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Guido Morselli, Dissipatio H.G., intorno c’è il possibile, che non diventa quasi mai reale (per noi)

Dissipatio H.G. di Guido Morselli

Dissipatio H.G. di Guido Morselli

Dissipatio H.G. di Guido Morselli
Adelphi, prima edizione digitale 2012, 6,99 € (ebook), 19 € (libro)

«L’aspirazione a possedere materialmente una cosa o una persona, nasconde, con qualche approssimazione, il nostro passare a altro. Quello che abbiamo posseduto, ce lo possiamo mettere dietro alle spalle, confinarlo nel passato, nel già-fatto».

Ho preso in biblioteca questo ebook di Guido Morselli via MLOL – lo sapete che potete prendere gli ebook in prestito se avete un Kobo, vero? – perché come accennavo ad Appunti di carta su Twitter stavo “inciampando” ovunque da qualche mese in questo autore morto suicida. E una, e due, e tre alla fine mi sono deciso e sono partito nella mia scoperta di questo autore da “Dissipatio H.G.” uscito postumo come tutte le storie di Morselli per Adelphi nel 1977. Com’è? Immaginate la vicenda di Les Revenants al contrario, avete presente quella serie francese dove i morti ritornano? Ebbene qui durante la notte tra il 1° e il 2 giugno “se ne vanno” invece tutti gli uomini e le donne, tranne il protagonista.

Fossimo un paese orgoglioso della propria cultura non solo a parole, ci avrebbero tratto una serie TV coi fiocchi dal libro di Morselli. I produttori avrebbero avuto il set anche a due passi, dato che la storia è ambientata a tutti gli effetti in Svizzera, tra una città, Crisopoli (nome dietro al quale si cela Zurigo),  e vallate più o meno incontaminate. Anzi decontaminate, visto che “Dissipatio H.G.” è un romanzo post-apocalissi sui generis dove il narratore, dopo un maldestro tentativo di suicidio (sic!), si ritrova a vagabondare su una Terra che, al di là delle creazioni dell’uomo, vede la presenza di un solo essere umano, il protagonista, appunto, via via sempre più certo di essere l’ultimo rimasto.

Insieme al lettore il protagonista si interroga sul perché e il percome di questo inaudito fenomeno. A quarant’anni dalla sua stesura il romanzo è affascinante per la società che descrive, reduce da appena un trentennio dal secondo confilitto mondiale ma già pervasa da quella tecnologia che sta diventando sempre più presente ai giorni nostri. È grazie alle auto, ai telefoni e ai frigoriferi ancora funzionanti che il narratore può muoversi e sopravvivere per le strade deserte della sua detestata Svizzera. “L’idolatria della comunicazione era una vizio recente, semplicemente una cattiva abitudine” afferma a un certo punto il nostro sopravvissuto e chissà quale sarebbe stato il giudizio di Morselli del nostro tempo che ha visto prevalere questa adorazione per la comunicazione!

Ad alternare la presa di possesso del protagonista senza nome di “Dissipatio H.G.” della sua Terra disabitata – si capisce che rapidamente la Natura si riprenderà ciò che l’uomo le aveva strappato con l’artificiale –, a mio giudizio la parte più riuscita (“Sono un Robinson le cui robinsonades possono sembrare facili, grazie alle circostanze”), ci sono continui flashback, in particolare di un periodo trascorso dal narratore presso la clinica privata Wanhoff. A questa esperienza di cura precedente all’Evento risale l’incontro con un personaggio, il medico Karpinsky, che sebbene sappiamo essere già morto, tornerà in guisa di fantasma o allucinazione in soccorso al protagonista sempre più sull’orlo della pazzia.

Faticoso in alcune parti per via di alcune digressioni filosofiche – “Ho dei trascorsi eruditi di cui, dopo un’astinenza di anni, non mi pento” –, “Dissipatio H.G.” è solo incidentalmente un romanzo di fantascienza. È una storia fantastica che Morselli pare aver scritto innanzitutto per sé. Sembra che lo scrittore voglia arrivare a comprendere tramite la letteratura cosa significhi lasciare il suo mondo per un altro mondo, anzi per l’altro mondo visto che una delle chiavi di lettura è che il protagonista della vicenda si sia in effetti tolto la vita. Se rimane il mistero circa l’Evento motore di tutto il volume rimane comunque il piacere di essere stati trasportati dall’autore alla fine del Tempo. Il che non è poco.

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Stefan Zweig, Notte fantastica, di cui ancora mi sentivo addosso la febbre

Notte fantastica di Stefan Zweig

Notte fantastica di Stefan Zweig

Notte fantastica di Stefan Zweig
Traduzione di Ada Vigliani
Adelphi, 2013, 5,99 €

«[…] perché, come è il caso di ogni essere intimamente freddo, il mio più autentico godimento erotico era suscitare negli altri ardore e irrequietezza, anziché infiammarmi di persona».

Confesso di aver letto della sterminata produzione di Stefan Zweig appena la celebre Novella degli scacchi – la mia edizione Garzanti è quasi fuori commercio, potete recuperarla cartacea edita nella BUR oppure in ebook presso Einaudi – così qualche settimana fa ho voluto rimediare alla mia ignoranza e non mi sono fatto cogliere impreparato da Adelphi che aveva promosso questo titolo a meno di due euro, prezzo davvero interessante per quattro gemme pubblicate per la prima volta all’inizio degli anni Venti del XX secolo. Cosa vai a leggere quattro racconti vecchi quasi cent’anni? Perché se è vero che ci sono all’opera oggi tanti bravi e nuovi scrittori italiani, dovessero scomparire domani in una catastrofe, basterebbe Zweig a consolarmi.

Dicevamo, un libro, quattro racconti: La donna e il paesaggio, Notte fantastica, Il vicolo al chiaro di luna e Leporella. Ambientazione mitteleuropea, protagonisti nobili in un continente in cui la media borghesia andava imponendosi ma dove le classi erano ancora lungi dall’essere superate… se vi piace il periodo sapete a cosa andate incontro, sprazzi di Vienna, carrozze, servi e padroni, resort sulle Alpi ecc. Sì, me ne rendo conto, sto semplificando ma è davvero quel mondo lì che Zweig descrive, quello che, lo leggerete ancora fino alla nausea, era destinato a scomparire dopo la Seconda guerra mondiale, un Ragnarøkkr cui non sfuggirà lo stesso scrittore con la moglie: si suicideranno insieme in Brasile nel febbraio del 1942.

Permettete ora una citazione che dà la cifra a questa raccolta, tratta proprio da Notte fantastica: “Di fatto ne ero irritato, perché odiavo negli altri questo genere di sensualità fredda e perfidamente calcolatrice, che sentivo consanguinea – fino all’incesto – della mia consapevole insensibilità”. È il protagonista a dare voce a questo pensiero, un nobile che riuscirà a scuotersi dal suo torpore esistenziale solo una volta che si sarà confrontato con le passioni e la vita della gente comune (se posso azzardare un paragone ci troviamo innanzi a un Canto di Natale senza spettri, privo di elementi sovrannaturali se non il caso che se ci pensate non lo è affatto). Tema comune anche agli altri tre racconti a mio giudizio è proprio questa apatia, una sorta di rassegnazione allo scorrere privo di senso dell’esistenza che solo i sentimenti primordiali possono scuotere.

Non conosco il tedesco quindi posso solo applaudire la bravura di Ada Vigliani nel rendere la prosa di Zweig nella nostra lingua. Una volta aperto l’ebook sul vostro lettore basterà un attimo per precipitare nelle ambientazioni descritte da questo scrittore che alla pari dei protagonisti hanno un ruolo centrale nelle vicende narrate, penso al luogo di villeggiatura alpino di “La donna e il paesaggio” (insieme agli elementi atmosferici), alla Vienna di “Notte fantastica” e “Leporella”, alla città portuale senza nome di “Il vicolo al chiaro di luna”. Quest’ultimo racconto dal finale soprendente leggetelo anche voi e ditemi se non è l’ideale per trarne un episodio di una serie TV gialla contemporanea.

Infine un’ultima nota sulla sensualità che pervade queste pagine elettroniche, il piacere erotico – così come del resto il piacere toutcourt – per Zweig sembra confinato nelle strade dove impera il malaffare, la prostituzione ricorre in due racconti su quattro, o al di fuori delle relazioni uomo/donna codificate dalla società. A differenza di oggi tuttavia, l’elemento erotico, pur presentissimo si badi bene, non è mai esibito. E ancora, non sono solo le notti a essere fantastiche per Zweig ma probabilmente anche le donne, di volta in volta paragonate ad apparizioni, animali o esseri per natura nevrotici. Peccato non avere sottomano recensioni/pareri (o un goodreads!) di lettrici dell’epoca.

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