Rachel Kushner, Mars Room, il mondo va avanti da tanto, tantissimo tempo

Mars Room di Rachel Kushner

Mars Room di Rachel Kushner
Traduzione di Giovanna Granato, Einaudi editore, aprile 2019, (cartaceo 20 €, 344 pagine; ebook 9,99 €; letto grazie a una copia gratuita inviata dall’editore)

Partì un allarme. Io nel frattempo parlavo con la ragazza. Le ricordavo di respirare. Lei continuava a ripetere “no”, come se non volesse avere il bambino, come se potesse impedire al futuro di fondersi con il presente.

Mi ritengo fortunato ad aver letto Mars Room di Rachel Kushner,  soprattutto d’ora in poi alla domanda “Mi consigli un romanzo fatto bene?” avrò la risposta pronta. Già autrice di due romanzi storici, pubblicati in Italia da Ponte alle Grazie, Kushner ci riporta nella sua nativa California all’inizio degli anni Duemila  quando l’omicida Romy Leslie Hall viene tradotta in carcere per scontare i suoi due ergastoli in un carcere della Central Valley. Un assaggio di tutto quel che l’aspetta in galera avviene proprio sul cellulare: la riduzione a numero, la vicinanza al disagio mentale, la correzione dei devianti, le regole non scritte dei luoghi di reclusione, la punizione delle minoranze, perfino la morte.

A riprova che il mito degli Stati Uniti d’America come terra promessa delle opportunità sia, appunto, solo un mito, Romy Leslie Hall ci racconta la sua giovinezza mentre lentamente si assuefa alla vita carceraria. Come poteva, data la sua storia famigliare e il suo status sociale, sottrarsi alla Notte delle Catene? Puntuale come un carro bestiame (o un camion di tacchini stipati in minuscole gabbie diretti al macello), una volta a settimana, dalla casa circondariale di Los Angeles sessanta persone vengono portate in prigione. E chi credete che ci finisca dietro alle sbarre negli States? Chi non può permettersi un buon avvocato, chi non ha la pelle bianca o chi pur avendola è “spazzatura bianca” o, alla Manson, dà fuori di matto.

L’innocenza è propria solo dei bambini, Romy Leslie Hall ha un figlio che le cura la madre e di cui parla spesso. Rachel Kushner dona alla sua protagonista il tipico bambino aperto al mondo, quello che ti lascia a bocca aperta per le uscite che fa sulla realtà che lo circonda, quello che ti aspetti diventerà uno scienziato da grande, quello che non smarrirà la strada verso un futuro di fratellanza e di pace. Eppure se la madre l’innocenza l’ha persa sulle soglie dell’adolescenza come possiamo credere che il destino di Jackson possa rivelarsi diverso? Dobbiamo credere che ce la farà, in particolare dobbiamo credere che ce la farà da solo, senza la madre, che è ormai parte di un universo diverso, quello carcerario americano, che di bambini, perfino quando ne nascono fra le sue mura, non ne vuole sapere.

Non so quanto ci sia di verosimile nella ricostruzione dell’ambiente carcerario fatta da Kushner, quel che è certo è che ti passa l’angoscia delle detenute una riga per volta, sia di quelle speciali, quelle rinchiuse nel braccio della morte – chiamato in un altro modo per non turbare le guardie, suggerisce Romy Leslie Hall –, sia di quelle ordinarie, quelle che hanno solo un ergastolo oppure dalla galera entrano ed escono perché la concepiscono come la loro vera casa. Intelligente l’alternanza dei punti di vista, la vicenda viene raccontata tra gli altri anche da Gordon Hauser incaricato di insegnare l’inglese alle detenute. Hauser vive sulle montagne vicino al carcere che sono tutt’altro che un luogo incontaminato come anche alcuni inserti di finti diari di Theodore Kaczynski ci ricordano.

Ambizioso, intelligente e “sentito”, tre aggettivi che posso associare a Mars Room, nome non solo del romanzo ma anche del locale in cui Romy Leslie Hall si esibisce per guadagnarsi da vivere, un lavoro che Kushner non giudica come non giudica nessuno dei suoi personaggi. “Per voi sarebbe stato tutto diverso” fa affermare alla sua protagonista, ma è davvero così? Quanto di quello che ha inciso sulla nostra vita dipende dall’ambiente che ci ha formato rispetto a quello che abbiamo deciso di essere di nostra propria volontà? È una fortuna o una sciagura che Romy Leslie Hall possegga le capacità di riflettere su quel che le è accaduto?

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