Michael Tamblyn, presidente e CEO di Kobo sul concorso “6 romanzi in cerca di autore”, il self-publishing, Shelfie, Kobo Plus e Tolino

Giovedì 20 aprile 2017 ho avuto modo di intervistare il presidente e CEO di Kobo Michael Tamblyn a margine della cerimonia di premiazione dei vincitori del concorso “6 romanzi in cerca di autore”. Grazie ancora per l’intervista Mr Tamblyn.

Luca Albani: Siete rimasti soddisfatti dalla risposta del pubblico italiano al concorso “6 romanzi in cerca d’autore”? Avete intenzione di replicare ogni anno competizioni di questo tipo? Anche in Francia ne avete organizzato uno – “A la découverte des talents de demain” –, quali differenze ha trovato tra le scrittrici e gli scrittori italiani e quelli francesi?

Michael Tamblyn: Siamo davvero contenti del successo riscontrato dal concorso italiano “6 romanzi in cerca di autore” dato che ha registrato più di 700 partecipanti e questo sin dal primo anno. L’interesse suscitato è stato così forte che vorremmo farne un concorso annuale e ci stiamo adoperando insieme ai nostri due partner italiani Mondadori e Passione Scrittore per fare una seconda edizione il prossimo anno. Anche il concorso francese è stato un successo.

Una differenza interessante che abbiamo notato tra i due concorsi è che i libri degli autori italiani riflettono la cultura locale, parlo in special modo dei sei vincitori. La danza del puparo ad esempio evoca la tradizione del teatro dei burattini della Sicilia di un tempo; Il frullo del beccaccino si svolge tra le rovine degli antichi templi della magica campagna siciliana. I manoscritti francesi erano invece ambientati in tutto il mondo, dalla costa orientale degli Stati Uniti alla isola polinesiana di Tahiti.

Entrambi i concorsi sono in linea col nostro impegno di far emergere nuovi scrittori. In Canada abbiamo un Emerging Writers Prize annuale in cui diamo ad autori di fiction, non-fiction e di opere di genere non solo un premio in denaro [10.000 dollari per ognuno dei tre vincitori nelle rispettive categorie, ndr] ma anche un anno di supporto per il merchandising e il marketing per aiutarli a far decollare le loro carriere.

Focalizziamo la nostra attenzione sugli scrittori debuttanti perché emergere con un nuovo libro è difficile in un mondo di vendite online in cui fattori come lo storico delle vendite e i tassi medi di click incidono direttamente sulla visibilità di un titolo. Ci auguriamo che questi premi attirono l’attenzione del pubblico sui nuovi lavori.

LA: Recentemente lei ha definito il self-publishing come “la materia oscura dell’universo editoriale” (The Bookseller); crede che Kobo sia più attrezzata delle case editrici tradizionali nel rilevare e perché no, far emergere, questa marea montante di autori indipendenti? Già incide per il 20% sulle vendite del Kobo Store, quanto crede potrà ancora crescere?

MT: Abbiamo già visto una crescita delle vendite [di questi titoli, ndr] già in questo primo scorcio di 2017, quindi crediamo di sì. E sebbene finora rappresenti circa il 10% delle vendite su scala globale, in alcuni mercati è più del 20%. Non cerchiamo di copiare il lavoro di un editore quanto piuttosto di offrire, tramite il nostro programma di self-publishing Kobo Writing Life, agli autori indipendenti un ecosistema distributivo e un canale di vendite in cui riescano ad arrivare ai loro clienti direttamente. Il self-publishing in alcuni casi permette agli autori di condividere storie con amanti della lettura che potrebbero non rientrare nelle categorie e nei compiti di un editore tradizionale. Allo stesso modo, pensiamo a fenomeni come Cinquanta sfumature di grigio, l’autopubblicazione cattura l’attenzione dell’editoria tradizionale tanto da aiutarli a diventare dei bestseller internazionali.

Abbiamo scoperto che i lettori hanno un desiderio concreto di leggere ebook autopubblicati, o, detto in un’altra maniera, non fanno distinzioni se la storia li affascina tra un lavoro autopubblicato e uno pubblicato tradizionalmente da una casa editrice. Senza alcun dubbio ci aspettiamo che il fenomeno del  self-publishing continuerà a espandersi.

LA: Se, come ha dichiarato l’anno scorso alla CNBC, il lettore di Kobo non salta da un’applicazione all’altra (Teleread) ma si concentra su una sola piattaforma per leggere possiamo aspettarci che Kobo continuerà a supportare gli ereader a inchiostro elettronico nel prossimo futuro? Non verranno soppiantati definitivamente dagli smartphone secondo lei?

MT: Tutto quel che facciamo lo facciamo per il lettore, e proprio parlando con migliaia di nostri clienti abbiamo scoperto che una grande percentuale di persone sono in cerca di un’esperienza di lettura immersiva priva di distrazioni – esattamente quella che ereader a inchiostro elettronico come il nuovo Kobo Aura H2O offre, ad esempio. Progettiamo questo tipo di dispositivi per gli appassionati di lettura più estremi cercando di dare loro la migliore esperienza possibile, pensate ai patiti di musica che allo stesso modo scartano gli auricolari economici scegliendo le cuffie migliori per ascoltare al meglio i propri artisti. Tutto ciò premesso, tanti nostri clienti amano leggere su dispositivi che già posseggono e continueremo a offrire le app gratuite più complete che riusciremo a offrire per gli smartphone e i tablet più diffusi.

LA: Kobo ha poche settimane fa acquisito Shelfie (The Verge): quest’applicazione com’è noto promuove l’incontro tra il libro cartaceo e il suo equivalente elettronico ed era riuscita nel 2015 a stringere accordi con circa 1200 editori di lingua anglosassone e a promuovere sperimentazioni nelle librerie, porterete avanti Shelfie così com’è allargandola ad altri mercati?

MT: Grazie all’acquisizione di Shelfie vogliamo trovare modi nuovi e innovativi per avvicinare i libri a stampa a quelli in digitale, vogliamo agevolare i lettori che amano il cartaceo a provare la lettura digitale. L’integrazione di Shelfie con Kobo migliorerà i consigli di lettura dedicati ai nostri clienti e, allo stesso tempo, renderà ancora più facile l’approccio alla lettura digitale ai lettori alle prese per la prima volta con gli ebook. Come? Gli raccomanderemo i titoli che potrebbero piacergli in base ai libri che già posseggono nelle loro librerie casalinghe. Forniremo al pubblico maggiori informazioni su quel che intendiamo fare nei prossimi mesi.

LA: Infine, a partire da fine gennaio 2017 Kobo è diventato il nuovo partner tecnologico dell’alleanza Tolino mentre a febbraio avete lanciato Kobo Plus – un abbonamento all-you-can-read a una certa selezione titoli – nei Paesi Bassi e in Belgio. Ritiene che in Europa vi sia ancora la possibilità di erodere quote di mercato ai vostri diretti concorrenti?

MT: Sì sicuramente. Nuovi servizi come Kobo Plus rappresentano opportunità grandiose per raggiungere quei lettori che vogliono tanta scelta a un ottimo prezzo. Siamo sempre in cerca di modi per raggiungere i lettori più sfegatati offrendo loro modalità di fruizione della lettura che siano adatte a ogni momento della loro giornata e sempre più convenienti.

La nostra partnership esclusiva con Tolino significa che Kobo possiede la piattaforma che ora serve una porzione significativa del mercato tedesco degli ebook. Il nostro partner principale è la Tolino Alliance, un’allenza tra le tre più grandi librerie di catena della Germania, con altri partner in sei paesi – Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio e Italia – che approvvigionano 22 marchi di vendita al dettaglio. Se a questo aggiungiamo la partnership vincente di Kobo in Francia, Spagna e Portogallo con FNAC; nei Paesi Bassi e in Belgio con BOL.com; e in Italia sia con Feltrinelli sia con Mondadori è evidente come Kobo abbia più possibilità che mai di rendere la vita migliore ai lettori europei.

 

 

 

 

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Mohsin Hamid, Exit West, le notizie parlavano di guerra e migranti e nativisti

Exit West di Mohsin Hamid

Exit West di Mohsin Hamid
Traduzione di Norman Gobetti
Einaudi Editore, 2017, 9,99 € ebook (17,50 € cartaceo)
n.b. Lettura su copia gratuita inviata dall’editore

«[…] e ora si stavano aprendo tutte quelle porte da chissà dove, e arrivava ogni sorta di strana gente […], e quando usciva l’anziana signora aveva la sensazione di essere emigrata anche lei, che tutti emigriamo anche se restiamo nella stessa casa per tutta la vita, perché non possiamo evitarlo. Siamo tutti migranti attraverso il tempo».

In copertina quelli dell’Einaudi, per l’edizione italiana di Exit West di Mohsin Hamid, hanno messo una foto di due stanze separate da una porta aperta, gli ambienti sono parzialmente riempiti dalla sabbia del deserto. Evocata forse non a caso dall’autore stesso all’interno del suo romanzo, la fotografia è stata scattata in Namibia, nella città fantasma di Kolmanskop. Un insediamento che i minatori tedeschi abitarono a inizio Novecento per poi abbandonarlo una volta esaurite le miniere di diamanti. È anche un esempio delle migrazioni che sono accettate dagli occidentali, quelle verso gli altri paesi, mentre è tutto un altro discorso quando si tratta di accogliere entro i propri confini le migliaia e migliaia di migranti che si vedono sbarcare ogni giorno sugli schermi televisivi europei.

È interessante come alcuni recensori abbiano attribuito a Exit West l’etichetta di romanzo distopico quando a mio parere si tratta esattamente dell’opposto. Finalmente un romanzo utopico. Cosa accadrebbe se da un giorno all’altro una porta comune, una di quelle che tutti abbiamo in casa, si aprisse non sulla prossima stanza ma su quella di un altro continente? Un passaggio non certo facile, molto simile a una seconda nascita, che si può fare anche al contrario per tornare da dove si è venuti e tutte le volte che si vuole. Forse dopo un primo periodo di stupore, e anche di paura, ci accorgeremmo che così tante porte aperte verso l’altro consentirebbero all’umanità di riconciliarsi in una sola comunità, non più divisa dal colore della pelle e dall’appartenenza religiosa.

Spesso chi non vuole “subire” i flussi migratori si barrica dietro alla perentoria affermazione: “Qui non c’è più spazio”. Exit West dimostra come vi sia sempre spazio per l’altro e di come tale concetto sia del tutto relativo. Tutte le città del mondo ad esempio sono piene di spazi (o di case) vuoti che si potrebbero mettere a disposizione per coloro che per libera scelta o costretti sono in cammino. Come nel brano riportato all’inizio siamo tutti migranti attraverso il tempo, siamo tutti destinati a passare altrove. Anche la stessa distinzione tra migranti e nativi fino a quanti anni indietro nel tempo vale? Chi sono gli abitanti originali della California?

Mohsin Hamid è abile a trasformare la sua storia per gradi, trasportandoci nello stesso tempo da un luogo a un altro, esattamente come capita ai migranti: da una città (asiatica?) dilaniata da una non ben precisata guerra civile si passa a un luogo diventato simbolo dell’attuale fenomeno migratorio in atto, Mykonos. Dalle isole Cicladi arriviamo a Londra e poi da lì sulla costa ovest degli Stati Uniti. In attesa che la realtà virtuale si sviluppi abbastanza da farci vivere ciò che prova un’altra persona, un romanzo come Exit West è tra le poche possibilità che abbiamo oggi di comprendere, almeno per sommi capi, che cosa sta succedendo in questo inizio di XXI secolo, perché così tante persone stiano lasciando le loro case per cercare un nuovo futuro lontanissimo da dove sono nate.

Ma allora ci troviamo di fronte a un romanzo buonista? Chiamando i difensori dello status quo “nativisti” Hamid smonta il meccanismo sotteso a ogni tipo di razzismo legato a un’appartenenza territoriale. Se riconosciamo che siamo tutti ospiti dello stesso pianeta e che siamo tutti uguali per quale motivo dovremmo combatterci? O siete fra quelli che credono che l’Occidente sia l’ultima e più perfetta forma di società della Storia? Saeed e Nadia – la coppia protagonista di Exit West, raffigurazione plastica del pensiero religioso e del pensiero laico – assistono all’uscita di scena (exit) dell’Occidente senza dimenticare di raccoglierne l’eredità più importante, la democrazia. Auguriamoci che sia davvero così per le generazioni che verranno a sostituirci.

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Kobo’s Michael Tamblyn on the Italian competition “6 novels in Search of an Author”, self-publishing, Shelfie, Kobo Plus and Tolino

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On Thursday, April 20, 2017 I had a chance to interview Kobo’s CEO, Michael Tamblyn on the sidelines of the “6 novels in Search of an Author” awards ceremony. Thanks for agreeing to this interview, Mr Tamblyn.

Luca Albani: Did you like the Italian response to the competition “6 novels in Search of an Author”? Are you going to replicate the competition every year? In France you have organized – “A la découverte des talents de demain” – did you notice differences between Italian and French writers?

Michael Tamblyn: We were extremely pleased with the success of the Italian competition “6 novels in Search of an Author” as it brought us more than 700 entries – and this, in the first year. The interest was so strong that we would like to make this an annual competition and are working with our Italian partners Mondadori and Passione Scrittore on a second edition for next year. Our French competition was very successful as well.

Between the two competitions, one interesting difference we noted was in the reflection of local culture in the books from the Italian authors, and especially the six winners. For example, La danza del puparo evokes traditional puppet theater from ancient Sicily; Il frullo del beccaccino takes place among ruins of old temples in the magical Sicilian countryside. Meanwhile, the French manuscripts were set all over the world, from the American East Coast to the Polynesian Island of Tahiti.

Both competitions are in keeping with our commitment to emerging writers. In Canada, we have an annual Emerging Writers Prize where we give debut fiction, non-fiction and genre authors not only a monetary prize but a year of merchandising and marketing support to help kick start their careers.

We focus on debut writers because breaking through with a new book can be difficult in the world of online sales, where factors such as sales history and click-through rates directly affect its discoverability. We hope these prizes help focus attention on new works.

LA: You recently described the self-publishing as “dark matter of the editorial universe” (The Bookseller). They already acount for 10% of the Kobo Store unit sales, do you believe that this figure can still grow?

MT: We are already seeing sales growth in 2017, so yes. And while it represents 10% of sales globally, in some markets it’s more than 20%. We don’t try to replicate the work of a publisher, but rather, through our self-publishing service Kobo Writing Life, offer independent authors a distribution ecosystem and a sales channel where they can reach customers directly. In some cases, self-publishing enables authors to share stories with booklovers that may not fit a traditional publisher’s mandate or categories. As well, in the case of books such as Fifty Shades of Grey, self-published titles capture the attention of traditional publishers, who help catapult them to bestselling international phenomena.

We’ve discovered readers have a real appetite for self-published books, or, put another way, don’t distinguish between self-published and traditionally published work if the story appeals to them. We fully expect self-publishing to continue to expand.

LA: As stated last year to CNBC, the Kobo reader does not jump between applications (Teleread) but focuses on a single platform to read. Can we expect that Kobo will continue to support E Ink E-reader in the future?

MT: Everything we do is for the reader, and through speaking with thousands of our customers, we have found that a large percentage of people look for a distraction-free reading experience – and E Ink eReaders like the new Kobo Aura H2O offer just that. We create these types of devices for the avid booklover looking for the best reading experience, very much like the music lover who chooses to listen on quality headphones as opposed to cheap earbuds in search of the best possible music experience. That said, many of our customers love to read on devices they already own, and we continue to offer best-in-class free reading apps available for the most popular tablets and smartphones.

LA: Kobo has acquired a few weeks ago Shelfie (The Verge): this application promotes the meeting between the printed book and its electronic equivalent, and in 2015 was able to enter into agreements with about 1,200 English-speaking publishers and to promote experimentation in bookstores. Will you bring Shelfie forward as it is, expanding it to other markets?

MT: With the acquisition of Shelfie, we want to find new and innovative ways to bridge the print/digital divide and make it easier for print readers to try digital. The integration will enhance book recommendations for our customers, as well as make it even easier for readers who are new to eBooks to get started by recommending titles they might like based on what they already have on their bookshelves at home. We will have more information to share in the coming months.

LA: By the end of January 2017 Kobo became the new technology partner of Tolino and in February you have launched Kobo Plus – an all-you-can-read subscription with a stock selection – in Netherlands and Belgium. Do you think that there is still the possibility to gain market share from your competitors in Europe?

MT: Yes, most definitely. New services such as Kobo Plus offer great opportunities to reach readers who want lots of choice at a great price and we are always looking for ways to reach booklovers and to offer them services allow them to fit reading into more parts of their day, and to make reading ever more convenient.

Our Tolino partnership alone means that Kobo owns the platform that now serves a substantial portion of the German eBook market. Our primary partner is the Tolino Alliance, an alliance of the three largest bookstore chains in Germany, with other partners in six countries, including: Germany, Austria, Switzerland, the Netherlands, Belgium and Italy, serving 22 retail brands. Add that to the very successful partnerships run by Kobo in France, Spain and Portugal with FNAC; in Netherlands and Belgium with BOL.com; and in Italy with both Feltrinelli and Mondadori and you can see how there are more opportunities than ever for Kobo to make the reading lives of Europeans better.

 

 

 

 

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Se i lettori in Italia bisogna andarseli a cercare ha senso avere un Salone a Torino e una Fiera a Milano

I numeri del primo Salone del Libro di Torino 1988

Quest’anno sarà ricordato dai pochi che se ne interessano come quello del trentennale del Salone del Libro di Torino e quello della prima edizione di Tempo di Libri a Milano. Quanti visitatori si aspettava Torino nel 1988? Cinquantamila, furono centomila. Quanti se ne aspettava la prima fiera dell’editoria milanese nel 2017? Settanta/ottantamila per dichiararsi soddisfatti, sono stati sessantamila. Secondo me ha ragione la responsabile del programma di Milano Valerio che sul Libraio si domanda “La mia curiosità di oggi, è che cosa vogliamo vedere in questi numeri?” (“Tempo di Libri: il bilancio di Chiara Valerio, che guarda al futuro della manifestazione”, 24/04/2017).

In pochi ricordano come nel 1987 furono appena quattro editori, l’Einaudi, l’Utet, la Sei e la Boringhieri, a voler organizzare il primo salone nel capoluogo piemontese (un approfondimento lo trovate sul sito di RaiNews); l’imprenditore Guido Accornero raccolse l’idea del libraio Angelo Pezzani e pur tra i malumori di Milano e lo scetticismo di Bologna – “Vincente non è lavorare sul generico ma sullo specifico”, così dichiarava al Corriere nel luglio 1987 la project manager della Fiera del Libro per ragazzi Francesca Ferrari – il salone l’anno dopo si fece. Erano anni del resto in cui con le parole di Carlo Sartori, direttore relazioni esterne di Mondadori “se la capitale del libro è Milano, Torino lo è però dei saloni”.

Se però, come è probabile, ben pochi torinesi – sindaco Appendino a parte – hanno preso il treno per partecipare a Tempo di Libri e se a Torino quando dichiaravano 300.000 visitatori solo il 37% (circa 100.000 persone) veniva da fuori regione (fonte: La dimensione economica del Salone Internazionale del Libro di Torino, dicembre 2009) allora Tempo di Libri ha fatto emergere a Milano 60.000 persone interessate alla lettura e all’oggetto libro.

Un numero di milanesi certamente inferiore alle attese ha raggiunto i padiglioni della Fiera – la metà dei residenti delle zone 14 e 15 del capoluogo lombardo accorpate, ma equivalente agli abitanti di Benevento o Matera –, che pur tuttavia, sempre secondo le rilevazioni dello studio che vi ho citato (appena il 13,7% del pubblico del Salone che arrivava dalla Lombardia si fermava più di un giorno, sovrastimiamo a 20.000 i limboardi che vanno al Salone?), difficilmente andrà al Lingotto quest’anno.

L’edizione 2016 di Torino si è fermata a 126.406 biglietti staccati, sotto la Mole c’è chi festeggia perché Milano non ha messo in ombra il Salone steccando per numero di visitatori la sua prima edizione (dato finale: 60.796 biglietti)… ma sono consapevoli a Torino che fuori dal Piemonte c’è chi non ha mai sentito parlare dopo ventinove edizioni di un Salone del Libro? Già trent’anni fa c’era chi parlava della necessità di una fiera itinerante per l’Italia, ora ce n’è un’altra a Milano che ha aggiunto pubblico invece che sottrarlo, esattamente come a Roma dove nel corso di quindici anni sono riusciti a consolidare uno zoccolo duro di 50.000 persone disposto a spingersi all’EUR per partecipare a Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria.

Possiamo vedere nei numeri di Tempo di Libri una sconfitta ma non sarebbe che la sconfitta di un progetto culturale e credete davvero ci sia bisogno di vedere morire il dibattito delle idee in Italia? Facciamo a chi sta dalla parte del lettore per una volta e auguriamoci che gli editori e l’amministrazione comunale milanese decidano di replicare l’anno prossimo organizzando Tempo di Libri 2018. Aumenteranno anche i numeri del Salone di Torino.

Immagine | Corriere dalla Sera, 23 maggio 1988

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In occasione della Giornata Mondiale del Libro perché cara Rai trasmetti uno spot “triste”?

Premessa, pagavo il canone prima che lo mettessero in bolletta e sono grato alla Rai per tutte le belle trasmissioni che produce e che continuo a vedere o ascoltare. Lavoro anche nell’industria editoriale italiana e dovrei essere contento che la Rai abbia deciso di girare uno spot per la Giornata Mondiale del Libro (domenica 23 aprile 2017). Ideato e realizzato dalla direzione Creativa Rai in collaborazione con il Centro di Produzione Rai di Torino questo promo – che ho appena vista su Rai Due, perdonate se scrivo sull’onda emotiva – è ben fatto ma secondo me ha un difetto evidente. È triste. C’è bisogno di accompagnare nel nostro paese il concetto di lettura alla tristezza? Penso di no.

Uno dei fotogrammi finali dello spot Rai per la Giornata Mondiale del Libro 2017, allegro vero?

Se come recita il comunicato stampa “leggere […] è un’esperienza viva, un incontro fantastico in cui si diventa co-protagonisti” mi ha messo invece maliconia vedere il Piccolo Principe, Don Chisciotte e Sancho Panza, il mostro di Frankenstein e Cosimo Piovasco di Rondò (il barone rampante) sperduti nel nostro tempo e nei nostri ambienti (una piazza con una altalena, una stazione di rifornimento, un caffè chissà per quale motivo molto diner statunitense e un parco) in attesa di una lettrice o di un lettore. Un libro è un incredibile incontro dice la voce calda del doppiatore e mi è venuto da pensare: “Certo, pare dirlo per chi non ha una famiglia, o non ha amici, oppure una connessione a Internet”.

Come ho detto lo spot è ben realizzato e molto bello da vedere e ha vinto anche il premio internazionale PromaxBDA Europe Awards 2017 (categoria Best social responsability), forse però manca il bersaglio se intendeva rivolgersi, cito sempre il comunicato stampa “in particolare al pubblico dei giovani e ai cosiddetti ‘young adults’”. Vi si è rivolto in particolare con il taglio, passatemi il termine, che aveva la scuola di quando la frequentavo io, quello delle letture obbligatorie, quello dei libri imprescindibili. Non diventa malinconico il personaggio di un romanzo se non lo leggi, semplicemente se ne sta tra le sue pagine ad aspettare il lettore giusto. Paziente come Morla della Storia Infinita.


Ed è anche forse miope, rispetto ai dati che possediamo, dire che dobbiamo “stimolare interesse rispetto al valore emotivo dei grandi classici della letteratura” (qui il testo Rai completo). Perché non è corretto affermare che gli adolescenti “leggono sempre meno” quando se i giovani si sono messi a leggere – in controtendenza rispetto agli adulti di questo Paese, sono loro i grandi assenti altro che i giovanissimi – l’hanno fatto per via di J.K. Rowling, Stephenie Meyer, Suzanne Collins, Rick Riordan e Jeff Kinney, solo per citare una manciata di autori contemporanei. Vi è capitato di vedere in televisione questo spot? Vi rigiro in apertura il link del video caricato da quelli de La Notizia Quotidiana su You Tube. Davvero vorrei il vostro parere nei commenti. Aiutiamo la Rai a elaborare per l’anno prossimo uno spot divertente per invitare tutti alla lettura.

Immagini e video | Rai

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Vanni Santoni, La stanza profonda, hai un passaggio segreto in casa e non ce lo dici?

La stanza profonda di Vanni Santoni

La stanza profonda di Vanni Santoni
Editori Laterza, marzo 2017, 9,99 € ebook; 14 € libro cartaceo

«Chi fu […] a parlare di escapismo? Era il suo opposto. Chiudersi e produrre senso proprio perché fuori ce n’era sempre meno. La realtà si misura forse dal numero di fruitori? Non ne basta forse uno, non basta un solo osservatore per far uscire le cose dallo stato di latenza?».

Vanni Santoni col suo ultimo romanzo pubblicato da Laterza ci convoca uno a uno nella sua personale versione della Locanda dell’Ultima Dimora. “La stanza profonda” – alla pari della locanda suddetta – è uno dei luoghi dove tutto inizia e rinizia sempre. È una delle migliaia di stanze dove si sono riuniti, si riuniscono e si riuniranno i giocatori di ruolo; in particolare questa storia è ambientata in quel di Valdarno, un territorio che pare, se non circondato, pervaso dal Nulla di Michael Ende, lontano dai grandi centri urbani, addirittura spoglio nel XXI secolo di quel tessuto sociale, di quelle professioni e di quei mestieri che sembravano ancorarlo alla realtà. E allora perché non continuare a giocare?

“La stanza profonda” è la storia di una generazione il cui immaginario incredibilmente, contro ogni previsione, è diventato mainstream (lascio a voi decidere se sia stata cosa buona – ne parla Vanni Santoni ai tipi di fanpage.it in questo video –, è di questa opinione Mauro Longo, oppure no, vedi ad esempio Davide Mana); è la fotografia di chi nato negli anni Settanta e Ottanta ha votato il proprio tempo a immaginare e a vivere storie tra gruppi di pari e ora si rivede sul piccolo schermo in Mike, Lucas, Will e Dustin di Stranger Things che giocano a Dungeons & Dragons nel 1983 (quando gli attori che li interpretano sono nati dopo il 2000). Se i Goonies hanno vinto c’è però una ragione per cui un seguito non è mai stato girato, perché forse sarebbe troppo malinconico.

Il master senza nome che racconta la storia sua e dei suoi giocatori – i più fedeli: il Bollo, il Paride, Andre, Leia, Tiziano e il Silli – sa che il tempo sfilaccia le relazioni e allontana le persone ma in fondo, oggi come trent’anni prima, vuole solo una cosa, e cito: “Gente con cui giocare di ruolo”. “La stanza profonda” è il romanzo breve di questa ossessione sebbene a essere ottimisti potrebbe celare già dalle prime pagine la sua fine ideale. A Elia, il figlio della nuova compagna del Bollo che è andato a casa del master per recuperare dei giochi da tavolo da vendere, il master regala d’impulso i manuali di Dungeons & Dragons. Vogliamo interpretarlo come un passaggio di testimone? A me piace pensarla così.

A parte una brevissima virata e controsterzata nel fantastico, “La stanza profonda” è una storia realistica – perfino iperrealistica quando riporta, quasi per dovere di cronaca, veri brani di giornale a testimonianza della demonizzazione subita dai giochi di ruolo durante gli anni Novanta – che sarà apprezzata e compresa appieno da chi è stato o è un giocatore. Ha il merito di spiegare cosa sono i GdR a chi non li ha mai vissuti, di raccontare a chi non c’era cos’era la provincia italiana alla fine del boom e com’è diventata ora. E forse ha avuto ragione Santoni (1978) a rimanere aderente alla realtà invece di romanzarla alla Ernest Cline (1972) che con Armada ha voluto omaggiare la generazione dei videogiochi arcade.

“La stanza pronfonda” è anche un Bignami della storia del gioco di ruolo così come l’abbiamo recepito in Italia, ricorrono tutti i nomi più importanti e significativi dei giochi che hanno raggiunto la nostra penisola e che sono nati anche da noi – giustamente più volte si cita il nome di Kata Kumbas, alzi la mano chi non si ricorda la sua copertina con un inquietante figuro in maschera simil-veneziana. A voler proprio fare un appunto a Santoni, mi perdonerà, manca fra le decine da lui citati Star Wars Roleplaying Game, in fondo siamo fuori tempo massimo, oltre l’epoca d’oro dei GdR, si parla del 2000 (2002), ma è solo il lamento di un master che non ha più giocatori da far saltare a bordo di un’astronave…

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Tempo di Libri 2017 In Fiera a Milano gli appuntamenti della editoria digitale

Tempo di Libri svela il suo programma, la nuova fiera dell’editoria italiana di Milano per cinque giorni delizierà milanesi e forestieri con una serrata parata di eventi, anche coincidenti è naturale, sviscerando tutto un alfabeto dedicato al libro e al mondo che gli sta attorno. In questo post proverò a riassumere gli appuntamenti dedicati alla editoria digitale, all’ebook, insomma, al libro elettronico, ci siamo capiti. Li trovate anche sul sito di Tempo di Libri sotto la voce Digitale cliccando qui ma proveremo a darvi una nostra personale selezione (questo avviso è dedicato a tutti coloro che magari prenderanno spunto da questo post…). Pronti? Via.

MARTEDÌ 19 APRILE

Al di là del confine. Come sono andati i principali mercati del libro e dell’e-book nel 2016
Orario 10.30  – Sala Bodoni – PAD. 2 – Fiera
Tra gli incontri professionali un appuntamento da non mancare sui numeri del libro elettronico nei Paesi monitorati da Nielsen (USA, UK, Irlanda, Italia, India, Brasile, Australia, Nuova Zelanda) con Riccardo Cavallero, Monica Manzotti, Giovanni Peresson e Stefano Salis.

Generi e contenuti VR: il documentario interattivo a 360 gradi
Orario 11.30  – Sala Courier – PAD. 2 – Fiera
Personalmente credo che la realtà virtuale dovrà essere uno dei temi dell’editoria che verrà, sembra essere della stessa opinione anche Gualtiero Carraro di CarraroLab.

Tempo di innovazione, in biblioteca
Orario 11.30  – Future Library (ho tentato di capire dov’è senza fortuna…) – Fiera
I bibliotecari dialogano di digitale con i visitatori durante questa fascia oraria per tutti e cinque i giorni di Tempo di Libri presso la Future Library.

iBuk: i dati e metadati che servono
Orario 15.30 – Spazio Giornale della Libreria – PAD. 2 – Fiera
Un database aggiornato è fondamentale per gli editori di oggi, spiegano perché Simonetta Pillon (IE Informazioni Editoriali) e Mauro Zerbini (Editrice Bibliografica).

Sei anni dopo: il mercato degli ebook in Italia. È tempo di un primo consuntivo?
Orario 16.30 – Sala Optima – PAD. 4 – Fiera
Gli ebook pur crescendo pur rappresentao ancora solo il 5% del mercato trade in Italia, come mai? Ne parlano Alessandro Campi, Cristina Mussinelli e Renato Salvetti.

MERCOLEDÌ 20 APRILE

Le parole nella rete: i giovani scrittori e il web
Orario 19.30 – Fondazione Pini, Circolo dei lettori, Corso Garibaldi 2 – Fuori Fiera
È cambiata la scrittura degli scrittori di oggi a contatto con le forme di scrittura di Internet? Provano a rispondere Violetta Bellocchio, Giuseppe Antonelli, Vincenzo Latronico e Daniele Rielli.

GIOVEDÌ 21 APRILE

Transmedia storytelling. Dai mondi narrativi ai mondi audiovisivi
Orario 14.30 – Sala Bodoni – PAD. 2 – Fiera
I mondi narrativi non sono più soltanto di carta stampata da tempo ma oggi sono oggetto di veri e propri progetti transmediali e interattivi, ne discutono Max Giovagnoli e Cristina Mussinelli.

Wattpad e dintorni – come esordire grazie al web
Orario 16.30 – Laboratorio Elephant – PAD. 4 – Fiera
ESORDISCO! Un panel di incontri con autori esordienti presentati da Flavia Cocchi (Leggereditore), Irene Grazzini e Alessandro Gatti (Fanucci)

VENERDÌ 22 APRILE

Chi sono gli autori indie italiani?
Orario 14.30 – Sala Bodoni – PAD. 2 – Fiera
I risultati della prima indagine svolta da Self Publishing Quality 2016 (SELFPQ16) e Extravergine d’autore sul profilo professionale e autoriale degli autori indie italiani.

SABATO 23 APRILE

Biblioteche scolastiche e prestito digitale: soluzione o problema?
Orario 10.30 – Sala Arial – PAD. 4 – Fiera
Le tecnologie digitali possono risolvere alcuni dei problemi delle biblioteche scolastiche italiane? Ne parlano Giulio Blasi, Nicola Cavalli e Roberto Gulli.

Il prestito digitale degli ebook come lo vorremmo. Bibliotecari e editori a confronto
Orario 14.30 – Sala Arial – PAD. 4 – Fiera
Come normare il prestito digitale in biblioteca? Con Piero Attanasio, Rosa Maiello e Stefano Parise.

Liberi nei commenti di segnalare qualche altro appuntamento che magari ho colpevolmente trascurato. Come potete notare, se vi interessate di editoria digitale, gli incontri più succulenti si concentrano martedì 19 aprile. Tuttavia anche durante la settimana gli organizzatori hanno distribuito eventi molto interessanti, in particolare in coda dove vi consiglio di partecipare per approfondire il tema del prestito digitale degli ebook.

Immagine | Tempo di Libri 2017

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Sandro Campani, Il giro del miele, stare con le api mi ha calmato

Il giro del miele di Sandro Campani

Il giro del miele di Sandro Campani
Einaudi Editore, 2017, 9,99 € ebook (19,50 € cartaceo)

«Ho pensato, proprio all’improvviso: io non riuscirò mai più a parlarle. Come facevo a parlarle, fino adesso? cos’è stato, che lei è qui con me? come ho fatto?».

Ho deciso di leggere Il giro del miele di Sandro Campani dopo averlo ascoltato alla radio; intervistato a Fahrenheit su Radio3 ho pensato: “Però che tipo umile Campani” (se volete ascoltarlo anche voi cliccate qui per il podcast), grazie a Einaudi poi ho ricevuto l’ebook gratis. Ho iniziato a leggere questa storia di un’Italia finalmente contemporanea – basta gli anni Settanta, esiste anche il XXI secolo – senza aspettarmi granché ma sono rimasto letteralmente incollato allo schermo eink del mio Kobo. C’è una storia ne “Il giro del miele”, c’è una ossessione moderna che passa attraverso un certo tipo di lavoro che scompare, i telefonini che non prendono, la vita dell’Appennino italiano che ci ricordiamo esistere solo quando in TV passano le disgrazie, che almeno a me ha catturato.

Davide si confida con Giampiero, falegname che oramai ha chiuso la sua attività passatagli da Uliano, il padre di Davide. Davide ha sposato Silvia. Silvia ha lasciato Davide perché si erano trovati ma non si erano davvero conosciuti prima. Solo che Davide non ha capito quel che Giampiero ha compreso, non c’è riparazione possibile per il suo matrimonio. Esattamente come per la mano di Giampiero bruciata dal fuoco nella sua segheria, la relazione tra Silvia e Davide è andata. La ragazza si era lasciata salvare dal ragazzo anni prima, durante il giro del miele Davide l’aveva strappata a una Bologna ostile, accucciata ai piedi delle montagne, pronta a far perdere il senno alla gente della provincia, in giornate e appartamenti privi di senso. Quel che non era mai partita però era stata la comunicazione nella giovane coppia.

Una comunicazione che Davide cerca e trova con Giampiero. Accade tutto in una notte, il ragazzo ormai adulto bussa alla porta dell’uomo quasi vecchio. Davide è il figlio che Giampiero non ha mai avuto, Giampiero è il padre che Davide avrebbe potuto avere al posto del suo papà naturale, che invece non l’ha mai capito. Uno dei temi forti del romanzo è legato proprio alla paternità/maternità. Chi avrebbe voluto avere figli non li ha avuti, e chi li ha avuti in fondo li ha persi. La comunità appenninica è frantumata, ognuno in fondo vive per sé e il nemico è il vicino di casa che tiene un cane non preoccupandosi del fastidio che dà. Non c’è alcun rimpianto però per il passato remoto, c’è solo il tempo del vivere attuale che corre veloce come le stagioni, come il furgone di Davide che sposta le sue arnie per l’Italia settentrionale.

D’accordo, però almeno la natura ne “Il giro del miele” si salverà. Sì e no. Perché di sicuro la bellezza non scontata dell’ambiente collinare/montano è tra le ragioni che trattengono i protagonisti della storia dallo spostarsi in pianura, là dove la vita si capisce ha ritmi diversi – magistrale da questo punto di vista la visita dei ragazzi di città a Silvia, del tutto fuori luogo a quelle altitudini. Tuttavia, è una natura che è talmente quotidiana da essere in pratica invisibile, è ai lati delle strade a tornanti che collegano i paesi, è il luogo dove si va a fare un picnic… solo a tratti si fa più presente coi recessi pericolosi e segreti dei cercatori di funghi, con le notti dove si aggira la lince, con ambienti a metà tra la civiltà e la wilderness, come il macello a cielo aperto degli agnelli.

Da maschio ho trovato forse la profondità della confessione di Davide eccessiva, davvero andrei a rivelare certi particolari della mia vita intima a un altro uomo? Lo concedo però a Campani perché grazie alla sua tecnica narrativa è riuscito a illuminare due coscienze – quella di Davide e quella di Giampiero – come nemmeno mille sedute di psicanalisi potrebbero fare. Molto ben definite poi, sempre a mio avviso, le donne de “Il giro del miele”, Silvia naturalmente ma anche Ida, Giuliana e Adele. E interessante anche il tema della violenza tratteggiato dal punto di vista di Davide e di Silvia. Speriamo Sandro Campani possa trovare un pubblico attento alle sue storie nei prossimi anni.

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Ian McDonald, Terra incognita, non proprio un astronauta, un quantonauta

Terra incognita di Ian McDonald

Terra incognita di Ian McDonald

Terra incognita di Ian McDonald
Traduzione di Alessandro Vezzoli
Mondadori (Urania), gennaio 2017,  3,99 €, cartaceo 6,50 €

«Mondi fantasma: cucine alternative dentro versioni alternative di Londra. Solo in questa Everett Singh possedeva la chiave per tutti gli altri mondi».

Se leggete per viaggiare nel tempo e nello spazio con la fantasia, lo scrittore di fantascienza Ian McDonald è il vostro autore; mezzo scozzese mezzo irlandese ambienta le sue storie in ogni angolo del pianeta (Giappone, Brasile, Turchia, India…), se non fuori di esso. Vedete di accogliere con favore Terra incognita così forse potremo leggere i suoi romanzi più recenti che si svolgono sulla Luna. Tornando al nostro volume cos’altro aggiungere? “Eran i giorni che adorava: freddi, luminosi, con un basso sole invernale che sollevava barlumi e riflessi sui dorsi ricurvi dei dirigibili”. E siamo a Londra, anni dieci del XXI secolo, solo, su un’altra Terra, uno dei tanti pianeta Terra possibili, T3.

Siamo anche dalle parti delle teorie che ipotizzano non un singolo universo ma un multiverso. Vicino al nostro piano d’esistenza ne esistono molti altri, alcuni di essi tanto simili a quello in cui abitiamo da essere quasi indistiguibili. Non il piano di Terra 3, dove non hanno mai iniziato a sfruttare gli idrocarburi (l’elettricità è fornita dalle centrali a carbone), la plastica non esiste e i dirigibili dominano i cieli. Hanno però ideato la tecnologia per passare da un piano all’altro prima di noi ed è proprio nella Londra di T3 che il giovane Everett Singh  si recherà in cerca di suo padre, lo scienziato britannico che ha trovato il modo di mappare tutti i piani, una scoperta che fa gola a molti.

Il romanzo di McDonald una volta catapultato Everett, novello quantonauta, in un altro mondo si sviluppa sui binari tradizionali del romanzo di formazione avventuroso, il ragazzo verrà accolto dall’equipaggio del dirigibile Everness – la giovane pilota Sen, l’intrepida capitano Anastasia, il meccanico Mchynlyth, l’eccentrico “pesatore” americano Sharkey – e dovrà dimostrare il suo valore per ottenere l’aiuto che gli serve per provare a liberare suo padre, rapito dai cattivi e tenuto prigioniero in un’altissima torre nel centro di Londra. Naturalmente poi visto che “Terra incognita” (titolo originale: Planerunners) è il primo volume di una trilogia non pensiate che la storia si chiuda con l’ultimo capitolo.

Singolare la decisione di Mondadori di pubblicare nella collana Urania “Terra incognita” – se la casa editrice porterà a termine la trilogia Be My Enemy e Empress of the Sun sono i titoli del secondo e terzo volume – visto che appartiene di diritto più che alla fantascienza alla narrativa Young Adult, le copertine delle edizioni inglese e statunitensi non lasciano dubbi a tal proposito. In caso vi foste incuriositi circa la produzione di questo scrittore, “Forbici vince carta vince pietra” e “Il fiume degli dei”, i due romanzi di Ian McDonald apparsi per adesso per Urania sono invece romanzi di fantascienza per adulti a tutti gli effetti. A ogni modo se si è deciso che Urania sia la collocazione di tutti i suoi libri ne sono felice.

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Tullio Avoledo, Chiedi alla luce, le sue dita si muovono poi si alzano a sfiorare le mie ali

Chiedi alla luce di Tullio Avoledo

Chiedi alla luce di Tullio Avoledo

Chiedi alla luce di Tullio Avoledo
Marsilio, settembre 2016, 9,99 € ebook; 18 € libro cartaceo

«”Credo sia il momento di trovare una spiegazione” faccio, toccando il braccio di Sabine. “Sì, credo anch’io”».

Leggo le storie di Tullio Avoledo dagli esordi, da quel “L’elenco telefonico di Atlantide” del 2003 che mi fece scoprire ventenne un approccio al romanzo fantastico inedito da parte di uno scrittore italiano, perdipiù nordestino. Ho seguito poi fedelmente in questi quasi quindici anni la produzione di Avoledo pubblicata prima da Sironi e Einaudi (ma suoi racconti brevi sono usciti anche in raccolte collettive per Mondadori e Minimum Fax) infine da Marsilio. Coraggiosa la casa editrice veneziana a credere in un autore anomalo per il nostro paese, una nazione che non ama la fantascienza italiana perché almeno nella seconda metà del Novecento ha venduto i suoi sogni all’immaginario made in USA.

In “Chiedi alla luce” tornano tutte le ossessioni di Avoledo, ricorrenti in quasi ogni suo libro: l’imminente fine del mondo; l’inventariato puntuale del passato esotorico europeo (gli angeli, il Graal, le relique ecc.); la musica (sia quella classica sia quella contemporanea) e i musicisti; lo stupore e la denuncia per le atrocità del secondo conflitto mondiale perpetrate dai fascismi e dal comunismo; l’insofferenza per un presente che macina e stritola le vite dei protagonisti delle sue storie (riappare a tal proposito anche in queste pagine Giulio Rovedo, non più in veste da protagonista ma di utile comprimario). Come da un buon vino, da un romanzo di Avoledo sai sempre cosa aspettarti.

In questo romanzo seguiamo Gabriel, archistar dimenticato, peregrinare per Istanbul, Budapest, Mosca, Parigi, Milano e il Nordest col dubbio che non sia in realtà nientemeno che un arcangelo, indeciso o meno se annunciare l’Apocalisse, poco importa se scatenata da un conflitto termonuclare tra Stati Uniti e Russia oppure per lo schianto di una cometa sul nostro pianeta. Viaggi nel tempo, poeti immortali, angeli convinti di essere umani, un’intera città fantasma – Obizared – mai abitata in disfacimento nei deserti tra l’Asia e l’Europa, Avoledo dà sfogo per 480 pagine a tutta la sua fantasia trascinandoci in una corsa che ha il sapore delle cento cose da fare prima di morire.

“Chiedi alla luce” non è il romanzo più bello di Avoledo – che rimane per me “L’anno dei dodici inverni” (2009) –, perché al solito vuole dire troppe cose e i suoi editor glielo lasciano fare, ma ha scritto una storia con un finale che mi ha fatto singhiozzare, e che naturalmente non posso rivelarvi. In quanto fan della prima ora, in cambio gli perdono riguardo a questa storia in particolare quelli che nel mio piccolo ritengo difetti: quelle cento pagine di troppo, le scene di sesso e le sporadiche volgarità cui pare non voler rinunciare e la sua ossessione per un Novecento che non passa (un’epoca che sarà ricordata senza dubbio nei tempi a venire per la presunzione di essere stata eccezionale).

Se aveste ancora dubbi se dare una chance ad Avoledo posso aggiungere che è anche tra i pochi narratori italiani a non aver paura di mettere nei suoi romanzi elementi che i più ritengono anti-letterari: email, opere d’arte di artisti contemporanei, addirittura il car sharing, pensate. Insomma, incrociando le dita non è detto che il futuro prossimo venturo sia come se lo immagina questo scrittore di Pordenone – e del resto finora nonostante quel che potrete leggere in “Chiedi alla luce” non è stata ancora eletta nessuna donna alla presidenza degli Stati Uniti – ma rimane sempre un piacere farsi un giro nel suo immaginario che mischia e ridà nuovi sapori a pochi scelti elementi.

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