Contenitori editoriali digitali: gli indies di Grandi e Associati, quando le agenzie letterarie stanno al passo con i tempi

I primi quattro ebook a firma indies g&a

I primi quattro ebook a firma indies g&a, Grandi&Associati si mette in gioco

Questo mese grazie alla segnalazione di Maria Acciaro, psicoterapeuta e scrittrice che conosco da tempo, ho conosciuto meglio un nuovo attore del fluido mercato editoriale italiano: l’agenzia letteraria Grandi & Associati di Milano. Aspetta un attimo, potreste obbiettare, perché scrivi di agenti letterari famosi per di più se parli di solito di ebook? I libri digitali non riguardano editori e scrittori? Non si sta affermando la disintermediazione? Forse leggendo le righe che seguono vi ricrederete su tanti luoghi comuni che circondano il digital publishing.

Grazie alla disponibilità di Clauda Del Giudice – ufficio stampa dell’agenzia guidata con mano ferma da Laura Grandi, Stefano Tettamanti e Maria Paola Romeo – mi sono chiarito le idee su quattro ebook (vedete le copertine nell’immagine in apertura), che presto aumenteranno di numero, marchiati indies g&a, distribuiti da Amazon, testi di autori italiani in formato digitale curati editorialmente e segnalati da Grandi & Associati. E se siete lettori “non Kindle” come il sottoscritto come fate a leggerli? Beh, non su ereader ma su altri dispositivi è possibile, cliccate qui per sapere come.

In un’intervista su Affari Italiani nell’agosto 2011 affermavate per voce di Stefano Tettamanti: “Ci siamo sempre sforzati di considerare il ruolo dell’agente in maniera dinamica e aperta”. A distanza di poco più di due anni proponete su Amazon quattro opere di altrettanti autori – Acciaro, Conti, Ghini e Triggiani – con un marchio vostro; il mercato vi ha portato a diventare anche editori digitali oppure la vostra iniziativa ha una natura diversa?

G&A: No, continuiamo a non sentirci editori, neanche digitali. Mettiamola così: il nostro essere agenti “dinamici e aperti” ci ha portato a sviluppare con alcuni degli scrittori che si rivolgono a noi con le più svariate richieste di assistenza quei contenuti e quelle competenze editoriali che abbiamo sempre considerato parti integranti del nostro modo di intendere il mestiere di agenti letterari. Mi spiego: ad alcuni di coloro che ci chiedevano una lettura professionale, una revisione, un editing, una consulenza commerciale o di marketing, un servizio di comunicazione o di ufficio stampa, il digitale, l’ebook, ha offerto una possibilità di servizio in più: l’autopubblicazione assistita da un’agenzia, agenzia competente, crediamo. Del resto un elemento di radicale differenza con un editore sta nel fatto che l’autore non cede a noi i diritti di pubblicazione, né digitali né cartacei, ma li mantiene a sé.

Rappresentate autori italiani importanti, offrite consulenze per le attività di ufficio stampa, da tempo grazie a un servizio di lettura a pagamento di testi inediti esaminate quasi duecento proposte editoriali all’anno, ora siete in campo anche come curatori in proprio di un “contenitore editoriale digitale”… difficile dire cosa non fate! Come avete affrontato questo inizio di XXI secolo e la nascita degli ebook? Ingaggiando nuove figure o consultando esperti? Avvocati come Marco Giacomello intanto credono che le “tecnologie digitali stiano travolgendo il mondo del diritto mentre gli ebook iniziano a diventare (sicuramente all’estero) una parte non trascurabile dei bilanci di un’impresa editoriale… cosa rappresentano invece per un’agenzia letteraria i diritti digitali di un’opera? Un terreno ancora troppo indefinito per avere chiare linee guida?

G&A: La nascita del digitale e il suo sviluppo – per quanto impetuoso, anche se da noi neanche tanto – non consentono assunzioni o consulenze, per lo meno in strutture minuscole come la nostra. Anche se da noi abbiamo in redazione chi sa di digitale e si è formato sul campo con l’esperienza ormai di quasi tre anni di Emma books, la sigla editoriale digitale tutta al femminile che seguiamo in partnership con Bookrepublic. In realtà il nostro approccio al digitale è avvenuto attraverso quello che è lo strumento e l’oggetto di lavoro più classico degli agenti: il contratto editoriale. Studiando e discutendo le novità e le implicazioni sul diritto d’autore delle nuove tecnologie, aggiornandoci “forzatamente” per seguire le richieste e le esigenze di autori e editori, guardando a quello che succedeva in altre parti del mondo, ci siamo formati. Sono anni ormai che discutiamo di “diritto d’autore in un mondo digitale” e devo dire che superato il panico da “niente sarà mai più come prima”, il dibattito culturale, filosofico sull’argomento è stato appassionante, oltre che formativo. Mi piacerebbe molto che un filosofo o un giurista (Marco Giacomello, perché no, a me sembra molto bravo…) ci proponessero una “Storia del diritto d’autore”, o che uno dei centomila festival culturali esistenti fosse dedicato al diritto d’autore, sono convinto che troverebbero un loro pubblico. La proprietà intellettuale è uno di quei temi che ti obbliga a ragionare sulle cose ultime e vere dell’uomo, della libertà, della giustizia, del potere…

Torniamo ai nostri indies g&a: una storia corale di donne che subiscono maltrattamenti e abusi (“L’ultimo giro di valzer” di Maria Acciaro), un romanzo storico-fantastico sui Re Magi (“I Tre Re di Stano Conti), la vita di due sorelle gemelle (“La testa sul piatto” di Chiarella Ghini), un romanzo erotico (“Signora Gi” di Maurizia Triggiani)… un ventaglio di titoli per ogni tipo di lettore, quali sono stati i criteri che vi hanno portato a esordire proprio con questi quattro ebook?

G&A: I quattro autori e i quattro titoli che cita sono solo i primi che appaiono negli indies, altri ne stanno arrivando e forse confonderanno ancora più le idee (ma indies non va intesa come una collana editoriale, piuttosto come un contenitore): vado a memoria, Elena Novelli, “Le imprevedibili conseguenze del consumismo”, biografie intime di presenze casalinghe solo apparentemente inanimate, Anna Rastelli, “Fantasie d’inverno”, raccolta di racconti musicali, Barbara Zanetti, storia di provincia italiana con uno sguardo femminile su delitti e sofferenze, e tanti altri ancora, anche di autori già pubblicati e ben conosciuti. Sono tutti esempi di testi che ci sono piaciuti, in cui abbiamo visto del talento, su cui abbiamo lavorato, e che nell’ebook hanno trovato una possibilità ideale per mettersi in mostra, per proporsi all’attenzione dei lettori, professionali e no, a prezzi molto bassi, e al di là delle categorie più rigide previste dal marketing tradizionale, che ha bisogno di incasellare con precisione gialli, rosa, noir, alti, bassi…

indies g&a se non andiamo errati è legato al Kindle Direct Publishing di Amazon, credete che almeno per voi sia il partner giusto per spiccare tra gli ebook autopubblicati? Senza chiedervi di sbilanciarvi troppo, come giudicate lo stato del self publishing in Italia? Quest’anno abbiamo avuto a Senigallia addirittura un primo festival dedicato e Mondadori ha svelato il suo progetto di pop publishing scrivo.me, come interpretate questi eventi?

G&A: Come dicevo i nostri indies non rientrano nell’universo, rispettabilissimo peraltro, del selfpublishing, proprio perché in ogni loro riga, si può dire, rendono omaggio al lavoro editoriale, alla cura scrupolosa, perfino al rispetto per le convenzioni editoriali e redazionali. Chi legge un indie – a proposito, se non si è capito il “marchio” sottolinea l’indipendenza degli autori – legge un libro vero e proprio, anche se non di carta, non un abbozzo di libro. Poi magari lo trova brutto, ma un brutto libro, se mai, al quale applicare i criteri di valutazione di lettori veri, esigenti, appassionati. Per quanto riguarda Amazon, e la sua piattaforma KDP, cioè Kindle Direct Publishing, che ha un’esclusiva di sei mesi sugli indies, garantisce visibilità, promozioni e marketing a chi è “garantito” da noi. Le pare poco?

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