Archivi del mese: novembre 2013

Un anno in compagnia di Nuovi Argomenti, rivista letteraria digitale

Le copertine dei quattri numeri di Nuovi Argomenti usciti nel 2013

Le copertine dei quattri numeri di Nuovi Argomenti usciti nel 2013

Se è vero come è vero che il libro digitale è una novità, un prodotto della informatizzazione della società contemporanea, di certo lo stesso non si può dire delle riviste letterarie che ci tengono compagnia da almeno quattro secoli. Se non conoscete Nuovi Argomenti pubblicata da Mondadori potete leggere la sua storia cliccando qui, tenete conto che questa “palestra per i giovani critici, scrittori e poeti” ha da poco superato la boa dei sessant’anni (1953-2013) e pare intenzionata a continuare a nuotare nelle acque del web 2.0 e oltre ancora a lungo. Perché leggere una rivista letteraria in formato digitale nel XXI secolo direte voi? Adesso provo a spiegarvelo 🙂

In realtà ragionandoci i vantaggi sono due, tralasciando naturalmente il fatto che sul vostro ebook reader potrete averla sempre dietro. 1) È molto più semplice recuperarla in formato .epub che convincere il vostro edicolante preferito – a proposito, speriamo che non abbia chiuso! – a tenervela da parte, o meglio, a procurarvela; 2) la rivista letteraria elettronica viene incontro  a chi non vuole spendere troppo oltre che agli studenti di Lettere o ai folli per la letteratura, Nuovi Argomenti, che esce ogni tre mesi, costa la metà – 6,99 euro contro 14 – della sua gemella cartacea, quattro numeri digitali vengono via a meno dell’abbonamento tradizionale – 27,96 euro contro 40, meno di otto centesimi al giorno.

D’accordo ci hai convinto, ma per quale motivo dovrei spendere l’equivalente di quattro pasti per comprarmi un anno di Nuovi Argomenti? Forse perché, sebbene non abbiate pubblicato niente, pensate di essere degli scrittori e sulle riviste letterarie scrivono solo scrittori, poeti e critici (vedi sopra) già affermati o in procinto di esordire per un marchio editoriale, è questo il mondo cui volete appartenere, vi ci trovate a vostro agio?; forse perché vi lamentate che gli scrittori italiani non hanno talento, e di conseguenza leggete solo letteratura straniera di cui magari non sapete valutare la bontà della traduzione, senza in realtà averli mai letti, ecco un buon modo per farvi un’opnione più strutturata.

Figurati, perché dovremmo pagare per leggere di letteratura? Carmilla, Le parole e le cose, Minima & Moralia, Nazione Indiana ecc. – tanti altri nomi li trovate su Tropico del Libro –, ovvero i blog culturali gratuiti che troviamo in Rete, non bastano e avanzano? Senza dubbio. Eppure quello che stiamo perdendo, per carità, per fortuna per alcuni pensatori, è la programmazione e la selezione, anche per quel che concerne la produzione culturale. Quest’anno sono usciti i numeri 61, 62, 63 e 64 di Nuovi Argomenti, – ve l’ho già detto che la dirige Dacia Maraini? – ognuno caratterizzato da un suo tema specifico, oltre alle sezioni ricorrenti Diario, Scritture e Riflessioni, ve li ricordo a mo’ di Twitter: #Supernova, #PresenteStorico, #TheSpendingReview, #LaSocietàDeiPoetiEstinti.

Supernova si ripromette di presentare nove scrittori che “sono potuti uscire dalla prospettiva che guarda alla letteratura come a un residuo irriducibile e nobile, uno strumento di resistenza ai tempi della barbarie”, su tutti salvo Giorgio Ghiotti, a chiudere il numero bel pezzo di Tommaso Pincio “Same same but different”, autore che mi riprometto di leggere in futuro. Presente Storico attraverso gli scritti di “una serie di scrittori [ritorna] su personaggi storici noti raccontandoli con le armi della letteratura, senza preoccupazione di «verità», piuttosto di verosimiglianza interpretativa”, con buona pace del tema l’inedito di Juan Rodolfo Wilcock e “Aria di braverìa: appunti queer sui «Promessi Sposi»” di Tommaso Giartosio valgono il numero, sul resto taccio.

The Spending Review su suggerimento di Francesco Pacifico “ha chiesto a qualche autore che tiene famiglia, o paga affitto, o ha un padre spiantato, di raccontare cos’è amministrare il denaro”, ottima risposta di Simona Vinci (trovate il suo scritto on-line qui); ho trovato poi molto interessante nella sezione Riflessioni “Difesa della poesia” di Giuseppe Conte. In La società dei poeti estinti “cinque scrittori italiani cresciuti dopo I Simpson raccontano in questa sezione il loro rapporto con un poeta del secondo Novecento da cui sono stati contagiati” (sic!), suggestive le riflessioni di Paolo Di Paolo e Giancarlo Liviano D’Arcangelo; in Riflessioni “La verità, vi prego, sul realismo” di Raffaello Palumbo Mosca non mi ha deluso anche se parla troppo di Piperno 😉

Avrete capito come Nuovi Argomenti si riveli dunque uno strumento prezioso per analizzare una parte del mondo letterario là fuori, quello che sa come “l’autore oggi [sia] sempre più una persona che fa circolare idee che altri ricordano” (parole di Giuseppe Granieri) più che qualcuno che “vuole pubblicare”. Oggi questo non è mai stato così facile, è essere scelti – da un pubblico o da un editore è indifferente –, più ancora che essere “scoperti” che è difficile.

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Stefania Bertola, Romanzo rosa, la lettrice di Melody legge solo Melody, sufficientemente chiaro?

Romanzo rosa di Stefania Bertola

Romanzo rosa di Stefania Bertola

Romanzo rosa di Stefania Bertola
Einaudi, 2012, 6,99 €

«”E via, via subito, da non ripetere mai piú, l’allusione letteraria. Cos’è quel Darcy, cos’è quel Georgiana? Vuole fare sfoggio di cultura? Scriva un libro per il premio Strega. A noi non interessa, signorina, sapere che lei ha letto Orgoglio e Pregiudizio“».

Mentre nelle librerie esce l’ultimo romanzo di Stefania Bertola, Ragazze mancine, omaggiato su TuttoLibri di questa settimana da una delle incomprensibili recensioni di Bruno Quaranta, mi sono invece deciso a leggere Romanzo rosa della stessa autrice piemontese apparso sempre per Einaudi l’anno scorso. Ha del resto una trama molto curiosa. Riassunto: cronaca in prima persona del corso di scrittura di genere – come scrivere un Melody, ovvero un Harmony – frequentato dalla protagonista con la possibilità di leggere l’intreccio sentimentale viva via inventato dalla scrittrice in erba. Il libro alterna infatti le lezioni, con tanto di dispense, del corso con i capitoli del romanzo scritto dalla bibliotecaria di San Mauro Torinese che narra la storia.

“I Melody e i Gialli Mondadori vivono un’esistenza precaria e clandestina sui carrelli, non hanno posto negli scaffali. Non sono catalogati, non hanno schede, e i clienti della biblioteca li possono prendere con una certa noncuranza” scrive Bertola, tuttavia sono molto divertenti da scrivere e quindi anche il lettore fino alla fine dell’ebook rimarrà con il fiato sospeso: riuscirà la biblitoecaria Olimpia, pur incapace di rendere sulla pagina la vera passione che tutto travolge, a scrivere un Meleody che soddisfi le aspettative della severissima insegnante del corso Leonora Forneris? Mentre la storria corre veloce in una Torino che vediamo  dai finestrini del 61 Bertola schizza intanto divertenti sottotrame secondarie aventi come protagonisti i compagni di corso di Olimpia.

Alla fine di Romanzo rosa lo ammetto sono rimasto perplesso, ho letto un ebook che mi è piaciuto? Ho incontrato una nuova autrice di cui potermi fidare? La tripartizione del volume – storia di Olimpia, dispense del corso, storia del Melody – nel respiro breve della narrazione mi è sembrata troppo schematica per creare, almeno in me, quella immedesimazione che ti spinge sotto la superficie della storia, a immergerti completamente in essa voglio dire, e che vedo da tante recensioni in Rete è scattata in altri lettori. Durante la mia lettura invece questa ritmica alternzanza di piani mi ha lasciato fuori dall’opera, più ammirato dalla bravura della scrittrice che avvinto da quello che avevo sotto gli occhi.

Non di puro esercizio di stile si tratta ad ogni modo perché Romanzo rosa è anche una guida per comprendere meglio la fortuna dei “romanzi Harmony” (intesi come genere) nel nostro paese: come sono costruiti? a chi si rivolgono? perché piacciono? Capisco allora che per quanto riguarda il sottoscritto avrei forse apprezzato meglio tre libri: un saggio breve sul romanzo rosa in Italia, un Harmony vero e proprio, la stessa storia concepita da Bertola con protagonista Olimpia, i suoi gatti, le sue nipoti, la Forneris, Paola, Vittorio e gli altri compagni di corso ma raccontata senza l’ironia che pervade ogni paragrafo di tutto questo bel romanzo. Romanzo rosa racchiude invece tutti e tre. Mi viene da pensare addirittura che trasformato in sceneggiatura e raccontato per mezzo di un film mi piacerebbe il doppio questa storia 🙂 chissà che qualcuno non mi accontenti.

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Contenitori editoriali digitali: gli indies di Grandi e Associati, quando le agenzie letterarie stanno al passo con i tempi

I primi quattro ebook a firma indies g&a

I primi quattro ebook a firma indies g&a, Grandi&Associati si mette in gioco

Questo mese grazie alla segnalazione di Maria Acciaro, psicoterapeuta e scrittrice che conosco da tempo, ho conosciuto meglio un nuovo attore del fluido mercato editoriale italiano: l’agenzia letteraria Grandi & Associati di Milano. Aspetta un attimo, potreste obbiettare, perché scrivi di agenti letterari famosi per di più se parli di solito di ebook? I libri digitali non riguardano editori e scrittori? Non si sta affermando la disintermediazione? Forse leggendo le righe che seguono vi ricrederete su tanti luoghi comuni che circondano il digital publishing.

Grazie alla disponibilità di Clauda Del Giudice – ufficio stampa dell’agenzia guidata con mano ferma da Laura Grandi, Stefano Tettamanti e Maria Paola Romeo – mi sono chiarito le idee su quattro ebook (vedete le copertine nell’immagine in apertura), che presto aumenteranno di numero, marchiati indies g&a, distribuiti da Amazon, testi di autori italiani in formato digitale curati editorialmente e segnalati da Grandi & Associati. E se siete lettori “non Kindle” come il sottoscritto come fate a leggerli? Beh, non su ereader ma su altri dispositivi è possibile, cliccate qui per sapere come.

In un’intervista su Affari Italiani nell’agosto 2011 affermavate per voce di Stefano Tettamanti: “Ci siamo sempre sforzati di considerare il ruolo dell’agente in maniera dinamica e aperta”. A distanza di poco più di due anni proponete su Amazon quattro opere di altrettanti autori – Acciaro, Conti, Ghini e Triggiani – con un marchio vostro; il mercato vi ha portato a diventare anche editori digitali oppure la vostra iniziativa ha una natura diversa?

G&A: No, continuiamo a non sentirci editori, neanche digitali. Mettiamola così: il nostro essere agenti “dinamici e aperti” ci ha portato a sviluppare con alcuni degli scrittori che si rivolgono a noi con le più svariate richieste di assistenza quei contenuti e quelle competenze editoriali che abbiamo sempre considerato parti integranti del nostro modo di intendere il mestiere di agenti letterari. Mi spiego: ad alcuni di coloro che ci chiedevano una lettura professionale, una revisione, un editing, una consulenza commerciale o di marketing, un servizio di comunicazione o di ufficio stampa, il digitale, l’ebook, ha offerto una possibilità di servizio in più: l’autopubblicazione assistita da un’agenzia, agenzia competente, crediamo. Del resto un elemento di radicale differenza con un editore sta nel fatto che l’autore non cede a noi i diritti di pubblicazione, né digitali né cartacei, ma li mantiene a sé.

Rappresentate autori italiani importanti, offrite consulenze per le attività di ufficio stampa, da tempo grazie a un servizio di lettura a pagamento di testi inediti esaminate quasi duecento proposte editoriali all’anno, ora siete in campo anche come curatori in proprio di un “contenitore editoriale digitale”… difficile dire cosa non fate! Come avete affrontato questo inizio di XXI secolo e la nascita degli ebook? Ingaggiando nuove figure o consultando esperti? Avvocati come Marco Giacomello intanto credono che le “tecnologie digitali stiano travolgendo il mondo del diritto mentre gli ebook iniziano a diventare (sicuramente all’estero) una parte non trascurabile dei bilanci di un’impresa editoriale… cosa rappresentano invece per un’agenzia letteraria i diritti digitali di un’opera? Un terreno ancora troppo indefinito per avere chiare linee guida?

G&A: La nascita del digitale e il suo sviluppo – per quanto impetuoso, anche se da noi neanche tanto – non consentono assunzioni o consulenze, per lo meno in strutture minuscole come la nostra. Anche se da noi abbiamo in redazione chi sa di digitale e si è formato sul campo con l’esperienza ormai di quasi tre anni di Emma books, la sigla editoriale digitale tutta al femminile che seguiamo in partnership con Bookrepublic. In realtà il nostro approccio al digitale è avvenuto attraverso quello che è lo strumento e l’oggetto di lavoro più classico degli agenti: il contratto editoriale. Studiando e discutendo le novità e le implicazioni sul diritto d’autore delle nuove tecnologie, aggiornandoci “forzatamente” per seguire le richieste e le esigenze di autori e editori, guardando a quello che succedeva in altre parti del mondo, ci siamo formati. Sono anni ormai che discutiamo di “diritto d’autore in un mondo digitale” e devo dire che superato il panico da “niente sarà mai più come prima”, il dibattito culturale, filosofico sull’argomento è stato appassionante, oltre che formativo. Mi piacerebbe molto che un filosofo o un giurista (Marco Giacomello, perché no, a me sembra molto bravo…) ci proponessero una “Storia del diritto d’autore”, o che uno dei centomila festival culturali esistenti fosse dedicato al diritto d’autore, sono convinto che troverebbero un loro pubblico. La proprietà intellettuale è uno di quei temi che ti obbliga a ragionare sulle cose ultime e vere dell’uomo, della libertà, della giustizia, del potere…

Torniamo ai nostri indies g&a: una storia corale di donne che subiscono maltrattamenti e abusi (“L’ultimo giro di valzer” di Maria Acciaro), un romanzo storico-fantastico sui Re Magi (“I Tre Re di Stano Conti), la vita di due sorelle gemelle (“La testa sul piatto” di Chiarella Ghini), un romanzo erotico (“Signora Gi” di Maurizia Triggiani)… un ventaglio di titoli per ogni tipo di lettore, quali sono stati i criteri che vi hanno portato a esordire proprio con questi quattro ebook?

G&A: I quattro autori e i quattro titoli che cita sono solo i primi che appaiono negli indies, altri ne stanno arrivando e forse confonderanno ancora più le idee (ma indies non va intesa come una collana editoriale, piuttosto come un contenitore): vado a memoria, Elena Novelli, “Le imprevedibili conseguenze del consumismo”, biografie intime di presenze casalinghe solo apparentemente inanimate, Anna Rastelli, “Fantasie d’inverno”, raccolta di racconti musicali, Barbara Zanetti, storia di provincia italiana con uno sguardo femminile su delitti e sofferenze, e tanti altri ancora, anche di autori già pubblicati e ben conosciuti. Sono tutti esempi di testi che ci sono piaciuti, in cui abbiamo visto del talento, su cui abbiamo lavorato, e che nell’ebook hanno trovato una possibilità ideale per mettersi in mostra, per proporsi all’attenzione dei lettori, professionali e no, a prezzi molto bassi, e al di là delle categorie più rigide previste dal marketing tradizionale, che ha bisogno di incasellare con precisione gialli, rosa, noir, alti, bassi…

indies g&a se non andiamo errati è legato al Kindle Direct Publishing di Amazon, credete che almeno per voi sia il partner giusto per spiccare tra gli ebook autopubblicati? Senza chiedervi di sbilanciarvi troppo, come giudicate lo stato del self publishing in Italia? Quest’anno abbiamo avuto a Senigallia addirittura un primo festival dedicato e Mondadori ha svelato il suo progetto di pop publishing scrivo.me, come interpretate questi eventi?

G&A: Come dicevo i nostri indies non rientrano nell’universo, rispettabilissimo peraltro, del selfpublishing, proprio perché in ogni loro riga, si può dire, rendono omaggio al lavoro editoriale, alla cura scrupolosa, perfino al rispetto per le convenzioni editoriali e redazionali. Chi legge un indie – a proposito, se non si è capito il “marchio” sottolinea l’indipendenza degli autori – legge un libro vero e proprio, anche se non di carta, non un abbozzo di libro. Poi magari lo trova brutto, ma un brutto libro, se mai, al quale applicare i criteri di valutazione di lettori veri, esigenti, appassionati. Per quanto riguarda Amazon, e la sua piattaforma KDP, cioè Kindle Direct Publishing, che ha un’esclusiva di sei mesi sugli indies, garantisce visibilità, promozioni e marketing a chi è “garantito” da noi. Le pare poco?

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Kobo Arc, i tre tablet 2013 in vendita presso Librerie Feltrinelli e Mondadori

Anche in Italia in vendita da novembre 2013 i nuovi tablet Kobo

Anche in Italia in vendita da novembre 2013 i nuovi tablet Kobo

Kobo Arc 7, 7 HD e 10 HD da questa settimana in vendita in Italia. È partita senza troppi clamori la vendita dei tre nuovi tablet Kobo nel nostro paese me ne sono accorto consultando il sito delle Librerie Feltrinelli lunedì dove davano disponibile solo il Kobo Arc 7 HD – che ho acquistato, in omaggio fino al 17/11 un buono da 10 euro da spendere in libri. A breve la recensione, datemi il tempo di provarlo! – ma nei prossimi giorni anche il nuovo Kobo Arc 7 (la versione aggiornata di quello uscito a fine 2012, ricordate la nostra prova? La trovate qui) e soprattutto il Kobo Arc 10 HD saranno a scaffale oltre che acquistabili on-line.

Sia Librerie Mondadori che Librerie Feltrinelli scommettono questo autunno – con un pensiero agli acquisti natilizi ovvio – sui tablet Kobo i cui rivali ricordiamo sono il Kindle Fire di Amazon e naturalmente gli iPad di Apple; un’avvertenza se non li conoscete, non troverete questi modelli tra i cinque migliori tablet del 2013 segnalati dagli amici di Pianeta eBook solo perché sono appena usciti e ha poco senso recensire con troppo anticipo un gadget elettronico. I prezzi italiani dei tablet li trovate qui di seguito: 149 euro per il nuovo Kobo Arc 7, 199 euro per il Kobo Arc 7 HD e 379 euro per il Kobo Arc 10 HD.

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Dario Tonani, Il primo ciclo di Mondonove: Cardanica, Robredo, Chatarra e Afritania

I quattro ebook del primo ciclo di Mondonove di Dario Tonani

I quattro ebook del primo ciclo di Mondonove di Dario Tonani

Cardanica, Robredo, Chararra e Afritania di Dario Tonani
40K Books, 2011-2012, 2,99 € l’uno
I racconti da novembre 2012 sono riuniti in un unico volume cartaceo, “Mondo9” pubblicato da Delos Books

«Se volevano sincerarsi di cos’era veramente accaduto, non c’era che un modo: abbandonare la plancia, entrare nel primo pneumosnodo e raggiungere da lì il resto della nave. Non era prudente scendere a terra e beccarsi qualche infezione o il morso di un insettoratto».

Riunite nella bella immagine sopra, che ho ripreso da atelierwordinprogress.blogspot.it – non mancate di cliccare sopra il link, ci trovate le minirecensioni di Valentina Bertani che mi ha ricordato di leggere questi ebook –, ci sono tutte le copertine del primo ciclo fantascientifico legato all’universo di Mondonove a firma di Dario Tonani. Sono i primi racconti di questo scrittore che leggo e se come me avete collezionato Alita di Yukito Kishiro nei volumetti della Planet Manga vi troverete a vostro agio (beh, c’è ancora più angoscia, ruggine e sangue); intanto spero che Mondo9 non sia il nostro mondo nel futuro ma un altro pianeta altrimenti poveri noi…

Tra deserti dove il solo contatto diretto con la sabbia fa ammalare e mari inquinati dove vanno a morire gigantesche macchine senzienti Mondonove non è un luogo dove si desidererebbe trascorrere una villeggiatura. Fossimo in un romanzo fantasy sarebbe un mondo ricoperto dalle acque percorso da tanti Olandesi volanti, ci troviamo invece di fronte a un ciclo fantascientifico articolato in racconti brevi – si leggono tutti e quattro in un pomeriggio – dove il tema che preme all’autore è approfondire il rapporto uomo/macchina (in particolare penso al terzo e quarto ebook, Chatarra e Afritania) più che tratteggiare un nuovo universo.

Se infatti nel primo racconto, Cardanica (il meglio riuscito insieme al secondo), si parte dalla descrizione di questi immani autoarticolati che percorrono gli spazi deserti tra le città di Mondonove tra suggestioni futurealistiche – vetrogel, treni di ruote, pneumosnodi ecc. – in seguito si giunge al dialogo diretto del protagonista con la macchina (?) che lo ospita che non esita a reclamare sacrifici di sangue pur di funzionare; leggendo tutto il ciclo d’altronde si arriva alla rivelazione che “il metallo da solo è come sabbia. Non conta nulla. È un guscio vuoto” (cfr. Afritania).

In tutti e quattro i racconti spicca per importanza la presenza di un narratore – il Guardasabbia Garrasco in Cardanica e Afritania, il nomade Yussouff in Robredo e l’avvelenatore della Gilda Marcelo in Chatarra – che aiuta il lettore a comprendere in quale inferno è precipitato… dove basta un attimo per contrarre il Morbo (che tramuta la carne in metallo ma che forse prima di uccidere aiuta il dialogo tra l’uomo e la macchina) e dove l’esistenza umana pare non avere altro significato che la mera sopravvivenza come testimoniato dagli equipaggi, in realtà singoli individui ammalati e soli, non si possono definire ciurme, a bordo dei mezzi che solcano i deserti di Mondonove.

La riflessione in tre racconti su quattro prevale sull’azione; una volta “chiusi” gli ebook di Tonani mi è venuto da pensare, allora è così che sarebbe stato Alien (parlo del primo film) se fosse stato un cortometraggio e la sua storia si fosse interrotta prima del confronto di Ripley con l’alieno. Sebbene spezzata in quattro episodi Mondo9 – come accennato in precendenza Delos Books propone i quattro ebook rivisti e arricchiti dall’autore in un solo volume, disponibile solo in formato cartaceo – è un godibile romanzo sci-fi breve a tinte horror che ha come leitmotiv la storia e la sorte della Robredo (una delle macchine descritte sopra) nel corso di una trentina d’anni.

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Sottolineare e togliere evidenziazioni su Kobo Aura HD (versione 2.10.0)

Il menu per evidenziare o inserire note del Kobo Aura HD

Il menu per evidenziare o inserire note del Kobo Aura HD

Vi ho già spiegato in un altro post come sottolineare, prendere note e (nei commenti) rimuovere evidenziature su un Kobo Touch, un ripasso però non fa mai male, magari corredato da fotografie. Vi mostro come si fa su un Kobo Aura HD ma la procedura è la stessa per Mini, Touch, Glo e Aura naturalmente, se mi sbaglio “mi corrigerete”. E allora bando alle ciance rivediamo insieme come si fa 🙂

Come vedete nelle foto ho ripreso come esempio una “pagina” di Makers: il ritorno dei produttori di Chris Anderson. Ho sottolineato la frase che mi interessa – consiglio, partite dall’ultima parola e risalite fino all’inizio –, nello specifico l’antico avvertimento ripreso pure da Morandi “uno su mille ce la fa”, e ho poi selezionato l’icona con l’evidenziatore in basso a sinistra (vedi immagine sotto).

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A questo punto posso sia evidenziare il passaggio senza prendere note, la frase diventerà di un bel colore grigio, oppure aggiungere una nota (anche in questo caso la frase verrà resa più scura rispetto allo sfondo). Entrambe le opzioni durante la lettura del vostro ebook sono recuperabili pigiando le tre linee in basso a destra; per ora sono la terza voce dopo Cerca nll’ebook e Impostazioni di lettura (prima di Dizionario e Traduzione).

Perché ho scritto “finora”? Perché agli ingegneri di Kobo piace cambiare, come le scale di Hogwarts nei libri di Harry Potter, può darsi vale a dire che nella prossima versione del firmware, tra qualche mese, decidano che l’interfaccia utente così non va bene e la modifichino un’altra volta. Sarà che sono un utente della prima ora ma ne ho visti troppi di cambiamenti. Un menu personalizzabile sarebbe una soluzione, chissà che non ci si arrivi.

Evidenziare-Kobo-AuraHD-Menu

D’accordo, abbiamo sottolineato o preso una nota… e se ho fatto una fesseria? Se non mi va più che quella frase sia speciale rispetto a tutte le altre? Ecco che il vecchio sogno dello studente, quello che fa diventare i suoi libri di testo codici miniati color arcobaleno, si avvera: posso togliere una sottolineatura. Campane a martello, ecco uno dei miracoli della lettura digitale, il testo può tornare intonso come editore l’ha fatto.

Se arrivate su questo blog in cerca del modo per farlo tuttavia significa che in Canada hanno deciso che su Kobo tanto intuitivo non deve essere levare una sottolinatura o una nota, giusto? Ecco come fare. Avete cliccato sulle tre linee in basso a destra? Adesso selezionate Annotazioni, comparirà l’elenco di quelle che avete fatto, in questo caso solo una (vedi sotto).

Evidenziare-Kobo-AuraHD-Menu_01Pensate che ci siamo? Non illudetevi, manca ancora un passaggio. Selezionate l’evidenziatura (o la nota). Come saprete già adesso apparirà una schermata dove la frase evidenziata si presenta isolata dal contesto della pagina originale (c’è infatti anche l’opzione Mostra sulla pagina, utile quando avete preso troppe note o fatto abbondante uso di evidenziatore).

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Ora e soltanto ora cliccate nuovamente le tre line in basso a destra, come per magia apparirà la voce da voi tanto ricercata: Rimuovi evidenziatore o Elimina nota (a seconda se avete preso un appunto oppure no). Selezionandola il software di Kobo toglierà il “tratto” di evidenziatore dalla nostra frase e l’ebook tornerà come nuovo.

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Siamo arrivati in fondo a questa breve guida per scarabocchiare i nostri amati libri digitali su Kobo. Spero vi sia stata utile; mi auguro che una simile procedura, devo ammetterlo abbastanza macchinosa – c’è qualche utente Amazon che ha voglia di dirci nei commenti se pure su Kindle bisogna impazziare così? –, non vi scoraggi a provare la lettura di ebook su dispositivi a inchiostro elettronico ^___^ Buona lettura digitale o meno a tutti.

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Walter Siti, Il realismo è l’impossibile, la verità del mondo vien fuori controvoglia

Il realismo è l'impossibile di Walter Siti

Il realismo è l’impossibile di Walter Siti

Il realismo è l’impossibile di Walter Siti
Nottetempo, 2013, 3,49 €
Reading Life: 31 minuti ogni sessione, 1.0 ore di lettura, 181 pagine girate, 2.9 media pagine per minuto

«La narrazione fittizia ci offre un cosmo e non un caos, una realtà controlalbile e finita».

Ho letto il mio primo Siti di recente, il Premio Strega Resistere non serve a niente in formato ebook, grazie a una promozione lampo, l’ho pagato 2,99€, cinquanta centesimi meno di questo Gransasso edito da Nottetempo; il mondo dipinto dallo scrittore in quel romanzo non mi è affatto piaciuto ma tant’è come un drogato o un bulimico ho dovuto portare a termine la lettura per vedere dove andava a parare, Siti mi ha fregato 🙂 D’altronde, come scrive lui stesso in questo breve saggio, “una volta che hai preso all’amo il lettore non devi più lasciarlo scappare“.

Incuriosito dalla produzione di Walter Siti – altri sei romanzi dal 1994 al 2010 – avevo adocchiato in libreria questo spillato che non avrei mai comprato cartaceo (dove lo metti poi in libreria? si perde tra gli altri volumi, stona tra i dorsi dei vostri Adelphi, scivola dietro le scaffalature, in ultima istanza lo perdi – o avete dedicato una scatola per tutti i vostri vecchi Millelire?) ma che digitale si può acquistare. Consiglio a tutti – sostenitori e detrattori – di entrare nel laboratorio letterario di Siti, perché proprio di questo si tratta, un’immaginaria chiacchierata vis-à-vis con l’ultimo Premio Strega.

“Il realismo è l’impossibile” è un saggio breve delizioso sulla follia che porta le persone a scrivere, per Siti per un breve periodo fu tra l’altro l’illusione “che se fossi riuscito a catturare e a mettere in carta le parole effettivamente pronunciate dai modelli empirici [dei miei personaggi], il mio possesso su di loro nella vita reale sarebbe magicamente durato per sempre”. Avvertenza: Siti scrive di una sua personale visione della rappresentazione del reale, un realismo appartenente a “una tradizione epistemologica […] rivolta a considerare la realtà come qualcosa di già dato” su cui la raffigurazione artistica avrebbe dubbia efficacia (vedi Arturo Mazzarella su www.doppiozero.com). A me va benissimo ^__^

Lasciando a filosofi e teorici il dibattito sul realismo l’autore crede che l’uomo – e di conseguenza verrebbe da dire lo scrittore, vedi Chabon, non a caso anche Siti riprende il tema del trickster – sia “un petit frisé, franc vaurien depuis sa venue au monde, véritable singe malfaisant” citando credo Apollinaire; una scimmia malefica come potrebbe essere capace di comprendere o eternizzare la Realtà, andare oltre la mimesi? Non può. Quel che può fare è opporvi una realtà (con la erre minucola) artificiale che il bravo scrittore riuscirà a riprodurre più o meno “fedelmente” attraverso l’utilizzo di alcune tecniche illustrate in modo succinto da Siti.

Articolato in quattro sezioni – 1) Allo stato nascente 2) Bisogno di mentire 3) Il trampolino 4) Tra archetipi e stereotipi – “Il realismo è l’impossibile” è un vademecum agile e mai noiso sia per chi voglia cimentarsi da lettore e perché no da narratore con i romanzi riconducibili al realismo sia per chi voglia conoscere meglio la produzione di Siti. Se non indispensabile necessario per tutti coloro che amano di tanto in tanto essere “vittima di un gioco di parole e non si ribella all’inganno” 🙂 ovvero a tutti i lettori.

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Michele Giocondi, Bestseller italiani: mezzo secolo di libri di successo

Best seller italiani: mezzo secolo di libri di successo (1900-1945) di Michele Giocondi

Best seller italiani: mezzo secolo di libri di successo (1900-1945) di Michele Giocondi

Bestseller italiani. Mezzo secolo di libri di successo (1900-1945) di Michele Giocondi
goWare, 2013, 2,99 €
Reading Life: non ne ho tenuto nota, si legge in un’ora al massimo

«Ma noi proprio di questi vogliamo parlare: degli scrittori che vendevano centinaia di migliaia di copie, che ai loro tempi furoreggiavano nelle classifiche dei bestseller, che facevano sognare i lettori dell’epoca, che erano proprio i nostri nonni o, dato che il pubblico dei lettori era allora prevalentemente femminile, le nostre nonne».

Pubblicato dalla fiorentina goWare (ricordate la nostra intervista a Mario Mancini, fondatore e animatore di questa startup?) l’ebook dello studioso di letteratura italiana Michele Giocondi, Bestseller italiani: mezzo secolo di libri di successo (1900-1945) si rivela utile per chiunque voglia (o debba, penso ai giornalisti e agli studenti) approfondire l’argomento “volumi più venduti in Italia” con un minimo di approfondimento storico.

Per chi vede la fine dei tempi, della letteratura e dei (veri?) lettori – nessuno si ricorda di una vecchia polemica di Citati? Meglio non leggere quei bestseller? – nelle fortune presso il pubblico di un Giorgio Faletti apprendere le storie e i nomi di personaggi oramai persi nell’oblio (Guido da Verona e Arnaldo Fraccaroli solo per dirne due vi dicono nulla?) potrà forse donare loro una comprensione meno emotiva del mercato editoriale attuale.

Se siete già frequentatori di questo blog ricorderete la mia segnalazione di Alte tirature di Vittorio Spinazzola che a differenza della rassegna di Giocondi analizza i bestseller italiani più recenti, tra il 1971 e il 2006; l’argomento è davvero affascinante sia che rimaniamo vicini al nostro tempo sia se torniamo indietro di cento anni e più. Cosa spinge l’italiano (il non lettore per eccellenza secondo autorevoli statistiche) a leggere?

Piluccando qui e là Bestseller italiani ci fa un’idea abbastanza precisa su cosa riscuotesse successo negli anni immediatamente precedenti alla Grande Guerra, ad esempio, “[i] lettori […] non avrebbero certo premiato [“La casa dell’uomo” (1918) di Mario Mariani, ndr], né altri [bestseller], se non fosse stata presente in dosi massicce la componente pornografica“. Viceversa se pensiamo alle classifiche dove domina papa Francesco non è di certo un fenomeno nuovo dato “lo straordinario favore che incontrano i libri religiosi [… che] riescono spesso a raggiungere tirature straordinarie, alla pari dei più diffusi bestseller di varia”, Giocondi sta parlando di “Storia di Cristo” (1921) di Giovanni Papini.

Anche gli scrittori/giornalisti che sembrano spuntare come funghi in questo scorcio di XXI secolo (chi ha detto Gramellini?) nelle prime posizioni di vendita Giocondi ci ricorda che ci sono stati da sempre, anzi, se non erano giornalisti prima gli scrittori lo diventavano. L’uso di comporre trilogie e quadrilogie? Roba antica, tanto che alcuni scrittori di successo come Salvator Gotta (suo il besteseller del 1926: “Piccolo alpino”) ne scrissero svariate consacrandosi come autori seriali, anche qui nulla di nuovo sotto il sole.

Giocondi ha steso per ognuno dei ventitré autori descritti – l’arco temporale va dal 1904 al 1940 – un breve riassunto biografico e bibliografico (compreso della descrizione dello stile, dei personaggi e delle trame), ha trovato sia le copertine dei loro libri sia le tirature che raggiungevano. Curiosità: come nelle antologie scolastiche è presente un brano tratto da ognuno di questi besteller dimenticati – beh, non tutti, ci sono anche le “Sorelle Matarassi” di Palazzeschi. Collegamenti ipertestuali rimandano infine a Wikipedia per chi intenda saperne di più. Prossimo libro di Giocondi nel mirino? I best seller italiani (1861-1946) Mauro Pagliai Editore (sempre in ebook, cercate bene).

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Vanni Santoni HG, Terra Ignota: Risveglio, un affresco fantasy italiano nel quale perdersi

Terra Ignota: Il risveglio di Vanni Santoni HG

Terra Ignota: Risveglio di Vanni Santoni HG

Terra Ignota: Risveglio di Vanni Santoni HG
Mondadori, 2013, 9,99 €
Reading Life: 15 minuti ogni sessione, 5 ore di lettura, 1250 pagine girate, 3.8 media pagine per minuto

«Aveva esplorato ogni paese e imparato la saggezza; visto misteri e conosciuto cose segrete. Era una dei Dodici, e i Dodici erano lei; il Sogno riverberava dall’Imperatrice in lei e nel mondo, e lei stessa dell’Imperatrice era l’occhio e la mano: era, mentre cavalcava, il mondo stesso e lo spazio e il tempo; nel passo del suo cavallo e nella linea del suo sguardo erano ogni orizzonte e strada, e il termine e l’inizio di tutte le storie».

Ho conosciuto Vanni Santoni via email qualche mese fa per lavoro; nel frattempo ho anche avuto modo di leggere la sua narrativa – Personaggi precari (di recente ripubblicato da Voland); Gli interessi in comune; Se fossi fuoco, arderei Firenze –, storie ben congegnate ambientate nel nostro tempo e nel nostro mondo. Non di sola realtà però vive lo scrittore ed ero stato contento di saperlo impegnato in un progetto fantasy sui cui lavorava da anni che avrebbe presto visto la luce per Mondadori nella collana Chrysalide.

“Terra Ignota: Risveglio” – uscito sia in cartaceo sia in ebook a fine settembre, Mondadori me ne ha fatto dono per questa recensione – conferma che i mesi trascorsi da Santoni a documentarsi sul genere, di cui certo da lettore (e da giocatore di GDR) non era a digiuno, non sono stati sprecati. Terra Ignota ci trasporta in un mondo di cui non possediamo la mappa ma impariamo ben presto le regole: siamo in un Medioevo imprecisato, dentro un paesaggio che riconosciamo familiare eppure esotico, dove convivono echi rinascimentali, città invisibili, cavalieri spietati e forze magiche potentissime.

Come nelle migliori tradizioni fantasy quasi da subito parte una “cerca” e il lettore viene trascinato, almeno in questo primo libro della trilogia, nelle avventure di un trio di ragazzini che conosciamo  mentre giocano alla periferia dei regni immaginati da Santoni. Gli eventi tuttavia precipitano presto: perché il Cerchio d’Acciaio ha distrutto la comunità del Villaggio Alto? Che fine hanno fatto Breu e Vevisa? Sarà Ailis, la ragazza sfuggita al massacro, che si assumerà il compito di entrare nel mondo (e noi con lei) per cercare i suoi amici e andare incontro, forse, al suo destino.

Lo stile di Santoni ci prende per mano sin dalle prime battute e ci conduce sicuro fino a una conclusione non conclusione che lascerà il lettore ormai avvinto in attesa dei seguiti – siamo di fronte a tutto tranne che a un libro autoconclusivo; assiteremo già in “Terra Ignota: Risveglio” a eventi straordinari ma siamo in fondo solo ai primi livelli, fossimo in un videogioco, o nelle stanze del foyer di un castello affrescato che avrebbe bisogno di molto più che mille pagine (questo primo episodio ne ha “solo” 324) per essere sviluppato a dovere.

Perché dovresti fidarvi di questo giudizio positivo? Perché ho giocato a D&D anch’io – oltre che a Magic – e quando incontro un dungeon master che le storie le sa narrare devo riconoscerlo; perché leggo narrativa fantasy (più fumetti e graphic novel, va da sé) da una ventina d’anni e finalmente un mio coetaneo (Santoni è del 1978, il sottoscritto del 1980) ha divorato e rielaborato l’immaginario fantastico proprio di una generazione vissuta a fumetti della Granata Press, cartoni animati, Dragon Lance, Final Fantasy e i videogiochi di Fumito Ueda solo per citarne alcuni e l’ha fermato sulla carta in un progetto narrativo coerente. Non pensate che sia facile.

Santoni-Lucca2013

Grazie a Mondadori sono poi riuscito a parlare della trilogia con l’autore in persona (in alto nella foto) insieme ad altri blogger e Alan D. Altieri nei giorni di Lucca Comics 2013 in una tavola rotonda in piazza Antelminelli coordinata per l’occasione da un personaggio che il fantasy non lo legge, eFFe.

Ho potuto così chiedergli le ragioni di un’assenza significativa sia nel libro sia nell’ebook… non c’è la mappa! È proprio una terra “incognita” quella di Santoni. Ci ha detto che non è presente perché 1) così ha evitato un cliché 2) persino Tolkien ebbe i suoi problemi con le cartine – leggere per credere The History of The Hobbit di John Rateliff – 3) ritiene che siano molto potenti, pure troppo, nella creazione dell’immaginario da parte del lettore e ha preferito lasciarlo libero da qualsiasi condizionamento.

Altri temi che sono stati dibattuti: i nomi presenti in Terra Ignota. Non credete che siano stati scelti a caso! Ogni personaggio o luogo, potremmo arrivare a dire anche le costruzioni di intere frasi, ha una denominazione esatta (o mascherata) che rimanda ai temi che muoiono e rinascono in ogni libro fantasy che si rispetti; si torna sempre al mito, dall’epopea mesopotamica alle narrazioni indiane, dal ciclo arturiano alla letteratura fantastica e non degli ultimi secoli. Tanta erudizione – colta dal lettore più smaliziato – rafforza la trama senza spezzarla.

Ancora, per capire “come nasce” un fantasy: l’episodio del Jörmungandr che il lettore incontrerà solcando i mari di Terra Ignota è balzata alla mente di Santoni durante le feste natalizie 2010/2011 quando gli regalarono un volume della serie definitiva di Sandman a firma di Neil Gaiman; impossibile resistere alla tentazione di scrivere al volo quella scena per poi costruirci intorno il resto della storia (influenzato in questo dalla modalità di scrittura collettiva sperimentata in un’altra opera coordinata da Santoni: In territorio nemico).

Siamo però di fronte a un pastiche fantasy come suggerito da eFFe? Un romanzo costruito per accumulo di stereotipi del fantastico? No, soprattutto perché la vicenda che coinvolge le quattro protagoniste femminili – Ailis, Brigid, Lorlei e Morigan – (bene sottolinearla questa caratteristica, come fa Andrea Curreli in un suo post-intervista a Santoni su spettacoli.tiscali.it, sono le donne a portare avanti la storia di Terra Ignota sebbene comprimari maschili ben tratteggiati non manchino, Val su tutti) si legge a prescindere dagli omaggi e dalle strizzatine d’occhio. Si è “risvegliato” un altro mondo, quello di terra Ignota; non vedo l’ora di vedere come lo trasformeranno i suoi personaggi e i suoi lettori.

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Startup editoriali digitali: exLibris, da Venezia gli ebook per chi vuole conoscere la letteratura mediterranea e mediorientale

"L'Home Page di exLibris Digital Orient Express"

“L’Home Page di exLibris Digital Orient Express”

Nei mesi scorsi ho conosciuto attraverso il blog di Chiara Comito editoriaraba.com non solo la bellezza della vita culturale che anima la sponda sud del Mediterraneo ma anche exLibris: Digital Orient Express. Di che cosa si tratta? Come esprime bene il sottotitolo è un treno di bit che ha l’ambizione di unire ancora una volta Occidente e Oriente, non più su una strada carovaniera o ferrata bensì attraverso la cultura digitale, grazie alla diffusione di ebook ad hoc. Gli animatori di questo progetto – Laura Aletti e Alvise Rabitti – hanno gentilmente acconsentito a rispondere a una manciata di domande.

La vostra startup exLibris è online da marzo 2013. Vi proponete come service per editori italiani e non che intendono creare un catalogo digitale e come libreria (ancora da creare) specializzata, un ebook store di e per il lettore interessato ad approfondire la cultura araba, abbiamo capito bene?

Sì, quasi tutto giusto! Il nostro bacino di riferimento non vuole limitarsi alla sola cultura araba, ma all’intera area del Mediterraneo e del Medio Oriente. Gli ebook che saranno presenti nell’ebook store – presto online – si occuperanno, ad esempio, anche di Afghanistan, Spagna, Turchia, Balcani, Italia. E non ci faremo mancare nessun genere! Il fermento degli ultimi due anni ha ribadito che questa area è fortemente interconnessa e il desiderio di incontro, la curiosità, da entrambe le sponde è già forte. L’ebook è un ottimo strumento per la diffusione dei testi e per questo offriamo agli editori un supporto per la conversione al digitale e ai lettori una guida competente – ma anche accattivante – a questa complessa e sempre più vivace tecnologia.

Avete vinto questa estate il premio Arscientia con un progetto finalizzato alla realizzazione del primo ebook per l’insegnamento dell’arabo; non vi configurate a questo punto come aspiranti editori digitali tout-court? Non vi converrebbe una strada da, passateci il paragone, Iperborea all-digital per titoli tradotti dall’arabo?

Il passaggio a editori è qualcosa a cui miriamo senza dubbio. Anzi: il ragionamento sul binomio libro digitale/cultura mediorientale-mediterranea era partito proprio da lì. È un passo che speriamo di affrontare, con i tempi giusti: in questo processo abbiamo bisogno di crescere. La realizzazione in versione digitale di un testo per l’apprendimento dell’arabo è partita dalla qualità dei contenuti che la scuola Ahlan-Egypt ha prodotto in anni di esperienza sul campo. Il nostro compito, al momento, è quello di rendere questo e altri ottimi prodotti editoriali raggiungibili e fruibili, creando un nuovo spazio per emergere e raggiungere il lettore attraverso l’ebook store. Aver ricevuto un premio per questa particolare costola del progetto ci ha certamente incoraggiato a proseguire: ha dimostrato l’interesse e l’attenzione per le tematiche culturali arricchite dal supporto digitale.

ExLibris è il frutto del lavoro di un informatico (Alvise) e una arabista (Laura); sebbene ancora scisso in due distinte persone avete realizzato il sogno del cosiddetto Umanista Informatico; anche la vostra fiducia nell’ebook come veicolo di conoscenza potrebbe sembrare bizzarra sia agli ingegneri sia allo studente di Lettere, cosa ne pensate?

Alvise: Da appassionati di libri, abbiamo affrontato come molti lo scoglio del passaggio al libro digitale. Entrambi avevamo le nostre riserve (complicate dalla venerazione per il libro in quanto oggetto!), ma, una volta superate, le comodità che questo formato ha da offrire hanno avuto la meglio. Personalmente, non vorrei che l’ebook sostituisse in toto il libro cartaceo, ma ha sufficienti vantaggi da affiancarlo con dignità e da meritarsi uno spazio nella libreria di ciascun lettore. In quanto alla bizzarria… credo che i lettori abbiano cominciato ad apprezzarne i vantaggi. Ci sembra che già un semplice giro in autobus ci possa dare ragione.

Laura: Aggiungo solo che un nuovo mix di digitale e cultura è il nostro punto di forza, quello che ci rende differenti. Non solo affianchiamo due mondi, ma incuriosiamo sia l’uno che l’altro. Probabilmente, all’inizio, affronteremo un certo scetticismo (senza dimenticare che ce n’è ancora parecchio da parte dei lettori per gli ebook stessi). L’ebook è un nuovo strumento che va colto per rendere più fruibili i contenuti, con praticità e con nuove offerte in digitale.

Siete facilmente rintracciabili, avete un sito, un account Twitter, una pagina Facebook e Google Plus, in rete siete quindi più che presenti. Spento il computer, il tablet e lo smartphone siete due giovani che vivono e lavorano a Venezia, cosa significa fare impresa (legata al mondo editoriale) lontano da Milano e Roma?

 La rete ci aiuta molto a rimanere collegati con il resto del mondo e grazie a blog come Editoriaraba o Arabic Literature (in English) possono nascere ottime collaborazioni, inizialmente virtuali, magari fuori da canali tradizionali. A fine novembre 2013 parteciperemo via Skype all’ultimo workshop del corso organizzato da Townhouse e da The International Media Network Services for Human Rights che si terrà al Cairo. Per spiegare le opportunità che possono avere gli ebook in arabo, anche fuori dai confini arabi. Per quel che riguarda Venezia, al di là del turismo di massa, resta un centro culturale, anche grazie all’Università Ca’ Foscari che promuove eventi come il festival di letteratura internazionale “Incroci di civiltà” o appuntamenti come “Guerre di carta” (organizzato dal Master MIM). In fin dei conti lavoriamo con la rete, quella che “annulla le distanze”, no?

Molte startup rimangono tali per anni; alcune, a meno di non ambire a uscire dai confini italiani rischiano di non decollare. Acceleriamo il calendario e pensiamo a exLibris nel 2015, anzi, ci diamo un vero appuntamento per sentirci una seconda volta nell’anno dell’Expo, cosa avrà prodotto la vostra startup tra due anni?

Nel 2015 ti racconteremo di come avremo faticosamente consolidato la nostra presenza come ebook store online, con le versioni del sito anche in inglese e francese e la presenza di ebook anche in lingua straniera. Abbiamo una grande voglia di uscire dai confini italiani, non per sfiducia verso il nostro paese, ma perché la natura stessa del nostro progetto è proiettata verso l’esterno. Quindi, se avrai ancora voglia di ospitarci sul tuo blog, una terza volta, nel 2016 ti racconteremo degli ebook in arabo e di come avranno iniziato a prendere piede! E a quel punto, guarderemo un po’ più da vicino alla creazione di una casa editrice digitale tutta nostra.

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