Eraldo Affinati, Elogio del ripetente, in cerca dei tamburini che si sono smarriti

Elogio del ripetente di Eraldo Affinati

Elogio del ripetente di Eraldo Affinati

Elogio del ripetente di Eraldo Affinati
Mondadori, 2013, 4,99 €
Reading Life: 36 minuti ogni sessione, 1.8 ore di lettura, 218 pagine girate, 2.0 pagine al minuto

«Per riuscire a creare la concentrazione in un quindicenne demotivato, la cui autostima è pari allo zero, bisogna realizzare una piccola impresa. Innumerevoli sono le sconfitte. Però ci sono anche le vittorie: quelle che nessuno vede, da cui nascono i cittadini del futuro».

In quanti hanno raccontato la scuola del nostro Paese? In tanti, sin dall’Unità di Italia ora che mi ci fate pensare. Allora perché leggere un’ennesima riflessione? Non ce ne sono già abbastanza? Non hai letto Starnone e Mastrocola ecc.? Lo ammetto, ero diffidente, avvicinarmi a questo ebook di Eraldo Affinati non è stato semplice, poi non ho mai amato i ripetenti mentre sin dal titolo l’autore chiarisce come a lui stiano simpatici: “Tuttavia già allora [all’inizio della sua carriera come professore, ndr] mi sentivo spinto verso i più negligenti”.

Eppure ogni epoca ha un modo diverso di raccontare quel che accade nelle aule scolastiche e se a farlo è una buona penna come quella di Affinati non c’è che da goderne. “Oggi i ragazzi sono lasciati nel vuoto dialettico, privi di ostacoli da superare. I loro insegnanti restano gli unici ormai a doverli richiamare ai valori della serietà, del rigore e della concentrazione in una società che punta sulla bellezza, sulla sanità [sic! ndr] e sulla ricchezza”, scrive Affinati, l’eterno lamento della classe insegnante? Non proprio, la fotografia impietosa di uno stato di fatto, probabilmente.

L’autore del resto non è indulgente neppure verso la sua categoria se afferma che “troppo spesso i ragazzi hanno di fronte individui eternamente giovani, i quali si illudono di poter ancora cambiare. Ecco perché insegnare significa viaggiare nel tempo: fuori e dentro se stessi”.  Chi sono allora i ripetenti? I punti più sensibili di un’epidermide – il nostro Paese in divenire – che sa di essere lacerata, che distrugge se stessa emarginando i più deboli invece di integrarli, e non parliamo solo degli insegnanti che gettano la spugna ma anche dei compagni di classe che li lasciano andare a fondo.

I ripetenti, scrive Affinati, non sono né stupidi né sprovveduti, hanno anzi “una sorprendente capacità di autoanalisi” dei loro comportamenti autolesionistici; i perdenti manifesti – perché è facile intuire dalle riflessioni dell’autore che l’immensa massa dei perdenti occulti, i mediocri, sia per lui ben più preoccupante – sfoggiano di fronte a chi chiede loro le ragioni di un due o un banco rovesciato “[…] un sorriso irripetibile di stupore e meraviglia. Se io fossi capace di decifrarlo, potrei anche fare a meno di scrivere questo libro, perché dentro le mie parole ci sarebbe tutto lo spirito del ripetente”.

Se nella scuola di un Paese puoi riconoscerci una nazione intera è inutile interrogarsi tanto su “cosa sia accaduto nella testa degli scolari, grandi e piccoli” perché “non si sa. […] Noi rimbocchiamoci le maniche e mettiamoci al lavoro. Lo stanno facendo in tanti in questo Paese malato, non solo a scuola, anche se non vengono illuminati dalla luce dei riflettori”. Volete una ragione per leggere Elogio del ripetente? Ve ne do una, è un testo ottimista anche se parla del sistema educativo italiano. Poi magari potrete non essere d’accordo con le tesi di Affinati ma quel di cui abbiamo bsogno oggi è costruire, partendo amgari da chi non ce l’ha fatta la prima volta.

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