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Il Colophon, rivista di letteratura per il XXI secolo di Simplicissimus Book Farm

Il Colophon di Simplicissimus Book Farm

Il Colophon di Simplicissimus Book Farm

Il Colophon di Simplicssimus Book Farm
SBF, dicembre 2013, 2,69 €

«Qui non troverai né pubblicità né propagande editoriali né ambizioni pseudo-elitarie. Non troverai recensioni cerebrali, poeti funesti, critici saccenti e teorie complottiste. Qui troverai ogni mese un racconto diverso che, di pagina in pagina, prenderà la forma delle parole degli autori. Racconteremo i libri per quello che sono: essenziali, straordinari e profondamente radicati nella vita di ciascuno di noi».

Pubblicata da Simplicssimus Book Farm “Il Colophon” esordisce questo dicembre 2013 come rivista di letteratura mensile per nuovi e vecchi lettori. L’estratto dell’editoriale di Paola Santoro che cito in apertura chiarisce cosa questo prodotto non vuole essere e in parte quello che vuole essere, un contenitore dove di volta in volta le firme che vi si alterneranno cercheranno di trasmettere la propria passione per la lettura a chi avrà la bonta di acquistare e leggere questo magazine digitale (io l’ho comprato e letto sul mio Kobo Arc 7 HD, “Il Colophon” è disponibile sull’App Store e su Google Play).

Mi sono procurato questo primo numero incuriosito dall’intervista ad Alessandro Bergonzoni (sempre a firma di Paola Santoro), da Noi che non sogniamo il Principe Azzurro di Loredana Lipperini e In lento movimento di Fabio Brivio e dalla rubrica di Andrea Nicosia dedicata al fantastico; il sommario di questo numero per ora si trova nella home page del sito della rivista www.ilcolophon.it, vi invito a consultarlo per capire se i contenuti fanno per voi. Doveroso precisare che ogni numero avrà un tema, un filo rosso, un leitmotiv, in questo caso sono stati scelti i “Piedi” che sin dalla copertina di Stefano (Stefigno) Leotta ci offrono il loro punto di vista.

Che cos’è stata la lettura de “Il Colophon” per me provo a descriverlo nelle righe che seguono. È stata breve ma tenete conto che sono un lettore molto veloce, la lunghezza media degli articoli (che si scorrono dall’alto in basso come in un sito con due colpi di dita, non di più) non impegna più di cinque minuti di concentrazione, tuttavia questo è immagino voluto, per darvi una unità di misura un post medio del Post, scusate il gioco di parole, è più lungo; ha avuto bisogno di una connessione a internet, vale a dire che i rimandi degli articoli indirizzano allo store di Ulima Books, Amazon, oppure agli account Twitter, Facebook, Flickr o ai blog degli autori, senza Rete la rivista resta muta.

Ho trovato interessante la segnalazione nella rubrica “Lui scrive” di Adriana Falsone del romanzo Così in terra di Davide Enia uscito per Dalai Editore nel 2012, le suggestioni su Jean Genet e altri scrittori funamboli in un pezzo a firma di Slawka G. Scarso, l’intervista a Bergonzoni citata in precedenza e le istantanee di Lipperini (su Betty Smith) e Brivio (sul Cammino di Santiago) ma poi? Capisco la necessità da parte di una realtà altra come Simplicissimus di fare del “Colophon” qualcosa di diverso da una rivista letteraria tradizionale ma anche l’obiettivo minimo dichiarato di “collega[re] il mondo dei libri ai fermenti culturali attuali” non mi sembra raggiunto in quest’uscita dicembrina.

Non è svelando grazie a un collegamento ipertestuale il libro che si cela dietro al passaggio di un articolo che avvicineremo nuovi utenti alla lettura ma stampando, anche in digitale, buona letteratura e buoni ragionamenti critici – come pure nel “Colophon” esistono in nuce (tengo per me le perplessità sulla grafica generale) – che non si esauriscano dopo due cartelle e che non abbiano timore di attingere a quel mondo che già dall’editoriale si tende a demonizzare; “la tua storia è una storia che deve servire a qualcosa” scrive Lele Rozza nella sua rubrica rivolta agli scrittori, ecco, siete davvero sicuri che sia questo respiro corto che volete dare alla vostra rivista amici di Simplicissimus? 🙂 Vi aspetto al vostro secondo numero.

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Un anno in compagnia di Nuovi Argomenti, rivista letteraria digitale

Le copertine dei quattri numeri di Nuovi Argomenti usciti nel 2013

Le copertine dei quattri numeri di Nuovi Argomenti usciti nel 2013

Se è vero come è vero che il libro digitale è una novità, un prodotto della informatizzazione della società contemporanea, di certo lo stesso non si può dire delle riviste letterarie che ci tengono compagnia da almeno quattro secoli. Se non conoscete Nuovi Argomenti pubblicata da Mondadori potete leggere la sua storia cliccando qui, tenete conto che questa “palestra per i giovani critici, scrittori e poeti” ha da poco superato la boa dei sessant’anni (1953-2013) e pare intenzionata a continuare a nuotare nelle acque del web 2.0 e oltre ancora a lungo. Perché leggere una rivista letteraria in formato digitale nel XXI secolo direte voi? Adesso provo a spiegarvelo 🙂

In realtà ragionandoci i vantaggi sono due, tralasciando naturalmente il fatto che sul vostro ebook reader potrete averla sempre dietro. 1) È molto più semplice recuperarla in formato .epub che convincere il vostro edicolante preferito – a proposito, speriamo che non abbia chiuso! – a tenervela da parte, o meglio, a procurarvela; 2) la rivista letteraria elettronica viene incontro  a chi non vuole spendere troppo oltre che agli studenti di Lettere o ai folli per la letteratura, Nuovi Argomenti, che esce ogni tre mesi, costa la metà – 6,99 euro contro 14 – della sua gemella cartacea, quattro numeri digitali vengono via a meno dell’abbonamento tradizionale – 27,96 euro contro 40, meno di otto centesimi al giorno.

D’accordo ci hai convinto, ma per quale motivo dovrei spendere l’equivalente di quattro pasti per comprarmi un anno di Nuovi Argomenti? Forse perché, sebbene non abbiate pubblicato niente, pensate di essere degli scrittori e sulle riviste letterarie scrivono solo scrittori, poeti e critici (vedi sopra) già affermati o in procinto di esordire per un marchio editoriale, è questo il mondo cui volete appartenere, vi ci trovate a vostro agio?; forse perché vi lamentate che gli scrittori italiani non hanno talento, e di conseguenza leggete solo letteratura straniera di cui magari non sapete valutare la bontà della traduzione, senza in realtà averli mai letti, ecco un buon modo per farvi un’opnione più strutturata.

Figurati, perché dovremmo pagare per leggere di letteratura? Carmilla, Le parole e le cose, Minima & Moralia, Nazione Indiana ecc. – tanti altri nomi li trovate su Tropico del Libro –, ovvero i blog culturali gratuiti che troviamo in Rete, non bastano e avanzano? Senza dubbio. Eppure quello che stiamo perdendo, per carità, per fortuna per alcuni pensatori, è la programmazione e la selezione, anche per quel che concerne la produzione culturale. Quest’anno sono usciti i numeri 61, 62, 63 e 64 di Nuovi Argomenti, – ve l’ho già detto che la dirige Dacia Maraini? – ognuno caratterizzato da un suo tema specifico, oltre alle sezioni ricorrenti Diario, Scritture e Riflessioni, ve li ricordo a mo’ di Twitter: #Supernova, #PresenteStorico, #TheSpendingReview, #LaSocietàDeiPoetiEstinti.

Supernova si ripromette di presentare nove scrittori che “sono potuti uscire dalla prospettiva che guarda alla letteratura come a un residuo irriducibile e nobile, uno strumento di resistenza ai tempi della barbarie”, su tutti salvo Giorgio Ghiotti, a chiudere il numero bel pezzo di Tommaso Pincio “Same same but different”, autore che mi riprometto di leggere in futuro. Presente Storico attraverso gli scritti di “una serie di scrittori [ritorna] su personaggi storici noti raccontandoli con le armi della letteratura, senza preoccupazione di «verità», piuttosto di verosimiglianza interpretativa”, con buona pace del tema l’inedito di Juan Rodolfo Wilcock e “Aria di braverìa: appunti queer sui «Promessi Sposi»” di Tommaso Giartosio valgono il numero, sul resto taccio.

The Spending Review su suggerimento di Francesco Pacifico “ha chiesto a qualche autore che tiene famiglia, o paga affitto, o ha un padre spiantato, di raccontare cos’è amministrare il denaro”, ottima risposta di Simona Vinci (trovate il suo scritto on-line qui); ho trovato poi molto interessante nella sezione Riflessioni “Difesa della poesia” di Giuseppe Conte. In La società dei poeti estinti “cinque scrittori italiani cresciuti dopo I Simpson raccontano in questa sezione il loro rapporto con un poeta del secondo Novecento da cui sono stati contagiati” (sic!), suggestive le riflessioni di Paolo Di Paolo e Giancarlo Liviano D’Arcangelo; in Riflessioni “La verità, vi prego, sul realismo” di Raffaello Palumbo Mosca non mi ha deluso anche se parla troppo di Piperno 😉

Avrete capito come Nuovi Argomenti si riveli dunque uno strumento prezioso per analizzare una parte del mondo letterario là fuori, quello che sa come “l’autore oggi [sia] sempre più una persona che fa circolare idee che altri ricordano” (parole di Giuseppe Granieri) più che qualcuno che “vuole pubblicare”. Oggi questo non è mai stato così facile, è essere scelti – da un pubblico o da un editore è indifferente –, più ancora che essere “scoperti” che è difficile.

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Le speranze riposte nel libro elettronico sono tante. Ma davvero? Credevo fossero inquietudini

"È il prescelto"

“È il prescelto”

Su “la Lettura” del Corriere della Sera di oggi a pagina 19 trovate la rubrica “Il numero” di Giuliano Vigini, il cui titolo – “L’Europa raffredda l’euforia per il libro elettronico” – è abbastanza curioso se da un po’ di anni vi occupate per diletto o per lavoro di editoria digitale che con le parole euforia (di chi?) e speranza (quale?) non hanno molto da spartire; mi permetto di riportare il pezzo di Vigini qui di seguito, sono pronto a rimuoverlo nel caso mi venisse chiesto dalla RCS:

«Le speranze riposte nell’ebook sono tante, ma l’euforia che ha accompagnato anche in Italia l’avvento della “quarta rivoluzione” del libro è da ridimensionare quanto alle dimensioni del mercato a breve termine. Le fonti internazionali (Idate) prevedono infatti, per il 2014, nei cinque Paesi europei editorialmente più avanzati (Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna), un giro d’affari complessivo di 16 miliardi di euro per il libro a stampa e di 1,6 per l’ebook. Anche per quanto riguarda il numero di “e-readers” che sarà presumibilmente venduto nel 2014 negli stessi Paesi, la cifra complessiva è di 1.423.000 unità, contro 9.602.000 degli Stati Uniti. Per quanto in crescita (da 0,1 del 2008 a 1,6 miliardi di euro del 2014), l’espansione del mercato ebook in Europa sarà dunque più lenta del previsto, ma è comunque una strada segnata».

Ecco, forse mi sono perso qualcosa ma A) Almeno in Italia l’industria editoriale non si aspetta – né mai si è aspettata – che l’ebook possa contribuire nel breve periodo a risollevare un mercato del libro in flessione; B) Se escludiamo il Regno Unito, – il vasto catalogo di ebook in lingua inglese non rende assimilabile questa nazione agli altri quattro Paesi europei – ci sarebbe da disperarsi; altro che lentezza, dobbiamo ancora far capire ai lettori che un prodotto esiste.

Siamo in pochi a credere a questa “rivoluzione”? E poi, è davvero un cambiamento epocale o forse “Gli ebook non esistono” come ha scritto Marco Bruschi su Scrittore Computazionale qualche giorno fa?  In tanti si sono accorti dell’esistenza degli ereader (e il Kindle non sanno nemmeno che cos’è) grazie agli spot televisivi 2012 di Mondadori per il lancio di Kobo…

… dunque forse più che tentare di interpretare ricerche – ad esempio: gli anziani preferiscono leggere in digitale (lo dice l’università di Mainz), comprano ereader ma morendo presto (!!!) fanno calare le vendite (giuro, leggete qui: “An ereader market study you wont believe”, grazie Marco per la segnalazione) – compriamo ebook fatti come si deve spingendo gli editori italiani, che sono inquietati da questo nuovo “formato”, a produrli.

Immagine | Matrix (1999)

 

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Palloncini rossi nei cieli di Longanesi e Rizzoli, storie di copertine

Palloncini rossi in copertina, il nuovo trend

Sfuggito di mano nel cielo ritratto sulla copertina di Fai bei sogni (marzo 2012) il palloncino rosso di Gramellini era in realtà solo uno dei tanti ritratti in quella di Casca il mondo, casca la terra di Catena Fiorello edito un mese prima da Rizzoli… Non voglio rubare il mestiere a Giulio Passerini (who’s the reader?) e Federico Novaro (www.federiconovaro.eu) anzi mi piacerebbe sapere un loro parere da esperti di cover quali sono, dobbiamo aspettarcene altre ad aprile?

Entrambi i libri sono disponibili in ebook su Bookrepublic con le stesse copertine della versione cartacea, la seconda opera di Catena Fiorello – la prima si intitola Picciridda – la trovate cliccando qui a 11,99 euro invece di 17, l’ultima fortunata storia di Gramellini – ancora prima in classifica a Pasqua – è invece prezzata a 9,99 euro contro i 14,90 dell’edizione tradizionale (ebook reperibile sempre sullo stesso store).

Immagine | Pagina pubblicitaria su “Io Donna” per il libro di Catena Fiorello più “laLettura”

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Parliamo del sistema chiuso del Kindle. Sistema chiuso?

Sono un chirurgo di una certa bravura, potrei forse aiutarti con quella gobba

Definiamo un sistema chiuso. Il Kindle di Amazon ad esempio? Beh, sì dato che non legge file epub ma solo in formato Kindle (azw), txt, pdf, mobi e prc! Incalzato da Alessia Rastelli del “Corriere della Sera” il country manager di Amazon Italia Martin Angioni nella rubrica ebook de “laLettura” del 24/03/2012 forse risponde a un’altra domanda quando afferma:

“Nessun sistema chiuso: se non si possiede il Kindle ma un altro dispositivo, gli ebook si possono comunque leggere tramite apposite App”.

E allora come posso leggere un libro elettronico acquistato su Amazon con il mio Kobo Touch? Esiste una App anche per questo? No, non esiste. Se siete curiosi di sapere perché il Kindle è un sistema chiuso leggete l’esaustivo post “Is Amazon Kindle a closed system?” di Sriyansa Dash su www.sriyansa.com.

P.S. D’altra parte un ebook comprato sul Kobo Store non si può leggere sul device di Bezos direte voi, però il Kobo (a differenza del Kindle) mi permette di usufruire di libri digitali in epub, ovvero un formato aperto, come scrive anche Chris Hall nella sua recensione del Touch su www.pocket-lint.com.

Immagine | Frankenstein Junior (Young Frankenstein)

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Videogiochi ed ebook, nuova frontiera per l’editoria digitale?

I libri digitali nei videogiochi, un esempio da The Elder Scrolls V

Emilio Cozzi sulla Domenica del Sole 24 ORE (“I lettori alla consolle”, 29/01/2012) ha ribadito un concetto già espresso da Matteo Bittanti su Wired (“La lettura è un videogioco”, 28/11/2011) riguardo agli ebook. Come la mettiamo con i libri presenti nei videogiochi? Possono essere considerati ebook veri e propri? In fondo per loro stessa natura sono digitali. Ecco, mi direte, questi oggetti sono però all’interno del gioco, cosa stai tentando di dirmi? Presto detto.

Il giornalista ha raccontato, dilungandosi più di Bittanti, il caso di Capaneus, uno sviluppatore software 29enne (il suo sito è capane.us), che ha deciso per sua comodità di convertire in formato .mobi ed .epub i “libri” presenti in The Elder Scrolls V: Skyrim un RPG della Bethesda Softworks. Capaneus ha di fatto “inventato la stampa” nel mondo fantasy immaginato dagli ideatori del gioco e ha messo gli ebook da lui creati a disposizione dei giocatori nel mondo reale.

[…] L’iniziativa di Capaneus, sorta di Francesco Bonaini del virtuale, allarga un ventaglio di futuri editoriali a portata di pad: che la lettura (in-game) diventi parte integrante di un gioco, elemento meta-ludico, o addirittura attività avulsa dalle esigenze narrative del suo contesto originario è una possibilità evidente e praticabile.

Cozzi nelle sue conclusioni trasmette entusiasmo e mi ha lasciato davvero senza parole, tanto da convincermi che, sì, il mondo là fuori, offre possibilità inaspettate per coloro che si dedicheranno all’editoria digitale. Non dobbiamo poi dimenticare, sull’onda di testi come La realtà in gioco di McGonigal (in ebook per Apogeo), giustamente ricordato da Cozzi, che i videogiocatori sono arrivati a essere un mezzo miliardo e di libri digitali potrebbero avere bisogno 🙂

Fermo immagine | The Elder Scrolls V: Skyrim (gameplay) by You Tube

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