che percepiamo tale, e probabilmente è, in questo XXI secolo.

Tuttavia sebbene termini inglesi ed esempi provenienti dall’estero abbondino nel libro di Luna non lasciatevi ingannare, questo saggio vuole convincere noi italiani che cambiare si può, è possibile ripartire, mentre politici vecchi e nuovi parlano e i governi fanno melina (oppure illudono e poi non mantegono su temi fondamentali come la ricerca e l’innovazione), che il futuro non è una questione di fibra ottica ma di fibra morale, quell’anima d’acciaio che c’è dentro gli imprenditori italiani piccoli e grandi che dice loro; fai, produci, inventa soluzioni ai problemi e non arrenderti.

Se siete convinti di avere una buona idea non potrete non rimanere entusiasti delle storie narrate da Luna, che è il primo a mettersi in gioco raccontando sia i suoi successi sia i suoi fallimenti; oggi, come ai tempi di Edison, “l’unico vero fallimento di cui si può essere accusati è non averci provato fino in fondo”, anzi “prima fallisci e meglio è, perché così troverai prima la soluzione e avrai successo”. Bisogna innovare senza permesso afferma Luna e il web ci dà una grossa mano in questo, se c’è un consuetudine italiana che dobbiamo dimenticare è quella di sbattere la porta in faccia al futuro.

Ritorniamo all’indice: Startupper (creano posti di lavoro non tradizionali e non smettono mai di farlo), Maker (c’è una trasformazione in corso e ci sono dei nuovi artigiani là fuori che sanno tenere insieme tradizione e innovazione), Dreamer (chamateli se volete innovatori sociali e iniziate a pensare che i soldi non sono tutto), Civic hacker (sarà il popolo, anche attraverso il web, ad aiutare chi ci governa a farlo meglio), Biopunk (da un’idea al laboratorio fatto in casa fino a scoperte clamorose il passo è breve), iSchool (la rivoluzione non aspetta appalti, decreti o finanziamenti). Vi ho incuriosito?

Cambiamo tutto! sostiene “attraverso storie reali […] che è in atto una rivoluzione pacifica e fin troppo silenziosa che passa attraverso l’innovazione e che investe il modo di studiare, di fare scienza, di fare impresa, di creare lavoro e di lavorare, di produrre valore e di consumare” (sì sono le categorie che ho richiamato anche sopra). Forse un modo diverso di fare politica, grazie anche alla cultura digitale. Potete credere alle tesi (e agli esempi) di Luna oppure no – a me hanno instillato ottimismo – in ogni caso non tenetela vostra opinione per voi, condividetela su www.cambiamotutto.it.

Lascia un commento

Archiviato in ebook recensioni

Vincenzo Latronico, La mentalità dell’alveare, in un futuro che potrebbe essere nero

La mentalità dell'alveare di Vincenzo Latronico

La mentalità dell’alveare di Vincenzo Latronico

La mentalità dell’alveare di Vincenzo Latronico
Bompiani 2013, 4,99 € (acquistato in promozione a 0,99 €)
Reading Life: 2.1 ore di lettura, 41 minuti ogni sessione, 277 pagine girate.

«Pensarono entrambi, senza dirselo, di aver ritrovato quella cosa perduta – o meglio, di averne forse trovato un’altra, che le somigliava in tutto fuorché nella nuova consapevolezza di quanto necessitasse di cure e di sforzi, di quanto fosse fragile quello che avevano».

Mi piace la scrittura di Latronico. Ho già letto in ebook Ginnastica e rivoluzione, La cospirazione delle colombe e ho comprato qualche settimana fa anche Narciso nelle colonie edito da Humboldt Books/Quodlibet che potremmo definire “cartaco e cosciente d’esserlo” (cit. Federico Novaro), una reazione dell’industria editoriale all’aggressione dell’elettronica, un libro di viaggio molto curato difficile da pensare in digitale se non come una app.

Viceversa mi pare difficile pensare a “La mentalità dell’aveare”, apparso settimana scorsa nella collana AsSaggi di Bompiani, in una forma diversa da quella dell’ebook, come afferma Latronico è un “libro [che] è stato scritto di getto in seguito alle elezioni politiche del febbraio 2013” e allora questo “pamphlet di intervento politico in forma narrativa” come lo chiama lui ha forse più ragione di essere in bit che su cellulosa, proprio per rispondere a una urgenza cui il Web ci sta abituando.

In un futuro che potrebbe essere il nostro ma non lo è (ancora?) assistiamo grazie a un narratore onnisciente alla vita di una coppia, Leonardo Negri e Camilla Ottolenghi, dal loro primo incontro all’ultimo sullo sfondo di una Milano tratteggiata al solito con maestria da Latronico. Da subito e come negli altri suoi romanzi il senso dell’inevitabilità degli eventi è asfissiante. Saranno le contraddizioni latenti presenti nella giovane coppia – lui ricercatore in Storia delle dottrine economiche, lei attivista (pardon “cittadina-eletta”) in carriera appartenente alla Rete dei Volenterosi (RdV) presso il Consiglio comunale meneghino – a portarla all’ineluttabile finale.

Tra personaggi che non riescono a prendersi cura l’uno dell’altro – sebbene ne abbiano l’intenzione, vedi anche le figure secondarie ma non per questo meno importanti di Filippo Barbarelli e Alice Terracina o Miranda Spinelli e Alban Berati  – si infila infatti come un cuneo la velocità con la quale il Web può schiacciare e sovvertire la vita sociale degli individui, che si esprime comunque nella politica dato che altri orizzonti nel testo non se ne vedono. La “democrazia di Internet” sembra dirci Latronico non è tanto distante dal tramutarsi nel Terrore instaurato da Robespierre 240 anni fa (certo non muore nessuno a differenza di allora).

L’efficacia dell’intreccio, almeno a mio giudizio – sarà che mi affeziono ai personaggi e tifo per loro nonostante il loro autore! –, pone in secondo piano il parallelo palese tra la Rete dei Volenterosi di Pino Calabrò e il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo perché le dinamiche interne – avanzamenti, espulsioni ecc. – riconducibili ai partiti tradizionali, sebbene molto più lente, credo siano del tutto simili a quelle che agitano i nuovi movimenti. L’ingenuità di Leonardo Negri intorno alla quale ruota la storia vale a dire sarebbe stata “punita” in anni diversi anche in sistemi differenti, spero di essermi spiegato.

Vi risparmio la fatica di cercare altri pareri sulla storia narrata da Latronico, almeno quelli usciti fino ad ora:
“Il vero pericolo per Grillo è il canto di sirena del Polo Rodotà” di Marianna Rizzini, “Il Foglio” 20/05/2013
“‘Ma il Web rischia di essere un alveare popolato da servi'” di Luigi Mascheroni (intervista all’autore), “il Giornale” 19/05/2013
“Grillo e la mentalità dell’alveare” di Stefano Feltri, “Il Fatto Quotidiano” 18/05/2013
“L’incubo di Grillo al governo (in un romanzo)” di Luca Mastrantonio, “Il Corriere della Sera” (Blog Solferino 28 anni) 16/05/2013

Lascia un commento

Archiviato in ebook recensioni

Amitav Ghosh, Il cromosoma Calcutta, se esiste io lo devo trovare, credo di averne bisogno più di te

Il cromosoma Calcutta di Amitav Ghosh

Il cromosoma Calcutta di Amitav Ghosh

Il cromosoma Calcutta di Amitav Ghosh
Neri Pozza, prima edizione in ebook febbraio 2011, 9,99 €
Traduzione di Anna Nadotti
Reading Life: 24 minuti ogni sessione, 4.1 ore di lettura, 587 pagine girate.

«”Cosa daresti per una cosa del genere, Ant: una tecnologia che ti permette di migliorare te stesso nella prossima reincarnazione? Credi che una cosa del genere potrebbe valere una piccola parte del tuo fondo pensione?”».

Un romanzo di febbre, delirio e scoperta, afferma il sottotitolo e ci prende in pieno. È il primo Ghosh che leggo (mi pare di capire che poi si diventa affezionati lettori), annata 1995, comprato in ebook su Bookrepublic perché a credere alle librerie on-line non è che sia fuori catalogo… ma praticamente lo è*. Strano destino per un autore su cui credeva Einaudi (primo editore di Ghosh in Italia) e per una storia così intrigante che per anni Salvatores ha accarezzato l’idea – ora pare abbandonata – di farci un film. È anche la ragione per cui l’ho letto en passant, in digitale perché di carta non si trova.

Dicevamo che “Il cromosoma Calcutta” è stato pubblicato quasi vent’anni fa e nel 1997 è stato insignito del Premio Arthur C. Clarke come migliore romanzo di fantascienza britannico (dell’anno prima). Nel romanzo si intrecciano più piani temporali, e se avete già letto questo blog saprete che storie simili mi piacciono (chi ha detto “Cloud Atlas”? Esatto), quindi mi basterà dirvi che da un futuro imprecisato ambientato a New York rimbalziamo a fine Ottocento in India e poi alla fine del Novecento, più di preciso a Calcutta, via via che la storia si dipana. I protagonisti sono egiziani, indiani e inglesi.

Assistiamo alla ricerca dell’egiziano Antar di Marugan, un dipendente americano di origine indiana scomparso a metà anni Novanta, appartenente come lui a un’organizzazione chiamata Life Watch, ora parte dell’International Water Council (IWC). L’indagine avviene a New York senza che Antar si debba muovere, attaverso un sistema computerizzato molto avanzato chiamato AVA/II. Marugan è svanito nel nulla a Calcutta dove aveva intenzione di approfondire le sue ricerche su Sir Ronald Ross, che vinse il Nobel nel 1902 per aver compreso i meccanismi con i quali si trasmette la malaria.

Questa è la parte di trama comprensibile; poi inizia il “viaggio”, ovvero quello dove non si capisce più se Marugan sia fuori di testa o meno a credere che le scoperte di Ross siano state in qualche modo pilotate, quelle dove ci si interroga su chi sia Antar e per quali motivi stia cercando Marugan e poi ancora ci sono almeno due storie di fantasmi con tanto di riti sacrificali e allucinazioni che possono portarti molto vicino a perdere la vita, uno scrittore, un’attrice e una giornalista in cerca della verità e forse qualcuno che ha capito come sfuggire alla morte tramite una particolare forma di reincarnazione…

O forse no, forse è tutto un delirio febbricitante. Magari siamo anche noi vittime di “un esperimento che può funzionare soltanto se le sue motivazioni restano assolutamente imperscrutabili per noi, ignote come una malattia”. Avrete capito che o ne uscirete deliziati – perché Ghosh scrive davvero bene e ti trasporta dove vuole con una facilità estrema, anche nel pieno di Calcutta con i suoi colori, i suoi odori e le sue caste – o indispettiti perché la parte metafisica della vicenda non verrà affatto svelata nel finale. Potrete solo interrogarvi come ho fatto io se tutti i pezzi del puzzle sono andati al loro posto.

* Ringrazio Neri Pozza che attraverso Twitter il 14 maggio 2013 mi avvisa che “Il cromosoma Calcutta” è attualmente in ristampa. E già che ci sono anche @giovannifanfoni che a margine della conversazione tra il sottoscritto e la casa editrice scrive a proposito dell’opera di Ghosh: “Storia straordinaria che riesce a rendere appassionante la ricerca sulla malaria, letto anni fa lo rileggerò”.

Lascia un commento

Archiviato in ebook recensioni

Paolo Cognetti, Il ragazzo selvatico, uno scrittore in Val d’Aosta in cerca di qualcosa di buono lassù

Il ragazzo selvatico di Paolo Cognetti

Il ragazzo selvatico di Paolo Cognetti

Il ragazzo selvatico: quaderno di montagna di Paolo Cognetti
Terre di Mezzo, aprile 2013, 6,99 € (ebook), 12 € (libro)
Reading Life: letto in formato cartaceo in un’ora.

«La paura che avevano di noi era l’unico limite invalicabile: potevamo farci il bagno in un lago, nutrirci di lamponi e mirtilli, dormire in un prato, ma i selvatici fuggivano al nostro passaggio e ci ricordavano che non eravamo come loro, non lo saremmo mai stati».

Prima di tutto vi segnalo che, per ora, l’ultimo ebook di Cognetti è in promozione, almeno su Bookrepublic lo trovate a 2,99 € (nove euro in meno dell’edizione di carta), è del resto appena uscito nelle librerie, anche se conoscendo l’autore sapevo che ci stava lavorando da mesi e che sarebbe apparso per l’editore Terre di Mezzo invece che la “solita” Minimum fax. Come precisa il sottotitolo “Il ragazzo selvatico” è un quaderno di montagna, la testimonianza di un periodo, più stagioni, vissuto altrove rispetto a Milano, Roma e New York ecc., i luoghi che Cognetti ci ha raccontato nei suoi libri già pubblicati

Se appartenete come me a quelli che da piccoli non andavano al mare d’estate (tutte le estati) ma in montagna, allora vi ritroverete in questo racconto; Cognetti in particolare andava in Valle d’Aosta e proprio lì è tornato trentenne in occasione di un “inverno difficile” in cui “si sentiva sperduto e sfiduciato come quando un’impresa in cui hai creduto finisce miseramente”. Chi ama la scrittura di questo autore avvertirà un brivido lungo la schiena, accidenti ha avuto un blocco? Abbiamo rischiato – pensate all’egoismo del lettore! – di non leggere mai “Sofia si veste sempre di nero”? Ebbene sì.

Tra l’altro mi sovviene che molti di voi avranno incontrato questo scrittore leggendo il suo blog paolocognetti.blogspot.it prima delle sue storie (stampate o elettroniche) e quindi gli odori del sottobosco, il vento fra i rami degli alberi vicino alla baita, il suo barbarico YAWP sopra i tetti del mondo, che scoprirete se lo leggerete, li avrete già percepiti nelle stanze della “casa digitale” di Cognetti; qui il post dove parla di “Il ragazzo selvatico” a proposito. È lui stesso a spiegare come questo suo breve scritto fosse in gestazione mentre rifletteva sulla sua amata letteratura americana o sulle lettere dall’Africa della Blixen.

D’accordo insomma ma alla fine cosa ha scritto Cognetti stavolta? Ha riempito un quaderno su un anno trascorso in montagna dove, conscio della lezione di McCandless non è andato, in cerca della wilderness e della solitudine ma della civiltà e dei rapporti umani. Allora leggo qualcos’altro direte voi. Non cadete nell’inganno, quello che leggiamo è l’equivalente di un bastone levigato dopo giorni di lavoro, che un tempo è stato ramo e adesso aiuta nel cammino. “Il ragazzo selvatico” è il racconto di come cerchiamo qualcosa quando crediamo di averla perduta. E invece è sempre stata là dove l’avevamo lasciata.

Postilla, se avete più o meno la mia età tutta questa storia vi avrà rammentato uno scambio di battute tra Cedro e Paolino, due personaggi di “Marrakech Express” (1989) che riporto qui di seguito. Cedro: “Pensa che io sono andato in montagna perché ho letto ‘Angeli di desolazione’ di Kerouac, solo che lui dopo nove mesi ha scritto un libro ed è tornato giù, io sono dieci anni che sono là…” Paolino: “E non hai nemmeno scritto un libro”. Ecco Cognetti ora guarda le montagne dal finestrino di un’automobile incolonnata su un cavalcavia milanese ma è anche tornato a scrivere. Se volete capire come ha fatto leggete “Il ragazzo selvatico”.

2 commenti

Archiviato in ebook recensioni