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Kobo Aura H2O Edition 2 come va

In cerca di un ereader resistente all’acqua?

Ricordate? A fine 2014 Kobo aveva portato nei negozi italiani un ereader resistente all’acqua, il Kobo Aura H2O. Condivideva la scocca con il top di gamma dell’azienda nippo-canadese, il Kobo Aura HD (attualmente non più in comemrcio) ed era IP67, ovverosia impermeabile per un massimo di 30 minuti a un metro di profondità, se si aveva avuto l’accortezza di aver inserito la protezione per il connettore. Ora è stata rilasciata la seconda edizione del Kobo Aura H2O che ha ottenuto la certificazione IPX8: se amate leggere le vostre storie sott’acqua l’ereader può resistere fino a 60 minuti in due metri d’acqua, senza che dobbiate ricordarvi di nulla.

Sono davvero grato a Edelman, l’agenzia che cura la comunicazione di Kobo in Italia, di avermi contattato per chiedermi se volevo provarne uno come già accaduto per altri ereader… peccato che debba restituirlo! Se non avessi già un Kobo Aura HD, me lo sarei comprato. Dopo dieci giorni posso dirvi la mia sul Kobo Aura H2O Edition 2 🙂 Se poi la mia breve recensione vi avrà convinto lo trovate già disponibile sul sito it.kobobooks.com oltre che nei negozi d’elettronica di catena e nelle librerie Mondadori e Feltrinelli.

Quanto grande è? Nulla di nuovo sotto il sole se già conoscete il modello precedente o l’Aura HD: avrete tra le mani un dispositivo da 6,8″, quindi dalle parti di un classico formato tascabile, il suo schermo Carta eInk ha una risoluzione da 265 dpi, 1440 x 1080 pixel (WXGA+) di conseguenza non possiamo dire che vi siano stati dei miglioramenti da questo punto di vista. Purtroppo pare che la tecnologia degli schermi ad inchiostro elettronico sia rimasta ferma in questi ultimi anni. Se volete dei caratteri riprodotti meglio, a 300 dpi, il consiglio è quello di acquistare un Kobo Aura ONE che ha uno schermo da 7,8″ (1872 x 1404 pixel).

Il Kobo Aura H2O – nella prima foto l’esterno della confezione, molto elegante; nella seconda l’interno dove troverete l’ereader, le istruzioni e il cavo USB per connetterlo a un computer o tramite un trasformatore, non in dotazione, a una presa – è un lettore leggero, poco più di due etti (207 g), ed ergonomico grazie al retro zigrinato cui i polpastrelli delle dita aderiscono bene. Come gran parte dei lettori di questo sito sanno una cover protettiva vanificherà purtroppo la piacevolezza della presa; anche la sleepcover ufficiale lascia scoperto solo il pulsante di accensione/standby. Abituato come sono alla levetta del Kobo Aura HD, posta sul lato corto in alto, ho trovato un po’ scomodo il tasto messo sul retro ma immagino sia questione di prenderci la mano.


L’accensione è molto veloce, si passa in un secondo dallo stand-by alla pagina del romanzo che avevate lasciato in lettura. Buona anche la velocità con la quale si salta da una voce all’altra del menù, l’ho trovata molto soddisfacente, lo stesso posso dire per quella delle operazioni possibili sul testo: ricerca del significato di una parola e l’attivazione delle funzioni evidenziatore e aggiungi nota. Notate bene, ho confrontato i tempi di risposta del Kobo Aura H2O Edition 2 (processore 1Ghz Freescale SoloLite iMx6) con quelli del mio vecchio Kobo Aura HD (processore 1GHz Freescale i.MX507). E un po’ di voglia di cambiarlo m’è venuta…


Soprattutto mi è decisamente piaciuta la ComfortLight PRO già presente sul Kobo Aura ONE. In pratica l’ereader dispone di una regolazione automatica dell’illuminazione delle schermo. Se al mattinno la predominante è una luce fredda e azzurra man mano che il giorno cede spazio alla sera e poi alla notte passa a una luce sempre più calda e arancione. Nel mio caso non l’ho trovata una sparata pubblicitaria, come può sembrare a chi non l’ha mai provata, ma – leggendo perlopiù dopo le 21 – una modalità effettivamente più rilassante per la lettura notturna rispetto a quanto precedentemente osservato con l’illuminazione del Kobo Glo e del Kobo Aura HD che è sempre “blu”.

Nell’immagine sopra la schermata dell’Aura H2O Edition 2 acceso su una pagina de I guardiani di Maurizio de Giovanni; c’è sopra ancora la pellicola protettiva ma credo si possa capire l’alto livello di nitidezza dello schermo Carta eInk. La batteria non ho potuto testarla a dovere in soli dieci giorni ma disattivando l’antenna wi-fi (ricordo che l’Aura H2O Edition 2 non ha altro modo per connettersi alla rete, non alloggia SIM) l’autonomia dichiarata è di “diverse settimane” (sic!); rispetto al Kobo Aura H2O precedente è stata raddoppiata la capienza della memoria interna che passa da 4GB  a 8GB.

Vale la pena spendere 179,99 euro (ovvero sessanta euro in più di un Kobo Aura, ma cinquanta in meno di un Kobo Aura ONE)? Se non possedete ancora un lettore digitale – e se non preferite un lettore Kindle o Tolino per citare le altre due principali alternative in Italia – il Kobo Aura H2O Edition 2 ha dalla sua parte la ComfortLight PRO che i suoi predecessori non hanno, però dall’altra non ha lo schermo a 300 dpi del Kobo Aura ONE. Valutate poi se gli 8 GB di memoria integrata sono sufficienti per le vostre esigenze, il Kobo Aura H2O Edition 2 non può accogliere nessuna scheda Micro SD a differenza del Kobo Aura H2O prima edizione.

Immagine | Justice League (2017)

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Libri rari anche basta, perché essere a favore della editoria elettronica

La volpe azzurra di Sjón

La volpe azzurra di Sjón

Non so se abbiate mai sentito parlare della Future Library di Katie Paterson, un’artista scozzese che ha deciso di proiettare nel futuro le opere di un centinaio di scrittrici e di scrittori letteralmente seminando in Norvegia una foresta di mille alberi da cui si ricaverà la carta per la loro stampa (i volumi saranno pubblicati a partire dal 2114). Seguendo la carriera di Margaret Atwood e David Mitchell è stato inevitabile imbattersi in questo progetto artistico visto che sono stati loro i primi due scrittori ad aver aderito all’idea di Paterson. Ora se ne è aggiunto un terzo – e ogni anno sarà svelato un nuovo partecipante –, uno scrittore islandese di cui colpevolmente ignoravo l’esistenza: Sjón.

Sjón in Islanda e nei paesi anglofoni è un poeta e uno scrittore famoso, che in passato ha collaborato con Björk e Von Trier, ma su dodici romanzi soltanto uno è stato tradotto e pubblicato in Italia, La volpe azzurra. Se volete sapere di cosa tratta questo libricino uscito nella Piccola Biblioteca Oscar nel 2006, e leggere un profilo dell’autore, vi rimando all’esaustiva recensione di Silvia Cosimi che trovate su Anobii). A prescindere dalla trama e dall’apprezzamento, i lettori italiani sembrano divisi tra “mi è piaciuto molto” e “non l’ho capito”, Sjón ha avuto la sfortuna di essere stato tradotto e pubblicato troppo presto in Italia. Perché? Perché il suo libro è andato fuori catalogo.

Possono essere molte le ragioni per cui “La volpe azzurra” non è riuscita a farsi testa di ponte per altre traduzioni di Sjón in Italia – le vendite insufficienti, diritti d’autore troppo alti ecc. –, quel che è capitato è stato tipico di un percorso editoriale classico per il XX secolo: provo a lanciare un autore, ahimè non sfonda, non pubblico più nulla di lui. Nessuno può dare la colpa a Mondadori per non essersi intestardita a pubblicare questo islandese. Adesso posso agevolmente comprare questo tascabile a 35 euro (35 euro) su eBay in quanto libro raro oppure affidarmi a qualche santo per ritrovarne fortunosamente un esemplare in qualche bancarella del libro usato. Vi sembra possibile nel XXI secolo?

Quanto chiasso che fai, non puoi recuperarlo in biblioteca? Certo. Poi anche se mi piacerà dovrò pure restituirlo. Se fosse stato pubblicato oggi invece avrebbe probabilmente avuto un’edizione in ebook e avrei potuto acquistarlo ora, senza avervi ammorbato in poco meno di cinquecento parole. Gli scaffali di una libreria (o di una biblitoeca) elettronica sono più accoglienti a volte per la letteratura di quelli delle librerie fisiche – vedi il caso di Player One di Ernest Cline che in versione digitale è sopravvissuto alla chiusura del suo editore italiano, ISBN Edizioni – e il problema della reperibilità risolto dal digitale è troppo spesso sottovalutato da chi concepisce il libro solo in quanto oggetto fisico.

Immagine | Sjón, La volpe azzurra, Mondadori 2006

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Scrittura e lettura digitale, o perché la cultura non può essere solo di carta

Stato della lettura nel mondo, in aggiornamento

Stato di come approcciamo la lettura nel mondo, in aggiornamento

Viviamo in una epoca strana, due settimane fa l’olandese Juan Buis (TNW’s Digital Culture Reporter) ha voluto dedicare un articolo a una sua scoperta straordinaria: leggere utilizzando uno schermo elettronico invece di uno schermo a cristalli liquidi è rilassante, possedere un ereader dedicato solo alla lettura dei libri è una figata e se lo dice lui che credeva che leggere facesso schifo… (fonte: Why I like my e-reader better than my smartphone, thenextweb.com, 2 settembre 2016). La fortunata massima di William Gibson “Il futuro è già qui, solo che è mal distribuito” dimostra ancora una volta la sua validità. La lettura digitale è tutt’ora in fasce, se persino i suoi divulgatori la scoprono solo ora, magari grazie a un dispositivo apposito.

In contemporanea, mentre sempre più numerosi arrivate su questo sito perché avete rotto lo schermo del vostro primo ereader (benvenuti!), si moltiplicano articoli su “Il tramonto degli ebook reader”. Com’è noto, il libro cartaceo è la tecnologia definitiva per la lettura. Soprattutto i protagonisti dell’editoria tradizionale di tutto il mondo la pensano così. Anche gli avversari degli editori, gli ecologisti inventori del mantra “carta, libri, alberi, Amazzonia” – chi ha almeno trent’anni se le ricorderà le campagne per limitare lo sfruttumento delle foreste, che fine avranno fatto? – non credono nel libro elettronico, solo Amazon e una manciata di altre aziende pare sostenerlo. Non è difficile capire perché, il genere umano non ama ciò che non conosce.

“Non capisco, proprio non capisco, quel che viene dopo il libro. Appartengo al libro, ho i piedi nell’ultimo secolo del libro” scriveva Guido Ceronetti sedici anni fa (fonte: “La carta è stanca: una scelta”, Adelphi 1976, 2000), ostile del resto a tutta la tecnologia per la scrittura successiva alla macchina da scrivere meccanica, che limitandosi invece a copiare la scrittura manuale è tutto sommato accettabile: “Il libro [scritto] al computer è la fine di un modo di pensare, e probabilmente del pensare stesso. Non è più la mano ma la macchina a guidare, ispirare, uniformare gli stili” (fonte: “Ceronetti: ‘Scrivere col computer significa non scrivere'”, la Gazzetta dello Sport, 4 gennaio 2010).

Nonostante le opinioni di intellettuali come Ceronetti (detrattore anche dell’astronautica), ci stiamo abituando  in questi anni perfino alla lettura elettronica così come dopo un secolo ci siamo abituati a una scrittura sempre meno manuale e sempre più meccanica, ora addirittura digitale. Quanto sarebbe limitato il nostro cervello se non riuscisse ad apprendere il medesimo concetto scritto su carta o espresso su uno schermo? Se la scrittura è una tecnologia mentale, come sostiene Denise Schmandt-Besserat (in “Origini della scrittura. Genealogie di un’invenzione”, a cura di Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti, Mondadori, 2002), perché la sua decodificazione dovrebbe essere relegata a un testo scritto su carta, in un libro di carta nello specifico? Possono davvero pochi pixel mandarci in crisi?

Non sono d’accordo, l’avrete capito, con chi crede che “scrivere e leggere sono attività fondamentalmente fisiche” (Monica Cainarca, “Come questa libreria di Tokyo mi ha fatto innamorare di nuovo della carta stampata”, Medium, 24 agosto 2015) e lo dico da amante del libro tradizionale, oggetti che continuo a comprare e collezionare per la disperazione di mia moglie. Non esiste un primato della scrittura, della lettura e della cultura digitale su quella tradizionale e viceversa. Fa bene Cainarca a sottolineare la ricchezza della cultura analogica legata al libro di carta ma se crediamo che sia necessario “vedere” i libri in casa di qualcun’altro per dialogare con lui (una volta lo credevo anch’io, ora penso sia importante li abbia letti), o che la fisicità dei libri sia imprescindibile per la comprensione del loro contenuto e per la diffusione della cultura tramite essi, ci sbagliamo.

P.S. Un’altra possibilità da prendere in analisi è che “la lettura digitale sia altrettanto fisica di quella cartacea” come scrive Mafe De Baggis in “Come un cammello in una grondaia”, 20 maggio 2015.

Immagine | ereader Tolino mentre installa un aggiornamento

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Kindle Paperwhite, Kobo Aura, Tolino Shine, tra gli ereader a meno di cento euro o poco più

Natale 2014: le feste natalizie degli ebook ereader?

Natale 2014: sotto l’albero anche il Kobo Aura scende sotto i cento euro

A dicembre 2014, ancora prima dell’Immacolata, di Santa Lucia e del Santo Natale c’è un po’ di movimento in Italia nel mercato degli ebook reader. A meno di contromosse di Amazon [che infattti sono arrivate, andate in fondo al post, ndLuca], che lascia in vendita il suo Kindle Paperwhite a 129 euro, gli ereader di fascia media della concorrenza – Kobo Aura (Mondadori/laFeltrinelli) e Tolino Shine (IBS) – costano trenta euro in meno: 99 euro. In realtà è solo Kobo a giocare al ribasso, scontando appunto di trenta euro il suo Aura fino a fine mese, dato che il prezzo del “nuovo” Tolino Shine di IBS non cambia, è da listino inferiore ai cento euro.

Ho già dedicato un post ai lettori digitali di fascia alta – Kindle Voyage (non ancora disponibile in Italia), Kobo Aura H2O, Kindle Vision 2 – ma se intendete spendere meno di 130 euro per darvi alla lettura digitale non avete che da scegliere quest’anno. Potete affidarvi al vostro fornitore online italiano di libri preferito, Internet Bookshop (IBS), affiancato da questo autunno dagli ereader di Deutsche Telekom, oppure a Kobo e alla sua integrazione, ancora un po’ farraginosa, con gli store Mondadori e laFeltrinelli. Spendendo un po’ di più c’è sempre Amazon col suo Paperwhite.

Forse la maggioranza di chi intende comprare un ereader quest’inverno non lo sa ma due di questi lettori su tre condividono lo stesso schermo, un eInk®Pearl da 6 pollici (15,2 cm di diagonale) con risoluzione 1024 x 758 pixel, parlo di Kobo e Tolino. Kindle Paperwhite per 129 euro può contare su uno schermo più recente e più performante, l’eInk®Carta; vi rimando a un post di Simone Bonesini su ebookreaderitalia.com se volete capire quali sono i suoi punti forza. Si parla di leggere meglio quindi impiegate qualche minuto per schiarirvi bene le idee.

Tutti e tre hanno un sistema di illuminazione integrata che non affatica la vista illuminando lo schermo (e non voi come capia con telefonini e tablet); due pesano poco meno di due etti (Kobo e Tolino), Kindle un po’ di più (206 g); Kobo è il più contenuto per dimensioni e spessore ma siamo lì, gli altri sono più grandi di appena 15 mm; la batteria vi stupirete di quanto dura se non avete mai usato un dispositivo eInk; Kobo (2GB) e Tolino (1GB) possono espandere la propria memoria interna via scheda micro SD fino a 32 GB mentre Amazon vi promette il Cloud se avete problemi di spazio.

Che cos’altro? Forse la differenza sostanziale è che Kobo e Tolino si aprono a store/librerie on-line diversi da quello di Kindle, non sono un sistema chiuso talmente efficiente che non c’è motivo di cercare un ebook fuori da Amazon. Anzi, di recente ha pure lanciato Kindle Unlimited, un servizio che ti consente di leggere quanti ebook vuoi a 9,99 euro al mese. A oggi se avete Kobo e Tolino potete invece prendere un ebook in prestito gratuitamente attraverso il sistema MLOL adottato da molte biblioteche pubbliche italiane, se avete Kindle no. Ne sapete abbastanza per diventare un lettore digitale? 😉

Aggiornamento venerdì 5 dicembre 2014: che vi avevo detto? A meno di reazioni da parte dei ragazzi di Seattle… E infatti fino a giovedì 18 dicembre Amazon ha ribassato il prezzo del Kindle Paperwhite di trenta euro. Sarà un caso. Riassumendo: costerà per due settimane 99 euro, giusto il tempo di comprarlo e metterlo sotto l’albero o decidere di regalarlo a qualcuno per queste feste natalizie.

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Il costo di un ereader, intorno al prezzo giusto di un lettore digitale

"La Coca Cola, 85 cents?" "Cinquanta" "Ora sì"

“Una Coca Cola… 85 cents?” “Cinquanta cents” “Ora sì”

Possono esistere ereader di fascia alta e di fascia bassa? Un lettore digitale, quanto dovrebbe costare al consumatore? In fondo utilizzano una tecnologia, la carta digitale E Ink, che chi scrive tutti i giorni di questi argomenti in Rete definisce di nicchia se non addirittura obsoleta. Amazon in questi giorni è riuscita a scatenare senza volere negli USA un vivavce dibattito intorno al prezzo del Kindle Voyage. Pagare fino a 289 dollari un Kindle non è lesivo nei confronti dei diritti dei consumatori?

Segnalo i seguenti articoli per chi volesse approfondire (Engadget, Techtimes, VentureBeat e New York Times, di quest’ultimo soffermatevi sui commenti) ma ce ne sono molti altri; pur riconoscendo a Amazon di avere introdotto quest’autunno sul mercato un lettore digitale superlativo i dubbi sul prezzo traspaiono nelle recensioni e fioccano le profezie sul flop di vendite del Voyage che quelli di Seattle dovranno affrontare.

È lampante che Amazon debba affrontare adesso un bel cortocircuito; negli ultimi anni aveva abituato i clienti USA a ereader economici ben sotto i 100 dollari (Kindle) o molto buoni (Kindle Paperwhite) intorno a 139 dollari, come si permette adesso di pretendere 150 dollari in più per un “Paperwhite con uno schermo migliore”? Sì, d’accordo, ha anche un sistema di cambio pagina innovativo e un’illuminazione più efficace ma suvvia…

Amazon in realtà che sta facendo? Semplicemente non lascia scoperta una categoria di prodotti (gli ereader di fascia alta) che alla concorrenza (vedi Kobo Aura HD) ha dato soddisfazioni inaspettate e va in cerca di chi un ereader non l’ha ancora comprato – e fuori dagli USA forse non si rendono conto che sono ancora in tanti a non averne uno – oppure di chi dopo cinque anni magari vuole cambiarlo e può permetterselo. È vero che un lettore digitale “non invecchia” ma se posso avere un ereader migliore…

Dimentichiamo forse troppo in fretta che un’azienda privata è libera di immettere sul mercato un prodotto al prezzo che stabilisce senza dar retta ai consumatori, chi si ricorda che il primo Kindle costava 400 dollari nel 2007? Certo sorgono alcuni interessanti interrogativi. Gli ereader di fascia alta incontreranno i favori dei lettori oppure no? I pochi lettori forti rimasti si terranno stretto il loro Kindle Paperwhite snobbando il Voyage? Lo scopriremo nei prossimi tre mesi.

Immagine | Un giorno di ordinaria follia (1993)

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Kindle Voyage, Kobo Aura H2O o Tolino Vision 2 da regalare o regalarsi?

Resistente ad acqua e polvere, schermo ad alta risoluzione, gli ereader fine 2014

Resistenti ad acqua e polvere, schermi ad alta risoluzione (sopra il Kobo Aura H2O), gli ereader fine 2014

Un ereader per Natale? Pare che nonostante la disaffezione degli italiani per la lettura (non lo dico io, lo afferma l’AIE, l’Associazione Italiana Editori nel loro ultimo rapporto, per un approfondimento vi consiglio “Editoria libraria: Signori si cambia, o si muore” di Fausto Lupetti su affaritaliani.it) Amazon, Kobo e a sopresa anche IBS vogliano incentivare i lettori rimasti a passare al digitale.

Come? Mettendo loro a disposizione non lettori digitali economici (che ci sono, a meno di cento euro) ma al contrario “cari”, sempre una spesa contenuta se paragonata a quella per acquistare uno smartphone ultimo modello. Una lettura migliore passa del resto da uno schermo migliore, così come un buon libro deve essere stampato bene per non rimanere distratti durante la lettura da una lettera sbavata o da una piega della carta, almeno, questo vale per me!

Vi ho già scritto del Kobo Aura H2O a fine agosto, ricordate? Schermo E Ink Carta da 6,8 pollici – risoluzione di 1430×1080 pixel con 265 DPI –, certificato IP67 (ovvero impermeabile fino a 30 minuti a un metro di profondità con il ripara porta USB chiuso), 4GB di memoria e luce integrata, prezzo di listino 179 euro. Intanto anche Amazon ha stupito gli scettici, chi già prendeva in giro Kobo per il prezzo esagerato del suo ultimo ereader, presentando un mese fa insieme al nuovo Kindle Touch, il Voyage già in prevendita in Germania a 189 euro, prenotazioni alle stelle e disponibilità pressocché esaurita.

Che cosa ha di tanto speciale il Kindle Voyage? Ha lo stesso schermo del Kobo Aura H20 ma la sua diagonale da 6 pollici fa sì che abbia una risoluzione migliore (300 DPI) come spiega il sempre preciso Simone Bonesini su ebookreaderitalia.it: 4Gb di memoria, un sensore che come su tablet e smartphone regola automaticamente l’intensità della luce integrata dello schermo e un nuovo sistema di cambio pagina che utilizza la cornice del dispositivo – non è più necessario picchiettare sullo schermo per procedere nella lettura, un’altra caratteristica interessante per i lettori veloci. Non è certificato IP67 quindi attenti all’acqua.

Alla Fiera del libro di Francoforte un terzo concorrente è poi sceso inaspettatamente in campo nella disfida degli ereader di natale 2014, il Tolino Vision 2 (qui un bel post con videorecensione uscito su notebookitalia.it); ricordate? A marzo 2013 un’alleanza di editori e librai aveva dato vita a un ereader tedesco intenzionato a dare filo da torcere a Kindle in Europa, il Tolino Shine. In un anno e mezzo Tolino non sarà stato forse il “Kindle killer” che i tedeschi auspicavano ma di sicuro ci sta provando espandendosi anche in altri mercati come quello italiano in partnership con IBS.

Il Tolino Vision 2 è un ereader resistente ad acqua e polvere con uno schermo da 6 pollici E Ink Carta – migliorando l’offerta attuale di IBS che aveva i suoi lettori Leggo “fermi” al E Ink Pearl – 1024×758 pixel (165 DPI), 2GB di memoria espandibili tramite microSD e come il Voyage un sistema di cambio pagina slegato dallo schermo. Date le dotazioni inferiori a Aura H2O e Voyage avrà anche un costo più basso tra i 129 e i 149 euro***. Se non avete ancora acquistato un ereader o intendete passare quello che già possedete al fidanzato/a, alla mamma o al papà ecc. avete l’imbarazzo della scelta quest’inverno.

*** Aggiornamento: Prezzo confermato del Tolino Vision 2 in Italia via IBS: 149 euro. Trovate la scheda con presentazione e caratteristiche su www.ibs.it/ebook/tolino/ IBS venderà anche il Tolino Shine a 99 euro.

Immagine | Kobo Aura H2O

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Leggere ebook in spiaggia: il Kobo Aura H20 resistente ad acqua e polvere

Mi è caduto un ebook nella vasca: il Kobo Aura H20

Mi è caduto un ebook nella vasca: il Kobo Aura H20

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando è stato annunciato ma finalmente per tutti i lettori digitali idrofobi è arrivato il comunicato ufficiale, il Kobo Aura H20 – uno dei primi ereader impermeabili – esiste ed è qui per restare, almeno per essere un bestseller in vista dell’estate 2015 (a meno di contromosse da parte di Amazon). Uscirà nei negozi a inizio ottobre e ricalca le orme di quel gran pezzo di hardware del Kobo Aura HD che già mi sta regalando grandi soddisfazioni, a proposito, davvero non avete ancora letto la mia recensione? Cliccate qui.

A leggere le caratteristiche tecniche il Kobo Aura H20 non si differenzia molto dal Kobo Aura HD (il top di gamma dell’azienda nippocanadese), è solo un po’ più spesso e pesante, forse proprio in virtù di quel design necessario a fargli ottenere il certificato IP67, vale a dire che l’ereader è stato testato per essere impermeabile fino a 30 minuti in un 1 metro di acqua… sempre che abbiate chiuso l’alloggiamento per la porta USB! Ha lo stesso ottimo schermo da 6,8 pollici, stesso sistema di illuminazione e stesso processore – qui magari potevano osare un po’ di più quelli di Kobo dato che il Kobo Aura H20 costerà 180 euro.

In attesa di metterci le mani sopra, che dire? Spendiamo senza batter ciglio cifre da capogiro per un telefonino e poi nonostante ci riteniamo grandi lettori facciamo i tirchi quando si tratta di comprare un ebook reader, proprio non vi capisco. Iniziassi ora il mio percorso di lettore digitale avrei pochi dubbi, Kobo Aura H20. Sì, lo so benissimo che Amazon per assistenza e assortimento batte Kobo… ma che volete farci, mi piace essere alternativo. Attenzione però, non è ancora “il” lettore definitivo perché lo schermo rimane di vetro e quindi fragile, io vi ho avvisato 😉

Immagine | it.kobo.com

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Kobo Arc 7 HD, una recensione con un occhio ai lettori di libri digitali

Libri digitali "a colori" sulla home page del Kobo Arc 7 HD

Libri digitali “a colori” sulla home page del Kobo Arc 7 HD

Ricordate tre settimane fa? Ero rimasto tanto stupito da vedere i tablet 2013 di Kobo già disponibili nei negozi da correre a prenderne uno. Sarà il Natale (l’ennesimo) dei tablet? Di sicuro qualcuno di voi, anche per risparmiare, invece di prendere un ebook reader deciderà di optare per un solo dispositivo in grado di navigare, leggere la posta, guardare video e… leggere ebook. Non so che budget abbiate in mente ma il Kobo Arc 7 HD (16 GB di memoria, 1920×1200 pixel) a 199 euro a me è sembrata una buona idea e dopo quasi un mese di prova sul campo ecco le mie impressioni.

Dentro all’elegante confezione bianca (io l’ho preso in una Libreria Feltrinelli) trovate il tablet, alcune istruzioni essenziali sul funzionamento – quelle complete, ben 75 paginette, vi risparmio la fatica di cercarle, si trovano in Rete, potete scaricarle in PDF cliccando qui – un cavo micro USB/USB e il caricabatteria in dotazione con la spina che utilizziamo qui in Italia; attenzione, se attaccherete il tablet a un computer la ricarica sarà molto più lenta. E la custodia? Come sempre dovete prendervela a parte, io ho scelto una sleep cover in ecopelle che ho trovato in negozio.

Kobo-Arc-7HD-Packaging

Il Kobo Arc 7 HD (a sinistra nella foto sotto) è più grande di un ereader come il Kobo Aura HD (a destra) ed è più pesante; come ho già scritto non posso confrontarlo con i tablet 2013 di Amazon – il Kindle Fire HDX, 244 euro senza “spot”, 1920×1200 pixel, 16 GB di memoria; il diretto concorrente del modello che ho comprato – o un iPad mini perché non ce li ho né mai li ho provati. Ho scelto di comprarlo quest’anno per l’utilizzo quotidiano (posta, gestione del blog), per leggere “meglio” le riviste (Internazionale, Nuovi Argomenti ecc.) e i PDF, in questi due casi di lettura digitale persino il Kobo Aura HD è un passo indietro rispetto ai tablet, niente da fare. Gli ereader però lo ribadisco restano la soluzione migliore per leggere un ebook, almeno, per i miei poveri occhi!

Kobo-Arc-7HD-vs-Aura HD

Esattamente come avevo già sperimentato usando il Kobo Arc 2012 che Mondadori mi aveva mandato in prova l’anno scorso la lettura su un tablet è fattibile. Il problema – ma ripeto, questo è il giudizio di un “videoterminalista”, ovvero di una persona che davanti a uno schermo ci sta già otto ore al giorno – di affrontare la lettura di un libro su schermo retrolluminato rimane sempre la fatica cui sottoporrete il vostro occhio. Nella foto in basso ho messo a confronto gli schermi del Kobo Arc 7 HD (a sinistra) e del Kobo Aura HD (a destra) al massimo della luminosità, vedete come il tablet rimane una fonte di luce molto più dell’ereader, che grazie alla luminosità indiretta e alla tecnologia elink permette una lettura più rilassata.

Esiste ovviamente più di un modo per ridurre questo disagio che almeno io avverto, innanzitutto imporsi una lettura meno continuativa, qui gli amanti della lettura immersiva inorridiranno, mi dispiace, oppure impostare lo schermo del Kobo Arc 7 HD per una lettura al negativo, vale a dire con lo sfondo nero e i caratteri della pagina bianchi, la cosiddetta modalità notte: risparmierete batteria – più del 60% della ricarica di un tablet viene consumata dalla retrollimunazione, lo sapevate? – e stancherete meno i vostri nervi ottici. La lettura su Kobo Arc per il resto risulta piacevole come sugli ereader, potete prendere note, condividerle utilizzando tutti i principali socialnetwork, per chi ama sottolineare ci sono quattro colori diversi (azzurro, giallo, verde e rosa) mentre i dizionari sono sette (oltre all’italiano, inglese, spagnolo, tedesco, francese, olandese e portoghese).

Kobo-Arc-7HD-vs-Aura-HD-schermi

Kobo-Arc-7HD-modalita-notte

Com’è ovvio Kobo ha tutto l’interesse che preferiate il suo store rispetto alle librerie digitali concorrenti, anche voi troverete molto invitante, oltre che più semplice, acquistare un ebook su Kobo Store. Ttuttavia, come già più volte espresso su questo blog la mia preferenza è caduta su Kobo perché, a differenza di Amazon, permette di acquistare i propri libri digitali ovunque, per dirne una, sullo store di Google: ho ritrovato su Play Books la mia biblioteca tale e quale l’avevo sul mio Mac. Oppure, non vedete l’ora di comprare l’ultimo numero di Nuovi Argomenti e al solito su inMondadori, laFeltrinelli e su Kobo non è ancora stata caricata mentre in altre librerie sì? Posso comprarla su Bookrepublic e leggerla grazie all’applicazione OverDrive (vedi foto sotto), e lo stesso dicasi per altri epub protetti da DRM Adobe. E i PDF? Si leggono comodamente scaricando Adobe Reader per dispositivi Android.

Leggere Internazionale – aspetto sempre Limes per Android eh? Capitasse mai su ‘sto blog qualcuno che può svilupparla ‘sta app – su Kobo Arc 7 HD non consente una lettura “naturale” perché i sette pollici del tablet riducono molto la grandezza effettiva dei caratteri (parlo della visualiazzazione della pagina singola), lo schermo a 323 ppi di risoluzione valorizza però la resa delle fotografie. Grazie alla gestualità recepita dal touch screen rimpicciolire e ingrandire le pagine diventa in breve tempo semplice e intuitivo, anche la visione su lato lungo riproduce quasi il formato corretto di questa rivista; rimango curioso di provare il Kobo Arc 10 HD per verificare se tre pollici in più fanno davvero la differenza nel caso della lettura delle riviste digitali!

Kobo-Arc-7HD-OverDrive

Kobo-7HD-Internazionale

Interfaccia: la “Tapestry” del Kobo Arc 2012 è stata sostituita da “Collezioni”, in pratica raccolte di elementi per organizzare gli ebook, i file, le app e altri tipi di contenuto sul dispositivo che prendono l’aspetto di una fila di libri visti di dorso, come fossero disposti sullo scaffale di una libreria. Gradevole a vedersi ma in genere utilizzo come home la schermata che vedete in apertura a questo post dove gli ebook sono presenti di piatto, fossero ancora oggetti fisici! Ah, gli scaffali che avete creato sui vostri ereader Kobo – che ne so, Fantascienza, Libri sui gatti 🙂 ecc. – appariranno in Collezioni una volta che sincronizzerete il vostro account tramite Kobo Desktop.

Aspetti multimediali: lo schermo molto risoluto penalizzerà per paradosso giochi pensati per schermi più poveri, Angry Birds Star Wars che ho acquistato per il mio Nokia 610 si vede un po’ sfuocato sul Kobo Arc 7 HD, il rimedio è comprare giochi ad hoc; film, ho noleggiato su Play Movies un paio di lungometraggi e si vedono bene, ho provato anche a collegare il tablet tramite la porta micro HDMI-HDMI a una televisione a 32 pollici e nonostante qualche rallentamento sui panning, la visione è stata piacevole, anche l’audio è passato agli speaker della TV senza problemi. Navigazione in Internet: impeccabile, sostituisce del tutto la necessità di avere un computer. Ah, grazie a Android File Transfer se come me utilizzate Mac potete trasformare il tablet in una ingombrante chiavetta.

Molto utile la possibilità di creare più account per lo stesso tablet (e molto semplice il passaggio dall’uno all’altro), valutate però in questo caso quanta memoria vi serve perché ogni utente deve scaricarsi le proprie applicazioni e 16GB potrebbero rivelarsi troppo pochi. Dimensioni un po’ più grandi, sebbene sia più sottile (12,2 x 19,4 x 9,6 cm), del Kobo Arc 2012, 341 g di peso (mezzo chilo con una buona cover), processore Nvidia Tegra 3 Quad-Core, 1,7 GHz, 1GB di RAM, mezza giornata di autonomia se tenete la luminosità dello schermo al minimo, stessa fotocamera frontale da 1,3 Megapixel del Kobo Arc 2012 (nulla di che), non ha quella posteriore. Dopo tre settimane di utilizzo, anche in mobilità, posso dire di avere comprato un buon tablet.

Aggiornamento 09/10/2014: il presidente di Kobo Michael Tamblyn come segnala Lisa Campbell su www.thebookseller.com ha annunciato che la compagnia nippo-canadese abbandonerà il mercato dei tablet per dedicarsi esclusivamente agli ereader. I quattro tablet attualmente in commercio non godranno quindi di eredi.

Foto | Il lettore digitale

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Kobo Arc, i tre tablet 2013 in vendita presso Librerie Feltrinelli e Mondadori

Anche in Italia in vendita da novembre 2013 i nuovi tablet Kobo

Anche in Italia in vendita da novembre 2013 i nuovi tablet Kobo

Kobo Arc 7, 7 HD e 10 HD da questa settimana in vendita in Italia. È partita senza troppi clamori la vendita dei tre nuovi tablet Kobo nel nostro paese me ne sono accorto consultando il sito delle Librerie Feltrinelli lunedì dove davano disponibile solo il Kobo Arc 7 HD – che ho acquistato, in omaggio fino al 17/11 un buono da 10 euro da spendere in libri. A breve la recensione, datemi il tempo di provarlo! – ma nei prossimi giorni anche il nuovo Kobo Arc 7 (la versione aggiornata di quello uscito a fine 2012, ricordate la nostra prova? La trovate qui) e soprattutto il Kobo Arc 10 HD saranno a scaffale oltre che acquistabili on-line.

Sia Librerie Mondadori che Librerie Feltrinelli scommettono questo autunno – con un pensiero agli acquisti natilizi ovvio – sui tablet Kobo i cui rivali ricordiamo sono il Kindle Fire di Amazon e naturalmente gli iPad di Apple; un’avvertenza se non li conoscete, non troverete questi modelli tra i cinque migliori tablet del 2013 segnalati dagli amici di Pianeta eBook solo perché sono appena usciti e ha poco senso recensire con troppo anticipo un gadget elettronico. I prezzi italiani dei tablet li trovate qui di seguito: 149 euro per il nuovo Kobo Arc 7, 199 euro per il Kobo Arc 7 HD e 379 euro per il Kobo Arc 10 HD.

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Kobo alla campagna d’Italia, quali ereader troveremo in libreria?

Come ci ha insegnato Douglas Adams: "Niente panico". Anche se i venditori di ebook reader bussano alla porta

“Niente panico”, anche se i venditori di ebook reader bussano alla porta

Queste poche righe nascono dalla lettura del breve post di Antonio Tombolini intitolato “Anche Feltrinelli abdica nel digitale a Kobo, chi è il prossimo?”. È cosa nota, Librerie Feltrinelli da metà ottobre 2013 distribuirà i lettori digitali Kobo nei propri punti vendita, trovate su questo blog un’intervista all’ufficio stampa de laFeltrinelli dove provo anch’io a capirci di più su come funzionerà questo accordo.

Tombolini conclude il post con la domanda “Cosa farà Internet Bookshop Italia?”, forse retorica dato che IBS (che possiede anche Libraccio) ha sì aperto negli ultimi anni dieci librerie a proprio marchio ma è essenzialmente una libreria on-line e dunque; o l’azienda condotta da Mauro Zerbini – amministratore delegato di IBS, qui un video per conoscerlo meglio via Largo Consumo – si farà comprare o continuerà per la sua strada alla Amazon e tenterà di imporre, almeno ai suoi utenti più affezionati, il proprio lettore digitale Leggo.

Piuttosto c’è da chiedersi cosa faranno Arion, Librerie Coop, ElleDici, Giunti, Guida e San Paolo/Paoline, Ubik (mi rifaccio in parte all’elenco stilato da Michele Rak in “Mercato e romanzo. Generi, accessi, quantità”, 2007) – ovvero le catene di librerie fisiche con più di dieci punti vendita in Italia – ancora prive di accordi con un produttore di ereader internazionale. Quel che è sicuro è che l’espansione di Kobo in Europa continua, vedi Spagna (accordo con la catena La Central) e chissà, forse l’anno prossimo, Russia…

Tuttavia, perché anche se stiamo abdicando allo straniero (?) è meglio trovare un ebook reader in libreria che non trovarlo? Perché un ebook reader è fatto per leggere e in quanto tale è già di per sé un incentivo alla lettura. Ora, non so se abbiate mai fatto esperienza di un lettore digitale in un negozio di elettronica. È sconcertante. Spesso sono nascosti dalle parti delle stampanti e se esposti sono invece non configurati, tanto che è impossibile farsi un’idea del loro funzionamento.

Se i libri nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata) si “vendono da soli” – sono sullo scaffale, assortimento non certo vasto quanto quello di una libreria normale ma sufficiente, li sfogli, guardi il prezzo e se ti convince lo porti a casa – vendere ebook, e soprattutto lettori digitali, richiede uno sforzo in più che al momento non mi sembra sia la priorità per i megastore come MediaWorld – felice di sbagliarmi se qualcuno avesse la bontà di commentare questo post.

In un mondo ideale (e a volte capita anche nella nostra imperfetta realtà, vedi nel Milanese con il CSBNO, il Consorzio Sistema Bibliotecario Nord Ovest ma potrei fare altri esempi) ci insegnerebbero in biblioteca sin da piccoli a usare un ebook reader ma, dato che siamo un popolo che ama i centri commerciali più di quelli culturali, non è forse un male trovare in negozio – di libri, nello specifico – chi ci sappia dare una mano ad accostarci agli ebook senza timori, come avviene oggi nelle librerie Mondadori e Feltrinelli.

Immagine | The Hitchhiker Guide to the Galaxy

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