Andrea Coccia, Contro l’automobile, le auto sono ovunque

Contro l’automobile di Andrea Coccia

Contro l’automobile: è più facile immaginare la fine del mondo che un mondo senza auomobili di Andrea Coccia
Eris Edizioni 2019, 6 €; (non c’è l’edizione ebook)

«L’automobile è sempre. Lo è sia se l’unità di misura è una tua giornata, sia se è la tua intera vita. Le quattro ruote ti inseguono dalla culla alla tomba».

Ottant’anni fa, all’inizio degli anni quaranta del XX secolo, mio nonno materno si consultò con la sua famiglia per un acquisto importante. Comprare oppure no per recarsi al lavoro una bicicletta, vale a dire per fare diciotto chilometri di strade bianche ogni giorno tra andata e ritorno? Non solo costava la bicicletta in sé (diverse centinaia di lire, moltissimo per dei contadini), bisognava pagare anche una tassa di circolazione di dieci lire e decidere se acquistarla o meno con fanale e dinamo, altra spesa da mettere in conto visto che d’inverno nel Bellunese il sole scompare presto dietro le montagne. Alla fine decisero che sì, l’acquisto era da fare.

All’epoca il mondo non era ancora stato conquistato dalle automobili, appannaggio del ceto benestante, unico ad avere diritto alla velocità, Andrea Coccia descrive bene nel suo pamphlet Contro l’automobile come  si sia arrivati nel XXI secolo a nuclei familiari che in media hanno non una ma due automobili. Non solo è diventato un acquisto indispensabile (ben diverso da quello di mio nonno!), soprattutto per chi abita fuori dalle grandi città, ma invece di tanti Nuvolari gli esseri umani sono stati ridotti alla caricatura del salariato in coda in tangenziale, perfino in un film Disney come “Gli incredibili”, non so se ve lo ricordate, il superuomo frustrato era compresso nella sua microscopica utilitaria, imbottigliato nel traffico.

Le autoscrive Cocciaoccupano il nostro immaginario, il nostro spazio e il nostro tempo. Sono “l’elemento della realtà più ricorrente della nostra epoca”, ed è difficile dargli torto visto che ci accompagano da bambini, con le macchinine giocattolo, fino alla tomba, con i carri funebri, che non sono altro che auto di lusso. Da scommessa di imprenditori come Renault e Ford l’automobile si è imposta come mezzo privilegiato di trasporto in meno di un secolo soppiantando il treno, troppo facilmente controllabile dai suoi stessi lavoratori suggerisce Coccia per essere davvero affidabile per governi totalitari (come l’Italia fascista prima e la Germania nazista poi) e democratici (come gli Stati Uniti d’America).

La tesi di Coccia è trasparente e palese: “l’automobile è il cuore pulsante del capitalismo“. Non solo, siamo stati convinti da campagne pubblicitarie martellanti e pervasive che “l’auto sia l’ultimo rifugio del nostro diritto alla libertà e alla felicità personale”. Nemmeno l’automazione dell’auto promessa da aziende come la Tesla di Musk potrà dirsi una conquista, o un cambio di passo, dato che si tratterà di aver pagato a caro prezzo “la libertà […] di muoversi su immensi treni disarticolati”. L’automobile ha vinto e il trasporto pubblico ha perso ma “la dipendenza dalle automobili è così reale e totale da averci portato a pensare che non ci siano alternative credibili?”

Coccia non è affatto un luddista, non propone di tornare al cavallo e al carro ma di sposare buone pratiche tecnologiche, sia meccaniche sia energetiche, insieme a stili di vita che non portino acqua all’ipertrofico mulino dell’automotive. “Non si smette di guidare da un giorno all’altro, ma bisogna cominciare ad abituarsi all’idea di doverlo fare al più presto” per il bene della società e del pianeta. Proprio dalle città potrebbe partire la riscossa contro l’automobile preferendo all’auto mezzi più leggeri come la bicicletta e i mezzi pubblici. Per disintossicare il mondo dalle automobili dovremo riappropriarci del nostro tempo e cambiare anche il mondo del lavoro, chissà che non sia venuto davvero il momento di provarci.

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