Paolo Cognetti, A pesca nelle pozze più profonde, per vedere l’invisibile attraverso il poco che si vede

A pesca nelle pozze più profonde di Paolo Cognetti

A pesca nelle pozze più profonde di Paolo Cognetti

A pesca nelle pozze più profonde: meditazioni sull’arte di scrivere racconti di Paolo Cognetti
minimum fax, ottobre 2014, 7,99 € (ebook), 13 € (libro)

«Per cominciare a mettere una parola dopo l’altra, seguirle e vedere dove ti portano, devi essere capace di fartene meravigliare: e raccontare una storia come se fossi il primo in questo mondo a farlo».

Inaspettata come una trota che abbocca all’amo, ogni tot mesi Paolo Cognetti ci regala una raccolta di racconti, o riflessioni in questo caso; immagino gli editor di minimum fax come dei pescatori, lo disturbiamo se gli chiediamo a che punto sta? come hai detto che lo si raggiunge in quella specie di rifugio alpino dove sta adesso? Dopo “Il ragazzo selvatico” pubblicato da Terre di mezzo l’anno scorso e  “Sofia si veste sempre di nero” tra i 12 finalisti del Premio Strega 2013, è arrivato il momento di andare a pesca con lui.

Dato che parliamo di Cognetti oltre che di vera pesca – ” A un certo punto del mio apprendistato mi misi in testa che, se volevo diventare un bravo scrittore di racconti, dovevo imparare a pescare” – in questo libro si parla dell’arte di prendere i pesci come metafora del lavoro dello scrittore sui testi, almeno nel testo introduttivo. Anderson, Carver, Cheever, D’Ambrosio, Dubus, Fitzgerald, Hawthorne, Hemingway, Melville, Munro, O’ Connor, Orne, Paley, Poe, Salinger e Wallace magari non hanno mai pensato alle storie come a dei pesci ma ne hanno pescati di stupendi.

“Se lo scrittore è bravo, e noi siamo fortunati, mentre la mano scrive riusciamo a vedere ciò che ha visto lui”. Poche parole per descrivere quell’epifania che sono i buoni racconti, letti al momento giusto, non per distrazione ma in quel particolare periodo della propria vita in cui noi lettori ci ritroviamo in sintonia con lei/lui (scrittrice/scrittore); credevate che solo i lettori si interrogassero sul significato delle storie? Di solito ci chiediamo: “Come ha fatto a scrivere questa storia pensando a me?”. È bello leggere un testo che dice, sì, scrivendo di sé stava entrando in dialogo proprio con te.

Ad esempio, tra tutti i racconti di “Nemico, amico, amante…” di Alice Munro, in questa raccolta ne sono descritti due; tra questi due c’è anche il mio preferito “Quello che si ricorda” e non posso non sottoscrivere le parole di Cognetti: “Adoro ogni cosa di questo racconto”. In pochi paragrafi Cognetti ci spiega perché e oltre ai motivi per i quali anch’io ne vado pazzo ne trova altri; allora posso pensare a quanto è piacevole tornare con la memoria a un racconto che ho letto, quando in più ho potuto parlarne con uno scrittore di racconti come lui, anche se solo virtualmente!

Avete già capito qual è il lettore ideale di questa raccolta, sia l’apprendista scrittore – che non è affatto detto che vi troverà i ferri del mestiere che cerca… – sia quella bestia sfuggevole e rara che risponde al nome di “lettore di racconti”, una specie in genere non capita dagli editori ed esigente in sommo grado con gli scrittori stessi. E infine una sorpresa, si vi manca la protagonista di “Sofia si veste sempre di nero”, in questo libro ci sono ben quattro storie di Sofia, scritte “solo perché una mattina ti manca una certa ragazza e scrivere di lei è l’unico modo che hai per ritrovarla”.

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