Stefan Zweig, Notte fantastica, di cui ancora mi sentivo addosso la febbre

Notte fantastica di Stefan Zweig

Notte fantastica di Stefan Zweig

Notte fantastica di Stefan Zweig
Traduzione di Ada Vigliani
Adelphi, 2013, 5,99 €

«[…] perché, come è il caso di ogni essere intimamente freddo, il mio più autentico godimento erotico era suscitare negli altri ardore e irrequietezza, anziché infiammarmi di persona».

Confesso di aver letto della sterminata produzione di Stefan Zweig appena la celebre Novella degli scacchi – la mia edizione Garzanti è quasi fuori commercio, potete recuperarla cartacea edita nella BUR oppure in ebook presso Einaudi – così qualche settimana fa ho voluto rimediare alla mia ignoranza e non mi sono fatto cogliere impreparato da Adelphi che aveva promosso questo titolo a meno di due euro, prezzo davvero interessante per quattro gemme pubblicate per la prima volta all’inizio degli anni Venti del XX secolo. Cosa vai a leggere quattro racconti vecchi quasi cent’anni? Perché se è vero che ci sono all’opera oggi tanti bravi e nuovi scrittori italiani, dovessero scomparire domani in una catastrofe, basterebbe Zweig a consolarmi.

Dicevamo, un libro, quattro racconti: La donna e il paesaggio, Notte fantastica, Il vicolo al chiaro di luna e Leporella. Ambientazione mitteleuropea, protagonisti nobili in un continente in cui la media borghesia andava imponendosi ma dove le classi erano ancora lungi dall’essere superate… se vi piace il periodo sapete a cosa andate incontro, sprazzi di Vienna, carrozze, servi e padroni, resort sulle Alpi ecc. Sì, me ne rendo conto, sto semplificando ma è davvero quel mondo lì che Zweig descrive, quello che, lo leggerete ancora fino alla nausea, era destinato a scomparire dopo la Seconda guerra mondiale, un Ragnarøkkr cui non sfuggirà lo stesso scrittore con la moglie: si suicideranno insieme in Brasile nel febbraio del 1942.

Permettete ora una citazione che dà la cifra a questa raccolta, tratta proprio da Notte fantastica: “Di fatto ne ero irritato, perché odiavo negli altri questo genere di sensualità fredda e perfidamente calcolatrice, che sentivo consanguinea – fino all’incesto – della mia consapevole insensibilità”. È il protagonista a dare voce a questo pensiero, un nobile che riuscirà a scuotersi dal suo torpore esistenziale solo una volta che si sarà confrontato con le passioni e la vita della gente comune (se posso azzardare un paragone ci troviamo innanzi a un Canto di Natale senza spettri, privo di elementi sovrannaturali se non il caso che se ci pensate non lo è affatto). Tema comune anche agli altri tre racconti a mio giudizio è proprio questa apatia, una sorta di rassegnazione allo scorrere privo di senso dell’esistenza che solo i sentimenti primordiali possono scuotere.

Non conosco il tedesco quindi posso solo applaudire la bravura di Ada Vigliani nel rendere la prosa di Zweig nella nostra lingua. Una volta aperto l’ebook sul vostro lettore basterà un attimo per precipitare nelle ambientazioni descritte da questo scrittore che alla pari dei protagonisti hanno un ruolo centrale nelle vicende narrate, penso al luogo di villeggiatura alpino di “La donna e il paesaggio” (insieme agli elementi atmosferici), alla Vienna di “Notte fantastica” e “Leporella”, alla città portuale senza nome di “Il vicolo al chiaro di luna”. Quest’ultimo racconto dal finale soprendente leggetelo anche voi e ditemi se non è l’ideale per trarne un episodio di una serie TV gialla contemporanea.

Infine un’ultima nota sulla sensualità che pervade queste pagine elettroniche, il piacere erotico – così come del resto il piacere toutcourt – per Zweig sembra confinato nelle strade dove impera il malaffare, la prostituzione ricorre in due racconti su quattro, o al di fuori delle relazioni uomo/donna codificate dalla società. A differenza di oggi tuttavia, l’elemento erotico, pur presentissimo si badi bene, non è mai esibito. E ancora, non sono solo le notti a essere fantastiche per Zweig ma probabilmente anche le donne, di volta in volta paragonate ad apparizioni, animali o esseri per natura nevrotici. Peccato non avere sottomano recensioni/pareri (o un goodreads!) di lettrici dell’epoca.

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