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Lettori ibridi in cerca della loro lettura, una sfida per l’industria culturale e per nuovi tipi di editori

Il lettore ibrido del XXI secolo

A pochi giorni da Librinnovando 2015, uno degli appuntamenti da non perdere se vi interessate di editoria digitale, viviamo ancora gli echi di una tempesta in un bicchier d’acqua scatenata un mese fa da un articolo del New York Times: “Colpo di scena, le vendite di ebook non tengono e la stampa è lungi dall’esser morta” (cliccate qui per il pezzo originale a firma di Alexandra Alter). Naturalmente in un lampo, in Italia, siamo passati subito da un’analisi pacata al pensiero paranoico. I sostenitori a tutti i costi dell’avvento del libro elettronico puntano il dito contro gli editori: “È colpa loro, mantengono i prezzi alti per soffocare sul nascere il mercato”. I fan del libro tradizionale esultano: “Hai visto? Non poteva durare la lettura non analogica, il libro è salvo”. E intanto? Gli italiani (e gli statunitensi ecc.) si stufano e nel dubbio smettono di leggere sia libri di carta sia ebook…

[Un altro modo di vederla è che chi come noi è dentro al cambiamento inizia ben presto a non rendersi conto della strada fatta, o, più semplice, del tempo che è passato. Quando ho aperto questo blog quattro anni fa eravamo in pochi a leggere in formato digitale, chi come me aveva iniziato nel 2011 non poteva neppure dirsi un pioniere, il primo Kindle era stato lanciato alla fine del 2007. Teniamo bene a mente queste date. Vi rendete conto che ora le principali novità di tutti gli editori principali del nostro paese escono anche in digitale? I più coscienziosi lo segnalano perfino in aletta: attenzione, questo titolo esiste anche in formato ebook. “Eh, ma costano troppo!”. Abbiamo dimenticato che i prezzi non li facciamo noi consumatori? Provate ad andare da un gelataio a contestargli quanto costa un cono, diamine, in fondo è solo un po’ di acqua, latte, zucchero e poco altro].

… (perdonate la digressione), attenzione, il che non significa non leggere più. Si legge moltissimo oggi. Siamo circondati da parole, le avete sotto gli occhi proprio adesso. Ora più che mai, da quando ci alziamo a quando andiamo a coricarci, è difficile che il nostro sguardo possa sfuggire ai contorni di uno schermo. Mario Mancini e il team di goWare (qui la mia intervista agli animatori di questa start-up editoriale digitale) riassumono bene quel che sta succedendo ora, a metà degli anni dieci del XXI secolo, nell’introduzione all’ebook da loro curato intitolato Schermocracy: “Nel 2020 l’80% dell’umanità avrà un dispositivo con la potenzialità di leggere un ebook”. Noi ce l’abbiamo già in tasca o nella borsa. È il nostro smartphone. È questo strumento che sta creando il lettore ibrido di cui intravediamo il profilo in ricerche recenti sulla lettura come quelle del PEW Research Center.

Potrebbe anche essere lo strumento giusto per sdoganare un concetto sacrosanto, “Molti sono i modi di lettura possibili, tutti altrettanto validi” come affermato da Luisa Bartolucci, componente della Direzione Nazionale dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) su www.superando.it. A molti modi di lettura potenziali si devono accompagnare molti formati di lettura acquistabili, come gli audiolibri che non a caso (non in Italia ma all’estero) si stanno guadagnando la loro fetta di mercato grazie alla digitalizzazione e ai telefoni portatili. Cos’è più comodo ascoltare? Un romanzo su cinque CD o su un MP3? Per chi volesse approfondire, consiglio l’articolo di James Kidd: The surge in popularity of the audiobook begs the question: is pressing play the best way to read? Possono permettersi oggi industria editoriale e nuovi editori di veicolare una storia in solo formato?

A chi deve votarsi oggi chi pretende di guadagnare con la letteratura o la saggistica? A chi da sempre lo segue in modo fideistico oppure al consumatore agnostico di media di cui parlava già nel 2013 Don Katz, fondatore e amministratore delegato di Audible [azienda che produce audiolibri di proprietà di Amazon], un consumatore che “non bada alla differenza di fare un’esperienza testuale, visiva o uditiva”? Autori figli del loro tempo come J.K. Rowling scommettono su questo consumatore; da una parte disorienta i fan cambiando a settembre 2015 Pottermore [il sito che divulga il mondo espanso creato dall’autrice] in veste più mobile e commerciale, dall’altra per il 2016 propone la sua nuova storia come uno spettacolo teatrale in due parti: “Il pubblico sarà d’accordo con me che il teatro era l’unico mezzo appropriato per raccontare ‘Harry Potter e il bambino maledetto'”.

Immagine | Waterworld (1995)

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Michele Giocondi, Bestseller italiani: mezzo secolo di libri di successo

Best seller italiani: mezzo secolo di libri di successo (1900-1945) di Michele Giocondi

Best seller italiani: mezzo secolo di libri di successo (1900-1945) di Michele Giocondi

Bestseller italiani. Mezzo secolo di libri di successo (1900-1945) di Michele Giocondi
goWare, 2013, 2,99 €
Reading Life: non ne ho tenuto nota, si legge in un’ora al massimo

«Ma noi proprio di questi vogliamo parlare: degli scrittori che vendevano centinaia di migliaia di copie, che ai loro tempi furoreggiavano nelle classifiche dei bestseller, che facevano sognare i lettori dell’epoca, che erano proprio i nostri nonni o, dato che il pubblico dei lettori era allora prevalentemente femminile, le nostre nonne».

Pubblicato dalla fiorentina goWare (ricordate la nostra intervista a Mario Mancini, fondatore e animatore di questa startup?) l’ebook dello studioso di letteratura italiana Michele Giocondi, Bestseller italiani: mezzo secolo di libri di successo (1900-1945) si rivela utile per chiunque voglia (o debba, penso ai giornalisti e agli studenti) approfondire l’argomento “volumi più venduti in Italia” con un minimo di approfondimento storico.

Per chi vede la fine dei tempi, della letteratura e dei (veri?) lettori – nessuno si ricorda di una vecchia polemica di Citati? Meglio non leggere quei bestseller? – nelle fortune presso il pubblico di un Giorgio Faletti apprendere le storie e i nomi di personaggi oramai persi nell’oblio (Guido da Verona e Arnaldo Fraccaroli solo per dirne due vi dicono nulla?) potrà forse donare loro una comprensione meno emotiva del mercato editoriale attuale.

Se siete già frequentatori di questo blog ricorderete la mia segnalazione di Alte tirature di Vittorio Spinazzola che a differenza della rassegna di Giocondi analizza i bestseller italiani più recenti, tra il 1971 e il 2006; l’argomento è davvero affascinante sia che rimaniamo vicini al nostro tempo sia se torniamo indietro di cento anni e più. Cosa spinge l’italiano (il non lettore per eccellenza secondo autorevoli statistiche) a leggere?

Piluccando qui e là Bestseller italiani ci fa un’idea abbastanza precisa su cosa riscuotesse successo negli anni immediatamente precedenti alla Grande Guerra, ad esempio, “[i] lettori […] non avrebbero certo premiato [“La casa dell’uomo” (1918) di Mario Mariani, ndr], né altri [bestseller], se non fosse stata presente in dosi massicce la componente pornografica“. Viceversa se pensiamo alle classifiche dove domina papa Francesco non è di certo un fenomeno nuovo dato “lo straordinario favore che incontrano i libri religiosi [… che] riescono spesso a raggiungere tirature straordinarie, alla pari dei più diffusi bestseller di varia”, Giocondi sta parlando di “Storia di Cristo” (1921) di Giovanni Papini.

Anche gli scrittori/giornalisti che sembrano spuntare come funghi in questo scorcio di XXI secolo (chi ha detto Gramellini?) nelle prime posizioni di vendita Giocondi ci ricorda che ci sono stati da sempre, anzi, se non erano giornalisti prima gli scrittori lo diventavano. L’uso di comporre trilogie e quadrilogie? Roba antica, tanto che alcuni scrittori di successo come Salvator Gotta (suo il besteseller del 1926: “Piccolo alpino”) ne scrissero svariate consacrandosi come autori seriali, anche qui nulla di nuovo sotto il sole.

Giocondi ha steso per ognuno dei ventitré autori descritti – l’arco temporale va dal 1904 al 1940 – un breve riassunto biografico e bibliografico (compreso della descrizione dello stile, dei personaggi e delle trame), ha trovato sia le copertine dei loro libri sia le tirature che raggiungevano. Curiosità: come nelle antologie scolastiche è presente un brano tratto da ognuno di questi besteller dimenticati – beh, non tutti, ci sono anche le “Sorelle Matarassi” di Palazzeschi. Collegamenti ipertestuali rimandano infine a Wikipedia per chi intenda saperne di più. Prossimo libro di Giocondi nel mirino? I best seller italiani (1861-1946) Mauro Pagliai Editore (sempre in ebook, cercate bene).

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Case editrici digitali: goWare, da Firenze ebook originali per lettori con tablet ed ereader sottobraccio

"L'Home Page vetrina della casa editrice goWare"

“L’Home Page vetrina della casa editrice goWare”

Nei giorni scorsi ho acquistato per leggerlo sul mio Kobo un saggio breve di critica letteraria di Michele Giocondi, “Bestseller italiani. Mezzo secolo di libri di successo (1900-1945)”; è un ebook edito dalla fiorentina goWare. Anche se avevo letto di questa casa editrice digitale in occasione dell’uscita di “BenVenuti a Grillolandia” di Stefano Rizzato ed Eliano Rossi, mi era piaciuta molto la copertina, non mi ero incuriosito. Esaminando attentamente il catalogo ho trovato invece un marchio molto dinamico e interessante che non ci sta “solo” provando con gli ebook ma vuole rimanere. Grazie alla disponibilità di Mario Mancini, fondatore e animatore di goWare, ho potuto scambiare con loro quattro chiacchiere che sono diventate una breve intervista.

Un marchio editoriale digitale (goWare) con una centinaio di autori in scuderia e 150 ebook a catalogo, una rivista letteraria digitale gratuita (Mood), un blog dedicato all’economia dei contenuti digitali (ebookextra.it) di cui andare fieri… La sensazione è che l’evoluzione del mercato del libro digitale lo conosciate bene.

MM: Siamo sul mercato dei contenuti e del software per mobile dal 2008, quindi fin quasi dall’inizio e, in questi anni, abbiamo osservato almeno tre fenomeni importanti. Il primo riguarda il mercato che è cresciuto e cresce a ritmi impressionanti. Per dirti, nei primi mesi del 2013 abbiamo fatto più download di tutto il 2012. Nuove persone acquistano un tablet, un ereader o uno smartphone e scoprono che si può leggere comodamente dei libri e che questi libri sono disponibili subito, al momento stesso in cui se ne sente parlare. Poi ci sono i contenuti che stanno subendo una trasformazione profonda per sposarsi con i nuovi mezzi e servire lettori che non hanno mai messo piede in una libreria, ma che leggono e scrivono moltissimo sui social network e messaggiano contenuti. Ecco perché contenuti un tempo impresentabili come i racconti, gli articoli di analisi e inchiesta e i saggi brevi sono divenuti popolarissimi su questi mezzi. Ecco perché alcuni temi ritenuti semplicemente “banali” dall’editoria maggiore, vanno così forte.

Una domanda spinosa alla luce del mercato che ci ha descritto, vivace, in rapida ascesa ma ancora in fase embrionale almeno nel nostro paese: un primo bilancio dopo sei anni di attività? Ancora progetto/startup collaterale dell’agenzia Thèsis Contents o azienda che cammina sulle proprie gambe?

MM: È forse l’aspetto meno entusiasmante e anche più paradossale: questa enorme crescita del mercato è difficilissima da monetizzare. In genere un mercato che cresce porta risorse e ricchezza. E invece non è così. Per cui le startup unicamente digitali come goWare soffrono a fare fatturato dai contenuti e a trovare un equilibrio tra investimenti e ricavi. Per fortuna noi abbiamo Thèsis; ci vuole senz’altro qualcuno che ci metta i soldi almeno per i primi cinque anni. Poi si deve poter camminare da soli.

“Vendere i contenuti nella nuova economia è un’impresa complessa e di difficile attuazione”, parole sue, eppure voi ci state provando con goWare. Quest’anno alla CONTEC Frankfurt il blogger, scrittore e giornalista tedesco Sascha Lobo ha affermato che tuttora la “forma libro” (cartacea o digitale) è il modo migliore per diffondere le idee di persone intelligenti retribuendole, sposa questo pensiero?

MM: Sono d’accordo con Lobo.  La “forma libro” è rimasta uno degli ultimi avamposti del contenuto a pagamento, del contenuto intelligente, del contenuto che non deve prostrarsi alla pubblicità o essere un cavallo di troia per carpire informazioni da trasmettere ai costruttori dei big data. Il libro è onesto, ha un costo e chiede di essere acquistato. L’autore, se bravo, può anche sostentarsi con quest’attività. C’è ancora speranza nel libro e nel suo pronipote: l’ebook.

Sempre lei: “Scrittori di notte, imprenditori di giorno, è questo il futuro degli autopubblicati”; dedicate grande attenzione al self-publishing e contribuite a fare chiarezza sul sogno segreto di una larga parte di italiani, vivere di scrittura, affidarsi per sbarcare il lunario alla vendita di un prodotto culturale in un paese dove già gli editori tradizionali non navigano certo nell’oro, idea romantica da sfatare?

MM: L’autopubblicazione non è solo un’idea romantica o una speranza che lascerà con l’amaro in bocca; è una realtà significativa del panorama editoriale mondiale con la quale stanno facendo i conti anche gli altri soggetti di questa secolare industria: gli editori e gli agenti. L’autopubblicazione è diventata una grande risorsa per lo scouting. Non è un segreto che i direttori editoriali e gli agenti più accreditati tutte le mattine danno uno sguardo alle classifiche del Kindle Store o di Smashwords o di altri luoghi frequentati da coloro che fanno da soli per trovare la prossimo Erika Leonard, alias E.L. James. Oltre alla possibilità di autoaffermazione che prima era un puro esercizio di vanità, il self publishing è una miniera di nuovi autori per l’editoria maggiore. Ecco perché bisogna smettere di mandare i manoscritti alle case editrici e invece bisogna mandare i file epub alle librerie online. Quanto allo sbarcare il lunario il discorso sarebbe lungo, ma il primo passo di un lungo cammino è uscire allo scoperto e affidarsi con coraggio al giudizio dei lettori. Gli altri passi seguiranno. Siamo giunti a un punto di svolta tale che la responsabile di Random House ha dichiarato senza tanti preamboli “si fa prima a pubblicare che a leggere”. E allora pubblichiamo e lasciamo leggere i lettori.

Anche voi come altri, penso a 40kBooks, credete che l’editoria digitale favorisca la lettura veloce ma non per questo disimpegnata. A febbraio 2013 avete reso noto un accordo con il giornale web FIRSTonline: pubblicherete testi digitali da 20mila parole, temi d’attualità sviscerati sul formato breve da professionisti riconosciuti o esperti mai pubblicati cui date fiducia, nove mesi dopo il mercato ha risposto?

MM: Nessuno vuol dedicare un paio di giornate a leggere argomenti come la finanza, la primavera araba o la crisi dell’euro. Al  massimo si può dedicare un’oretta a capire un fenomeno del quale ci piacerebbe saperne di più di quello che si trova in un articolo del “Corriere” o dell’”Espresso”. Ecco, l’ebook breve risponde a questa esigenza di brevità coniugata con un primo approfondimento serio e documentato. Per dirti, uno scritto piuttosto impegnativo, ma sicuramente stimolante, come “Chi comanda in Italia” di Giulio Sapelli ha fatto qualche migliaio di download e continua ad essere scaricato a distanza di tempo. Chiunque può dedicare un’ora del proprio tempo a cercare di capire un fenomeno importante del proprio paese o del pianeta nel quale vive. Ma non bisogna abusare del suo tempo. L’ebook che non ha più i costi industriali del libro ha permesso rispondere a questa esigenza.

In questi giorni la Buchmesse di Francoforte dà grande visibilità all’editoria digitale (rimandiamo a un articolo di Matteo Alviti su “la Stampa”) e sempre in Germania nel 2012 gli editori hanno “risposto ad Amazon” introducendo un loro ebook reader, il Tolino; i protagonisti fino a ieri dell’editoria italiana stanno adottando una politica troppo attendistica nei confronti di app ed ebook?

MM: L’amazomachia è diventato lo sport preferito degli editori, soprattutto europei. Se tutto va a rotoli è colpa di Amazon che è senz’altro esecrabile nelle sue prassi competitive e relazionali. Amazon è però una risorsa enorme per gli editori perché sa fare quello che loro non sanno fare e non sapranno mai fare, vendere libri ed ebook sulla rete, cioè trovare il modo di portare i contenuti ai lettori che li consumano sulla rete e attraverso dispositivi elettronici che ormai sono nelle mani di oltre un miliardo di persone. Amazon capisce benissimo questo mondo ed è in grado di servirlo a dovere. Ha solo bisogno dei contenuti e questi non li ha perché li hanno gli editori e gli autori. E allora invece di combattersi e di competere perché non si prova a collaborare ognuno per la parte che riesce a fare meglio. L’economia di domani è un’economia collaborativa. Se Amazon non ci fosse, non ci sarebbero gli ebook. Gli editori si lagnano, ma si è vista un’innovazione degna di questo nome provenire da loro nell’ultimo decennio? Tutte le innovazioni sono venute dai tecnologici ed è anche normale che siano loro a dirigere l’orchestra.

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