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David Mitchell, I custodi di Slade House, una porticina di ferro nera

I custodi di Slade House di David Mitchell

I custodi di Slade House di David Mitchell

I custodi di Slade House di David Mitchell
Traduzione di Katia Bagnoli
Frassinelli, settembre 2016, (cartaceo 19 €, 236 pagine; ebook 9,99 €)

«”Tradizionalmente dovremmo ingaggiare un’altra violenta battaglia fra il bene e il male. Senza mai metterci d’acccordo su chi rappresenta cosa […]. Vogliamo lasciar perdere la tradizione?».

“I custodi di Slade House” di David Mitchell è il primo ebook di questo autore disponibile in italiano, a dimostrazione che la gestione dei diritti per le pubblicazioni elettroniche è ancora problematica. Mitchell ha all’attivo sette romanzi, tutti tradotti nella nostra lingua, e ha acquistato un minimo di notorietà in Italia grazie a Cloud Atlas – lo trovate solo in libreria, l’abbiamo recensito quattro anni fa – da cui i fratelli (ora sorelle) Wachowski hanno tratto un film nel 2012. È uno scrittore famoso? Sì. Vende nel nostro paese? Bah. Come ha dichiarato Tullio Avoledo qualche giorno fa ai microfoni di Radio Tre meriterebbe qualche lettore in più, di fatto Frassinelli ci crede abbastanza da portarlo nelle nostre librerie.

Perché i romanzi di David Mitchell meriterebbero di essere tutti reperibili in formato elettronico e non di essere cercati su qualche scaffale? Perché sono tutti collegati (roba da matti, eh?) e li vorresti leggere tutti subito. Jonathan Russell Clark su Literary Hub ha definito la sua opera  “The Ever-Expanding World of David Mitchell” in un articolo dove, a beneficio di chi ancora non conosce questo autore, sottolineava proprio questa ambizione dello scrittore inglese: raccontare storie diverse (anche in epoche passate o ancora da venire!) dove però siano frequenti personaggi ricorrenti e se non loro i loro parenti o i loro discendenti. Se non si è letto tutto Mitchell è come vedere Stranger Things senza conoscere la cultura pop degli anni Ottanta.

Naturalmente i romanzi di Mitchell potete goderveli anche come storie a sé stanti però “I custodi di Slade House” funziona perfettamente come guida per principianti al suo mondo letterario. Non a caso Kevin McFarland l’ha definito su Wired “a beginner-friendly novel” perché Mitchell nei romanzi precedenti non si preoccupava di spiegare subito ai suoi lettori quali erano le caratteristiche fantastiche che reggevano il suo universo immaginario, le scoprivi lentamente, in genere verso la fine. “I custodi di Slade House” ha anche una vicenda editoriale bizzarra. Nasce da una storia breve – “The Right Sort” non utilizzata nel lavoro precedente di Mitchell, “Le ore invisibili” – pubblicata in via sperimentale su Twitter in 280 cinguettii ed espansa in questo romanzo.

Per certi versi, azzardo, liberi di smentirmi, “I custodi di Slade House” è paragonabile ad Animatrix dei/delle Wachowski. Raconta attraverso episodi che rimandano a un’opera precedente – soprattutto “Le ore invisibili” – i meccanismi fantastici che sottostanno a tutti i libri di Mitchell, la sua personale visione del conflitto tra due principi irriducibili, chiamiamoli bene e male. Il romanzo può esser letto come la storia di una casa “stregata” dove spariscono le persone ogni nove anni oppure come una storia dove i destini di personaggi che in qualche modo già conosciamo s’incrociano.

David Mitchell non piace a tutti – c’è chi lo considera antipatico e megalomane – ma da sedici anni prosegue diritto per la sua strada costruendo romanzo dopo romanzo un immaginario il più possibile coerente. Se avete voglia di leggere un’agile storia dell’orrore scritta diabolicamente bene ambientata in un cupo vicolo londinese “I custodi di Slade House” fa per voi. Se una volta spento l’ereader sarete caduti sotto il suo incantesimo correte nella libreria più vicina: “Nove gradi di libertà”, “Sogno numero 9”, “Cloud Atlas”, “A casa di Dio”, “I mille autunni di Jacob de Zoet” (solo in biblioteca), “Le ore invisibili” vi attendono. Se già lo amate non vedrete l’ora di leggere la sua prossima storia.

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David Mitchell, Cloud Atlas, un meraviglioso atlante delle nuvole per ora solo di carta

Cloud Atlas di David Mitchell

Cloud Atlas di David Mitchell

Cloud Atlas di David Mitchell
Frassinelli, novembre 2012, 14,90 €, 616 pagine
Reading Life: come faccio a dirvi quanto ho impiegato a leggerlo? Non c’è l’edizione elettronica 😉

«”Quando esalerai l’ultimo respiro capirai che la tua vita altro non è stata che una piccola goccia in un oceano sconfinato!” Ma cos’è l’oceano se non una moltitudine di gocce?».

Facciamo un gioco, andate su google e scrivete “cloud atlas ebook”, le successive chiavi di ricerca sono: ita, italiano, ita download. Risultati simili appaiono con “hunger games ebook” del resto: ita, gratis, ita pdf. Non ho indagato ma è chiaro che è possibile reperire piratato e in formato digitale l’ottimo romanzo di David Mitchell Cloud Atlas; a oggi l’edizione italiana è esclusivamente cartacea…  Perché Frassinelli (ovvero Sperling & Kupfer e di conseguenza Mondadori) non hanno pubblicato l’ebook in italiano? Possono esserci molte ragioni, rimane il fatto che per adesso “ne gh’è minga” 😦

“L’atlante delle nuvole” come sottolineava tra gli altri Tullio Avoledo su Twitter, quando uscì nel 2005 in Italia se lo filarono in pochi, eppure la struttura narrativa – analizzata brillantemente da Cristiano de Majo su Rivista Studio, leggete il suo post: “L’atlante della letteratura” – è così elaborata e particolare da avere attirato l’attenzione dei fratelli Wachoski che ne hanno tratto un lungometraggio, Cloud Atlas, appunto. Se siete in cerca di un riassunto della trama vi invito a leggere quello di Monica Cruciani su booksblog.it (cliccate qui). Io l’ho appena finito e ve lo consiglio (non ho visto il film).

In questo post non voglio tanto parlare del romanzo di Mitchell (bravo!) ma di come il suo sia un caso esemplare di cortocircuito tra editoria digitale e tradizionale. Quanti libri ha scritto questo autore? Cinque, tutti tradotti da Frassinelli nell’arco di dieci anni: Nove gradi di libertà (2001; 2012 Sperling & Kupfer), Sogno numero 9 (2002), L’atlante delle nuvole (2005), A casa di Dio (2007), I mille autunni di Jacob de Zoet (2010).

Nessun titolo di Mitchell è per ora disponibile in ebook. Quanti sono acquistabili a gennaio 2013? Tre. Due sembrano non disponibili a credere agli store on-line Mondadori. Era possibile andare in libreria nell’autunno 2012 e trovare l’edizione de “L’atlante delle nuvole” uscita nel 2005? No, era in preparazione un’edizione nuova, con una copertina inedita, la locandina del film di Lana e Andy Wachoski e Tom Tykwer uscito nelle sale il 10 gennaio 2013.

Qual è il paradosso? Semplice, le opere di David Mitchell in lingua originale e in formato digitale esistono, le trovate su Amazon, Kobobooks ecc. Non è di certo un autore contrario al libro elettronico. Eppure, forse perché i diritti digitali dei suoi romanzi in Italia non sono ancora stati discussi o un accordo non è stato trovato… niente, gli ebook ce li scordiamo. Peccato anche per Frassinelli. Vi ricordo quanto sia decisiva l’uscita di un film per le vendite di un titolo a esso legato (anche uscito da molto tempo), per fare un esempio su Bookrepublic.it l’epub “Vita di Pi” di Yann Martel è quarto in classifica.

Esiste una rivoluzione digitale in campo editoriale? Sì; rendere obsoleto il “salvo esaurimento scorte” – come Fabrizio Venerandi di Quintadicopertina ha intitolato il suo blog –, cioè rendere reperibili sempre e comunque le storie di un autore (tutte) è il primo punto di questa rivoluzione. Non sarà facile ma ci arriveremo.

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