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Michael Tamblyn, presidente e CEO di Kobo sul concorso “6 romanzi in cerca di autore”, il self-publishing, Shelfie, Kobo Plus e Tolino

Giovedì 20 aprile 2017 ho avuto modo di intervistare il presidente e CEO di Kobo Michael Tamblyn a margine della cerimonia di premiazione dei vincitori del concorso “6 romanzi in cerca di autore”. Grazie ancora per l’intervista Mr Tamblyn.

Luca Albani: Siete rimasti soddisfatti dalla risposta del pubblico italiano al concorso “6 romanzi in cerca d’autore”? Avete intenzione di replicare ogni anno competizioni di questo tipo? Anche in Francia ne avete organizzato uno – “A la découverte des talents de demain” –, quali differenze ha trovato tra le scrittrici e gli scrittori italiani e quelli francesi?

Michael Tamblyn: Siamo davvero contenti del successo riscontrato dal concorso italiano “6 romanzi in cerca di autore” dato che ha registrato più di 700 partecipanti e questo sin dal primo anno. L’interesse suscitato è stato così forte che vorremmo farne un concorso annuale e ci stiamo adoperando insieme ai nostri due partner italiani Mondadori e Passione Scrittore per fare una seconda edizione il prossimo anno. Anche il concorso francese è stato un successo.

Una differenza interessante che abbiamo notato tra i due concorsi è che i libri degli autori italiani riflettono la cultura locale, parlo in special modo dei sei vincitori. La danza del puparo ad esempio evoca la tradizione del teatro dei burattini della Sicilia di un tempo; Il frullo del beccaccino si svolge tra le rovine degli antichi templi della magica campagna siciliana. I manoscritti francesi erano invece ambientati in tutto il mondo, dalla costa orientale degli Stati Uniti alla isola polinesiana di Tahiti.

Entrambi i concorsi sono in linea col nostro impegno di far emergere nuovi scrittori. In Canada abbiamo un Emerging Writers Prize annuale in cui diamo ad autori di fiction, non-fiction e di opere di genere non solo un premio in denaro [10.000 dollari per ognuno dei tre vincitori nelle rispettive categorie, ndr] ma anche un anno di supporto per il merchandising e il marketing per aiutarli a far decollare le loro carriere.

Focalizziamo la nostra attenzione sugli scrittori debuttanti perché emergere con un nuovo libro è difficile in un mondo di vendite online in cui fattori come lo storico delle vendite e i tassi medi di click incidono direttamente sulla visibilità di un titolo. Ci auguriamo che questi premi attirono l’attenzione del pubblico sui nuovi lavori.

LA: Recentemente lei ha definito il self-publishing come “la materia oscura dell’universo editoriale” (The Bookseller); crede che Kobo sia più attrezzata delle case editrici tradizionali nel rilevare e perché no, far emergere, questa marea montante di autori indipendenti? Già incide per il 20% sulle vendite del Kobo Store, quanto crede potrà ancora crescere?

MT: Abbiamo già visto una crescita delle vendite [di questi titoli, ndr] già in questo primo scorcio di 2017, quindi crediamo di sì. E sebbene finora rappresenti circa il 10% delle vendite su scala globale, in alcuni mercati è più del 20%. Non cerchiamo di copiare il lavoro di un editore quanto piuttosto di offrire, tramite il nostro programma di self-publishing Kobo Writing Life, agli autori indipendenti un ecosistema distributivo e un canale di vendite in cui riescano ad arrivare ai loro clienti direttamente. Il self-publishing in alcuni casi permette agli autori di condividere storie con amanti della lettura che potrebbero non rientrare nelle categorie e nei compiti di un editore tradizionale. Allo stesso modo, pensiamo a fenomeni come Cinquanta sfumature di grigio, l’autopubblicazione cattura l’attenzione dell’editoria tradizionale tanto da aiutarli a diventare dei bestseller internazionali.

Abbiamo scoperto che i lettori hanno un desiderio concreto di leggere ebook autopubblicati, o, detto in un’altra maniera, non fanno distinzioni se la storia li affascina tra un lavoro autopubblicato e uno pubblicato tradizionalmente da una casa editrice. Senza alcun dubbio ci aspettiamo che il fenomeno del  self-publishing continuerà a espandersi.

LA: Se, come ha dichiarato l’anno scorso alla CNBC, il lettore di Kobo non salta da un’applicazione all’altra (Teleread) ma si concentra su una sola piattaforma per leggere possiamo aspettarci che Kobo continuerà a supportare gli ereader a inchiostro elettronico nel prossimo futuro? Non verranno soppiantati definitivamente dagli smartphone secondo lei?

MT: Tutto quel che facciamo lo facciamo per il lettore, e proprio parlando con migliaia di nostri clienti abbiamo scoperto che una grande percentuale di persone sono in cerca di un’esperienza di lettura immersiva priva di distrazioni – esattamente quella che ereader a inchiostro elettronico come il nuovo Kobo Aura H2O offre, ad esempio. Progettiamo questo tipo di dispositivi per gli appassionati di lettura più estremi cercando di dare loro la migliore esperienza possibile, pensate ai patiti di musica che allo stesso modo scartano gli auricolari economici scegliendo le cuffie migliori per ascoltare al meglio i propri artisti. Tutto ciò premesso, tanti nostri clienti amano leggere su dispositivi che già posseggono e continueremo a offrire le app gratuite più complete che riusciremo a offrire per gli smartphone e i tablet più diffusi.

LA: Kobo ha poche settimane fa acquisito Shelfie (The Verge): quest’applicazione com’è noto promuove l’incontro tra il libro cartaceo e il suo equivalente elettronico ed era riuscita nel 2015 a stringere accordi con circa 1200 editori di lingua anglosassone e a promuovere sperimentazioni nelle librerie, porterete avanti Shelfie così com’è allargandola ad altri mercati?

MT: Grazie all’acquisizione di Shelfie vogliamo trovare modi nuovi e innovativi per avvicinare i libri a stampa a quelli in digitale, vogliamo agevolare i lettori che amano il cartaceo a provare la lettura digitale. L’integrazione di Shelfie con Kobo migliorerà i consigli di lettura dedicati ai nostri clienti e, allo stesso tempo, renderà ancora più facile l’approccio alla lettura digitale ai lettori alle prese per la prima volta con gli ebook. Come? Gli raccomanderemo i titoli che potrebbero piacergli in base ai libri che già posseggono nelle loro librerie casalinghe. Forniremo al pubblico maggiori informazioni su quel che intendiamo fare nei prossimi mesi.

LA: Infine, a partire da fine gennaio 2017 Kobo è diventato il nuovo partner tecnologico dell’alleanza Tolino mentre a febbraio avete lanciato Kobo Plus – un abbonamento all-you-can-read a una certa selezione titoli – nei Paesi Bassi e in Belgio. Ritiene che in Europa vi sia ancora la possibilità di erodere quote di mercato ai vostri diretti concorrenti?

MT: Sì sicuramente. Nuovi servizi come Kobo Plus rappresentano opportunità grandiose per raggiungere quei lettori che vogliono tanta scelta a un ottimo prezzo. Siamo sempre in cerca di modi per raggiungere i lettori più sfegatati offrendo loro modalità di fruizione della lettura che siano adatte a ogni momento della loro giornata e sempre più convenienti.

La nostra partnership esclusiva con Tolino significa che Kobo possiede la piattaforma che ora serve una porzione significativa del mercato tedesco degli ebook. Il nostro partner principale è la Tolino Alliance, un’allenza tra le tre più grandi librerie di catena della Germania, con altri partner in sei paesi – Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio e Italia – che approvvigionano 22 marchi di vendita al dettaglio. Se a questo aggiungiamo la partnership vincente di Kobo in Francia, Spagna e Portogallo con FNAC; nei Paesi Bassi e in Belgio con BOL.com; e in Italia sia con Feltrinelli sia con Mondadori è evidente come Kobo abbia più possibilità che mai di rendere la vita migliore ai lettori europei.

 

 

 

 

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Kobo’s Michael Tamblyn on the Italian competition “6 novels in Search of an Author”, self-publishing, Shelfie, Kobo Plus and Tolino

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On Thursday, April 20, 2017 I had a chance to interview Kobo’s CEO, Michael Tamblyn on the sidelines of the “6 novels in Search of an Author” awards ceremony. Thanks for agreeing to this interview, Mr Tamblyn.

Luca Albani: Did you like the Italian response to the competition “6 novels in Search of an Author”? Are you going to replicate the competition every year? In France you have organized – “A la découverte des talents de demain” – did you notice differences between Italian and French writers?

Michael Tamblyn: We were extremely pleased with the success of the Italian competition “6 novels in Search of an Author” as it brought us more than 700 entries – and this, in the first year. The interest was so strong that we would like to make this an annual competition and are working with our Italian partners Mondadori and Passione Scrittore on a second edition for next year. Our French competition was very successful as well.

Between the two competitions, one interesting difference we noted was in the reflection of local culture in the books from the Italian authors, and especially the six winners. For example, La danza del puparo evokes traditional puppet theater from ancient Sicily; Il frullo del beccaccino takes place among ruins of old temples in the magical Sicilian countryside. Meanwhile, the French manuscripts were set all over the world, from the American East Coast to the Polynesian Island of Tahiti.

Both competitions are in keeping with our commitment to emerging writers. In Canada, we have an annual Emerging Writers Prize where we give debut fiction, non-fiction and genre authors not only a monetary prize but a year of merchandising and marketing support to help kick start their careers.

We focus on debut writers because breaking through with a new book can be difficult in the world of online sales, where factors such as sales history and click-through rates directly affect its discoverability. We hope these prizes help focus attention on new works.

LA: You recently described the self-publishing as “dark matter of the editorial universe” (The Bookseller). They already acount for 10% of the Kobo Store unit sales, do you believe that this figure can still grow?

MT: We are already seeing sales growth in 2017, so yes. And while it represents 10% of sales globally, in some markets it’s more than 20%. We don’t try to replicate the work of a publisher, but rather, through our self-publishing service Kobo Writing Life, offer independent authors a distribution ecosystem and a sales channel where they can reach customers directly. In some cases, self-publishing enables authors to share stories with booklovers that may not fit a traditional publisher’s mandate or categories. As well, in the case of books such as Fifty Shades of Grey, self-published titles capture the attention of traditional publishers, who help catapult them to bestselling international phenomena.

We’ve discovered readers have a real appetite for self-published books, or, put another way, don’t distinguish between self-published and traditionally published work if the story appeals to them. We fully expect self-publishing to continue to expand.

LA: As stated last year to CNBC, the Kobo reader does not jump between applications (Teleread) but focuses on a single platform to read. Can we expect that Kobo will continue to support E Ink E-reader in the future?

MT: Everything we do is for the reader, and through speaking with thousands of our customers, we have found that a large percentage of people look for a distraction-free reading experience – and E Ink eReaders like the new Kobo Aura H2O offer just that. We create these types of devices for the avid booklover looking for the best reading experience, very much like the music lover who chooses to listen on quality headphones as opposed to cheap earbuds in search of the best possible music experience. That said, many of our customers love to read on devices they already own, and we continue to offer best-in-class free reading apps available for the most popular tablets and smartphones.

LA: Kobo has acquired a few weeks ago Shelfie (The Verge): this application promotes the meeting between the printed book and its electronic equivalent, and in 2015 was able to enter into agreements with about 1,200 English-speaking publishers and to promote experimentation in bookstores. Will you bring Shelfie forward as it is, expanding it to other markets?

MT: With the acquisition of Shelfie, we want to find new and innovative ways to bridge the print/digital divide and make it easier for print readers to try digital. The integration will enhance book recommendations for our customers, as well as make it even easier for readers who are new to eBooks to get started by recommending titles they might like based on what they already have on their bookshelves at home. We will have more information to share in the coming months.

LA: By the end of January 2017 Kobo became the new technology partner of Tolino and in February you have launched Kobo Plus – an all-you-can-read subscription with a stock selection – in Netherlands and Belgium. Do you think that there is still the possibility to gain market share from your competitors in Europe?

MT: Yes, most definitely. New services such as Kobo Plus offer great opportunities to reach readers who want lots of choice at a great price and we are always looking for ways to reach booklovers and to offer them services allow them to fit reading into more parts of their day, and to make reading ever more convenient.

Our Tolino partnership alone means that Kobo owns the platform that now serves a substantial portion of the German eBook market. Our primary partner is the Tolino Alliance, an alliance of the three largest bookstore chains in Germany, with other partners in six countries, including: Germany, Austria, Switzerland, the Netherlands, Belgium and Italy, serving 22 retail brands. Add that to the very successful partnerships run by Kobo in France, Spain and Portugal with FNAC; in Netherlands and Belgium with BOL.com; and in Italy with both Feltrinelli and Mondadori and you can see how there are more opportunities than ever for Kobo to make the reading lives of Europeans better.

 

 

 

 

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Se i lettori in Italia bisogna andarseli a cercare ha senso avere un Salone a Torino e una Fiera a Milano

I numeri del primo Salone del Libro di Torino 1988

Quest’anno sarà ricordato dai pochi che se ne interessano come quello del trentennale del Salone del Libro di Torino e quello della prima edizione di Tempo di Libri a Milano. Quanti visitatori si aspettava Torino nel 1988? Cinquantamila, furono centomila. Quanti se ne aspettava la prima fiera dell’editoria milanese nel 2017? Settanta/ottantamila per dichiararsi soddisfatti, sono stati sessantamila. Secondo me ha ragione la responsabile del programma di Milano Valerio che sul Libraio si domanda “La mia curiosità di oggi, è che cosa vogliamo vedere in questi numeri?” (“Tempo di Libri: il bilancio di Chiara Valerio, che guarda al futuro della manifestazione”, 24/04/2017).

In pochi ricordano come nel 1987 furono appena quattro editori, l’Einaudi, l’Utet, la Sei e la Boringhieri, a voler organizzare il primo salone nel capoluogo piemontese (un approfondimento lo trovate sul sito di RaiNews); l’imprenditore Guido Accornero raccolse l’idea del libraio Angelo Pezzani e pur tra i malumori di Milano e lo scetticismo di Bologna – “Vincente non è lavorare sul generico ma sullo specifico”, così dichiarava al Corriere nel luglio 1987 la project manager della Fiera del Libro per ragazzi Francesca Ferrari – il salone l’anno dopo si fece. Erano anni del resto in cui con le parole di Carlo Sartori, direttore relazioni esterne di Mondadori “se la capitale del libro è Milano, Torino lo è però dei saloni”.

Se però, come è probabile, ben pochi torinesi – sindaco Appendino a parte – hanno preso il treno per partecipare a Tempo di Libri e se a Torino quando dichiaravano 300.000 visitatori solo il 37% (circa 100.000 persone) veniva da fuori regione (fonte: La dimensione economica del Salone Internazionale del Libro di Torino, dicembre 2009) allora Tempo di Libri ha fatto emergere a Milano 60.000 persone interessate alla lettura e all’oggetto libro.

Un numero di milanesi certamente inferiore alle attese ha raggiunto i padiglioni della Fiera – la metà dei residenti delle zone 14 e 15 del capoluogo lombardo accorpate, ma equivalente agli abitanti di Benevento o Matera –, che pur tuttavia, sempre secondo le rilevazioni dello studio che vi ho citato (appena il 13,7% del pubblico del Salone che arrivava dalla Lombardia si fermava più di un giorno, sovrastimiamo a 20.000 i limboardi che vanno al Salone?), difficilmente andrà al Lingotto quest’anno.

L’edizione 2016 di Torino si è fermata a 126.406 biglietti staccati, sotto la Mole c’è chi festeggia perché Milano non ha messo in ombra il Salone steccando per numero di visitatori la sua prima edizione (dato finale: 60.796 biglietti)… ma sono consapevoli a Torino che fuori dal Piemonte c’è chi non ha mai sentito parlare dopo ventinove edizioni di un Salone del Libro? Già trent’anni fa c’era chi parlava della necessità di una fiera itinerante per l’Italia, ora ce n’è un’altra a Milano che ha aggiunto pubblico invece che sottrarlo, esattamente come a Roma dove nel corso di quindici anni sono riusciti a consolidare uno zoccolo duro di 50.000 persone disposto a spingersi all’EUR per partecipare a Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria.

Possiamo vedere nei numeri di Tempo di Libri una sconfitta ma non sarebbe che la sconfitta di un progetto culturale e credete davvero ci sia bisogno di vedere morire il dibattito delle idee in Italia? Facciamo a chi sta dalla parte del lettore per una volta e auguriamoci che gli editori e l’amministrazione comunale milanese decidano di replicare l’anno prossimo organizzando Tempo di Libri 2018. Aumenteranno anche i numeri del Salone di Torino.

Immagine | Corriere dalla Sera, 23 maggio 1988

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Tempo di Libri 2017 In Fiera a Milano gli appuntamenti della editoria digitale

Tempo di Libri svela il suo programma, la nuova fiera dell’editoria italiana di Milano per cinque giorni delizierà milanesi e forestieri con una serrata parata di eventi, anche coincidenti è naturale, sviscerando tutto un alfabeto dedicato al libro e al mondo che gli sta attorno. In questo post proverò a riassumere gli appuntamenti dedicati alla editoria digitale, all’ebook, insomma, al libro elettronico, ci siamo capiti. Li trovate anche sul sito di Tempo di Libri sotto la voce Digitale cliccando qui ma proveremo a darvi una nostra personale selezione (questo avviso è dedicato a tutti coloro che magari prenderanno spunto da questo post…). Pronti? Via.

MARTEDÌ 19 APRILE

Al di là del confine. Come sono andati i principali mercati del libro e dell’e-book nel 2016
Orario 10.30  – Sala Bodoni – PAD. 2 – Fiera
Tra gli incontri professionali un appuntamento da non mancare sui numeri del libro elettronico nei Paesi monitorati da Nielsen (USA, UK, Irlanda, Italia, India, Brasile, Australia, Nuova Zelanda) con Riccardo Cavallero, Monica Manzotti, Giovanni Peresson e Stefano Salis.

Generi e contenuti VR: il documentario interattivo a 360 gradi
Orario 11.30  – Sala Courier – PAD. 2 – Fiera
Personalmente credo che la realtà virtuale dovrà essere uno dei temi dell’editoria che verrà, sembra essere della stessa opinione anche Gualtiero Carraro di CarraroLab.

Tempo di innovazione, in biblioteca
Orario 11.30  – Future Library (ho tentato di capire dov’è senza fortuna…) – Fiera
I bibliotecari dialogano di digitale con i visitatori durante questa fascia oraria per tutti e cinque i giorni di Tempo di Libri presso la Future Library.

iBuk: i dati e metadati che servono
Orario 15.30 – Spazio Giornale della Libreria – PAD. 2 – Fiera
Un database aggiornato è fondamentale per gli editori di oggi, spiegano perché Simonetta Pillon (IE Informazioni Editoriali) e Mauro Zerbini (Editrice Bibliografica).

Sei anni dopo: il mercato degli ebook in Italia. È tempo di un primo consuntivo?
Orario 16.30 – Sala Optima – PAD. 4 – Fiera
Gli ebook pur crescendo pur rappresentao ancora solo il 5% del mercato trade in Italia, come mai? Ne parlano Alessandro Campi, Cristina Mussinelli e Renato Salvetti.

MERCOLEDÌ 20 APRILE

Le parole nella rete: i giovani scrittori e il web
Orario 19.30 – Fondazione Pini, Circolo dei lettori, Corso Garibaldi 2 – Fuori Fiera
È cambiata la scrittura degli scrittori di oggi a contatto con le forme di scrittura di Internet? Provano a rispondere Violetta Bellocchio, Giuseppe Antonelli, Vincenzo Latronico e Daniele Rielli.

GIOVEDÌ 21 APRILE

Transmedia storytelling. Dai mondi narrativi ai mondi audiovisivi
Orario 14.30 – Sala Bodoni – PAD. 2 – Fiera
I mondi narrativi non sono più soltanto di carta stampata da tempo ma oggi sono oggetto di veri e propri progetti transmediali e interattivi, ne discutono Max Giovagnoli e Cristina Mussinelli.

Wattpad e dintorni – come esordire grazie al web
Orario 16.30 – Laboratorio Elephant – PAD. 4 – Fiera
ESORDISCO! Un panel di incontri con autori esordienti presentati da Flavia Cocchi (Leggereditore), Irene Grazzini e Alessandro Gatti (Fanucci)

VENERDÌ 22 APRILE

Chi sono gli autori indie italiani?
Orario 14.30 – Sala Bodoni – PAD. 2 – Fiera
I risultati della prima indagine svolta da Self Publishing Quality 2016 (SELFPQ16) e Extravergine d’autore sul profilo professionale e autoriale degli autori indie italiani.

SABATO 23 APRILE

Biblioteche scolastiche e prestito digitale: soluzione o problema?
Orario 10.30 – Sala Arial – PAD. 4 – Fiera
Le tecnologie digitali possono risolvere alcuni dei problemi delle biblioteche scolastiche italiane? Ne parlano Giulio Blasi, Nicola Cavalli e Roberto Gulli.

Il prestito digitale degli ebook come lo vorremmo. Bibliotecari e editori a confronto
Orario 14.30 – Sala Arial – PAD. 4 – Fiera
Come normare il prestito digitale in biblioteca? Con Piero Attanasio, Rosa Maiello e Stefano Parise.

Liberi nei commenti di segnalare qualche altro appuntamento che magari ho colpevolmente trascurato. Come potete notare, se vi interessate di editoria digitale, gli incontri più succulenti si concentrano martedì 19 aprile. Tuttavia anche durante la settimana gli organizzatori hanno distribuito eventi molto interessanti, in particolare in coda dove vi consiglio di partecipare per approfondire il tema del prestito digitale degli ebook.

Immagine | Tempo di Libri 2017

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#LoFaccioPerché, Decathlon ricorda all’Italia perché i lettori sono una minoranza

Il post col quale Decathlon spiega la rimozione della campagna #LoFaccioPerché in campo non servono libri

Il post col quale Decathlon spiega la rimozione del claim #LoFaccioPerché in campo non servono libri

I libri per tirare due calci a un pallone non servono. O almeno, così la pensano a Decathlon Italia che ha approvato un claim all’interno della sua campagna comunicativa estiva 2016 #LoFaccioPerché che riporta questo messaggio: #LoFaccioPerché in campo non servono libri. Se volete un ottimo riassunto della polemica scatenatasi sui social network in seguito a un tweet del digital media specialist Davide Borgo e alle proteste degli amanti della lettura in Italia lo trovate su Bookblister: “Epic Fail Decathlon!” a firma di Chiara Beretta Mazzotta. Tanto tuonò la minoranza di lettori italiani che la catena di negozi di abbigliamento e attrezzature sportive capita la malaparata è arrivata a rimuovere la pubblicità spiegandone i motivi su Facebook.

Tuttavia, vi sembra normale che siano stati i lettori e le lettrici italiani a protestare? Come mai i calciatori e gli sportivi in generale non hanno dato di matto dopo un messaggio che pare di capire contrapponeva “sport e cultura”? Forse perché appena l’un per cento dei calciatori sono laureati? Quel che l’indignazione dei lettori nasconde è che l'”Italia […] ha un problema con i libri” come scrive Gabriele Ferraresi su Daily Best commentando la vicenda; quel che dimentichiamo è che davvero in campo non servono libri perché l’atleta prima di tutto deve dedicare il suo tempo ad allenarsi, altrimenti come spiegare questa frase: “Quello che oggi abbiamo capito – spiega la ministro Giannini – è che formazione e attività fisica non sono incompatibili” in merito a un progetto del MIUR per arginare la dispersione scolastica di chi pratica sport a livello agonistico (la Stampa, 02/02/2016).

Persino i francesi si fanno beffe di noi per la reazione sproporzionata dei lettori italiani – “Decathlon se fait incendier : au moins sur un terrain de foot, on n’a pas besoin de livres” (Nicolas Gary su ActuaLitté) – a questa campagna. Se non crediamo che sia vera allora perché le ironie sui calciatori ignoranti o perché per anni è stata la norma sganasciarsi ascoltando gli strafalcioni del Trap (ex calciatore oltre che allenatore) a “Mai dire Gol”? Il giocatore del Chievo e della Sampdoria Christian Puggioni studente in Giurisprudenza ricordava ad Alessandra Gozzini della Gazzetta dello Sport: “E c’è anche chi mi disse che i miei libri in ritiro non erano graditi: non dovevo studiare, ma solo concentrarmi sulla partita”.

“Il successo sportivo azzurro e la scuola (ancora) contro” è un titolo di Vanity Fair a un pezzo di Chiara Pizzimenti che non dovrebbe farci inorridire? Farci gridare che non è vero? Eppure abbiamo aspettato questo secolo per fare sul serio con i licei a indirizzo sportivo – oggi richiestissimi ma insufficienti per numero a quanto sembra, vedi “Licei sportivi, boom di richieste ma a Milano i posti sono limitati” (Calcio e finanza, 30/03/2016) – e dagli statunitensi abbiamo copiato tanto ma non l’accoppiata sport-istruzione che negli USA è stata anche un importante veicolo d’integrazione. Siamo ancora in tempo a interrompere il cortocircuito sport-libri-istruzione a tutto vantaggio di chi ama la lettura e lo sport, rendiamoci conto che indignarsi non basta però.

Immagine | Facebook

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Inchiostro elettronico, in attesa di etichette per valigie e schermi grandi come fogli A4

Addio etichette? Rinowa incorpora uno schermo eink nelle sue valigie

Addio etichette? Rimowa e le sue valigie con schermo eink

Recentemente ho fatto una decina di viaggi in treno tra la Lombardia e il Veneto, sia sui regionali sia sulle Frecce di Trenitalia, e mi ha colpito come tra i lettori si siano diffusi non solo i Kindle ma anche i Kobo; che la gente si sia abituata a trovarli nei punti vendita delle grandi catene di elettronica di consumo? In realtà l’inizio del 2016 pare segnare fosche previsioni per un’altra possibile alternativa al libro cartaceo: il tablet (cfr. Why the iPad is going extinct, New Republic, 29 gennaio 2016). Come ricordete l’ereader è già stato dato per morto l’anno scorso ma ho visto con i miei occhi nella metropolitana di Milano un paio di impavide lettrici leggere romanzi su iPad o Samsung ecc. Contente loro, io ci perderei definitivamente la vista dopo otto ore davanti a un computer ma immagino per ciascuno di noi sia diverso.

Se cercate un riassunto dell’anno appena trascorso per quel che riguarda l’editoria elettronica vi segnalo “Editoria digitale, un bilancio oltre le superficialità e qualche previsione” di Gino Roncaglia (sul sito de Il Libraio; 09/02/2016). Non mi trovo d’accordo con la sua affermazione che “l’ebook non [sia] affatto un medium ‘esplosivo’ capace di conquistare rapidamente un territorio prima non presidiato; non è dunque paragonabile, per intenderci, né alla radio, né alla televisione, né a Internet” perché, anche se il libro elettronico non veicola contenuti nuovi ma replica perlopiù quelli della sua controparte cartacea, ha la stessa forza dirompente che ha avuto l’introduzione del file mp3 per la musica. L’immediatezza con la quale si può “scaricare” un libro oggi – pur con tutti i difetti dei suoi vari formati – rende l’ebook un mezzo che ha già catturato il nostro immaginario. Come può non essere digitale anche il libro, oggi?

Se vi capita di passare in edicola o in libreria – ma naturalmente esiste anche la sua versione elettronica – il numero 28 di Progetto grafico uscito a novembre 2015 è proprio dedicato al fare i libri nel XXI secolo se vi interessa l’argomento. In particolare vi segnalo gli articoli “Medium. Esperienze utente e nuovi scenari per l’editoria digitale” di Pompilii e “Oltre il libro. Motivazioni, economia e competenze nelle ricerche editoriali contemporanee” di Camillini. Per riassumere, da una parte il digitale che non vedete (quello di chi i libri li fa) sta paradossalmente facendo dimenticare come si fanno i libri ad alcuni “editori” – alcuni volumi in libreria adesso solo vent’anni fa non ci sarebbero neppure arrivati, parlo di errori tecnici – dall’altra giovani e meno giovani entusiasti stanno riscoprendo il libro artigianale, più prezioso e in certi termini fatto più a regola d’arte rispetto a quello industriale attuale.

Tornando agli ebook ancora non si vedono  smart ereader o phone-ereader, ovvero smartphone dotati di uno schermo a inchiostro elettronico. Sono mesi che i francesi della Danew hanno annunciato il loro Konnect Twin, un diretto concorrente dello YotaPhone 2 ma continuano a rimandarne il lancio; pare che anche Lumia sia interessata ad aggiungere uno schermo eink ai suoi prossimi dispositivi come potete leggere su Pianetaebook . Il 2016 potrebbe poi essere l’anno giusto per un ereader di grande formato, parliamo di 13 pollici di diagonale, più o meno le dimensioni di un foglio A4, se volete saperne di più leggete il post di Nate Hoffelder First Look at the 13″ Onyx Boox Max, 9.7″ Onyx Boox N96 su The Digital Reader. C’è movimento intorno alla tecnologia eink anche se Amazon sta rimandendo sostanzialmente ferma con lo sviluppo del suo lettore di libri digitali per antonomasia, il Kindle.

Dove invece la carta e l’inchiostro elettronici continuano a fare passettini in avanti è la nostra quotidianità. Rammentate che vi parlavo delle etichette dei prezzi nei supermercati (in Italia curiosate nei negozi Mediaworld), per non parlare di alcuni modelli di orologi (Seiko e Sony)? Oggi stanno sperimentando la caratteristica più golosa dell’eink, la poca energia richiesta per fare funzionare i suoi schermi. Vi avevo accennato che i display eink potevano essere anche a due colori rosso e nero ma se vi dicessi verde e nero cosa vi viene in mente? Ma le fastidiose e lunghe etichette che si adoperano tutte le volte che prendiamo un volo aereo e dobbiamo ogni volta sperare che rimangano attaccate per miracolo alla manigia della nostra valigia.

E allora ecco che la Rimowa, una marca di valigie di lusso ha avuto l’idea di incorporare in sette modelli uno schermo eink che riproduce in digitale l’etichetta. Grazie a una app sul vostro smartphone apparirà di volta in volta sul display il codice corretto per il viaggio che intendete fare e non è che lo schermo abbia molto da fare, si limiterà a fornire per il tragitto l’informazione corretta. La sperimentazione – se pensate sia una sciocchezza vi rammento che ci aveva provato già British Airways tre anni fa – inizierà a metà marzo 2016 con Lufthansa. Come ha scritto Dane Steele Green sull’Huffington Post: “Qualsiasi tecnologia che consenta alle persone di evitare le fila e di raggiungere [rapidamente] il loro gate è ben accetta, oltre che attesa da tempo”. E come dargli torto.

Aggiornamento marzo 2016: un altro utilizzo interessante degli schermi eink nella nostra quotidianità è quello relativo ai trasporti pubblici. Perché usare la carta per comunicare ai cittadini gli orari dei mezzi quando uno schermo a inchiostro elettronico si dimostra più comodo? Devono averlo pensato in Slovenia a Lubiana dove quattro fermate dell’autobus sono state dotate di schermi eink; trovate un approfondimento sul sito visionect.com l’azienda che ha fornito alla capitale slovena schermi e software per questa svolta ecologica e intelligente, la prossima città che seguirà questo esempio? Londra, naturalmente.

Immagine | Rimowa

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AmazonCrossing, i libri pubblicati da Amazon in traduzione italiana, due parole con Alessandra Tavella

Amazon-Crossing

I più attenti fra voi sapranno che in questi giorni Amazon è su tutti i giornali; oltre ad aprire a sopresa a Seattle una propria libreria “fisica” (Amazon Books), mette per la prima volta a disposizione dei suoi clienti italiani alcuni romanzi in formato elettronico e cartaceo con il marchio AmazonCrossing. L’azienda di Jeff Bezos ha deciso infatti a livello globale di investire ben dieci milioni di dollari nei prossimi cinque anni per promuovere la traduzione dei titoli pubblicati da scrittrici e scrittori che si affidano ai suoi marchi editoriali. Ne abbiamo parlato con Alessandra Tavella, Acquisitions Editor per l’Italia di Amazon Publishing che ci ha gentilmente concesso questa breve intervista.

Leggendo in rete circa il lancio di AmazonCrossing ci pare non sia stato compreso bene il tipo di operazione che partirà questo novembre; Amazon Crossing è una sigla editoriale grazie alla quale proporrete ai lettori italiani titoli tradotti dall’inglese di autori pubblicati da Amazon Publishing, così come è già accaduto in altri paesi europei negli ultimi anni, è esatto?

AmazonCrossing è un marchio editoriale di Amazon Publishing che si occupa di narrativa tradotta. La traduzione di testi italiani segue quanto accaduto negli Stati Uniti, Germania e Francia. Oggi, 3 novembre 2015, lanciamo i primi sei titoli tradotti dall’inglese all’italiano.

Il discorso vale anche al contrario però, proponete in traduzione autori del nostro paese che hanno deciso di pubblicare le loro storie attraverso la vostra piattaforma al grande pubblico internazionale, giusto?

Abbiamo cominciato, da luglio 2015, a pubblicare titoli di autori italiani in lingua inglese, nove solo nella seconda metà di quest’anno, tra cui Words in the Dark di Giulia Beyman, The Lion and the Rose di Riccardo Bruni, The Mentor di Rita Carla Francesca Monticelli e Murder on the 18th Green di Federico Maria Rivalta.

Niente autori nostrani sotto il marchio AmazonCrossing in Italia, viceversa tanti traduttori italiani: Valentina Ballardini, Lorenza Braga, Daniele Cianfriglia, Laura Liucci, Roberta Marasco, Isabella Ragazzi e Marco Zonetti per adesso; nomi conosciuti agli addetti ai lavori ma non al grande pubblico, volete presentarceli brevemente? Com’è stato lavorare con loro?

Sono tutti ottimi professionisti e siamo molto lieti che abbiano lavorato con noi. Mi fa davvero piacere che vogliate portare l’attenzione su chi ha mostrato entusiasmo per il progetto fin dalla primissima ora, ecco dei profili sintetici di chi ha lavorato alle prime pubblicazioni:

  • Valentina Ballardini: traduttrice professionista da oltre 10 anni, ha all’attivo traduzioni di titoli che spaziano dalla narrativa di avventura di Rollins (Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, Nord) a opere raffinate e poetiche come quelle di Rachel Kushner (I lanciafiamme, Ponte alle Grazie).
  • Lorenza Braga: un ottimo portfolio alle spalle, sia di narrativa rosa, sia di narrativa storica.
  • Daniele Cianfriglia: traduttore professionista da oltre 10 anni, editor e scout lettario, Daniele ha maturato esperienze in diversi generi letterari, dalla traduzione di saggistica fino alla narrativa fantasy.
  • Roberta Maresca: traduttrice professionista dal 2004, oltre 30 libri all’attivo, tra cui opere di Julie Kagawa (Talon, Harlequin), C.J. Box (L’ultimo giorno del lupo, Piemme), Dustin Thomason (La quarta apocalisse, Piemme) e i lavori di Kate Mosse.
  • Roberta Marasco: al suo attivo, tra le altre, le traduzioni delle opere di Sarah Addison Allen (Il giardino dei raggi di luna Giorni di zucchero, fragole e neve; entrambi Sonzogno Editore).
  • Laura Liucci: poliedrica professionista, ha però all’attivo un portfolio di tutto rispetto nel genere rosa; ha tradotto alcune tra le autrici più celebri ed amate, come Lisa Kleypas (L’amore che viene); Sylvia Day (One Desire); Lara Adrian (La signora della passioneIl bacio rubato,); Lora Leigh (Piacere maliziosoun solo piacere Piacere colpevole) e Larissa Ione (Peccato Eterno, Estasi eterna e Passione eterna della serie Demonica), tutte firme pubblicate da Leggereditore (Fanucci).
  • Isabella Ragazzi: traduttrice esperta di gialli e thriller, ha tradotto ben sei dei lavori di Andy McNab per Longanesi.
  • Marco Zonetti: professionista con carriera pluriennale alle spalle, ha tradotto tra le altre, opere di James Rollins (ArticoLa città sepoltaIl marchio di Giuda, tutti editi Edizioni Nord), e di Tedd Bell (La setta degli assassini, Attacco dal mare, editi Longanesi).

Tornando agli autori che presenterete questo inverno sfatiamo subito che sono tutti “di classifica”. Insieme a Robert Dugoni, Catherine Ryan Hyde, Tracy Brogan e Helen Bryan (quest’ultima ha venduto ben un milione delle sue storie fino ad ora) ci sono anche scrittori e scrittrici meno noti, come li avete scelti? Alcuni di loro si sono autoproposti per il mercato italiano?

Abbiamo scelto storie e voci che hanno appassionato i lettori di altri Paesi e che pensiamo possano piacere anche in Italia. I nostri titoli spaziano tra i generi, e sono accomunati da trame appassionanti, personaggi forti e una forte cura della produzione in ogni sua fase. Nel caso specifico dei titoli del lancio, sono tutti titoli che sono stati pubblicati in precedenza da marchi editoriali di Amazon Publishing negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Spero che nomi come Mark Edwards, Catheryne Bybee, J.D. Horn e Kendra Elliot divengano noti e familiari anche ai lettori italiani. Kendra Elliot per esempio è una delle più influenti autrici di Romantic Suspence, genere che unisce sapientemente tensione e romanticismo, e che in Italia non ha ancora raggiunto la notorietà che ha nei mercati anglosassoni.

Tra i primi titoli che metterete a disposizione degli utenti Kindle sia in vendita sia attraverso Kindle Unlimited ben tre sono i primi volumi di altrettante serie più o meno lunghe, sono una scommessa?

Tutti i nuovi titoli sono una scommessa! La scelta delle serie è stata molto voluta: sono tutte saghe molto amate nei paesi d’origine e portano ai lettori personaggi e ambientazioni appassionanti. In La Barriera di J.D. Horn, c’è addirittura un intero nuovo mondo magico con fascinazioni Southern Gothic tutto da scoprire.

Non proponete poi solo “novità” (titoli pubblicati l’anno scorso, nel 2014) ma anche ebook apparsi per la prima volta nel 2009, 2010 e 2012; prediligerete un recupero del vostro catalogo storico? 

Se un libro non ha trovato chi investa in traduzione subito dopo l’uscita, non credo voglia dire che sia perché non ha un audience internazionale. Un buon testo è tale anche anni dopo la sua pubblicazione e sopravvive alla prova del tempo: sono sicura che i lettori troveranno, per esempio, Spose di guerra di Helen Bryan, storia di amicizia tutta femminile durante la Seconda guerra mondiale, appassionante come l’hanno trovata i suoi primi lettori, quando è apparso per la prima volta, nel 2007. Sono sempre la storia e la forza della voce dell’autore e l’idea che possano appassionare i lettori a guidarci nelle nostre scelte, più che l’”età anagrafica” del libro.

Gli autori pubblicati in italiano attraverso AmazonCrossing sono una esclusiva Amazon, ci sembra di capire. Vale a dire che chi non possiede un Kindle non troverà questi titoli negli ebook store gestiti dai vostri concorrenti, potrà tuttavia acquistarli e leggerli su smartphone e tablet attraverso applicazioni come Kindle per Android ad esempio, è corretto?

I contenuti Kindle sono accessibili via applicazione gratuita di lettura su una base device molto ampia– cliccando qui i lettori possono trovare tutti i dispostivi supportati. Inoltre i testi AmazonCrossing sono dispobili in versione cartacea.

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Lettori ibridi in cerca della loro lettura, una sfida per l’industria culturale e per nuovi tipi di editori

Il lettore ibrido del XXI secolo

A pochi giorni da Librinnovando 2015, uno degli appuntamenti da non perdere se vi interessate di editoria digitale, viviamo ancora gli echi di una tempesta in un bicchier d’acqua scatenata un mese fa da un articolo del New York Times: “Colpo di scena, le vendite di ebook non tengono e la stampa è lungi dall’esser morta” (cliccate qui per il pezzo originale a firma di Alexandra Alter). Naturalmente in un lampo, in Italia, siamo passati subito da un’analisi pacata al pensiero paranoico. I sostenitori a tutti i costi dell’avvento del libro elettronico puntano il dito contro gli editori: “È colpa loro, mantengono i prezzi alti per soffocare sul nascere il mercato”. I fan del libro tradizionale esultano: “Hai visto? Non poteva durare la lettura non analogica, il libro è salvo”. E intanto? Gli italiani (e gli statunitensi ecc.) si stufano e nel dubbio smettono di leggere sia libri di carta sia ebook…

[Un altro modo di vederla è che chi come noi è dentro al cambiamento inizia ben presto a non rendersi conto della strada fatta, o, più semplice, del tempo che è passato. Quando ho aperto questo blog quattro anni fa eravamo in pochi a leggere in formato digitale, chi come me aveva iniziato nel 2011 non poteva neppure dirsi un pioniere, il primo Kindle era stato lanciato alla fine del 2007. Teniamo bene a mente queste date. Vi rendete conto che ora le principali novità di tutti gli editori principali del nostro paese escono anche in digitale? I più coscienziosi lo segnalano perfino in aletta: attenzione, questo titolo esiste anche in formato ebook. “Eh, ma costano troppo!”. Abbiamo dimenticato che i prezzi non li facciamo noi consumatori? Provate ad andare da un gelataio a contestargli quanto costa un cono, diamine, in fondo è solo un po’ di acqua, latte, zucchero e poco altro].

… (perdonate la digressione), attenzione, il che non significa non leggere più. Si legge moltissimo oggi. Siamo circondati da parole, le avete sotto gli occhi proprio adesso. Ora più che mai, da quando ci alziamo a quando andiamo a coricarci, è difficile che il nostro sguardo possa sfuggire ai contorni di uno schermo. Mario Mancini e il team di goWare (qui la mia intervista agli animatori di questa start-up editoriale digitale) riassumono bene quel che sta succedendo ora, a metà degli anni dieci del XXI secolo, nell’introduzione all’ebook da loro curato intitolato Schermocracy: “Nel 2020 l’80% dell’umanità avrà un dispositivo con la potenzialità di leggere un ebook”. Noi ce l’abbiamo già in tasca o nella borsa. È il nostro smartphone. È questo strumento che sta creando il lettore ibrido di cui intravediamo il profilo in ricerche recenti sulla lettura come quelle del PEW Research Center.

Potrebbe anche essere lo strumento giusto per sdoganare un concetto sacrosanto, “Molti sono i modi di lettura possibili, tutti altrettanto validi” come affermato da Luisa Bartolucci, componente della Direzione Nazionale dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) su www.superando.it. A molti modi di lettura potenziali si devono accompagnare molti formati di lettura acquistabili, come gli audiolibri che non a caso (non in Italia ma all’estero) si stanno guadagnando la loro fetta di mercato grazie alla digitalizzazione e ai telefoni portatili. Cos’è più comodo ascoltare? Un romanzo su cinque CD o su un MP3? Per chi volesse approfondire, consiglio l’articolo di James Kidd: The surge in popularity of the audiobook begs the question: is pressing play the best way to read? Possono permettersi oggi industria editoriale e nuovi editori di veicolare una storia in solo formato?

A chi deve votarsi oggi chi pretende di guadagnare con la letteratura o la saggistica? A chi da sempre lo segue in modo fideistico oppure al consumatore agnostico di media di cui parlava già nel 2013 Don Katz, fondatore e amministratore delegato di Audible [azienda che produce audiolibri di proprietà di Amazon], un consumatore che “non bada alla differenza di fare un’esperienza testuale, visiva o uditiva”? Autori figli del loro tempo come J.K. Rowling scommettono su questo consumatore; da una parte disorienta i fan cambiando a settembre 2015 Pottermore [il sito che divulga il mondo espanso creato dall’autrice] in veste più mobile e commerciale, dall’altra per il 2016 propone la sua nuova storia come uno spettacolo teatrale in due parti: “Il pubblico sarà d’accordo con me che il teatro era l’unico mezzo appropriato per raccontare ‘Harry Potter e il bambino maledetto'”.

Immagine | Waterworld (1995)

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Amazon e la sua editoria: gli scrittori che aderiscono a KDP Select saranno pagati a pagina letta

"I never Iiked the way the monitor Iooked. And then it occurred to me…who needs it?"

“I never Iiked the way
the monitor looked. And then it occurred to me…who needs it?”

È passata in sordina in Italia l’ultima svolta di Amazon in campo editoriale; dal 1° luglio 2015 gli aderenti al programma Kindle Direct Publishing (KDP) Select come scrive Nate Hoffelder su Ink, Bits and Pixels saranno pagati per ogni pagina “letta” dai loro lettori, non per il numero di volte che il loro ebook sarà stato preso in prestito. Ricordiamo che KDP è la piattaforma di selfpublishing di Amazon – leggete il post di Anna Campanella su scrivo.me per saperne di più – e che KDP Select (in questo specifico caso, all’interno del servizio di libri digitali in abbonamento Kindle Unlimited) è un programma di affiliazione in esclusiva alla piattaforma di Amazon per gli scrittori che si avventurano nella autopubblicazione in formato digitale.

Insomma, mentre un autorevole analista del panorama editoriale contemporaneo come Mike Shatzkin non vede nel prossimo futuro grandi sconvolgimenti – “The publishing business as we have known it is not going away anytime soon” (11 giugno 2015, www.idealog.com) –, dall’altra è indubbio che Amazon stia continuando a sperimentare sulla pelle viva dei lettori e dei creatori di contenuti. Io scrittore vengo pagato per ogni pagina letta? Allora forse devo cambiare il mio modo di scrivere se voglio assicurarmi entrate costanti nel tempo. Forse devo rinunciare a costruire un romanzo, quando dieci racconti brevi hanno più possibilità di essere letti (come sottolinea Clément Solym su www.actualitte.com: “Les auteurs indés rémunérés à la page avec Kindle Unlimited”).

A chi il mondo editoriale lo vive dall’interno è chiaro come Amazon stia diventando sempre più un editore vero e proprio, che applica però alla narrativa – il “genere” principe degli scrittori autopubblicati – un criterio economico volto più alla stesura di saggi e manuali che a quella di storie. Abbiamo bisogno di un nuovo libro sulla pesca sportiva? Contattiamo un esperto e chiediamogli se è in grado di scrivere un numero X di cartelle per un compenso Y. Solo nel caso di pubblicazioni particolari – un racconto breve che deve uscire su un settimanale oppure dev’essere pubblicato in una antologia – lo scrittore viene invitato (non sempre coglie l’antifona!) a rispettare un numero limitato di battute per rimanere nella pagina, diciamo così. E qui salta all’occhio un paradosso per chi ha più memoria.

Rammentate quando si diceva che il libro elettronico aveva finalmente liberato lo scrittore (e il lettore) dai limiti imposti dalla carta? Potrò ben prendermi Gli increati l’ultimo di Antonio Moresco da leggere sul tram anche se è lungo più di 1000 pagine, tanto c’è l’ebook che mi salva la spalla o la schiena dal suo peso. Anzi, perché non posso prendere esempio da Moresco, o altri scrittori-fiume, e pubblicare finalmente in formato elettronico quella storia della mia famiglia degli ultimi cento anni che ho da tempo nel cassetto? Quante risme di A4, corpo 11, interlinea 1 erano? Due o tre? Insomma, proprio ora che i libri si erano smaterializzati adesso Amazon per fini suoi (l’all-you-can-read funziona e attrae se le porzioni sono ridotte evidentemente) mi consiglia o di scrivere meglio o di scrivere meno!

Non so se Amazon sia la fine dell’Editoria con la E maiuscola come mi scrive Mirta su Twitter né se questo modello di remunerazione per gli scrittori possa decretare un depauperamento letterario dei testi che appaiono principalmente in formato digitale. Quello che so è che mi ricorda molto da vicino – e perdonate se il paragone è già stato fatto e anzi stia quasi diventando un nuovo cliché – quel che accadde a metà Ottocento con i feuilleton; là fuori, nella Rete, ci sono in giro nuovi (antichi) modi di raccontare storie determinate da chi (per ragioni di lucro più che culturali, certo) ha le redini della comunicazione in questo momento.

Immagine | Paycheck (2003)

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Inchiostro elettronico, scrittura e libro digitali, a che punto siamo

"Ecco perché non ha funzionato, c'è scritto Made in Japan". "E che vuol dire Doc? Tutta la roba migliore viene fatta in Giappone". "Incredibile"

“Incredibile, un affaretto così piccolo rappresenta un problema così grande… Ecco perché non ha funzionato, c’è scritto Made in Japan”. “E che vuol dire Doc? Tutta la roba migliore è fatta in Giappone”. “Incredibile”

Se capitate da queste parti perché avete acquistato un lettore di libri digitali sentitevi obsoleti, non lo sapete che gli ereader scompariranno? Sì, qui in Italia queste notizie ci arrivano perlopiù di riporto ma pare che non si vendano più ereader – leggi: Kindle – come una volta (Andrew Trotman, “Kindle sales have ‘disappeared’, says UK’s largest book retailer”, The Telegraph, 6 gennaio 2015) e che la crescita dei libri elettronici nel mercato USA nel 2014 abbia rallentato fino a stabilizzarsi su un terzo circa del totale mentre nel nostro paese tale quota sia ancora stabilmente sotto il 5% (Sabina Minardi, “Libri, la resistenza dei lettori forti”, L’Espresso, 14 febbraio 2015). Come afferma Edoardo Brugnatelli (Mondadori): “L’ebook reader è uno strano mostro destinato a svanire”, un commento a margine dell’evento “Editoria, innovazione digitale e nuove forme di scouting”, 21 febbraio 2015, clicccate qui per leggere lo storify a cura di Libromania.

Insieme alla brutta notizia Brugnatelli però ci consola, il lettore che ha fra le mani un ereader in questo scorcio di XXI secolo non è solo un lettore “forte” – secondo le statistiche colui che legge più di dieci libri l’anno – ma un lettore “forte fortissimo” (dichiarazione raccolta durante la Social Media Week di Milano, 25 febbraio 2015). Una bestia rara nel nostro paese. Se vi hanno regalato un Kindle, un Kobo o un Tolino questo natale prendetelo come un attestato di stima. Il discorso di Brugnatelli è pragmatico del resto, chi lavora in editoria deve occuparsi anche dei lettori digitali che approcciano la lettura via tablet/smartphone – mezzi più diffusi che consentono di interagire con il libro in modi più vari di quelli possibili con un ereader. Anche Fabrizio Venerandi, editore e tipografo digitale, in un suo post fotografa un dato di fatto, a prescindere dal supporto gli ebook sono in mezzo a noi, sebbene in Italia questo sia vero solo per l’avanguardia della curiosa e ridotta comunità che si identifica nella definizione di lettore o lettrice.

Non lo so se tra dieci anni guarderò ai miei ereader come negli anni Novanta allegro fruitore di CD guardavo ai giradischi ma so che a inizio 2015 Vodafone (e 3) ha portato nei negozi italiani un dispositivo ibrido molto interessante. Uno smartphone dal doppio schermo, uno LCD e uno e-ink, sì proprio quello del vostro lettore digitale. Federica Dardi ha scritto una recensione completa dello Yotaphone 2 cui vi rimando per foto e riflessioni. 750 euro sono molti per un telefonino del genere ma già ci stiamo avvicinando a uno dei futuri possibili per i lettori di oggi, sempre in mobilità, connessi e liberi dalla retroilluminazione – non si può aggiungere allo sforzo della lettura anche l’affaticamento dell’occhio bombardato dalla luce dei display attuali. Perché già oggi non ci sono in commercio altri smartphone di questo tipo? Perché l’inchiostro elettronico è monopolio di una sola azienda, l’E-Ink Holdings. Difficile avere schermi a basso costo quando a produrli è soltano un attore del mercato.

In attesa degli smart ereader o phonreader che sono sicuro non dispiacerebbero né a Brugnatelli né a Venerandi l’equivoco di fondo di chi si arrocca in difesa della lettura tradizionale su carta, del fatto che gli studenti preferiscano ancora il caro vecchio prodotto cartaceo altrimenti non ricordano bene cosa leggono (sic! un articolo fra i tanti, Alice Vigna, “La lettura digitale ci cambierà? Meno attenzione e memoria”, Corriere della Sera, 12 febbraio 2015), è dimenticare come la scrittura sia già diventata una sequenza di zero e uno. I libri nascono digitali e si stampano analogici. I programmi di impaginazione hanno soppiantato gli addetti alla fotocomposizione da decenni e l’industria editoriale vive il paradosso di essere già digitale a monte quando per campare “deve” essere cartacea a valle. È una contraddizione destinata a esplodere come accaduto per il giornalismo. Tra le tante reazioni possibili: fare sempre meglio quel che si è sempre fatto (il libro di carta) oppure, nascendo editori oggi, fare al meglio il proprio libro digitale, non così per provare.

Torniamo all’inchiostro elettronico. Può darsi che sia una tecnologia destinata a scomparire tuttavia, se è dalle piccole cose che possiamo intravedere i grandi cambiamenti, prestiamo ad esempio attenzione al “micro”: le etichette dei prezzi nei supermercati (in Italia cercate nei SISA) potrebbero passare dalla carta all’inchiostro e-ink (anche a due colori rosso e nero) nel breve termine. Non perché la grande distribuzione organizzata sia attenta al consumo di carta quanto perché cambiare da remoto tutti i prezzi di uno scaffale con un clik consentirebbe di liberare da questo compito un addetto espressamente adibito a quello scopo. Abbiamo ancora bisogno di leggere quanto costano banane e barattoli ma ciò che troviamo “stampato” nel nostro mondo analogico si sta allontanando velocemente dalla stampa tradizionale. Non so se mi sono affezionato troppo ai dispositivi a inchiostro elettronico per vederli condannati così presto all’obsolescenza ma di sicuro so che la lettura oggi ha bisogno di una buona ed economica carta elettronica.

Immagine | Ritorno al futuro – Parte III (1990)

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